Starless96
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Le Parole Maledette

17/02/2018, 14:21

All'inizio questo racconto era destinato ad una minisfida ma mi sono fatto prendere la mano e ho scritto più del limite massimo di battute, quindi... ::-<:

Le Parole Maledette

All’epoca della dinastia abbaside vivevano in un piccolo villaggio della Siria, non lontano da Damasco, un ricco mercante e suo nipote, il quale era rimasto orfano di madre e padre in tenera età.
L’anziano mercante proveniva da una famiglia che aveva costruito una notevole fortuna commerciando stoffe nelle principali città arabe: ciò gli aveva consentito di vivere i suoi ultimi giorni lontano dal caos delle città, preoccupandosi unicamente di gestire i suoi affari e di educare il suo amato ragazzo.
Grazie ai suoi contatti era riuscito a procurare al nipote i migliori testi dell’epoca, tra i quali spiccavano le opere di Averroè e Avicenna e le loro traduzioni in lingua araba dei lavori di Aristotele; ma c’era un libro in particolare che il vecchio non aveva ancora mostrato al nipote.
Il giorno del suo sedicesimo compleanno il giovane fu convocato nello studio del nonno, il quale così gli parlò: «Mio caro ragazzo, sei ormai abbastanza maturo perché io possa mostrarti il terribile fardello che la nostra famiglia è costretta a portare da generazioni, poiché anche tu dovrai portarlo, proprio come ha fatto tuo padre prima di te», e così dicendo diede al nipote un antico tomo polveroso, non diverso dai tanti libri che egli aveva studiato.
«Ma nonno,» rispose il ragazzo, «è forse questo uno scherzo di cattivo gusto? A me sembra solo un libro come gli altri, e anche mal conservato a giudicare dall’aspetto.»
«Pensi che ti abbia chiamato per prendermi gioco di te?» rispose bruscamente il vecchio, «Se non credi alle mie parole allora credi ai tuoi occhi e apri il libro.»
Il giovane ubbidì e rimase a bocca aperta: ogni pagina di quel vecchio tomo era decorata da splendide illustrazioni raffiguranti simboli arcani e creature sconosciute, perfettamente conservate come se l’artista le avesse disegnate il giorno stesso; ma più di tutto attirò la sua attenzione una misteriosa frase scritta in un linguaggio sconosciuto proprio nell’ultima pagina del libro.
«Capisci adesso?» gli chiese il mercante prendendogli delicatamente il libro dalle mani, «Questo libro è stato scritto in un’epoca dimenticata e porta con sé un terribile potere: esso è in grado di mettere in contatto il nostro mondo con un altro, simile al nostro eppure diverso, popolato da entità di cui non conosciamo la natura.
Da generazioni la nostra famiglia ha il compito di tenerlo lontano da occhi indiscreti e di studiarlo, affinché venga preservato l’equilibrio tra i due mondi.»
«Ma se questo oggetto è così pericoloso perché non distruggerlo una volta per tutte?» domandò il giovane.
Il vecchio prese il libro per un’estremità, lo tenne per qualche secondo sopra la fiammella che scaturiva da una lampada ad olio e lo posò sul tavolo: non aveva subito alcun danno.
Il ragazzo rimase sbalordito e il mercante, con la voce ridotta ad un sussurro, disse: «Questo libro non può essere bruciato dal fuoco o rovinato dall’acqua, né può essere distrutto o danneggiato in alcun modo…potresti provare a colpirlo con un coltello e ti ritroveresti con la lama spezzata a metà. Una forza superiore lo protegge da ogni pericolo: per questo non possiamo sbarazzarcene ma dobbiamo custodirlo».
«Adesso ascoltami bene» continuò il vecchio, «A partire da domani inizierai a studiare la filosofia e la lingua greca con il tuo precettore ma ogni sera, dopo aver cenato, mi raggiungerai nel mio studio dove apprenderai i segreti di questo libro. Ricorda che nessuno deve sapere il vero motivo delle nostre riunioni: per questo dirai ai servitori e a chiunque altro te lo chiederà che stai semplicemente studiando i segreti dell’arte del commercio.»
E così, a partire dal giorno successivo, ogni sera il giovane si recava nello studio del nonno per studiare i segreti di quell’antico oggetto: dapprima egli apprese il significato dei simboli e la pronuncia delle formule, poi imparò a preparare le pozioni necessarie ad espandere i suoi sensi affinché fosse in grado di osservare l’altro mondo.
Dopo qualche mese ebbe la sua prima esperienza di questo tipo: bevendo una pozione e pronunciando una formula vide fugacemente un cielo con due lune; la visione durò solo qualche secondo ma lo sforzo fu talmente elevato che dormì per tutto il giorno successivo.
Con il passare dei mesi il ragazzo allenò la sua mente a sopportare visioni sempre più lunghe e complesse: apprese così che sotto le due lune si trovava un villaggio identico al suo ma tormentato da una perenne tempesta di sabbia che lasciava intravedere solo vagamente le bianche case.
I suoi progressi erano talmente impressionanti che il mercante non si stupì quando gli chiese il significato della misteriosa frase alla fine del libro; «Nipote mio» gli rispose il vecchio, «visti i tuoi eccezionali miglioramenti sarebbe inutile non parlarti del potere più terribile del libro: quella frase ha il potere di spezzare l’equilibrio tra il nostro mondo e l’altro. Ovviamente il verificarsi di questo evento sarebbe una catastrofe e porterebbe alla fine di tutti noi: tu infatti non hai ancora visto le terribili creature che vivono nell’altro villaggio. Ricordati che più la tua conoscenza del libro aumenterà e più tu sentirai il bisogno di pronunciare quella frase e, anche se non ne conosci la lingua, sarai in grado di farlo. Ti ho raccontato che tuo padre morì durante un viaggio in Africa ma in realtà egli sparì davanti ai miei occhi dopo aver pronunciato quelle parole, in uno dei tanti momenti di debolezza che lo colpivano dopo la prematura morte di tua madre; mi dispiace che tu debba apprendere così questa triste verità ma è il miglior modo per metterti in guardia: non pronunciare mai quella frase, non pronunciare mai le parole maledette
Il giovane, rimasto profondamente scosso da quanto aveva appreso sulla morte del padre, si impegnò ancora più a fondo nello studio ed una notte riuscì a vedere gli abitanti dell’altro mondo: sullo sfondo del villaggio si stagliavano alte figure con lunghi artigli; pur non riuscendo a vederne le fattezze a causa della tempesta di sabbia egli percepì la loro malvagia volontà di afferrarlo e distruggerlo, e ne fu profondamente terrorizzato.
Le giornate proseguivano identiche: durante il giorno studiava con il suo precettore mentre di notte apprendeva i segreti dell’altro mondo; la routine fu brutalmente interrotta dall'improvvisa morte del vecchio, stroncato da un infarto.
La morte del suo unico parente rimasto in vita portò il giovane sull'orlo della depressione: pallido e smagrito riversò tutte le sue energie nello studio del libro, incurante del peggioramento della sua salute e della progressiva rovina del patrimonio della famiglia.
Così, seppur costretto a vendere i suoi beni e a privarsi della servitù, il ragazzo raggiunse un tale livello di conoscenza al punto da non servirsi più di nessun tipo di pozione per le sue visioni; il semplice chiudersi delle palpebre, accompagnato dalla formula corretta, gli era sufficiente per sondare i misteri dell’altro mondo e delle creature che vivevano sotto le due lune.
Decise quindi di concentrare i suoi sforzi sullo studio della frase proibita: egli comprese dunque che, come quelle parole potevano distruggere l’equilibrio tra i due mondi allo stesso modo avrebbero potuto separarli per sempre e scongiurare ogni minaccia, se colui che le avesse pronunciate fosse stato sufficientemente preparato.
E lui non aveva dubbi che lo fosse.
In una notte come tante il giovane, alla luce di una debole candela, aprì il libro all’ultima pagina e, con voce ferma e determinata, le sue labbra pronunciarono le parole maledette pur non conoscendone il significato, tramite un semplice atto di volontà.
Nella sua testa il ragazzo udì un suono simile alla vibrazione di un gong e fu colto improvvisamente da una grande stanchezza; guardò fuori dalla finestra e non notò alcun cambiamento: tutto era rimasto immutato nel villaggio, dalle bianche case al venticello che soffiava dolcemente.
Con la consapevolezza di aver scongiurato per sempre la minaccia del libro e di aver vendicato il suo povero padre si coricò per addormentarsi immediatamente; si svegliò qualche ora più tardi, sudato e ansimante, dopo aver sognato un occhio rosso che lo fissava avidamente: guardò attorno al suo giaciglio e vide solo la squallida camera da letto ma i suoi occhi non notarono la nera figura sdraiata ai suoi piedi che, guardandolo con occhi di fuoco, allungava gli artigli verso la sua gamba.
Tutto il villaggio venne svegliato nel cuore della notte da un urlo disperato: gli uomini uscirono di fretta dalle loro case armati di bastoni e coltellacci mentre le loro famiglie guardavano fuori dalle finestre, temendo un attacco da parte dei banditi.
Nessuno di loro guardava però verso la casa del mercante; tutti i loro sguardi erano rivolti verso il sereno cielo notturno: adesso vi erano due lune.

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Nils Desperandum
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Re: Le Parole Maledette

19/02/2018, 22:58

Ciao Starless96,
questo racconto ha delle belle potenzialità ma ho la sensazione che giri loro intorno perdendosi negli aspetti meno interessanti della storia. Man mano che il racconto procede, ogni supposizione che ho fatto è poi stata confermata dai fatti, non c'è un conflitto che abbia fuorviato la mia attenzione o un qualche evento inatteso che mi abbia colto di sorpresa. Tutta la storia passata di nonno e nipote e la progressione dell'apprendistato del nipote sono piatte, danno qualcosa alla storia? Sì, l'atmosfera arabeggiante è bella ma è appena accennata, secondo me non giustifica tutte quelle parole. Soprattutto, le cose interessanti come il potere del libro, la finestra sull'altro mondo e la connessione tra i due mondi, vengono toccate di striscio e poi tac, il racconto finisce. L'unica cosa in dubbio forse era vedere se il ragazzo ce l'avrebbe fatta o meno, ma anche lì subito prima di vedere una qualsiasi conseguenza dell'atto, il racconto finisce.

Scusami se sono un po' insistente, sto solo cercando di argomentare il mio punto di vista, che chiaramente è soggettivo. Non voglio smontarti, anzi spronarti a spingere la storia a dare di più.
o!

Starless96
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Re: Le Parole Maledette

24/02/2018, 14:33

Non ti preoccupare Nils, ti ringrazio per il tuo parere e per i tuoi suggerimenti, sono assolutamente ben accolti. :D
In verità questo racconto a me non piace per nulla, ero partito con una certa idea ma poi non sono stato in grado di realizzarla come volevo...forse non ci tornerò a lavorarci. <o>

Stefano65
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Re: Le Parole Maledette

24/02/2018, 17:11

Una via di mezzo tra la trama del Signore degli Anelli e lo stile di racconto di Lovecraft. Sono d’accordo con Niels: buona idea e buone potenzialità ma è un po’ confuso. Personalmente avrei evitato lo spiegone all’inizio e avrei fatto iniziare la vicenda non appena ci fosse stata più azione, riservandomi di inserire gli elementi della spiegazione disseminandoli in un dialogo o in altro, lasciando che fluiscano naturalmente e impercettibilmente nella mente del lettore.

Ripeto che l’idea in sé è buona anche se la fine è un po’ troncata: ok le due lune, ma dovrebbe succedere qualcosa. Due lune sono sì una cosa tosta, ma stanno lì e non succede nient’altro?

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MasMas
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Re: Le Parole Maledette

13/03/2018, 9:56

Bella atmosfera, manca di un vero climax o di qualche evento inaspettato, diciamo che, appunto, crea un'atmosfera, che però arriva.
Ci vorrebbe un colpo di scena o un risvolto inaspettato, oppure potrebbe essere il prologo di qualcosa (metti da qui cominci un libro che parla della vita degli abitanti umani nel mondo di là).

Comunque lo stile è scorrevole, anche se l'ho trovato un po' carico, come dire, montanto di alcuni termini che si potrebbero rendere più scorrevoli. Ma si legge bene.
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Re: Le Parole Maledette

21/03/2018, 9:43

Nella sua testa il ragazzo udì un suono simile alla vibrazione di un gong e fu colto improvvisamente da una grande stanchezza; guardò fuori dalla finestra e non notò alcun cambiamento: tutto era rimasto immutato nel villaggio, dalle bianche case al venticello che soffiava dolcemente.

questa è una frase fulcro, la narrazione dovrebbe entrare di pià. tutto rimane in superficie ma c'è. Deve essere secondo me solo sviluppato.

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