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samy74
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Follia e veleno

05/05/2018, 16:33

Se ci fosse stato qualcuno ad aspettarmi in fondo alle scale allora avrei mosso il primo passo. Avrei girato le spalle dopo aver sorriso e sarei scesa a testa alta, immergendomi in un altro futuro. Non c’era nessuno vicino a me e non c’era nessuna scala da scendere. Sono già dentro tutto l’inferno possibile. Oggi. Esattamente come quel giorno.

Fuori dal bar. Il vento accarezza solo i rami, le foglie spunteranno. L’odore del cornetto appena sfornato solletica qualsiasi passante. L’ho incontrato. A braccetto con la rossa tinta dagli occhi verdi. Lei si è accesa. Ha lasciato il suo braccio e si è diretta verso di me. Perché lui mi guarda e parla attraverso la bocca di lei? Lei, l’altra. L’acciuga. E io guardo le labbra muoversi mentre la mia mente fa uno sforzo per sfocare l’immagine di quelle movenze. Mi sembra un’immagine notturna, che va e viene. Si spegne come una lampadina che fa poco contatto. Vogliono solo tormentarmi ancora. E ancora. La mia testa invece vuole volare lontano da tutti i ricordi calpestati. Ogni volta si aggrovigliano, lasciandomi dei forti dolori in tutto il corpo.

Ho tradito. Sì, l’ho fatto e non ho che un rimasuglio di domande sulla pelle coperta bene da insulti e porte sbattute in faccia. Lui l’ha fatto molto prima e meglio, perché la verità è venuta fuori come una favola della buonanotte. Era stato tutto naturale, scaturito dalla mia indifferenza nei suoi confronti. Ci si sposa e poi dopo qualche anno si tradisce. La quotidianità uccide il desiderio. Il mio lavoro, i miei impegni. No. Io non avevo commesso un peccato peggiore del suo. Era lo stesso eppure io avevo distrutto tutto. Avevo lavato un prezioso maglione in acqua calda e si era ritirato. E quale migliore occasione per mostrarlo se non al trentesimo compleanno del nostro migliore amico? Mi aspettava al varco. Non era più una cosa privata, ma qualcosa da esporre. Tutti dovevano vedere le maglie infeltrite e ammassate.
“Sei forte, ce la farai anche questa volta”.
Non ho le spalle più larghe perché guardo china in terra quando cammino e il peso del mondo si deposita su di me o perché vado in piscina tre volte a settimana. Non ho più forza di altre donne. Ne più errori. Forse sono quelli che generano spalle forti e capaci di sopportare tutto? Sbagliare fa aumentare le proprie dimensioni. Sbagliare ti investe anche degli errori degli altri. Tutti ne hanno sempre uno da metterti addosso. E quella sera mi hanno imbastito un cappotto troppo stretto.

Era la solita festa, porto qualcosa, avevo scritto a fine messaggio. Sì, il dolce, sei così brava e invece lo zucchero è rimasto solo un prezioso ingrediente tra le luci appese per rendere l’atmosfera estiva. Parole dette e lanciate sul tavolo degli aperitivi. Sono stata investita mentre aprivo il contenitore della torta. Panna e fragole con sbuffi di crema. Non l’ho neanche assaggiata, solo il sale delle lacrime ho tenuto in bocca. Hanno tutti puntato il dito, ho cercato di difendermi, ma quello che aveva fatto lui era meno importante. Lui aveva calpestato per primo qualsiasi promessa, proprio con la donna che mi stava a destra, a un passo dalla mia gonna blu. No, io non lo sapevo chi fosse. Lo avrei scoperto dopo, aggiungendo poi l’immagine di una donna che mangiava la mia torta come segno di vittoria su una donna ormai messa all’angolo. E il bar fa proprio angolo sulla strada principale, a un passo dalla fermata dell’autobus. Ricordo le labbra di lui che si muovevano mentre io raccoglievo la roba dalla sedia. Le labbra di lei che ora si muovono cercando di dirmi qualcosa. Lui che immobile, fermo dietro le sue spalle pende da parole che sanno come tagliare l’aria. Un uomo che non ci ha pensato due volte a distruggermi quando io l’ho salvato da una lunga schiavitù materna. Non voleva essere salvato, voleva convivere in quella situazione di demenza affettiva. Io volevo solo… Non ha più importanza.
Io ho tradito per mancanza di amore? No.
Io ho tradito per sesso? No.
Perché ho lasciato che il mio corpo scivolasse sotto quello di un uomo che non conoscevo e che poi sarebbe sparito? Sapere di non rivederlo più, sapere che non mi avrebbe raccontato niente della sua vita e io non avrei potuto salvarlo da chissà quali mostri, mi ha permesso di farlo. Lui era libero. Io anche.
In valigia ho infilato qualche foto, quando la guardo, piango. La psicologa die che devo superare questa fase. Dice che devo sbarazzarmi del passato e uscire di più invece di scrivere un patetico diario che nessuno leggerà oltre a me. Vado in tribunale la mattina, il pomeriggio a studio e la sera mangio caramelle. O mi lascio tormentare dai ricordi.
Lo so non dovrei farlo e anche ora che appunto queste poche righe nel mio cervello e lei parla, ripenso al sapore delle lacrime e all'infinito potere terapeutico che hanno. Ho voglia di caramelle al latte. Non ascolto, mi giro e cerco di ricordarmi ogni singola parola che ho assemblato. Sono brava a ricordare. Non voglio sentire le ragioni di nessuno. Sono tutti colpevoli. Anche io, ma io cerco di assolvermi mangiando.
E se ci avessi messo il veleno nella torta quella sera? Peccato a non saperlo prima!

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MasMas
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Re: Follia e veleno

18/05/2018, 16:19

Lo stile è il solito ma questo racconto fa un viaggio più lungo, sempre partendo da un'introspezione ma raccontando una storia, anche se già passata.
Una storia di tradimenti, di rimorsi, di sofferenza. Triste pure questo, ma vabbé...
Il finale, dato il genere del racconto, potrebbe essere in realtà un inizio, e questo un prologo.
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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