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MasMas
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Gemelli

18/12/2014, 12:56

Il dio bianco e il dio nero si sedettero davanti all’apertura nel muro che metteva in comunicazione i relativi appartamenti. In mezzo, sulla mensola sotto la finestra, la scacchiera con i pezzi in gioco. L’uno, con il volto cadente di rughe, la barba folta e i capelli lunghi sotto il cappello. L’altro, con la pelle antica cotta dal sole e la barba ispida. Non si guardarono, gli occhi pensierosi sulla situazione di gioco. Il bianco era arroccato nel suo angolo, in apparenza minacciato dal nero. Ma a guardarla bene, la posizione rivelava come la roccaforte bianca fosse circondata da pezzi neri in affanno nel pungolare l’avversario senza trovare efficacia.
Il dio bianco sorrise appena: “Rieccoci qui, mio caro, dopo un anno. Toccava al nero, mi pare. Hai avuto tempo di pensare.”
Il dio nero aggrottò le sopracciglia: “Sì, sì. Ho tutto chiaro, sì, do l’ultima occhiata.”
“Fai pure, mio caro, non sono certo io quello che forza la mano, tra di noi.”
“Oh, la tua rettitudine mi commuove.”
“Cosa vorresti dire? I comportamenti da integralista, terrorista e guerrigliero sono tuo esclusivo appannaggio, mio caro.”
“Ah! Facile parlare dalle torri di denaro occidentale costruite sulla nostra terra.”
“Certo, certo; se non vi tenessimo lontani fareste piovere bombe e missili di continuo sulle nostre città. Per comprare quelli però i soldi li trovate… Finti morti di fame.”
“Rispondiamo ai raid con la guerra santa!”
“Oh, caro, bella quella! Ma che culto è uno che incita alla distruzione, anche a costo del suicidio e della strage?”
“Voi, invece, siete pacifisti.”
Al dio bianco fiammeggiano gli occhi: “Come ti permetti di insultare una religione millenaria e pacifica? Esistevamo molto prima che voi inziaste a contare gli anni!”
Il dio nero strinse i denti e mosse il cavallo: saltò il muro di difesa e lo suicidò in mezzo allo schieramento bianco, seppur a tiro del re: “Scacco.”
Il dio bianco sorrise: “Ah ah! Dopo tanto tempo hai deciso di finirla qui? Non avrò bisogno di un anno per pensare.” e mangiòa il cavallo con il pedone.
Il dio nero sollevò gli angoli della bocca e mangiò a sua volta con un pedone; la sua torre ora minacciava il re bianco: “Scacco.”
Il dio bianco aggrottò la fronte poi mise interpose la sua torre.
Torre nera mangiò torre bianca: “Scacco.”
Il dio bianco spalancò la bocca: non poteva rispondere mangiando a sua volta perché così avrebbe esposto il re alla regina nera. Dovette mettere in mezzo l’alfiere.
Il cavallo nero lo mangiò: “Scacco.” la voce fu un sibilo. La situazione sulla scacchiera ribaltata. La roccaforte bianca era ferita, infilzata dall’incurisone nera.
“Aspetta. Aspetta. Dammi un momento, devo pensare…”
“Sì, sì; un anno?”
“Meglio, molto meglio. Allora, mio caro, ci rivediremo qui tra un anno.”
Il dio bianco alzò gli occhi dalla scacchiera, verso il mondo al di là, verso l’apertura che in realtà era lo specchio che rifletteva la sua immagine, uguale ma invertita.
Le due immagini, sia bianca che nera, si alzarono.
L’unico dio andò fino alla porta. Camminava curvo, appoggiò la mano sulla maniglia e si girò verso la scacchiera davanti allo specchio.
Il volto era cadente, la voce sussurrò: “Può un dio non sapere come risolvere una situazione?” e poi: “Può un dio essere stanco?” e uscì.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/ ... 57312.html
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