Francesco Borghese
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Suggerimenti per un titolo?

23/03/2018, 20:16

Salve a tutti,
allego un racconto che ho scritto qualche anno fa. Mi sono sempre detto di completarlo, ma a rileggerlo oggi mi sembra, seppur modificabile, sostanzialmente finito.

Se avete commenti o suggerimenti sono molto molto graditi. Anche per un titolo, come dice il non titolo.

Saluti!
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MasMas
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Re: Suggerimenti per un titolo?

27/03/2018, 19:35

Solo a me risulta tutto pieno di quadratini senza testo? :o
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Geara Tsuliwaënsis
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Re: Suggerimenti per un titolo?

27/03/2018, 21:29

Anche io vedo i quadratini con le lettere accentate all'interno :shock:
Si has perdido el rumbo escúchame, llegar a la meta no es vencer, lo importante es el camino y en él, caer, levantarse, insistir, aprender.
La posada de los muertos - Mägo de Oz

Francesco Borghese
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Re: Suggerimenti per un titolo?

06/04/2018, 17:31

Woo non mi ero accorto... che strano! Io di certo non l'ho scritto così :fiut:

Comunque direi che lo riposto copiato e incollato?
Faccio che lo metto qui di seguito:
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Se si taglia a metà la via Emilia, quello strale di centosettanta chilometri rotolato giù dall’appennino, che da Cesena a Parma impedisce lo scontro tra le montagne e la nebbia, l’occhio si ferma su Bologna. Se il taglio è corretto, ci si ritrova in quella piazza Maggiore che ospita gli incontri della città, tra assemblee politiche e balli notturni. Dalla piazza si diramano i portici che di questa città sono le vere arterie. Rosse in generale, se le si percorrono sbadatamente, con l’impeto che si concede il turista un po’ stordito dall’ossigeno nuovo che respira, si corre il rischio di inciampare in uno dei frequenti sbalzi della pavimentazione comunale. Si ha infatti l’impressione che le case, col tempo, mettano radici sempre più forti e che queste sollevino i pavimenti proprio in prossimità delle colonne. Per questa e altre ragioni, sono i portici a ospitare spesso le sventure dei Bolognesi.
Per uno di questi portici, in ritardo per il pranzo, tornava a casa Luisa, il passo incerto nella scarpa dal tacco non troppo alto, ma nuova tanto da esser più nero lucida degli occhi del marito in quel momento, qualche metro più avanti, qualche piano più su; ammantata nel cappottone lungo beige troppo pesante per essere l’otto di dicembre, teneva la busta della spesa da una parte, in braccio come fosse un figlioletto dal capo verde rucola stretto al petto perché non prenda freddo, dall’altra la borsa avvinta tra gomito e fianco. In agguato, acquattato sotto la volta appena prima del portone di casa, uno sbalzo della pavimentazione comunale aveva orecchiato nella vibrazione dei suoi passi l’incertezza della scarpa nuova, e si apprestava a spargere il suo colpo sulla caviglia sottile avvolta dalla calza fine di Luisa. Appena un urletto soffocato dall’affanno, nella fretta del ritorno.
–Speriamo che abbiano messo su l’acqua per la pasta- pensò Luisa, prefigurando la sua medicazione sotto lo sguardo monolitico dell’orologio in cucina, che avrebbe sottratto minuti preziosi alla preparazione del pranzo. Marco, il figlio quindicenne affondato nella poltrona di pelle nera davanti al televisore, con il joistick nelle mani svogliate, si sarebbe di certo lamentato, dando sfogo al suo stomaco adolescente.
Così, aggrappata agli stipiti di pietra crepati del portone antico, dopo la caduta, riassumeva il controllo delle gambe e, in uno sforzo reso irrilevante dall’abitudine a perseverare, riuscì ad inserire le chiavi nella serratura e a scivolare nella piccola apertura del portale. Ogni scalino era una tortura per la sua caviglia, e le tornò in mente l’ultima riunione condominiale, gli inquilini seduti in cerchio sulle sedie friulane nel salotto stinto del signor Gattavolpi, e quelli del primo piano che non volevano partecipare alle spese di riparazione dell’ascensore. La seconda rampa di scale fu per Marco, che minacciava di tagliarsi con un coltello quando il pasto non fosse stato pronto.
La porta dell’appartamento, un mogano scuro con i bordi in acciaio dipinto di marrone Tamigi, pesante d’aspetto, ben oliata, si aprì senza troppo sforzo. Come un’acrobata appoggiò la spesa sulla consolle dell’ingresso, giusto in tempo per non cadere sulle frecce di parquet perfettamente pulite, lavoro di un’infaticabile mattinata. Rumore di spari attutiti nella stanza a fianco, il videogioco di Marco diffondeva la seconda guerra mondiale nel soggiorno; Luisa appoggiata ancora alla consolle tese l’orecchio e, sebbene le mitragliatrici dei russi fossero spianate sulle linee tedesche, riuscì a sentire il fiato del gas sotto la pentola d’acqua in ebollizione.

Ora che Luisa è in casa l’atmosfera cambia, che sia il rumore dei suoi passi, il profumo che rimane tra le porte quando svolta o la narrazione della sua giornata per marito e figlio che echeggia inascoltata nei corridoi, fatto sta che l’allegria diffusa intenzionalmente da Luisa, non risulta forzata. Di certo è necessaria a stemperare le ostinate critiche che suo marito fa al povero Marco, un po’ pigro e sempre incollato ai videogiochi d’accordo, però è pur sempre un ragazzo e Luisa pensa che debba imparare da solo a porsi dei limiti.
Estrae il ghiaccio dal congelatore per lenire il dolore alla caviglia, e intanto fa il resoconto della sua mattinata, a voce alta, senza urlare: chi ha incontrato, chi si aspettava di incontrare. Come al solito non riceve risposta, infatti ora si trova nel fuoco incrociato dei russi e di una doccia che probabilmente impediscono ai suoi ragazzi di sentire quello che sta dicendo. Sorride tra sé mentre va verso il lavello per prendere il canovaccio appoggiato lì sopra e vi avvolge il ghiaccio per non bruciarsi. Non fa caso alla sfumatura sanguigna su sfondo metallico che non riesce ad attraversare lo scarico, otturato da pezzetti di cipolla tritata. Il tavolo di marmo comprato per fare la pasta in casa ospita un tagliere con una mezza cipolla ancora intatta, la luce assorta della cucina intorpidisce per un attimo i polmoni da ex-fumatrice di Luisa, quanta fatica le costò smettere di fumare in gravidanza. Quando si stanca di tenere il ghiaccio sulla caviglia passa in corridoio, calpestando quelle gocce rossastre mimetizzate tra le frecce del parquet, e svolta in soggiorno, dove si diffonde la sua fragranza che sa di fresco contro l’aria pungente, un miscuglio di cipolla e un altro odore non identificato. Il salotto si spalanca sotto il suo sguardo e quanto orgoglio suscita in Luisa, anni e anni di guerriglia silenziosa con il marito per comprare, a poco a poco, tutti quei vasi e porta candele che ora se ne stanno silenziosi in tutti gli angoli della stanza sul sottofondo di un’altra grande battaglia, quella dei russi che combattono i tedeschi. Allora, tra le finestre ai lati della stanza, anche le fotografie sembrano partecipare al mutismo dei soprammobili e appare contratto il sorriso dei genitori sposi di Luisa. Al centro il televisore al plasma, ancora non del tutto pagato, offre una campitura nera con il sottofondo in dissolvenza di una figura di soldato colto da una raffica di proiettili steso a pancia in giù, l’elmetto rotolato poco lontano, e grande, ben visibile, la scritta GAME OVER domina la stanza con i colpi di mitraglia incessanti. Luisa non fa in tempo a notare le scritte riprova e esci che vede Marco seduto, di spalle, con il mento appoggiato al petto, non dissimile dal soldato. Si fa avanti e sulla canottiera bianca del figlio, all’altezza dello stomaco, vede dei pezzetti di cipolla tritata, tinti di rosso, seppure la cipolla tagliata a metà in cucina fosse dorata. Allora esce dal soggiorno, sta volta, caro il suo marito, padre di suo figlio, la sentirà. Si beccherà una bella sgridata. Marco viene accoltellato nel soggiorno, e suo marito non trova niente di meglio da fare che mettersi sotto la doccia ad aspettare Luisa per decidere sul da farsi. È davvero infuriata. I suoi passi nel corridoio battono un tempo regolare, sotto quel tacco nuovo di zecca, sotto quel piede fermo, non più claudicante. Rischia seriamente di scivolare sul laghetto che si è formato davanti alla porta chiusa del bagno, ma è troppo infuriata, e non può scivolare due volte in una sola giornata. Quando apre la porta c’è ancora della cipolla nell’aria, ma non le viene da piangere, è arrabbiata. La cornetta della doccia dentro al secchio pieno che straborda e spinge in alto uno straccio. Macchie di sangue e ancora cipolla qua e là. Il marito, mezzo seduto preso da scossoni vicino al termosifone, tiene le mani avvinghiate sulla pancia e, visibile solo nel manico, il coltello che ha sparso quella stramaledetta cipolla per tutta la casa. Sebbene la morsa stretta dei denti insanguinati, gli occhi lucidi tradiscono nell’espressione del marito un profondo dispiacere per la situazione attuale. Oltre al sangue i denti stringono anche qualche parola in cui Luisa distingue una richiesta di perdono.
A questo punto Luisa ha capito tutta la dinamica dei fatti. Sebbene la furia l’accecasse fino a poco prima, ora il suo istinto da detective risolve in pochi istanti il mistero sul delitto avvenuto in soggiorno. Luisa chiude la porta del bagno e torna sui suoi passi, non più incerti sebbene la scarpa nuova di zecca. Passa ancora davanti al soggiorno ma senza fermarsi, riprende il cappotto e decide di riprovare: esce.
Mentre fa le scale pensa alla prossima riunione di condominio, all’appartamento sbiadito del signor Gattavolpi, con le sedie friulane disposte in cerchio, gli inquilini del primo piano diranno che tra l’uomo e il figlio c’erano dei contrasti.
Sta volta non inciampa nemmeno e appena apre la porta corre verso il bagno.

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samy74
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Re: Suggerimenti per un titolo?

14/05/2018, 10:20

Il titolo potrebbe essere Bivi che dici?

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Re: Suggerimenti per un titolo?

16/05/2018, 14:44

Mi è piaciuto lo stile, raffinato e ricco di descrizioni dettagliate ma mai noiose, ne resta però in parte sacrificata la narrazione che non è così vivida: un paio di volte sono dovuto tornare indietro per capire cosa fosse successo.
Il racconto nel complesso mi è piaciuto anche se mi sono un po' perso nel finale.

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