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MasMas
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La partita

25/03/2013, 13:42

Sul campo da rugby dello stadio Flaminio entrarono le due squadre, i verdi e i rossi. Con il pallone bianco, il tricolore era rispettato: l'unica cosa su cui i membri delle due squadre fossero d'accordo. Del resto, gli atleti, presi dai più importanti rappresentativi del parlamento appena eletto in Italia, erano in disaccordo anche su dove andare a mangiare dopo la partita.
Entrando in campo cominciarono gli insulti, sport nel quale i contendenti si erano ben allenati nel mese precedente, quando avevano provato a mettersi d'accordo per formare un nuovo governo, ottenendo solo insulti, rabbia, mal di pancia e nulla di fatto. Avevano litigato per un mese, e l'unica cosa cui erano riusciti a pensare era stata quella di risolvere la faccenda da veri uomini.
Si aveva più volte rischiato di arrivare alle mani, prima dentro il parlamento poi anche fuori. Poi avevano cominciato ad alzarsi i toni anche tra la gente, per le strade. Si era rischiato di arrivare alla guerra civile. Poi qualcuno dal popolo era venuta l'unica soluzione piaciuta a tutti: parlarne con una palla da rugby in mano, tra due mete a ugual distanza.
La folla era delle grandi occasioni, da finale dei mondiali. Le TV di tutta Italia, ma anche di buona parte del mondo, erano sintonizzate sulla partita. Dagli spalti, urla e grida, tanti insulti.
Le due fazioni arrivarono a centro campo. Si misero una di fronte all'altra. La stazza e l'aspetto delle due squadre non erano proprio quelli di due squadre canoniche. Chi alto, chi grasso, chi basso, chi anziano, chi pelato. A dire il vero, anche il numero e l'abbigliamento non erano proprio regolari. D'altra parte, non c'era l'arbitro, né si sarebbero rispettate le regole. Non era la correttezza l'obiettivo della partita.
Occhi fissarono occhi. Denti si digrignarono. Qualche parola venne sussurrata. Il ministro grasso fece il gesto dell'ombrello al piccoletto.
Fu il segnale del via. Il segretario alto e secco lanciò la palla in aria e le due linee si lanciarono una contro l'altra.
Quando la palla cadde, finì in mezzo a una massa informe di maglie, braccia, gambe e teste urlanti. Il cavaliere spiegò al sottosegretario dove poteva mettersi la sua proposta di legge. La sindicalista spiegò all'ex giudice come la vedeva sulla riduzione dei capitoli di bilancio.
La palla finì dimenticata sull'erba. In breve, le prime vittime finirono doloranti al suolo. Si crearono alcuni capannelli secondari che si mossero, si riunirono, si divisero ancora.
Il pubblico urlava, indignato, divertito e invasato. Ci fu chi richiamò all'ordine chi era finito a terra dolorante. Spinti dalle grida del pubblico o richiamati dai "noi ce l'abbiamo duro" e "non stia lì a pettimar le bambole" dei loro capi partito tutti tornarono nella pugna.
Uno di questi incappò nella palla. La raccolse e si guardò intorno, con la faccia di chi non ha idea di cosa diavolo sia quel coso ovale. Dagli spalti qualcuno gli gridò: "La meta! La devi portare oltre la linea di meta! Corri!"
Sollecitato l'ex ministro partì. Dagli spalti i sostenitori dell'altra fazione incitarono: "Fermatelo!"
Alcuni degli altri giocatori, scossi dalle grida, si liberarono dal mischione e gli corsero dietro.
Invero, non tutti quelli che partirono all'inseguimento erano della squadra avversaria. Invero, la mischia non era tanto tra le due squadre ma più un tutti contro tutti. Vecchi e nuovi rancori intrapartito, correntoni e dissidi personali erano riemersi approfittando nella situazione.
Il corridore con la palla, decisamente sovrappeso, venne raggiunto, spinto e fatto ruzzolare a terra. Il giovane portaborse gli si lanciò sopra con un sorriso e un gomito puntato alla sua schiena.
La partita proseguì con alti e bassi. Le fazioni si rimescolarono, si allearno e tornarono a dividersi, tra alleanze sottobanco, ripensamenti e franchi tiratori. La palla veniva più o meno ignorata. Ci furono alcune mete, ma non c'era l'arbitro e nessuno tenne il conto.
Quando scadde il tempo, i corpi caddero a peso morto senza più forze.
Il pubblico, già in delirio, esplose in un'assordante ovazione. Canti, risa, una ola continua fece dieci giri degli spalti. Dai corpi quasi morti, cominciò ad alzarsi qualche risolino. Poi crebbe una risata, grassa, fragorosa, da parte di tutti. Uno alla volta, le squadre si alzarono, sorreggendosi a vicenda. I colori delle maglie non si distinguevano più per il fango e lo sporco. Tutti pensavano solo alle loro ossa e a raggiungere gli spogliatoi. I più zelanti sogghignavano rievocando le azioni più mirabili. Uscirono zoppicando, con facce ben più distese di quando erano entrati.
Nei giorni successivi, il governo si formò. In parlamento, le parole volavano taglienti come prima, ma chissà come le leggi venivano fatte. E non erano nemmeno tanto brutte. Le facce erano contorte, non però per lo stress nervoso quanto perchè, a cadenza settimanale, la partita veniva ripetuta.
Un esperimento che venne presto rpreso da molti stati nel resto del mondo.

fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 55032.html
(sottotitolo: questi se meneno)

Scritto di getto getto getto appena riletto una volta, ma certe cose sono da prendere al volo...
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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