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Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 9:43

Straniamento: sconvolgimento dell’abituale percezione della realtà che il narratore induce nel lettore mediante l’uso di particolari tecniche linguistico–narrative.

Questa è la tecnica narrativa che esploriamo oggi. Per spiegarla, come ho fatto per l’hook, parto subito da un esempio:
Gli esseri umani sono cose di dimensioni variabili. I più piccoli lo sono talmente che se altri esseri umani più grandi non li portassero dentro un piccolo veicolo, non tarderebbero a essere calpestati. I più alti raramente superano i 200 centimetri di lunghezza. Un dato sorprendente è che quando giacciono distesi misurano sempre stranamente lo stesso. Alcuni hanno baffi, altri barba e baffi. Quasi tutti hanno due occhi, che possono essere situati nella parte anteriore o posteriore della testa, secondo da che parte li si guarda. Deambulando si spostano da dietro in avanti, per la qual cosa devono controbilancare il movimento delle gambe con un vigoroso sbracciamento. I più frettolosi rinforzano lo sbracciamento mediante borse di pelle o di plastica o valigette denominate Samsonite, fatte di materiale proveniente da un altro pianeta. Il sistema di spostamento delle autombili (quattro ruote accoppiate piene d’aria fetida) è più razionale, e permette di raggiungere velocità superiori. Non devo volare né spostarmi a testa in giù se non voglio esser preso per un eccentrico. Nota bene: mantenere sempre in contatto col terreno un piede – uno qualsiasi dei due – o l’organo esteriore denominato culo.
“Nessuna notizia di Gurb” di Eduardo Mendoza

A descriverci in questo modo esilarante è un alieno, sbarcato sul nostro pianeta in missione di ricognizione insieme a un compagno. Quest’ultimo si perde e lui resta solo, a cercarlo e a registrare ciò che vede attraverso il suo sguardo, estraneo alle abitudini del nostro mondo.

Eduardo Mendoza è uno scrittore spagnolo contemporaneo, ma nell’utilizzo di questa tecnica ha dei predecessori famosi. Tolstoj per esempio, che in un racconto degli anni venti, “Cholstomer”, usa come narratore un cavallo, che ragiona a modo suo sulle diversità tra uomini e cavalli (giungendo alla conclusione che i cavalli sono superiori).
Frederic Brown utilizza magistralmente la tecnica dello straniamento nel suo racconto breve “La sentinella”, che merita senz’altro una lettura. Se non lo conoscete leggetelo qui: http://www.galileilivorno.it/serale/fad ... inella.pdf

La tecnica dello straniamento dunque si usa quando si vuole stravolgere gli schemi comuni, descrivendo una situazione normale dal punto di vista da qualcuno per cui non è tale, in modo che tutto appaia ribaltato, insolito, spaventoso o buffo.

In ambito italiano non si può non citare Verga, che ha adottato lo straniamento in molte sue opere. Questo è l’incipit di Rosso Malpelo:
«Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone.»
Appare evidente che quello esposto non è il punto di vista dell’autore, né di un personaggio specifico, ma la mentalità collettiva dei personaggi della storia. “Malpelo ha i capelli rossi perché è un ragazzo malizioso e cattivo” è l’espressione di un pregiudizio popolare. Detto in tecniche narrative: uno straniamento.

Esercizio: Descrivete brevemente un condominio dal punto di vista di un abitante di un villaggio africano.

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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 11:40

Bello spunto Yukina!
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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 11:52

Già. Adesso mi ci impegno e vediamo che combino...
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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 12:08

Mi viene in mente l'arrivo di Buck in Alaska ne Il richiamo della foresta...tentiamo l'esercizio!!

"Non ho mai visto un tucul così alto in vita mia! Sembra sfiorare il cielo con il tetto! Lo giuro! Nemmeno quello del capovillaggio è così grande, dalle mie parti! E a quanto pare qua dentro ci vivono in tante famiglie, forse anche una tribù intera...mi sembra una sensazione strana, quella di avere gente che vive sopra o sotto di me, ma dovrò farci l'abitudine, mi sa..."
"Ovunque si vada, in California, in inferno o in paradiso, ognuno di noi è un tamburmaggiore alla testa di un corteo di torti e di ingiustizie. E un giorno tutti questi cortei s'incontreranno, si uniranno e dalla loro unione nascerà il terrore"

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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 13:13

Termiti. Questi uomini tutti bianchi devono avere qualcosa in comune con le termiti perchè vivono in enormi formicai fatti di pietra che essi stessi costruiscono; come facciano a farli non so. Sono lisci come pareti a strapiombo, con buchi da cui entrano ed escono o semplicemente respirano. Già perchè deve essere difficile respirare, fitti come sono. Sopra, sotto, di qua e di là gente, persone ovunque. Credo a me mancherebbe l'aria. Mi ci hanno fatto avvicinare, a una di quelle montagne che usano come casa, mi hanno chiesto se volevo entrare. Solo il puzzo mi faceva male al naso. Gli ho fatto vedere la punt adella mia lancia: "Io là non ci voglio mettere piede, su quella terra nera, liscia e tutta piatta uguale. La mia erba? Dov'è la mia erba! Datemi i miei alberi!"
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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 14:16

a me è venuto subito in mente il papalagi.

Il Papalagi abita come la conchiglia di mare in un guscio sicuro. Vive in mezzo alle pietre, come la scolopendra tra
le fessure della lava. Le pietre sono tutte intorno a lui, al suo fianco e sopra di lui. La sua capanna è simile a un
vero e proprio cassone di pietra. Un cassone con molti ripiani tutto sforacchiato.
Si può sgusciare dentro e fuori di queste costruzioni di pietra solo in un punto. Il Papalagi chiama questo posto
entrata quando va dentro la capanna, uscita, quando va fuori, anche se è sempre proprio la stessa, in questo
posto ci sta una grande ala di legno, che bisogna spingere con forza per poter entrare nella capanna. Ma si è solo
all'inizio, solo dopo aver spinto ancora molte ali, si è veramente nella capanna.
La maggioranza delle capanne sono abitate da più persone di quante non ce ne siano in un solo villaggio delle
Samoa, e per questo bisogna conoscere bene il nome della famiglia che si vuole andare a trovare, perché ognuna
ha per sé una determinata parte del cassone di pietra, sopra, sotto, o nel mezzo, a sinistra, a destra o davanti. E
una famiglia spesso non sa niente delle altre, ma proprio niente, come se non ci fosse tra loro solo una parete di
pietra, ma le isole Manono, Apolima e Savaii e poi molti mari.


Tuiavii di Tiavea - Papalagi http://www.freaknet.org/martin/libri/Papalagi/papalagi.html
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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 14:20

bruno ha scritto:a me è venuto subito in mente il papalagi

È il brano che avevo intenzione di postare a fine settimana, dopo gli esercizi dei pescipirati zac

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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 14:27

yukie ha scritto:
bruno ha scritto:a me è venuto subito in mente il papalagi

È il brano che avevo intenzione di postare a fine settimana, dopo gli esercizi dei pescipirati zac


argh :?
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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 14:29

:lol: (si può sempre cancellare o modificare)
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Re: Gli spunti di yukie: 5) Lo straniamento

15/10/2012, 14:37

lo casso?
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