Nils Desperandum
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Re: L'Impiccagione

27/01/2018, 15:40

Uhm, sì anche io sono confuso, qual è il problema? (e si riempì avidamente la bocca con una cucchiaiata di crema salata).

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paolino66
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Re: L'Impiccagione

27/01/2018, 16:18

Intanto, ecco una discussione dove si parla della questione:

viewtopic.php?f=54&t=5521&hilit=trapassato

poi, nel forum si trovano altre cose cercando "trapassato".

Il trapassato si usa per esprimere il passato-nel-passato, quindi è necessario per i flashback nelle storie narrate al passato remoto. Il tempo della storia lo si legge nell'ultimo paragrafo: "[...] l'uomo guardò la folla" (il corsivo è mio).

Tutto quello che è "presente" rispetto a questo momento, va al passato remoto. Tutto quello che è precedente, va al trapassato prossimo. Tutto quello che è futuro, al condizionale passato (quindi è corretto, nel paragrafo precedente, "presto sarebbe tutto finito, la morte sarebbe stata rapida", ma SBAGLIATO il successivo "ed era sollevato").

Quello che invece non è azione puntuale, ma che esprime uno stato di cose, resta all'imperfetto (quindi, è giusto l'inizio del sesto paragrafo, "Il prete era un uomo grasso e pesante" - perché se scrivete "Il prete era stato un uomo grasso e pesante", intendete dire che in quel momento, quando arrivò il contadino, già non lo era più: p.es. era dimagrito).

Alla luce di questo (che OCCHIO: NON E' precettistica di scrittura creativa, ma semplice grammatica italiana), si tratta di rileggere il tutto e di provare a riscrivere. Chi lo fa?


Paolino
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Re: L'Impiccagione

28/01/2018, 13:18

Posso dire una cosa? Grazie.
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Re: L'Impiccagione

28/01/2018, 19:19

Grazie mille per i chiarimenti,ho modificato il racconto di conseguenza.
Spero di non aver fatto altri errori... :?

L'Impiccagione

Il sole stava sorgendo quando gli abitanti del paese si riunirono nella piccola piazza, impazienti di assistere al macabro spettacolo che stava per svolgersi davanti ai loro occhi.
Improvvisamente due guardie fecero il loro ingresso scortando un uomo alla cui vista la folla si era dispersa, segnandosi e recitando preghiere in un latino scorretto.
L’uomo alzò lo sguardo sul patibolo che si ergeva sulla piazza come una guglia su una chiesa e perse l’equilibrio, venendo afferrato con malagrazia dai suoi accompagnatori; non era caduto per la paura ma per semplice stanchezza: era rimasto in cella tutta la notte senza chiudere occhio, temendo che Lui potesse visitarlo di nuovo.
La sera prima aveva appena consumato una magra cena dopo una dura giornata di lavoro nei campi quando la luna si era oscurata e un silenzio assoluto aveva invaso la sua casa; il contadino aveva sentito il sangue ghiacciarsi nelle vene e il cuore avvizzire alla vista dell’ospite seduto di fronte a lui, il quale gli proponeva un patto: la sua anima nera come la pece non avrebbe bruciato all’Inferno se lui avesse ucciso il canonico del paese, la cui anima era altrettanto nera.
L’uomo aveva rivisto chiaramente nella sua mente, taglienti come schegge di vetro, brevi momenti della sua vita: le serate passate ad ubriacarsi in taverna con ladri e prostitute, la violenza gratuita contro il suo garzone, le percosse inflitte alla moglie colpevole di essere sterile, sé stesso da bambino mentre veniva violentato dal canonico per assicurare una casa alla sua famiglia che fuggiva dalla guerra…e allora aveva impugnato il forcone e stipulato il patto con il Principe delle Tenebre, le cui labbra si erano distese in un dolce e terribile sorriso.
Si era quindi diretto verso la canonica, aveva sfondato la porta ed era arrivato nella camera della sua vittima la quale, guardandolo negli occhi, aveva visto le porte dell’Inferno spalancarsi e il fuoco bruciare la sua anima per l’eternità ed aveva urlato, pregando ad alta voce e supplicando per la sua vita, ma il forcone lo aveva impietosamente colpito nel ventre grasso e molle, perforando la carne e spingendo il suo flaccido corpo contro il muro.
Il prete era un uomo grasso e pesante ma i muscoli del contadino erano irrobustiti da anni di lavoro nei campi e resi instancabili da una forza diabolica; il forcone aveva così continuato a spingere su e giù il religioso con un movimento preciso e regolare come quello di un pendolo, squarciando la carne e infilzando gli organi, mentre la testa del prete si muoveva prima in alto e poi in basso, a tempo con i vigorosi colpi del suo aguzzino, sputando bava e sangue e osservando con i suoi stessi occhi i rossi zampilli provenienti dal suo ventre, mentre le sue grida si facevano sempre più assordanti, in un crescendo di dolore e disperazione.
L’agonia si era conclusa quando il forcone si era spezzato a metà ed il religioso era rovinato a terra, rantolando ed esalando il suo ultimo respiro; il contadino si era allora seduto sul letto della vittima, in un bagno di sangue e sudore, e così lo avevano trovato le guardie e i paesani accorsi dopo aver udito le urla del canonico.
Non c’era stato alcun processo ma solo una condanna a morte per omicidio: ufficialmente il movente era il furto di qualche oggetto di valore dalla casa del religioso ma coloro che avevano visto la scena del delitto avevano percepito una presenza diabolica in quella stanza, talmente forte da togliere il respiro, e sapevano che la verità era un’altra, ma nessuno di loro avrebbe mai osato dichiararlo pubblicamente: ciò avrebbe richiamato su di loro l’attenzione della Santa Inquisizione, le cui indagini si sarebbero certamente concluse con la “purificazione” dell’intero paese.
Il condannato giunse in cima al patibolo ripensando a ciò e il boia stava sistemando il cappio intorno alla sua testa quando la folla, avendo ritrovato il coraggio con l’avvicinarsi dell’esecuzione, iniziò a bersagliarlo con sassi e pietre, maledicendolo e insultandolo; ma il dolore era nulla rispetto al sollievo che provava in quel momento: presto sarebbe tutto finito, la morte sarebbe stata rapida e si sentì sollevato per essere sfuggito alle crudeli torture dell’Inquisizione, ma soprattutto si ritenne fortunato, anzi benedetto, per aver salvato la sua anima dalle fiamme eterne.
E mentre il cappio si stringeva intorno al collo e la botola si apriva sotto ai suoi piedi, l’uomo guardò la folla e il suo sguardo si fermò su una figura incappucciata che sorrideva al suo indirizzo; guardò nei Suoi occhi neri come pozzi sull’abisso e vide sé stesso tra una cerchia di dannati, nudo e con gli occhi sigillati da fil di ferro rovente, tormentato da demoni che straziavano e scuoiavano la sua carne al cospetto di striscianti mostruosità bramose di affondare le loro disgustose fauci nel suo morbido corpo.
E allora, prima di morire, capì che Egli aveva rispettato il patto: la sua anima non avrebbe bruciato all’Inferno.

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Re: L'Impiccagione

28/01/2018, 21:05

Tutto ciò è molto interessante, grazie anche da parte mia. Concordo, sono questioni di grammatica e prima ci sbattiamo la faccia meglio è. D'altra parte sono meandri grammaticali poco praticati e ci sta essere un po' arrugginiti al riguardo.

Credo che la qualità del racconto stia gradualmente aumentando e più ci lavori e più mi piace. Ho ancora un po' un senso di inforgurgito negli ultimi paragrafi aggiunti di retroscena, ho la sensazione che ci debba essere un modo più elegante di far passare quelle informazioni, ma ho martellato abbastanza su questo aspetto, lascio alla tua sensibilità e magari ai commenti qualcun altro.

Dunque, stando a quanto detto fin'ora, ho i seguenti commenti.

alla cui vista la folla si era dispersa

Qui secondo me ci va "si disperse".

si ergeva sulla piazza come una guglia su una chiesa

Non c'entra coi tempi verbali, ma questa metafora, tecnicamente sensata, secondo me non ingrana con la narrazione. Una metafora qui dovrebbe richiamare qualcosa di negativo e spaventoso, non un qualcosa di neutro se non addirittura esteticamente bello come la guglia di una chiesa.

il quale gli proponeva un patto

"il quale gli aveva proposto un patto"

Il prete era un uomo grasso e pesante

Io qui metterei o: "il prete era stato un uomo grasso e pesante" oppure cambierei soggetto: "Il corpo del prete era grasso e pesante".

e sapevano che la verità era un’altra

Io cambierei in "e sapevano che la verità doveva essere un'altra".

avendo ritrovato il coraggio con l’avvicinarsi dell’esecuzione

Io qui toglierei la spiegazione del perché ritrovano il coraggio, non è necessaria. Io lascerei "avendo ritrovato il coraggio".

o?

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Re: L'Impiccagione

29/01/2018, 11:23

Suggerimento: modificare il testo e poi rileggerlo ad alta voce, in modo da ascoltare l'esito delle modifiche in senso letterale, oltre che metaforico.

La versione "il prete era stato un uomo grasso e pesante" non funziona. Grammaticalmente andrebbe anche bene, ma il significato di quella frase sarebbe che grasso e pesante, il prete lo era PRIMA dell'agguato, in un momento precedente. Funzionerebbe se p.es. ADESSO (al momento dell'agguato) il prete è dimagrito (e se nel testo venisse detto in qualche modo).

Provare per credere.


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Re: L'Impiccagione

29/01/2018, 11:30

Altro argomento: in questo racconto il narratore è onnisciente? Che ne dite?

Paolino
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Re: L'Impiccagione

30/01/2018, 0:19

Grazie mille ad entrambi, presto posterò la versione modificata. :D

paolino66 ha scritto:Altro argomento: in questo racconto il narratore è onnisciente? Che ne dite?

Paolino


Per me il narratore è esterno alla storia ed è comunque onnisciente, visto che conosce perfettamente ciò che sta accadendo, ciò che è accaduto prima e i pensieri e le motivazioni dei personaggi(fatta eccezione per il diavolo,che rimane ambiguo ai fini della narrazione).

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Re: L'Impiccagione

30/01/2018, 17:58

L'ho modificato di nuovo, spero che i tempi verbali siano giusti adesso. :oops:

L'Impiccagione

Il sole era appena sorto quando gli abitanti del paese si riunirono nella piccola piazza, impazienti di assistere al macabro spettacolo che stava per svolgersi davanti ai loro occhi.
Improvvisamente due guardie fecero il loro ingresso scortando un uomo alla cui vista la folla si era dispersa, segnandosi e recitando preghiere in un latino scorretto.
L’uomo alzò lo sguardo sul patibolo che si ergeva minaccioso sulla piazza e perse l’equilibrio, venendo afferrato con malagrazia dai suoi accompagnatori; non era caduto per la paura ma per la stanchezza: aveva infatti passato la notte in cella, senza chiudere occhio, temendo che Lui potesse visitarlo di nuovo, come aveva fatto la sera prima.
Aveva appena consumato una magra cena dopo una dura giornata nei campi quando la luna si era oscurata e un silenzio assoluto aveva invaso la sua casa; il contadino aveva sentito il sangue ghiacciarsi nelle vene e il cuore avvizzire alla vista dell’ospite seduto di fronte a lui, il quale gli aveva proposto un patto: la sua anima nera come la pece non avrebbe bruciato all’Inferno se lui avesse ucciso il canonico del paese, la cui anima era altrettanto nera.
Mentre Lo stava ascoltando avevano risuonato nelle sue orecchie le crudeli percosse inflitte alla moglie per tutta la vita, le sue labbra avevano riassaporato il gusto acido del vino bevuto per anni in compagnia di ladri e prostitute e quando i suoi occhi avevano guardato in quelli dell’Altro aveva visto sé stesso, bambino e innocente, violentato dal canonico per assicurare una squallida casa alla sua famiglia…e allora aveva impugnato il forcone e stipulato il patto con il Principe delle Tenebre, le cui labbra si erano distese in un dolce e terribile sorriso.
Si era quindi diretto verso la canonica, aveva sfondato la porta ed era arrivato nella camera della sua vittima la quale, guardandolo negli occhi, aveva visto le porte dell’Inferno spalancarsi e il fuoco bruciare la sua anima per l’eternità ed aveva urlato, pregando ad alta voce e supplicando per la sua vita, ma il forcone lo aveva impietosamente colpito nel ventre grasso e molle, perforando la carne e spingendo il suo flaccido corpo contro il muro.
Il prete era un uomo grasso e pesante ma i muscoli del contadino erano irrobustiti da anni di lavoro nei campi e resi instancabili da una forza diabolica; il forcone aveva così continuato a spingere su e giù il religioso con un movimento preciso e regolare come quello di un pendolo, squarciando la carne e infilzando gli organi, mentre la testa del prete si muoveva prima in alto e poi in basso, a tempo con i vigorosi colpi del suo aguzzino, sputando bava e sangue e osservando con i suoi stessi occhi i rossi zampilli provenienti dal suo ventre, mentre le sue grida si facevano sempre più assordanti, in un crescendo di dolore e disperazione.
L’agonia si era conclusa quando il forcone si era spezzato a metà ed il religioso era rovinato a terra, rantolando ed esalando il suo ultimo respiro; il contadino si era allora seduto sul letto della vittima, in un bagno di sangue e sudore, e così lo avevano trovato le guardie e i paesani accorsi dopo aver udito le urla del canonico.
Non c’era stato alcun processo ma solo una condanna a morte per omicidio: ufficialmente il movente era il furto di qualche oggetto di valore dalla casa del religioso ma coloro che avevano visto la scena del delitto avevano percepito una presenza diabolica in quella stanza, talmente forte da togliere il respiro, e sapevano che la verità doveva essere un’altra, ma nessuno di loro avrebbe mai osato dichiararlo pubblicamente: ciò avrebbe richiamato su di loro l’attenzione della Santa Inquisizione, le cui indagini si sarebbero certamente concluse con la “purificazione” dell’intero paese.
Ripensando a ciò il condannato giunse in cima al patibolo e, mentre il boia stava sistemando il cappio intorno al suo collo, la folla iniziò a bersagliarlo con sassi e pietre, maledicendolo a gran voce; ma il dolore era nulla rispetto al sollievo che provava in quel momento: presto sarebbe tutto finito, la morte sarebbe stata rapida e si sentiva sollevato per essere sfuggito alle torture dell’Inquisizione, ma soprattutto si riteneva fortunato, anzi benedetto, per aver potuto salvare la sua anima dalle fiamme eterne.
E mentre il cappio si stringeva intorno al collo e la botola si apriva sotto ai suoi piedi, l’uomo guardò la folla e il suo sguardo si fermò su una figura incappucciata che sorrideva al suo indirizzo; guardò nei Suoi occhi neri come pozzi sull’abisso e vide sé stesso tra una cerchia di dannati, nudo e con gli occhi sigillati da fil di ferro rovente, tormentato da demoni che straziavano e scuoiavano la sua carne al cospetto di striscianti mostruosità bramose di affondare le loro disgustose fauci nel suo morbido corpo.
E allora, prima di morire, capì che Egli aveva rispettato il patto: la sua anima non avrebbe bruciato all’Inferno.

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Re: L'Impiccagione

31/01/2018, 16:33

Direi che con i tempi verbali ci siamo.

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