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Jacopo
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Irma parte

03/05/2018, 12:06

Sulla soglia, Agnes piangeva.
Irma non l’aveva mai vista con le lacrime agli occhi sebbene lei e sua sorella fossero state inseparabili fin dalla nascita. Che avevano condiviso, assieme a tutto il resto.
Dietro di lei, l’uomo aspettava nel cortiletto di fango a bordo di un mezzo che Irma non aveva mai visto, una grossa scatola di latta circondata da un fumicciuolo rado e puzzolente.
Sembrava impaziente di andarsene da quella discarica, per cui la ragazzina decise di darsi una mossa.
Dovette aggirare la sorella per entrare in casa. Entrambe evitarono di guardarsi, ma se Irma era ben cosciente delle sue ragioni, non poteva dire lo stesso per Agnes. Lei non aveva mai vissuto causalità e finalità per quanto ne sapesse. La sua condizione pareva esimerla dalle preoccupazioni del mondo. Allora perché piangeva?
Raggiunse il rozzo tavolino di legno contro la parete di fondo su cui aveva sistemato il suo fagotto. Ci aveva messo dentro il futon, la ciotola, la forchetta e la stecca che usava per cacciare gli scarafaggi. Tutto quello che possedeva.
La stecca era lunga e affilata e l’impugnatura - del legno più chiaro, sbiadito da anni di utilizzo - sbucava dal fagotto. Il collo di Agnes invece era tenero e tozzo, sporcato dalla polvere e dal marciume dei giorni vuoti. Nero in controluce, perfettamente immobile e scoperto nella cornice della porta del tugurio. Irma ci penso su e rabbrividí.
Non che cambiasse molto in realtà: andarsene equivaleva a condannarla a morte comunque. Ma Agnes lo era sempre stata, non era forse cosí?
Fin da quando gattonava sui tatami con gli occhi persi nel legno scorticato delle pareti del tugurio in cui abitavano.
Fin da quando Irma aveva dovuto sospingerla verso la ciotola; starle costantemente appresso per assicurarsi che non sprecasse nulla del poco cibo che le passavano.
Fin da quando aveva pronunciato il suo primo vagito e, oltre quello, mai null’altro.
Ma tutti stavano male in quel posto e, soli o no, tutti sarebbero morti di qualcosa prima o poi. Anche Irma che era abbastanza forte da potersene andar via verso una vita migliore.
Si avvicinò alla mensola sopra il tavolino e prese la ciotola di Agnes. La mise sul ripiano del buco nella parete che chiamavano finestra. Un’ultima premura, prima di lasciarla per sempre. Sapeva che sua sorella adorava piazzarsi lì davanti a guardare il cielo durante le ore di luce e sperava che con la ciotola ben in vista si sarebbe ricordata di nutrirsi. Ne dubitava. Poi uscì.
Agnes piangeva, ma non si mosse dalla soglia. Irma la scansò di nuovo a capo chino.
L’uomo la aspettava a bordo dello strano mezzo e lei vi salì sopra saltando su uno scalino che sporgeva dalla carrozzeria. Lo guardò armeggiare con delle strane leve circolari e dopo un paio di scoppiettii partirono.
Irma guardò indietro un’ultima volta.
Agnes piangeva e diveniva sempre piú piccola.
Agnes piangeva e alla fine di lei non rimasero che i singhiozzi.
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samy74
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Re: Irma parte

03/05/2018, 13:28

bellissimo finale che ci rende la dimensione del racconto ::-<:

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MasMas
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Re: Irma parte

16/05/2018, 12:19

Buuuu che triste!
Ben scritto, con un odore fantastico interessante. Però triste. Uffa. :)
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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