Il cerchio strappato - Racconto a tema, giallo

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Il cerchio strappato - Racconto a tema, giallo

Messaggioda Gattoula » 28/02/2018, 23:48

Il cerchio strappato


Le cronache mondane non avevano parlato d'altro negli ultimi mesi; le testate giornalistiche del regno avevano fatto a gara per scovare i particolari più esclusivi di quello che si annunciava come il matrimonio del secolo: Ginevra, unica figlia del Generale in capo a tutte le forze armate del paese, che convolava a nozze con Stefan, a sua volta figlio del Primo Ministro. Due imperi economici che si unificavano, le due figure politiche che avevano in mano il potere dello Stato che si accordavano così favolosamente per la successione al trono, in vista della prossima dipartita dell'illustre sovrano senza eredi.

La crème de la crème dell'alta società era raccolta nella cattedrale, impegnata in un chiacchericcio distensivo sugli ultimi pettegolezzi della corte. Lo sposo si rigirava nervosamente i gemelli, stuzzicato dal suo testimone che gli indicava il cardinale sudare sotto la pesante bardatura da cerimonia.
Quand'ecco che le note dell'organo si levarono maestose, e tutti i presenti ammutolirono all'unisono volgendosi verso il portale d'ingresso: stava per entrare la sposa.
Prima vennero le damigelle, quattro deliziose bimbette che spargevano petali di gelsomino al suolo; poi il compare d'anello coi riccioli inamidati, che dettava il ritmo con fare compito.
E infine, al braccio del padre, una macchia d'avorio damascato prese ad avanzare nella navata centrale: le centinaia di pizzi che componevano lo strascico fremevano ad ogni passo, mentre con piglio severo il Generale, in alta uniforme, la accompagnava fino all'altare per affidarla al futuro genero.
Tutti gli sguardi erano catalizzati dalla bellezza fresca della giovane, e nessuno si accorse delle ombre nere che strisciavano nelle navate laterali: l’effetto sorpresa fu dirompente quando tre figure incappucciate si slanciarono di scatto sulla sposa, fecero rovinare al suolo il Generale, strapparono il vestito troppo ingombrante, e la trascinarono via uscendo per una cappella laterale mentre altrettanti delinquenti coprivano la ritirata.
Dopo un momento di sgomento, la cattedrale esplose: le urla dei presenti che si accalcavano per fuggire quasi coprivano la voce stentorea del Generale che gridava ordini a tutti i suoi uomini presenti sul posto; il Primo Ministro balbettava accasciato sul suo ricco scranno in prima fila; qualche donna svenne, il cardinale pregava lanciando benedizioni e anatemi. Stefan, con le lacrime agli occhi, immobile di fianco all’altare osservava quella scena cercando un appiglio di razionalità per capire cosa fosse successo, e cosa potesse fare salvare la sua fidanzata.
La chiesa si svuotò velocemente della folla in preda al panico.
Rosso per la rabbia e la vergogna, il Generale scoppiò infine in un grido disumano: "Fermateli! Acciuffateli! Ritrovate mia figlia! Voglio la testa di quei miserabili!"
Il Primo Ministro si riscosse, e gli si avvicinò con astio: "Sarà bene che questo increscioso incidente si risolva, altrimenti anche il nostro accordo salterà: com’è possibile che le tue forze armate non abbiano saputo impedire una cosa del genere?!"
Il Generale piangeva.

Intanto i malviventi si dileguavano con l’ostaggio: grazie all'effetto sorpresa erano sfuggiti ai soldati dislocati nell’edificio sacro, ma sapevano che le maglie della legge si sarebbero chiuse sempre più strettamente su di loro. Con passo svelto si spostarono attraverso i tetti della città, nei sotterranei, finché ormai verso il tramonto, sfiniti, si fermarono.
La vecchia li accolse con un sorriso amaro "Tutte le strade sono bloccate, il porto è sotto stretta sorveglianza..."
"Non temere, Rachele: i miei uomini stanno approntando una via di fuga sicura: ci fermeremo solo il tempo necessario."
“È questa la principessina? – disse indicando le povera Ginevra, che disfatta giaceva in un angolo coprendosi il volto piangente con le mani, - Come si sta una volta scesi dal piedistallo?”, e sputò a terra con disprezzo.

“Setacciate il regno! Deve pur essere da qualche parte... Arrestate chiunque opponga resistenza, chi è reticente, chi... chiunque vi paia sospetto, ma trovate mia figlia!”
Nell’ufficio del generale le attività di coordinamento procedevano a ritmo serrato, giorno e notte: ordini impartiti, dispacci, strilli, minacce, un via vai frenetico di soldati, marinai, agenti segreti. Ma della giovane sposa rapita sull’altare non vi era traccia.
Stefan faceva la spola fra il Ministero e lo Stato Maggiore, tra i due padri umiliati che non tenevano in alcuna considerazione il suo dolore perché troppo presi dalle implicazioni politiche della vicenda.
E per la prima volta da quando conosceva Ginevra, si rese conto di amarla davvero.
Erano stati fatti fidanzare per motivazioni dinastiche, e questo aspetto della questione aveva prevalso un po’ per tutti; ma Ginevra era la bambina con cui giocava da piccolo, che gli insegnava a costruire una casa sull’albero, con cui esplorava i boschi intorno al palazzo reale in cerca di tesori. Era la giovane compagna di adolescenza, che gli aveva confidato i propri sogni e a cui aveva chiesto supporto nei momenti di debolezza; era la giovane donna che aveva accettato di unire il proprio destino al suo non più come un’amica fraterna ma come moglie.
Si rese conto che gli importava di condividere il regno con lei, ancora più che di accedere al trono.

I soldati intanto, come da ordini ricevuti, rastrellavano tutti gli edifici e le abitazioni dello Stato. Le carceri si riempivano di piccoli e grandi criminali, ma dei fuggiaschi nessuna traccia.
Il commissario Guayanaj non dormiva ormai da tre giorni, si reggeva in piedi a malapena ingurgitando un caffè dopo l’altro; ma non poteva assolutamente venir meno al proprio dovere o la sua testa sarebbe saltata: il Generale era stato chiarissimo con tutti. E anche se non lo fosse stato, Guayanaj provava un sincero affetto per la fanciulla scomparsa, e avrebbe fatto qualsiasi cosa in suo potere pur di salvarla.
“Chi vive laggiù?”
Si trovava con una decina dei suoi uomini nei pressi di una banchina pericolante, fuori uso da almeno un decennio. Le baracche fatiscienti che la lambivano erano già state accuratamente controllate, ma Guayanaj notò delle tavole accatastate sulla riva in modo innaturale.
“Dove, commissario?”
“Spostate quelle assi.”
I soldati spostarono quella che a prima vista appariva come una catasta di legna marcescente, ma che in realtà celava l’ingresso di un locale sotto il livello della strada. I militari si guardarono perplessi e speranzosi, poi entrarono.
Puzza di pesce rancido in quell'antro fetido, solo una vecchia incartapecorita che sogghignava in un angolo.
"Arrestatela.", sbadigliò sfinito il commissario.

"Allora, ricominciamo: dove li hai nascosti?"
"Canzeru vaddanu parci calasa muri!!"
La vecchia continuava ad imprecare, lo sguardo carico d'odio rivolto verso il commissario.
"Quanto diavolo ci mette ad arrivare l'interprete?!"
La porta si aprì di scatto, e la figura imponente del Generale si stagliò in controluce.
"Signore..."
"L'interprete non verrà. Non è necessario, ho mezzi più efficaci. Dove hai nascosto mia figlia?"
"Sciadducu manni ncidi vila!", scoppiò a ridere la vecchia: una risata cavernosa, stridula, indemoniata/infernale.
"Rachele Vanudducarostuij, giusto?"
La risata diminuì di intensità.
"Madre di Gaolplu Plasniduntu, giusto?"
La risata restò appesa a un filo, dispersa nell'aria.
"Che era emigrato in Vlesia, giusto?"
La risata svanì anche dagli occhi stanchi della donna, sospesi in una muta domanda.
"Era, sì... Perché l'ho fatto prelevare dai miei uomini e rimpatriare, ed ora è al piano di sotto, sottoposto a trattamento speciale."
Lo sguardo si sperse seguendo le labbra del Generale, arrancando.
“Ho pensato che ti mancasse, magari vuoi vederlo? Non credo però sia un bello spettacolo, i miei uomini si stanno dando parecchio da fare...”
Un urlo agghiacciante maledisse gli astanti. Il Generale non si scompose.
"A quanto pare, capisci benissimo la nostra lingua, Rachele. – lo sguardo del commissario era di ghiaccio, la sua voce un pugnale - Torno quindi a chiederti: dove hai nascosto mia figlia?!"
E la donna parlò.

Quando ebbero finito con lei, il commissario che si era tenuto in disparte si avvicinò al generale.
"Dobbiamo portarla dal figlio, Signore?"
"Non ho la minima idea di dove si trovi quell'uomo, mio caro Guayanaj. – sogghignò il Militare, - Sto interrogando allo stesso modo tutte le persone arrestate, cercando l’anello debole: prima o poi qualcuno doveva crollare."
Lesse poi uno sguardo di delusione nel commissario: probabilmente sperava di essere stato una pedina utile verso il ritrovamento della signorina Ginevra.
“Lei è stato un uomo preziosissimo, Guayanaj: attento, e ligio fino allo sfinimento. Mi dicono che è stato lei a scovare il nascondiglio. La voglio nella mia squadra personale, si presenti domattina alle sette nel mio ufficio, pronto a partire. Ma ora, la prego, vada a riposare.”

"Ecco, a quanto dice la vecchia devono trovarsi in questa zona..."
Il Generale illustrava su una mappa al primo ministro e al figlio i prossimi movimenti da eseguire.
“Invierò venti dei miei migliori uomini, setacceranno la zona. Voi intanto dovreste chiedere autorizzazione al Primo Ministro locale per questo intervento dei nostri agenti, non vorrei che fosse considerato un’effrazione degli accordi internazionali e di sovranità nazionale, mi capite...”
“Certo, certo.”
"Non trovo però il movente. Non ci è giunta nemmeno una richiesta di riscatto... forse qualche vendetta personale contro uno di noi? O un tentativo di destabilizzare il regno?"
“Tutto può essere, Generale, ma ora è di primaria importanza ritrovare la ragaz... Ginevra.”
“Sì... la mia bambina... Ma se avessimo un’idea più chiara sul movente, sarebbe senz’altro più semplice indirizzare le ricerche.”
“Hai ragione. Da parte mia credo sia un movente puramente economico, a breve ci giungerà una qualche lettera anonima che vuole soldi, soldi, soldi!”
“Sinceramente, lo spero.”
"Padre, voglio partire anch'io."
"Non se ne parla, Stefan."
"Padre, sapete quanto io ami Ginevra!"
"È assolutamente fuori discussione."
"Tuo padre ha ragione, Stefan: se mia figlia non dovesse più tornare... Non fatemici pensare! Beh, se non dovessimo trovarla, il regno ha comunque bisogno di te: dovrai salire al trono senza di lei."
"Ma..."
"Il discorso è chiuso. Tornatene a casa."

Ma Stefan partì lo stesso.



Sbarcò nella terra che il Generale aveva indicato sulla carta. Non aveva la minima idea di come muoversi, ma sapeva che in qualche modo avrebbe ritrovato la sua donna.
Pertanto si adattò. Improvvisò. Sporcò la sua nobile reputazione frequentando i quartieri più malfamati, le bettole più sordide, i personaggi più dubbi. Smise le sue nobili vesti per indossare quelle di un ladruncolo qualunque: poteva così passare inosservato ma raccogliere informazioni preziose.
Tra le varie strade che tentò, si introdusse negli ambienti del gioco d'azzardo. Aveva soldi da perdere, e ottime motivazioni per farlo.
Finché un giorno vide una faccia che non gli era nuova: un certo André, che era passato alcune volte da casa sua. Stefan lo ricordava bene, perché non appena costui si affacciava al cancello del giardino, il Primo Ministro allontanava sempre il figlio con una scusa: e niente è più intrigante per un ragazzino delle cose proibite dal proprio genitore. Quante volte si era trovato ad origliare, a spiare, senza farsi mai vedere. E tra i personaggi top secret che erano passati dall’ufficio del padre, non aveva dimenticato quello sguardo sfuggente, il naso aquilino, e la profonda cicatrice che gli tagliava la guancia sinistra facendolo sembrare un pirata.
Quando gli apparve nella sala da gioco fu un riflesso, pochi istanti, una sensazione di vertigine che non riusciva ad interpretare. E cominciò a seguirlo, ora dopo ora, giorno dopo giorno, a studiarne i movimenti, a capitare per caso al suo tavolo da gioco, a informarsi, a stringere il cerchio attorno a lui.


Intanto i venti agenti segreti inviati dal governo brancolavano nel buio: al loro arrivo non avevano trovato alcun aiuto logistico locale, e le comunicazioni con la madrepatria erano alquanto difficoltose per ottenere un appoggio diplomatico ad hoc. Si ritrovarono pertanto a doversi muovere nell’ombra, come dei criminali, senza alcuna garanzia se non la certezza che tornare a mani vuote avrebbe significato essere accusati di alto tradimento e giustiziati.
Tra costoro, vi era Guayanaj: onorato del compito che il generale gli aveva assegnato e della fiducia che in lui aveva riposto, si sentiva un pivello di fronte ai diciannove espertissimi che lo accompagnavano. Temette di inimicarseli, e cercò di agire il più possibile per proprio conto. E questo fu la sua salvezza.
Sì, perché già all’indomani dello sbarco uno degli agenti fu ritrovato sgozzato su una spiaggia poco frequentata; la sera successiva, un fedelissimo del Generale precipitò nel vuoto per il cedimento di un balcone, mentre poco distante veniva trovato il cadavere decapitato del suo braccio destro; un paio di mattine dopo, un’esplosione tolse la vita ad altri tre agenti...
“Ci stanno addosso! Ci hanno scoperto di sicuro!”
“Ma chi? Come è possibile?”
“Dobbiamo separarci.”
“No, dobbiamo restare uniti!”
“Dobbiamo rimpatriare, chiedere maggiore protezione al Generale.”
“Ma cosa dici? La morte fa parte del nostro lavoro, dobbiamo solo capire da dove viene il pericolo e stare più attenti.”
“Se torniamo in patria il Generale ci ucciderà personalmente per incapacità! Abbiamo già perso un quarto del nostro effettivo.”
“Aaaaaaghhhhhhhh!”
Tutti ammutolirono, mentre il più giovane del gruppo si portava le mani alla gola e stramazzava al suolo.
“Ma che succede?”
“Non è possibile...”
“È stato avvelenato?”
Dopo una rapida indagine interna, venne trovato un piccolo foro dietro l’orecchio sinistro del cadavere.
“La sostanza è stata somministrata diverse ore fa, un veleno paralizzante del muscolo cardiaco, ad azione differita.”
“Dannazione!”
Guayanaj osservava in silenzio e non capiva.
Il giorno dopo, altri due agenti morirono per uno strano incidente.


Stefan intanto continuava a studiare le mosse di quell’André. Il cuore gli diceva che doveva essere in qualche modo coinvolto, anche se temeva di essersi lasciato trasportare dalla coincidenza che fosse l’unica persona della propria terra incrociata in questo paese straniero.
Decise di armarsi. Era solo, e risoluto a non rimpatriare senza la sua Ginevra.
Riuscì ad identificare la casa di costui, un bungalow nella periferia della capitale.
Attese il momento propizio, l’orario in cui le bische erano al culmine dell’attività.
Era buio, non uno soffio di vento nella serata afosa. Aspettò. Il sudore gli incollava i vestiti al petto, alle gambe, ma la sua Ginevra non poteva trovarsi che in quella capanna squallida.
Finalmente, l’uomo di guardia uscì. Evidentemente all'interno la temperatura era ancora più insostenibile. Si accese una sigaretta, un filo di fumo prese a disegnare bizzarri arabeschi nell'aria. E Stefan attaccò.
Colpì alla cieca, come una bestia ferita che si avventa sul suo carnefice; colpiva, con rabbia, sfogando la tensione di tutti quei giorni su quel corpo ormai ridotto a carne senza vita, colpiva, colpiva, colpiva...
Quando finalmente si rese conto di quello che stava facendo, si allontanò inorridito dal cadavere martoriato, sconvolto dal proprio gesto. Lo risvegliò dal trance un lamento flebile, che proveniva dall'interno. Si riscosse ed entrò, guardingo. I suoi occhi ci misero un po' ad abituarsi alla penombra, ma lo spettacolo che gli si parò dinanzi gli gelò il sudore sulla pelle: buttata in un angolo, legata mani e piedi, nello splendido vestito da sposa lacero, lurido e macchiato di sangue, giaceva sfinita la sua fidanzata.
Si gettò su di lei in lacrime, abbracciandola e baciandola con tutta la dolcezza che l’universo concentrava nel suo essere. Lei socchiuse appena gli occhi, e in un lampo il suo volto inerte si illuminò.
“Ste...fan...”
“Amore mio! Oddio, come ti hanno ridotto?! Presto, fuggiamo di qui!”
Rapido come una folgore recise col pugnale ancora insanguinato le corde che martoriavano la giovane, la liberò delle balze damascate ormai a brandelli, poi la prese in braccio e si allontanò da quella prigione.

La portò a casa propria, per fornirle le prime cure e rimetterla in forze. Ma non si sentiva al sicuro: André avrebbe potuto scovarlo a sua volta. Non poteva però nemmeno rimpatriare subito, Ginevra era troppo debole per affrontare il viaggio. Pensò, pensò, pensò. Gli ospedali erano da evitare, troppo ovvi. Rivolgersi alla polizia locale rischioso, avendo sulle spalle un omicidio, e non avendo ancora chiare le dinamiche e motivazioni del rapimento.
Alla fine, decise di rivolgersi a un orfanotrofio: ricordava le opere caritatevoli di sua madre, che passava interi pomeriggi a prestare soccorso medico nell’infermeria dedicata ai più piccoli. Lì sicuramente avrebbe trovato il modo per curare Ginevra, e senza dare troppo nell’occhio.
I Bambini del Mare lo accolsero con timore reverenziale: la direttrice tentò di opporre resistenza minacciando di chiamare la polizia, ma Stefan si gettò ai suoi piedi cingendo sempre Ginevra e supplicandola di salvare quella ragazza. Le spiegò brevemente l’accaduto, le promise aiuti e sovvenzioni. La convinse.
Le affidò Ginevra, e tornò a fare quello che aveva fatto nei giorni precedenti, per non destare sospetti: giocò d’azzardo, perse, bighellonò. E continuò ad indagare.

Ma anche Guayanaj indagava. E vedere dimezzata la missione degli agenti segreti lo insospettiva. Per questo stava il più possibile lontano da loro. Le morti continuavano: erano rimasti in sei. Possibile che i criminali li avessero scoperti, e procedessero a questa eliminazione seriale, uno stillicidio anziché un attacco in campo aperto? Eppure il rapimento si era svolto con modalità ben diverse... O forse era la polizia locale, che eliminava in questo modo degli ospiti indesiderati? Altra ipotesi che non lo convinceva.
Mentre si scervellava in questo rompicapo, si accorse della concitazione tra la folla: un cadavere era stato scoperto all’ingresso di un bungalow. Pensò subito ad un altro degli agenti segreti, ma nei casi precedenti l’omicidio era avvenuto più in sordina, e quando giunse sul posto seppe che il defunto era un delinquente del posto. Ma anche che all’interno erano stati ritrovati frammenti di un abito da sposa.
Il commissario Guayanaj restò allora in disparte, ad osservare la folla: l’assassino o il rapitore dovevano trovarsi lì, o forse addirittura entrambi, sulla scena del delitto. Osservò, e aspetto. A lungo. Poi quello che vide lo sconvolse: un individuo con fare sospetto, sì, ma che sotto le vesti di pezzente nascondeva i lineamenti di Stefan, lo sposo, il figlio del Primo Ministro!
Guayanaj non indugiò; doveva assolutamente parlargli.
Stefan si sentì osservato, ma non minacciato. Tentò di defilarsi, ma quel viso tondeggiante gli appariva ad ogni bivio. Decise di porgli un tranello aspettandolo all’interno di un androne, ma costui si affacciò chiedendo “permesso?”; e Stefan permise l’incontro.

“Sono il commissario Guayanaj.”
“Perché mi seguite?”
“Signor Stefan...”
“Come sai il mio nome?”
“Signore... Non temete, sono qui per servirvi. Sono in missione speciale per conto del Generale vostro suoc... il padre della vostra fidanzata Ginevra, ecco.”
“Grazie a Dio vi ho trovati! Siete venti agenti, giusto? Ho bisogno di voi”
“Temo ci sia qualche problema al riguardo, signore.”
“Cosa intendi? Non siete stati mandati per liberare la mia Ginevra?”
“Assolutamente sì, signore. Ma... quattordici di noi sono morti.”
“Cosa?!?”
“Vedete, signore, io non me lo riesco a spiegare: è iniziato tutto troppo in fretta, la sera stessa del nostro arrivo. E tranne un paio di casi, le morti sono state fatte passare per sfortunati incidenti. Ma non è possibile, signore!”
“Raccontami i dettagli.”
Guayanaj obbedì.
“Mi stai parlando degli agenti migliori del regno. Il Generale li aveva scelti personalmente per le missioni più complesse, li ho visti diverse volte in azione... e sono quasi tutti morti.”
“Si, signore.”
“Conosco invece Vladi, Mudiru e Sventes tramite mio padre, erano nella sua guardia del corpo. Loro sono vivi, hai detto?”
“Sì, signore.”
“Allora portami da loro, ci aiuter...”
“Permettetemi di interrompervi, signore!! – lo bloccò concitato il commissario – ma forse è proprio questa la chiave!”
“?”
“Signore, io mi sono fatto l’idea che gli omicidi siano perpetrati proprio da alcuni dei miei compagni. Pensateci bene, è l’unica ipotesi plausibile!”
“Ma come osi minare l’integrità della guardia personale del Generale e del Primo Ministro? Quale sarebbe il movente?”
“Non lo so, signore, non ci sono ancora arrivato. Ma sospetto che alla fine sopravviveranno solo Mudiru, Sventes e Vladi.”
“Cosa vorresti dire?”
“Che per qualche motivo qualcuno ha ricevuto ordine di sabotare la missione; e credo siano proprio gli agenti scelti da vostro padre.”
“Perché??”
“Ha insistito parecchio col Generale perché fossero inseriti nel nostro gruppo. E in occasione di ogni omicidio, uno di loro non si trovava alla base col resto del gruppo. E... ma dov’è ora la signorina Ginevra? L’avete condotta al sicuro?”
“Sì... ma chi mi dice che non sia proprio tu il sabotatore?”
“Non ve lo dice nessuno. Ma avete ben poche alternative. Mettetemi alla prova, signore.”
“Cattura André.”, gli ordinò Stefan, e glielo descrisse.

Poche ore dopo, André giaceva legato e imbavagliato nei pressi dell’abitazione di Stefan.
Il commissario si mise ad aspettare il giovane, per consegnargli l’ostaggio.
Ma Stefan era andato a trovare Ginevra, doveva assolutamente vederla e rincuorarla, e consultarsi con lei. La ragazza, curata amorevolmente dai Bambini del Mare, si era in parte ripresa e poteva finalmente riabbracciare il suo fidanzato.
“Amor mio, amor mio! Mi sei mancata incredibilmente... Come stai?”
“Ora sto bene, Stefan... da quando ho intravisto il tuo volto la vita ha ripreso a sorridermi... È stato un incubo, amore, un incubo!”
“Mioddio... ma ti porterò via di qua! Torneremo a casa, da tuo padre e dal mio, e...”
“NO!”
“Cosa ti prende?”
“È tutta colpa sua!”
“?”
“Quegli uomini... continuavano a ripetermi... Spera che il ministro non ci paghi, che allora magari ti lasciamo viva... Aspettavano di essere pagati per farmi sparire!”
“Mio padre???”
“Così dicevano...”
“Ma non è possibile!”
“Stefan... ho avuto tanta paura!”
“Te la senti di venir via?”
“Sì. Sono ancora debole, ma mi aiuterai vero?”

I due giovani lasciarono l’orfanotrofio, e si diressero all’appuntamento con Guayanaj: solo interrogando André avrebbero potuto capire, ma ormai i tasselli del puzzle sembravano cominciare ad incastrarsi. E il disegno che ne risultava era terribile.

Guayanaj aspettava. Gli anni di appostamenti lo avevano reso una persona estremamente osservatrice, ma altrettanto paziente.
“Signora! Che gioia vedervi viva! Commissario Guayanaj, per servirla... Ho preso quell’André, signore!”, il commissario tratteneva a stento l’eccitazione.
Il prigioniero fu condotto al cospetto della coppia, e fu costretto a parlare.
E confermò i sospetti più torbidi: il mandante del rapimento di Ginevra era il Primo Ministro.
Aveva ordinato il rapimento e l’uccisione della fidanzata del figlio, salvo poi rimandare di pagare i delinquenti; questi si erano quindi riservati di tenere in vita la fanciulla in modo da potersene servire all’occorrenza, come merce di scambio o come strumento di ricatto. E il Primo Ministro aveva reagito allora mandando i suoi tre uomini più fedeli per eliminare non solo gli agenti segreti del Generale, come già aveva intuito Guayanaj, ma anche la ragazza e i rapitori. André era l’unico sopravvissuto, insieme a quello assassinato da Stefan.
Il ragazzo era sconvolto.
“Ma perché mio padre mi avrebbe fatto questo??”
André ebbe un guizzo d’ironia nella voce, mentre rispondeva: “Odia il Generale vostro suocero, è semplice... E non aveva la minima intenzione di spartire il potere con lui tramite il vostro matrimonio. Eliminando Ginevra, e facendo apparire suo padre come un incapace totale – sia di impedire un rapimento durante la cerimonia del secolo, sia di ritrovare la propria figlia – sperava di screditarlo all’opinione pubblica ed ottenerne magari anche l’incriminazione.”
“Non voglio crederci.”
“Come pensate che possano entrare sei rapitori in una cattedrale stracolma di agenti speciali, rapire la sposa e riuscire a fuggire? Sono stati gli uomini di vostro padre a spianarci la strada. Credo avesse in mente nuove alleanze dinastiche, la sua fame di potere non ha limiti.
Il giovane piangeva.

Guayanaj riuscì a ricondurre in patria la coppia di fidanzati, e subito si recarono in gran segreto dal Generale. La commozione del padre nel riabbracciare la propria figlia fu qualcosa di dolcissimo, la sua severità si sciolse in uno sguardo di amore infinito.
Si rese conto dopo diversi minuti della presenza di un prigioniero, e quando gli fu resa nota l’intera vicenda si sentì stordito per l’incredulità.
Attivò immediatamente le misure necessarie per risolvere la questione incresciosa che il Primo Ministro aveva causato: costui fu giudicato dall’Alto Tribunale di Stato, e condannato ad esilio perpetuo.

E Ginevra a il suo fidanzato... scelsero una chiesetta semplice, a picco sul mare. Nessun invitato, solo Guayanaj a fare da testimone. Il Generale accompagnò la figlia all’altare, dove la consegnò commosso al coraggioso Stefan.
I due giovani si sorrisero, guardandosi negli occhi.
E il loro sguardo fu un reciproco SI.
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: Il cerchio strappato - Racconto a tema, giallo

Messaggioda Gattoula » 28/02/2018, 23:54

Ce l'ho fattaaaaa!! :LOLP: Scusate, veramente sul filo del minuto, ma mi ero dimenticata che febbraio è di soli 28 giorni, oooops! :fiut:
Spero che l'ultima parte non appaia tirata via, anche se temo sia un po' veloce rispetto al resto del racconto; e poi non sono soddisfattissima dell'atmosfera che ho creato, l'avrei voluta più noir... ma magari un giorno lo riscriverò!
Ora collasso... Buona notte a tutti! _|

PS. per Nils: il titolo è un'allusione, penso tu abbia colto ;-)
ma anche in questo caso si può riferire in senso magari un po' metaforico al racconto.
Attendo giudizi! :-)
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Re: Il cerchio strappato - Racconto a tema, giallo

Messaggioda Nils Desperandum » 07/03/2018, 15:24

Eccomi qua Gattoula.
Allusione colta, continuo però a restare perplesso per la scelta del titolo :lol: (tuttavia, la versione precedente suonava meglio).

Andiamo al sodo: il racconto è maturato molto rispetto alla sua prima versione. Come trama fila abbastanza e nonostante la sua lunghezza mi ha tirato fino al fondo. C'è materiale per farne una bella storia. Complimenti!

Una cosa su cui ti consiglio di lavorare è il fatto che in varie parti, nel modo in cui certi eventi "capitano" e nei dialoghi, il testo risulta un po' ingenuo, infantile. Tipo il dialogo tra gli agenti segreti che si accorgono di essere nei guai non funziona, un dialogo di quel tipo me lo immagino molto più, perdonami il francesismo, cazzuto.

Inoltre, la descrizione degli avvenimenti è piuttosto distaccata. E' una sequenza lineare di cose che succedono che include descrizioni di ragionamenti, dilemmi e ipotesi che non aggiungono molto alla storia. In altre parole, scrivendo tutti gli avvenimenti in sequenza cronologica ti trovi a scrivere tanti dettagli che sono poco interessanti ma che sono necessari per legare un evento al successivo. Quello è tutto "tessuto connettivo" che aggiunge parole parole parole ma non dà emozioni al lettore.

Visto che la trama sembra funzionare abbastanza, perché non provi a giocare con l'intreccio? Ovvero usando la trama così com'è come riferimento, nel racconto provi a presentarne solo le parti interessanti, collegandole tra loro in qualche modo.

Esempi di scene che potresti scegliere:
- il rapimento della sposa
- l'interrogatorio della vecchia
- l'incontro tra Stefan e Andrè
- degli agenti che trovano altri agenti assassinati in modo fantasioso
- indagini di Guaranà... o come diavolo si chiama :D
- Stefan che accoppa la guardia
- la cattura di Andrè
- l'interrogatorio di Andrè

Chiaramente non devi necessariamente presentare tutte queste scene, magari ne scegli alcune e le espandi. Ma l'idea fondamentale, secondo me, dev'essere di tenere l'attenzione del lettore viva cercando di evitare di somministrargli riempitivi inutili. Poi con il gioco dell'intreccio, ingannalo, fuorvialo, distrailo con vivide immagini e ipotesi alternative... e poi ZAC: sorpresa! :twisted:

Ottimo lavoro!
Non vedo l'ora di leggere la prossima iterazione del racconto :)
o!

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Re: Il cerchio strappato - Racconto a tema, giallo

Messaggioda Nils Desperandum » 07/03/2018, 16:56

Mi è venuta una domanda: ma si qualifica come racconto a tema "giallo"?

Tecnicamente un giallo è una storia che parla di un crimine e dei suoi perpetratori e vittime. Se come crimine possiamo prendere il rapimento di Ginevra tutto sommato ci siamo, quindi ok per la votazione.

Ma a pelle non so se lo definirei un giallo. Mi mancano l'investigazione, la suspense, non so.

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Re: Il cerchio strappato - Racconto a tema, giallo

Messaggioda Gattoula » 08/03/2018, 13:16

Ciao! Grazie per il commento! (E per aver letto il racconto ;-) )
Rispondo un po' al volo che sto al lavoro, scusa!

Ho preso la trama della prima versione e l'ho modificata... mi piacerebbe farlo per i vari stili dei vari mesi (ammesso che o capitani continuino con l'idea che avevano lanciato :-p )
Il titolo qui era allusivo alla prima versione del racconto, "neutra", e al film di Hitchcock, come hai notato...
Quindi c'entra magari meno col racconto, ma come già ti dicevo il mese scorso questo che per te è un dato negativo, per me è positivo.

Per me è un giallo perché c'è il crimine, l'indagine per scoprire che è successo e ritrovare G., i diversi gruppi che si affrontano nell'ombra per atrrivare allo scopo, il morto, e alla fine si scopre che... 8-)

Sono d'accordo sul fatto che in alcuni punti sia "un po' tirato via", e mi dispiace parecchio: mi sono ridotta all'ultimo, ed è vero che alcuni passaggi finiscono per essere dei riempitivi cronologici... :cry:
Anche in questo caso, appena ho un po' di tempo, prometto di risistemare anche questo.

un esempio tra tutti, vorrei approfondire il dramma interiore di Stefan per l'omicidio, che a 'sto giro è davvero troppo superficiale.
O anche la sua reazione nel capire chi è il mandante del rapimento...

Molto interessante l'esercizio che mi proponi, delle varie scene!!
Anche qui, appena ho tempo... vediamo se ne sono capace!

Per quanto riguarda il dialogo tra gli agenti, concordo abbastanza: un po' mi devo sciogliere dalle mie "remore perbeniste"...
Però, in generale, secondo me tutto il racconto pecca di... scarsa atmosgera, ecco! Lo vorrei rendere più noir/dark/criminal
Vediamo se ne sono capace ;-)

Grazie ancora ;-)
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Re: Il cerchio strappato - Racconto a tema, giallo

Messaggioda MasMas » 13/03/2018, 10:20

Racconto con trama complessa. Si legge bene, lo stile scorre, anche se mi ha lasciato un po' stranito la sequenza di piccoli capitoletti in terza persona con punto di vista interno sul personaggio di volta in volta. fa un po' salto da un personaggio all'altro, e all'inzio si fatica a trovare un personaggio con cui empatizzare di più (che si è portati a individuare come protagonista).
Per il resto la storia è carina, non sto a sindacare sulla trama e sui dettagli perché è solo un racconto del mese e per me è pure già troppo sofisticato. Giallo magari non classico, nel senso che non c'è il morto e l'indagine proprio su quello. magari giallo-poliziesco-thriller, boh. I generi sono sempre un po' una questione personale. Comunque l'investigazione c'è e un mistero con colpo di scena pure.
E pure il lieto fine romantico, con stile a tratti empatico che coinvolge (ma anche qualche refuso di fretta). Un buon lavoro di certo.
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