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samy74
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Avevano tre gatti-racconto a tema non di genere

24/01/2018, 10:47

Avevano tre gatti. Uno a testa. Si incontravano al parco per parlare dei loro rispettivi pelosi. Luisa era magra sempre con il cappotto nero o una giacca dal colore non definito. Aveva una raccolta di articoli sulle colonie feline della sua città accompagnati sempre da crocchette al salmone sparse per la borsa. Non si fermava né con la neve, né in piena estate. Passeggiava per quartieri portando a casa gatti a cui avrebbe trovato poi una casa. Ci riusciva sempre perché era dotata di un’empatia straordinaria verso chi le stava accanto o semplicemente perché si presentava in divisa da vigile urbano davanti alla macchina in doppia fila. Scuoteva la testa e cominciava a preparare il discorso sulla salatissima multa che sarebbe arrivata, ma al momento di scrivere tirava fuori un gattino o una foto e il gioco era fatto. Le casse del comune piangevano miseria ma di gatti in strada non ce ne era più quasi l’ombra.
Ringo però era rimasto con lei. Spelacchiato e con un baffo bruciato se ne stava ai piedi del letto, aspettava che lei tornasse a fine giornata e come un bravo marito reclamava la cena. Filetti di aringa marca Pirata. I croccantini erano per i trovatelli, Ringo era un re. Cibo, coperte, spazi caldi, poltrone. Persino due cassettine per i bisogni. E lei girava con i peli attaccati al cappotto, non li toglieva mai, neanche con la mano. Si vantava per quella coperta di peli rossicci che sul nero risaltavano e disegnavano in maniera unica i suoi vestiti scuri.
Luisa si scriveva spesso con Ginevra. Lei aveva Mia, una siamese dagli occhi blu. Si erano conosciute in una chat per amanti dei gatti. Avevano chiacchierato un po’ e poi si erano date appuntamento al parco con una foto dei loro pelosi. Avevano preso un cappuccino al bar di fronte al parco. Ginevra non girava per quartieri, lavorava come segretaria. Gonna, tacchi e uno sguardo gelido. Era di una bellezza da togliere il fiato, i capelli sempre in perfetto ordine. Si inteneriva solo dai post sugli amici a quattro zampe che avevano bisogno di aiuto. Piangeva tutte le volte che un gattino veniva abbandonato. Aveva avuto un barboncino nano e un levriero, ma Mia era stata il suo tuffo al cuore. L’aveva comprata in un negozio specializzato con tanto di pedigree. L’aveva portata a casa e adagiata su un piccolo baldacchino con un lenzuolo di misto seta che le cambiava spesso per non farle venire allergie. Lo aveva sistemato vicino alla finestra che dava sul parco dietro alla piazza grande della città. Niente pesce però per Mia, le rovinava l’alito, solo manzo prelibato e pollo delicato. Verdure di stagione accompagnavano ogni suo piatto di porcellana. La sua tenera linguetta non poteva rovinarsi in ciotole di plastica.
Ginevra aveva fatto le elementari con Benedetta che portava un cappello diverso per ogni occasione o stagione e ogni mercoledì insieme a Luisa si incontravano al parco vicino alla stazione. Erano felici, si abbracciavano e rimanevano a parlare dei loro gatti per ore. D’inverno o quando la pioggia era un velo che non si spostava dalle loro teste, si rannicchiavano in qualche locale commentando i vari post, sfogliando riviste di articoli per gatti. L’ultimo che avevano acquistato tutte e tre era uno di quei tira graffi di cartone decorati. Ognuna aveva scelto un disegno originale. Dipinto a mano naturalmente. Mia aveva un’onda del mare che ricordava il blu dei suoi occhi. Ringo una spiaggia al tramonto. Bottone un paesaggio. C’era anche la collezione Micius raffinata con cristalli di Swarovski, confinata a essere il regalo di Natale perfetto per i loro gatti sempre molto esigenti. Luisa parlava tanto, Ginevra annuiva e guardava le pagine delle riviste, Benedetta tra un commento e l’altro mangiava la torta o sgranocchiava biscotti. Ognuna raccontava le proprie cose buffe, come mamme alle prese con neonati sempre svegli. Le notti, i risvegli per dare il cibo, le coperte condivise, il rumore della sabbietta alle quattro della mattina. Si confrontavano le occhiaie. Benedetta era quella che ne aveva più di tutte. Lavorava con Bottone tutta la notte. Tesseva con un telaio antichi filati e avere un gatto era un problema, ma Bottone non sprecava il suo tempo a inseguire gomitoli, lui se ne stava in braccio, costringendola a contorcersi con tutto il corpo per poter terminare il lavoro. Se filava un gomitolo per due ore poi doveva sdraiarsi per almeno una. Era distrutta da quelle lunghe nottate ma niente l’avrebbe distolta da quel andirivieni di matasse e spole che viaggiavano su binari paralleli con Bottone sulle gambe. La scaldava e la faceva sentire amata.
Benedetta viveva da sola, aveva provato a sposarsi ma il suo amore per i gatti aveva prevalso su tutti gli uomini. Amava baciare quelle teste pelose al mattino, adorava quel loro miagolare senza mai essere un’insistente pretesa di spazi o attenzioni. Bottone però usciva spesso di nascosto e Benedetta aveva quasi avuto un esaurimento nervoso. Ginevra e Luisa l’avevano ascoltata per ore mentre si struggeva per quel problema che non riusciva a risolvere. Ginevra calibrava le parole e dalla sua bocca uscivano solo frasi brevi. Luisa gesticolava. Benedetta piangeva e si soffiava il naso. Non le importava se era seduta al tavolino di un bar. Bottone cacciava i topi in giro per i giardini. Bottone scappava. Bottone non tornava per il pranzo. Ormai da svariati anni tutto questo la stava distruggendo. Mangiava per riuscire ad accettare quella dinamica delle cose. Le aveva provate tutte. Reti, doppie serrature a prova di gatto ma niente. Bottone riusciva a scappare per poche ore e Benedetta mangiava cioccolata. Lo metteva in punizione nello stanzino buio, ma non serviva a niente. Ginevra l’aveva abbracciata e aveva ripensato alla sua gatta, con il baldacchino alla finestra. Usciva solo per prendere il sole sulla sdraietta e poi ritornava a casa. Ringo era sempre a casa e Luisa non si era mi posta il problema della caccia ai topi. Al terzo piano non ce ne erano. Ma se solo Luisa, Ginevra e Benedetta avessero saputo cosa pensavano i loro pelosi di loro tre forse si sarebbero andate a sotterrare dietro la panchina testimone di tante chiacchiere inutili.
Bottone era un gatto frustrato, Mia odiava la carne. Ringo un disabile senza olfatto né gusto. Non si era mai incontrati loro, ma se lo avessero fatto avrebbe organizzato una rivolta. Ringo viveva al terzo piano, ma non si era mai spinto fuori dalla finestra, rimaneva a guardare strani gatti che potevano volare su e giù dal davanzale. Allevato da un’umana, non sapeva cosa fosse la caccia. Avrebbe voluto essere uno di loro per vedere cosa ci fosse al di là del muretto circondato da gerani. Non che Luisa fosse una cattiva padrona, ma tutte quelle attenzioni lo facevano sentire tutto meno che un gatto. Il cibo spezzettato, l’acqua della sorgente di alta montagna da bere due volte al giorno per evitare i calcoli, il bagno la domenica nell’acqua con quella roba che formava tutta una coperta bianca intorno. Luisa si vestiva con un accappatoio in tinta e se ne stava lì a massaggiarlo e fargli la pedicure e manicure. Ringo voleva volare via come quegli strani gatti dal colore grigio scuro. Ogni sera quando ritornava la supplicava, miagolando di non subire altre torture ma Luisa non capendo la lingua così precisa dei gatti, gli rifilava una cosa senza odore né gusto in un piatto e stava lì a guardarlo.
Mia era vegana. Quando Ginevra si distraeva lei mangiava quelle verdurine croccanti e fragranti che metteva per ornare il piatto e si sentiva meglio. La carne la rivomitava in giardino, in un angolo. Lasciava una montagnola di spezzatino poco masticato per i randagi, quelli si attaccavano a tutto. Mia avrebbe voluto mangiare carote bollite, fagiolini, mais cotto al vapore invece doveva mangiare quella carne disgustosa. Cadaveri. Lei che la natura voleva solo rispettarla, ma la sua padrona no. Era così attenta a darle solo i pezzi migliori, alcuni avevano anche quella goccia di sangue che la nauseava. Una volta aveva provato a non mangiare ma era stata spedita in clinica attaccata a una flebo che l’aveva fatta stare malissimo. Mia sognava di reincarnarsi in un brutto animale e masticare solo foglie.
Bottone sarebbe volentieri andato da uno psichiatra e se fosse stato un umano avrebbe preso Prozac tre volte al giorno. Ogni giorno era una trappola in più, ogni giorno vedeva i suoi topi scorrazzare per i giardini dei vicini e non riusciva a catturarli. Quanto era tenera la carne di topo dopo avergli fatto venire un infarto. Erano ricordi che teneva per sé a chi poteva mai raccontarli. Si faceva le unghie su tutte le poltrone di casa, faceva la pipì sul cuscino di Benedetta e si metteva in braccio alla sua padrona solo per sentirla borbottare come una pentola di fagioli. Voleva renderle le notti un inferno e ci riusciva benissimo, ma ogni giorno era una rete in più che compariva perché nella vecchia era comparso un buco. Se Ringo il disabile, Mia la vegana e Bottone il frustrato si fossero incontrati avrebbe riscritto la storia dei gatti di casa. Lo avrebbero fatto, ma abitavano agli antipodi della città, non c’erano mezzi di diffusione stabili. Mia non parlava con i randagi, nessuno sapeva del suo problema. Camminava con la coda sempre ben dritta e rimaneva nel suo territorio. Ringo non usciva mai, non sapeva neanche come potesse essere fatto un giardino, un balcone. Bottone era in gabbia. Sapeva esattamente cosa c’era fuori da tutte quelle reti ma non gli era permesso uscire e quando ci riusciva, la punizione era troppo lunga e la vecchiaia troppo vicina. Ma se insieme si fossero trovati allora avrebbero certamente detto che non sono tutte rose e fiori per i gatti di casa e forse a volte è meglio vivere da randagi che da castrati in un appartamento.

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Nils Desperandum
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Re: Avevano tre gatti-racconto a tema non di genere

31/01/2018, 0:04

samy74,
davvero un'idea interessante. Adoro sia l'idea di capovolgere le prospettive che i gatti in generale e quindi partiamo già benissimo. Detto questo, credo ci siano alcuni problemi seri in questo racconto, primo fra tutti il fatto che manca un po' di energia.
Da un lato, la storia delle tre ragazze è un po' lunga, ci sono delle belle descrizioni e si vede lo sforzo di cercare di creare dei personaggi completi, ma ho la sensazione che tu l'abbia allungata un po' troppo. Man mano che si legge, rallenta sempre di più.
Dall'altro lato, la parte dei gatti è un po' piatta. Nella prima frase hai già rivelato tutto quello che c'è da dire sui tre gatti, da lì alla fine non ci sono praticamente sorprese o caratterizzazioni d'effetto. In alcune parti è pure ripetitivo. Con tutto quello che ci si poteva inventare su dei gatti che guardano il mondo degli umani, mi sarei aspettato di più. Inoltre c'è qualche incoerenza: l'idea che il gatto non sappia come si chiamano le cose degli umani è un classico, ma nella stessa frase non sa cosa sono sapone e schiuma ma sa cosa sono i calcoli renali. Perché?
In ultima istanza, è un'idea bellissima e sono convinto che sintetizzando, rimescolando e facendosi venire in mente qualche dettaglio originale possa essere sfruttata molto meglio.

Bell'esperimento! o!

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samy74
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Re: Avevano tre gatti-racconto a tema non di genere

31/01/2018, 11:18

E' un timido esperimento, devo rivederlo, ho sfoltito un po' ma devo tagliare qualche parte. grazie del commento

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Gattoula
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Re: Avevano tre gatti-racconto a tema non di genere

10/02/2018, 6:54

Miao!! :)

Sono abbastanza d'accordo con Nils, la parte delle donne è un po' troppo lunga rispetto poi al ribaltamento di prospettiva coi gatti, che è la parte che a noi lettori interessa di più.

Il quadretto che disegni è però come sempre delizioso, molto ben scritto, minuziosamente tornito... Samy è Samy! <3

In quanto amante dei gatti, mi ha parecchio intristito il finale privo di speranze... le aspettative erano di un ribaltamento più frizzante, leggero, in cui come minimo i gatti gliela fanno pagare alle tre donne, o si coalizzano in una cat-revolution! :LOLP: ma questi sono gusti personali, e poi probabilmente non sarebbe più stato un racconto "non di genere" :fiut:


Segnalo refuso: "Si inteneriva solo dai post sugli amici a quattro zampe che avevano bisogno di aiuto. "
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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