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MasMas
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Re: Come stavamo ieri

13/11/2015, 20:39

Ho letto anch'io, ma io è la terza volta che lo leggo, quindi il giudizio pecca di freschezza. Confermo intanto che mettersi a editare una cosa senza averla letta tutta è sbagliato. Almeno per me.
Che dire: io confermo il mio giudizio.
Paride è sconclusionato, sconclusionato forte. I suoi pensieri vagano tra mille cose, divaga dentro sè stesso, e questo si riflette nella scrittura.
Questo può essere il difetto maggiore del romanzo, ma è anche il suo tratto carattetistico.
Soprattutto all'inizio, c'è confusione, si avvino tante storie, forse senza il tempo di sedimentarle bene una alla volta. Ma ripeto, è la mente di Paride che è così. Poi ci si abitua, e le storie prendono più corpo così da avere più spazio ognuna.
Io ci vedo questo come maggior difetto, al momento. Fosse per me, sistemerei al limite qualche punto per accorpare dove è eccessivamente frammentato, ma con discrezione, sistemerei magari i capitoli (in certi punti mi pare ci vorrebbe uno stacco). E/o calcherei invece la mano dove magari c'è qualche momento di stanca, sulla sconclusionatezza e ironia del personaggio.
Poi per la storia, per me non va male, fino ad adesso. Ma se alla fine quaglia o no, si saprà quando finirà. Il biondo? Che succede? La festa arriva, va sempre più veloce, si prepara il caos. Cate? Come andrà a finire? Giano? Giotto?
Per me, ci può stare, al momento la tensione la sento.
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Rob
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Re: Come stavamo ieri

15/11/2015, 21:59

Una breve premessa: in questo caso ho cambiato "modalità" di lettura (ho girato la manovella), mi sono comportato come un ipotetico lettore di poche richieste, quindi che non si sofferma molto sui fatti che legge, ma soprattutto sui fatti della vita in generale; di conseguenza questo è un editing very very soft (nb: io come lettore "affezionato" di romanzi mi riconosco nel precedente editing, non in questo, ma non voglio dire che il primo sistema sia meglio del secondo e viceversa).

La lettura è scorrevole, quindi lo può leggere qualsiasi persona di qualsiasi età.
Immagino che le sette cose che fanno pensare a Fedro, che poi sono otto, si ripresenteranno una ad una lungo la storia. Sarebbe sensato se per ognuna delle otto cose si aprisse una piccola e chiara finestra (un piccolo accadimento) nella storia cosicché poco alla volta tornasse a galla il Fedro che è dentro a Paride fino a lasciare libero Paride il giorno del compleanno.
Ho inserito qualche piccola e sporadica nota nel testo allegato, in ogni capitolo; non sono note fondamentali, ma qualcuna, anche se piccola, è da non sottovalutare secondo me.
In estrema sintesi risulta quanto segue;
cap. 1 - può andare;
cap. 2 - può andare;
cap. 3 - può andare;
cap. 4 - può andare (c'è una nota che secondo me è interessante) ;
cap. 5 - può andare;
cap. 6 - può andare;
cap. 7 - …;
cap. 8 - può andare ma a me non piace tanto;
cap. 9 - …;
cap. 10 - non mi piace un granché, mi sembra superficialotto;
cap. 11 - non mi piace, superficiale;
cap. 12 - non mi piace, superficiale;
cap. 13 - non mi piace, superficiale.
Per quanto riguarda i consigli sulla storia non saprei che dire perché più si va avanti più la storia si allontana dai miei personali gusti. Mi sembra che questa è una scelta da te voluta dato che gli editing degli ultimi capitoli sono stati poco incisivi. Ho un appunto in cui mi ero scritto tutto il susseguirsi del racconto fino al finale, almeno come me lo immaginavo prima, ma non lo riporto perché secondo i miei personali gusti, e ribadisco "miei" e "personali", questa storia si trova a dover contrastare una carenza di profondità, che non si cura con soli espedienti narrativi, ma con una ricerca interiore.
Allegati
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Elisa
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Re: Come stavamo ieri

16/11/2015, 12:03

grazie per ora pirati, farò tesoro dei vostri commenti. non so bene cosa fare, forse dovrei riprendere in mano il romanzo per la terza volta e cambiare ciò che non va, prima di andare avanti con gli editing del resto dei capitoli. al dì là dei gusti personali, i punti di debolezza vanno eliminati o, quantomeno, attenuati. aspetto Bruno e poi decido, fiut
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bruno
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Re: Come stavamo ieri

16/11/2015, 15:44

Ho riletto velocemente i tredici capitoli finora pubblicati e revisionati. Devo dire che purtroppo l’impressione generale è peggiore di quella che avevo ricavato editando le singole parti. Può darsi che i capitoli mancanti riservino delle sorprese, ma questo non toglie la necessità di rivedere pesantemente la prima parte del testo: il lettore medio in cui cerco di immedesimarmi quando mi si richiede un parere non sarebbe mai arrivato a questo punto della narrazione, avrebbe ceduto molte pagine prima.
I problemi più grossi del lavoro di Elisa, secondo me, sono da ricercare nell’atteggiamento del protagonista e nello stile di scrittura.

Il Paride che ci restituisce la prima stesura del libro è poco convinto e poco convincente: soffre di solitudine ma è distaccato da coetanei e bambini; prova ammirazione per Cate e lascia che lei lo blandisca o domini a giorni alterni, ma non ne è veramente innamorato; è troppo corretto per cercare solo sesso, ma ha pulsioni inequivocabili; si comporta da ingenuo perdente ma ha esperienza di rapporti con le donne e un comportamento con le ex al limite del riprovevole. Non si capisce cosa vuole, insomma, a parte apparire a Cate per quello che non è. E per ottenere questo non-scopo architetta un farraginoso meccanismo che coinvolge personaggi borderline da tutto il mondo per i quali poi non sa provare vero interesse e affetto.
In sostanza, perché un lettore dovrebbe provare curiosità per la storia e partecipazione per un personaggio che narra sé stesso in modo tanto freddo e inconcludente?
La prima operazione da fare quindi dovrebbe essere la fornitura al protagonista di un desiderio potente, una motivazione tanto forte da rompere il guscio in cui Paride si nasconde alla realtà, tanto intima da fermare la deriva autistica a cui si abbandona con indolenza.

Per quanto riguarda la scrittura vera e propria, non posso che rammaricarmi ancora una volta per la distanza da altri lavori nei quali Elisa aveva dimostrato ben altra freschezza e inventiva, sia nel tratteggio dei personaggi che nei dialoghi. “Come stavamo ieri”, a partire dal titolo, è appesantito da espressioni fatte, considerazioni evitabili e uno stile di espressione che sembrerebbe appartenere più a un burocrate di mezza età che a ragazzi semi-alternativi e scoglionati. Un paio di esempi:

- Che gioia essere qui, il tuo invito è stato provvidenziale Paride, ho passato un periodo di vacche magre giù in Sicilia, non potete capire, ho creduto di essermi annullato fino a diventare invisibile e poi è arrivato il tuo invito, che meraviglia! Il viaggio è stato uno stress che non vi dico, c’era una tizia sul treno che aveva fatto il bagno nel profumo, un profumo volgare poi! Che nausea, e poi il tempo non passava mai, ma che ci volete fare, non ho trovato un volo a un prezzo decente,

Cate mi rimproverò perché mi ero presentato con la maglietta piena di peli. Indecente, aveva detto. In bagno me l’ero sfilata di dosso e l’avevo scossa liberando sottili peli neri nell’aria. Quelli rimasti li avevo tolti uno per uno. Quell’appunto, se non mi aveva ferito, era stato un duro colpo.


Penso che questa aridità e il ricorso al convenzionale derivino ancora una volta dalla scarsa caratterizzazione del protagonista/narrante: il linguaggio è lo specchio di una personalità indefinita alla quale Elisa non può abbinare una voce forte e verosimile.
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Elisa
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Re: Come stavamo ieri

16/11/2015, 18:24

Grazie Bruno, grazie a tutti per la sincerità.
Sulla forte motivazione avevo già riflettuto e pensato di inserire un elemento, tipo una chiave lasciata dal fratello e che apre possibili scenari legati alla ricerca o una lettera trovata per caso in cui il fratello rivela cose impensabilidi sé, una doppia vita su cui Paride indagherà (non è molto originale, ma può fare da traino).
Sul linguaggio farò il possibile per dare 'vita' al personaggio, per dargli più carattere. Pensavo che dipingere un Paride passivo e sconclusionato avesse un senso, ma tutti mi state dicendo il contrario, quindi devo lavorare anche su questo. Per l'appunto Bruno, mi hai citato una frase di Tanino che parla come un libro stampato, come si suol dire, un misto di erudizione e ignoranza. Ma concordo sulla minor freschezza rispetto ai lavori precedenti.
Adesso ho più elementi su cui lavorare. Non so se smontare un lavoro e rimontarlo possa portare buoni frutti. Cioè, mi chiedo: è meglio se investo in altre direzioni, con scritture nuove o se mi dedico a stravolgere (non viglio rattoppare) un lavoro già fatto con l'incognita di non riuscire nell'intento? Bel dilemma :shock:
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Re: Come stavamo ieri

16/11/2015, 22:51

Io ho solo sfogliato il doc del tuo romanzo, finora non ho avuto il tempo di seguirlo. Quindi, "per non saper né leggere né scrivere", ti riporto un'analogia con quello che mi è accaduto in questi ultimi anni.

Ho iniziato un romanzo ambientato in un contesto a me familiare e dove avevo qualche sassolino da togliere dalle scarpe. Prima, seconda, terza, quarta, quinta revisione. L'ho smontato e rimontato e smontato e rimontato, ma senza mai tirarne fuori qualcosa che mi soddisfacesse. Vari lettori, fra cui uno professionale, hanno fatto una diagnosi né di incurabilità, né di ottima salute (e il professionale, una prognosi favorevole a patto di sottopormi a una certa cura...).

Anche se ero affezionato al tema e al personaggio, con il tempo ho capito che era meglio piantarla lì. Era più utile affrontare qualcosa che mi risultasse davvero vicino e importante, utilizzando il romanzo abortito, dove possibile, come una sorta di deposito di pezzi di ricambio. Oppure dovevo smettere di scrivere. L'idea che sto portando avanti adesso è l'ultima possibilità che mi dò per evitare la seconda che ho detto.

Non è un invito a comportarti come me, ma un invito a farti buone domande sul tuo testo - che se ben fatte, sono già mezze risposte. Per esempio, nel mio caso ha funzionato questa: Ma la vicenda, mi preme davvero star lì a raccontarla a qualcuno? E anche questa: Quello che faccio fare al personaggio, è davvero qualcosa che mi interessa fargli fare? E mi sono accorto che queste due domande sottintendevano un'unica risposta: No, sono altre le cose che vorrei raccontare. E sto provando a farlo.

Paolino
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.

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Re: Come stavamo ieri

17/11/2015, 19:12

A me la vicenda preme, sono affezionata al personaggio, mi piace fargli fare e dire delle cose, sento di voler dire qualcosa di mio tramite lui, ma questo non vuol dire che ne sia capace. Quando l'ho scritto avevo poca enrigia e si sente. Forse stravolgendo tutto, usando un linguaggio diverso e il tempo presente la storia potrebbe funzionare, ma adesso vorrei dedicarmi ad altre scritture. Ho scritto il sequel di Tutta colpa di Gabo e lo sto revisionando, non ho tempo di fare un lavoro invasivo con Come stavamo ieri. Forse più in là...
Grazie per aver dato il vostro prezioso contributo e per esserci stati sempre, spero non lo consideriate tempo perso, voglio dire, spero che tutti abbiamo imparato qualcosa da questa esperienza. Grazie Paolino per essere intervenuto in extremis! Rob, credimi, so scrivere meglio di così, se un domani avrai tempo e voglia, leggi il mio primo romanzo!
Paolino e Bruno, grazie per essere venuti alla presentazione di Gabo ormai un anno fa, ci siamo divertiti! E un grazie speciale a Bruno per averlo editato.
un abbraccio a tutti <3
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Re: Come stavamo ieri

17/11/2015, 22:07

Son d'accordo che continuare a pestare la stessa uva sia poco utile al momento. Anche secondo me conviene come minimo prendersi una pausa, frapporre altri lavori e altri pensieri e poi tornare a pensare al da farsi.
Io quindi, sposterei questo lavoro tra i progetti in stand by.
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Re: Come stavamo ieri

18/11/2015, 11:27

e stand by sia.
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Re: Come stavamo ieri

18/11/2015, 11:45

Volevo solo dire che io mi sono affezionato a Paride, e spero che prima o poi ricompaia qui.
Un attimo di distacco penso che ti faccia bene, comunque.

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