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L'Impiccagione

18/01/2018, 17:13

L'Impiccagione

Il sole era sorto da poche ore e gli abitanti del paese si erano già riuniti nella piccola piazza, impazienti di assistere al macabro spettacolo che stava per svolgersi davanti ai loro occhi, quando due guardie avevano fatto il loro ingresso scortando un uomo alla cui vista la folla si era dispersa, segnandosi e recitando preghiere in un latino scorretto.
L’uomo aveva alzato lo sguardo sul patibolo che si ergeva sulla piazza come una guglia su una chiesa e aveva perso l’equilibrio, venendo afferrato con malagrazia dai suoi accompagnatori; non era caduto per la paura ma per semplice stanchezza: era rimasto in cella tutta la notte, al freddo e al buio, pregando il Signore Onnipotente e non aveva chiuso occhio, temendo che Lui potesse visitarlo di nuovo, proprio come aveva fatto la sera prima.
Aveva appena consumato la sua magra cena dopo una faticosa giornata nei campi quando la luna si era oscurata e un silenzio assoluto aveva invaso la sua casa; il contadino aveva sentito il sangue ghiacciarsi nelle vene e il cuore avvizzire davanti all’ospite seduto di fronte a lui, il quale gli proponeva un accordo i cui termini erano chiari: lui avrebbe ucciso il canonico del paese e in cambio non sarebbe stato privato della vita e, soprattutto, dell’anima.
Era rimasto ammaliato dalla Sua voce e terrorizzato dalle nere profondità dei Suoi occhi e allora aveva impugnato il forcone e accettato lo scambio, perché Egli è il Principe delle Tenebre, Eterno Ingannatore e Corruttore di uomini.
Si era diretto verso la canonica con ancora impressa negli occhi l’immagine del suo ospite, aveva sfondato la porta ed era arrivato nella camera della sua vittima la quale, guardandolo negli occhi, aveva visto le porte dell’Inferno spalancarsi e il fuoco bruciare la sua anima per l’eternità ed aveva urlato, pregando ad alta voce e supplicando per la sua vita, ma il forcone lo aveva impietosamente colpito nel ventre grasso e molle, perforando la carne e spingendo il suo flaccido corpo contro il muro.
Il prete era un uomo grasso e pesante ma i muscoli del contadino erano irrobustiti da anni di lavoro nei campi e resi instancabili da una forza diabolica; il forcone aveva così continuato a spingere su e giù il religioso con un movimento preciso e regolare come quello di un pendolo, squarciando la carne e infilzando gli organi, mentre la testa del prete si muoveva in alto e poi in basso, a tempo con i vigorosi colpi del suo aguzzino, sputando bava e sangue e osservando con i suoi stessi occhi i rossi zampilli provenienti dal suo ventre, mentre le sue grida si facevano sempre più assordanti, in un crescendo di dolore e disperazione.
L’agonia si era conclusa quando il forcone si era spezzato a metà ed il religioso era rovinato a terra, rantolando ed esalando il suo ultimo respiro; il contadino si era allora seduto sul letto della vittima, in un bagno di sangue e sudore, e così lo avevano trovato le guardie e i paesani accorsi dopo aver udito le urla del canonico.
Non c’era stato alcun processo ma solo una condanna a morte per omicidio: ufficialmente il movente era il furto di qualche oggetto di valore dalla casa del religioso ma coloro che avevano visto la scena del delitto avevano percepito una presenza diabolica in quella stanza, talmente forte da togliere il respiro, e sapevano che la verità era un’altra, ma nessuno di loro avrebbe mai osato dichiararlo pubblicamente: ciò avrebbe richiamato su di loro l’attenzione della Santa Inquisizione, le cui indagini si sarebbero certamente concluse con la “purificazione” dell’intero paese.
Il condannato era ormai giunto in cima al patibolo e il boia stava sistemando il cappio intorno alla sua testa quando la folla, avendo ritrovato il coraggio con l’avvicinarsi dell’esecuzione, aveva iniziato a bersagliarlo con sassi e pietre, maledicendolo e insultandolo; ma il dolore era nulla rispetto al sollievo che provava in quel momento: presto sarebbe tutto finito, la morte sarebbe stata rapida ed era sollevato per essere sfuggito alle terribili torture dell’Inquisizione, ma soprattutto si sentiva fortunato, quasi benedetto, per aver rispettato la sua parte dell’accordo, evitando di suscitare la Sua ira e di conoscere la vera paura.
E mentre il cappio si stringeva intorno al collo e la botola si apriva sotto ai suoi piedi, l’uomo guardò la folla e il suo sguardo si fermò su una figura incappucciata che sorrideva al suo indirizzo; guardò nei Suoi occhi neri come pozzi sull'abisso e vide demoni bestemmiare e danzare tra le fiamme e schiere di nudi dannati violentati da indicibili mostruosità infernali, e la visione fu come ferro rovente su carne nuda, come coltello che scuoia la morbida pelle, come lebbra che devasta il volto ed egli, prima di morire, seppe cos'era la vera paura.

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Re: L'Impiccagione

20/01/2018, 19:48

Ciao Staless96,
complimenti per questo racconto molto vivido e crudo, mi è piaciuto. L'atmosfera lugubre e terrorizzante credo ti sia venuta piuttosto bene e la prosa è piacevolmente scorrevole.

Come critica generale vedo un po' un problema di "trazione" del racconto. La prima parte funziona bene perché butta il lettore nel racconto con l'introduzione del personaggio che sta per essere giustiziato ma dalla frase che inizia con "Era rimasto ammaliato" tutto il racconto segue senza più stupire, senza colpi di scena o particolari aspettative. La successiva descrizione dell'omicio è scritta bene ed è suggestiva, quindi la lettura scorre comunque bene lungo questa parte. Il pezzo finale, con la dinamica della "vera paura" l'ho trovato un po' fiacco, mi domando se non potesse essere sfruttato meglio.

Come commenti puntuali ho i seguenti:
Il sole era sorto da poche ore e gli abitanti del paese si erano già riuniti nella piccola piazza, impazienti di assistere al macabro spettacolo che stava per svolgersi davanti ai loro occhi, quando due guardie avevano fatto il loro ingresso scortando un uomo alla cui vista la folla si era dispersa, segnandosi e recitando preghiere in un latino scorretto.

Questo periodo ha un problema di respiro. Alla parola 'svolgersi' ho dovuto tenere duro per riuscire a finire la frase ma quando, dopo 'occhi', non c'era un punto sono svenuto per asfissia :)

Aveva appena consumato la sua magra cena [...]

Secondo me dovresti far capire meglio, da subito, che qui sta partendo un flashback. Dal flusso del testo non si capisce.

il cuore avvizzire davanti all’ospite seduto di fronte a lui

'Davanti' e 'di fronte' sono un po' ripetivi. Io considererei di sostituire quel 'davanti' con un 'alla vista'. Inoltre credo sarebbe stato d'effetto mettere 'ospite' in corsivo.

il quale gli proponeva un accordo

Come nota del tutto personale, il fatto che l'accordo sia di fatto un ricatto mi è sembrato un po' un peccato, il concetto di patto col diavolo dà adito a molte opzioni fantasiose. Tuttavia è coerente con la fine del racconto e quindi ci sta. Magari mi sarei aspettato, nonostante la paura riverenziale, un qualche commento del condannato quando scopre di essere stato ingannato su tutta la linea (sempre che io abbia capito il senso del racconto :?).

l’immagine del suo ospite

Come sopra, ci avrei visto bene qui il corsivo su ospite. Rende anche più chiaro di chi stai parlando.

In generale mi è piaciuto molto e come esperimento stilistico lo considererei ben riuscito! o?

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Re: L'Impiccagione

21/01/2018, 19:28

Ti ringrazio molto per il tuo commento, questo è soltanto il mio secondo racconto e sono contentissimo che ti sia piaciuto e che tu abbia apprezzato in particolar modo la scena dell'omicidio. zac
Riguardo alle tue critiche e ai tuoi consigli ti risponderò punto per punto:

-Sono completamente d'accordo per ciò che riguarda il discorso della "trazione" ma in tutta onestà non ho idea di come migliorarlo; per il discorso del finale pensavo magari di sostituire la "vera paura" con una visione dell'inferno,ampliando quella già presente.

1-Quel periodo deve essere "spezzato",hai assolutamente ragione.

2-Anche qui hai ragione,ma come posso introdurre questo flashback?

3-Idem,sostituirò "davanti" con "alla vista".

4-La mia idea era quella di un accordo in piena regola ma ovviamente il diavolo ingannava il povero contadino,il quale era costretto comunque ad accettare per la paura e per il potere ammaliante del diavolo stesso.

5-Qui sono indeciso perchè aggiungere altre parole in corsivo potrebbe risultare ripetitivo e diminuire la potenza espressiva di quelle già presenti...magari le virgolette?

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Re: L'Impiccagione

21/01/2018, 21:05

Discorso "trazione". Questione difficile che anche io sto cercando faticosamente di imparare, quindi prendi i miei suggerimenti come un pensare a voce (ehm tastiera) alta, magari sono tutte fregnacce. Insomma, paliamone.

Esempi di meccanismi che puoi sfruttare secondo me sono: curiosità, immedesimazione e ambiguità. La curiosità funziona per ovvi motivi, se trovi il modo di anticipare qualcosa di interessante, il lettore è curioso di vedere come va a finire. Immedesimazione implica la creazione di un personaggio nel quale il lettore si rivede e quindi è attratto nel seguire le sue sorti; riuscire a far funzionare questo meccanismo però è un po' una magia. Ambiguità è un altro meccanismo che funziona sorprendentemente bene, ovvero introdurre un qualche aspetto del racconto o del personaggio che il lettore non riesce bene a identificare, a stabilire se è bianco o nero, e segue il racconto già solo per vedere davvero di che si tratta; è un po' un misto dei due precedenti meccanismi. Trovare qualcosa che funziona per il tuo racconto (o qualsiasi racconto) è difficile, in fin dei conti è l'arte dello scrittore no? o?

Vediamo se riesco a fare qualche ipotesi, chiaramente possono implicare cambiamenti ad altre parti del racconto a supporto:
  • Il condannato in verità pensa di aver avuto la meglio sul diavolo, accettando un patto che lo favoreggia e il lettore è incollato fino alla fine per la curiosità di sapere come sia possibile che il contadino la pensi così - chiaramente ci va una pensata per giustificare questa cosa e rivelarla solo alla fine (voleva già far fuori il canonico per un qualche torto subito e dover morire è nulla in confronto al piacere di aver fatto fuori il canonico? magari il patto gli da qualcosa di necessario a completare l'operazione, come forza o coraggio?)
  • cosa analoga, il condannato è inaspettatamente contento di morire - magari voleva già togliersi la vita ma aveva paura di farlo perché non voleva finire all'inferno, e quindi il patto col diavolo lo ha fatto contento... (ovviamente rimanendo fregato all'ultimo?)

Introduzione del flashback. Secondo me basta qualcosa di semplice come:
[...] temendo che Lui potesse visitarlo di nuovo.
La sera prima aveva appena consumato la sua magra cena [...]

L'accordo è:
lui avrebbe ucciso il canonico del paese e in cambio non sarebbe stato privato della vita e, soprattutto, dell’anima.

Correggimi se sbaglio ma a me sembra una riscrittura di "fai quello che ti dico o muori". A me non sembra un patto ma un'estorsione. Un patto è "tu fai questo per me e io faccio quello per te". Qui ci vorrebbe una genialata, un qualcosa che risolva sia il problema del patto che di introdurre una falsa sensazione di vittoria nel condannato. Tipo un patto formulato in modo tale che il condannato pensa di averci guadagnato ma poi alla fine si rivela una trappola e il condannato se la prende nel :shock:. Esempio cretino: il diavolo lascia intendere che il canonico è una persona ripugnante e andrà "dove merita", in cambio il contadino andrà "dal lato opposto". Però il canonico va in paradiso, cosa ripugnante per il diavolo, e il contadino finisce all'inferno.

Concordo sulla questione corsivo, potrebbe diventare ripetitivo... io personalmente terrei piuttosto "ospite" corsivo e toglierei qualche altro soprannome. Questione di gusti qui, comunque niente di particolarmente grave.

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Re: L'Impiccagione

25/01/2018, 15:09

L'ho modificato così:

L'Impiccagione

Il sole era sorto da poche ore e gli abitanti del paese si erano già riuniti nella piccola piazza, impazienti di assistere al macabro spettacolo che stava per svolgersi davanti ai loro occhi; improvvisamente due guardie avevano fatto il loro ingresso scortando un uomo alla cui vista la folla si era dispersa, segnandosi e recitando preghiere in un latino scorretto.
L’uomo aveva alzato lo sguardo sul patibolo che si ergeva sulla piazza come una guglia su una chiesa e aveva perso l’equilibrio, venendo afferrato con malagrazia dai suoi accompagnatori; non era caduto per la paura ma per semplice stanchezza: era rimasto in cella tutta la notte senza chiudere occhio, temendo che Lui potesse visitarlo di nuovo.
La sera prima aveva appena consumato una magra cena dopo una dura giornata di lavoro nei campi quando la luna si era oscurata e un silenzio assoluto aveva invaso la sua casa; il contadino aveva sentito il sangue ghiacciarsi nelle vene e il cuore avvizzire alla vista dell’ospite seduto di fronte a lui, il quale gli proponeva un patto: la sua anima nera come la pece non avrebbe bruciato all’Inferno se lui avesse ucciso il canonico del paese, la cui anima era altrettanto nera.
L’uomo si ricordò delle notti passate nella taverna del paese ad ubriacarsi e a giocare d’azzardo in compagnia di prostitute e ladri; rivide chiare nella sua mente le percosse inflitte da ubriaco alla moglie morta senza dargli figli, colpevole di essere l’unico sfogo del marito per una vita di soprusi da parte dei suoi padroni, nobili feudatari che avrebbero potuto farlo morire di fame con un solo gesto.
Comprese dunque di poter salvare la sua anima peccatrice ad un prezzo ridicolo: la morte dell’uomo che l’aveva umiliato abusando di sua moglie col ricatto poiché non erano stati in grado di pagare le sempre più esose decime; l’avrebbero sicuramente giustiziato, ma cos’era la morte in confronto alla dannazione eterna?
E allora aveva impugnato il forcone e stipulato il patto con il Principe delle Tenebre, le cui labbra si erano distese in un dolce e terribile sorriso.
Si era quindi diretto verso la canonica, aveva sfondato la porta ed era arrivato nella camera della sua vittima la quale, guardandolo negli occhi, aveva visto le porte dell’Inferno spalancarsi e il fuoco bruciare la sua anima per l’eternità ed aveva urlato, pregando ad alta voce e supplicando per la sua vita, ma il forcone lo aveva impietosamente colpito nel ventre grasso e molle, perforando la carne e spingendo il suo flaccido corpo contro il muro.
Il prete era un uomo grasso e pesante ma i muscoli del contadino erano irrobustiti da anni di lavoro nei campi e resi instancabili da una forza diabolica; il forcone aveva così continuato a spingere su e giù il religioso con un movimento preciso e regolare come quello di un pendolo, squarciando la carne e infilzando gli organi, mentre la testa del prete si muoveva prima in alto e poi in basso, a tempo con i vigorosi colpi del suo aguzzino, sputando bava e sangue e osservando con i suoi stessi occhi i rossi zampilli provenienti dal suo ventre, mentre le sue grida si facevano sempre più assordanti, in un crescendo di dolore e disperazione.
L’agonia si era conclusa quando il forcone si era spezzato a metà ed il religioso era rovinato a terra, rantolando ed esalando il suo ultimo respiro; il contadino si era allora seduto sul letto della vittima, in un bagno di sangue e sudore, e così lo avevano trovato le guardie e i paesani accorsi dopo aver udito le urla del canonico.
Non c’era stato alcun processo ma solo una condanna a morte per omicidio: ufficialmente il movente era il furto di qualche oggetto di valore dalla casa del religioso ma coloro che avevano visto la scena del delitto avevano percepito una presenza diabolica in quella stanza, talmente forte da togliere il respiro, e sapevano che la verità era un’altra, ma nessuno di loro avrebbe mai osato dichiararlo pubblicamente: ciò avrebbe richiamato su di loro l’attenzione della Santa Inquisizione, le cui indagini si sarebbero certamente concluse con la “purificazione” dell’intero paese.
Il condannato era ormai giunto in cima al patibolo e il boia stava sistemando il cappio intorno alla sua testa quando la folla, avendo ritrovato il coraggio con l’avvicinarsi dell’esecuzione, aveva iniziato a bersagliarlo con sassi e pietre, maledicendolo e insultandolo; ma il dolore era nulla rispetto al sollievo che provava in quel momento: presto sarebbe tutto finito, la morte sarebbe stata rapida ed era sollevato per essere sfuggito alle crudeli torture dell’Inquisizione, ma soprattutto si sentiva fortunato, anzi benedetto, per aver salvato la sua anima dalle fiamme eterne.
E mentre il cappio si stringeva intorno al collo e la botola si apriva sotto ai suoi piedi, l’uomo guardò la folla e il suo sguardo si fermò su una figura incappucciata che sorrideva al suo indirizzo; guardò nei Suoi occhi neri come pozzi sull’abisso e vide sé stesso tra una cerchia di dannati, nudo e con gli occhi sigillati da fil di ferro rovente, tormentato da demoni che straziavano e scuoiavano la sua carne al cospetto di striscianti mostruosità bramose di affondare le loro disgustose fauci nel suo morbido corpo.
E allora, prima di morire, capì che Egli aveva rispettato il patto: la sua anima non avrebbe bruciato all’Inferno.

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Re: L'Impiccagione

25/01/2018, 22:56

Ecco, ottime idee. Mi piace sia come hai aggiustato il patto che la fine, dove si vede l'aspetto diabolico della cosa. Ora, secondo me, ti rimane solo più un problema di stile. Il racconto è molto 'visivo', le varie descrizioni ti trascinano dentro la scena, il che è molto bello. Le parti che hai aggiunto in cui racconti il retroscena però sono dense di informazioni e tendono a fare un po' da infogurgito, astraendo il lettore.

La sfida che ti porrei è di trasformare tutte le informazioni compresse qui:
L’uomo si ricordò delle notti passate nella taverna del paese ad ubriacarsi e a giocare d’azzardo in compagnia di prostitute e ladri; rivide chiare nella sua mente le percosse inflitte da ubriaco alla moglie morta senza dargli figli, colpevole di essere l’unico sfogo del marito per una vita di soprusi da parte dei suoi padroni, nobili feudatari che avrebbero potuto farlo morire di fame con un solo gesto.
Comprese dunque di poter salvare la sua anima peccatrice ad un prezzo ridicolo: la morte dell’uomo che l’aveva umiliato abusando di sua moglie col ricatto poiché non erano stati in grado di pagare le sempre più esose decime; l’avrebbero sicuramente giustiziato, ma cos’era la morte in confronto alla dannazione eterna?

in qualcosa di sintetico e visivo; non so se ti serve un altro flashback o se magari puoi tagliare o spargere un po' di queste informazioni altrove, ma nel flusso del racconto è un po' un nodo da mandar giù. Capisci cosa intendo?

Sarebbe carino sentire il parere di qualcun altro qui, perché io rischio di aver visto il racconto troppo da vicino adesso e magari ho perso un po' di obiettività.

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Re: L'Impiccagione

26/01/2018, 23:53

Ti ringrazio ancora e ti do di nuovo ragione...adesso vedrò di inventarmi qualcosa. o-

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Re: L'Impiccagione

27/01/2018, 6:37

Nils Desperandum ha scritto:
Aveva appena consumato la sua magra cena [...]

Secondo me dovresti far capire meglio, da subito, che qui sta partendo un flashback. Dal flusso del testo non si capisce.

Non si capisce, perché sono sbagliati i tempi verbali dei due paragrafi precedenti.

Vi propongo un esercizio: correggerli. A quel punto tutto sarà più chiaro.

OCCHIO - e lo metto in maiuscolo: errori di questo tipo hanno lo stesso status di quello dell'aspirante pasticciere che nella crema mette il sale al posto dello zucchero.

(si dice "pasticciere" o "pasticcere"?? Aiuto...)


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Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.

(G. Galilei)

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Re: L'Impiccagione

27/01/2018, 12:02

Un bel corso di pasticceria per tutti o almeno a chi serve. A me serve sicuramente. Vado a comprare il camice (o le camicie?). :fiut:
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: L'Impiccagione

27/01/2018, 13:28

paolino66 ha scritto:
Nils Desperandum ha scritto:
Non si capisce, perché sono sbagliati i tempi verbali dei due paragrafi precedenti.

Vi propongo un esercizio: correggerli. A quel punto tutto sarà più chiaro.




Paolino


Posso chiederti perchè sono sbagliati e come andrebbero corretti? Devo portare i verbi dei primi due paragrafi dal trapassato prossimo al trapassato remoto oppure devo portare tutti i verbi del flashback al trapassato prossimo e lasciare invariati gli altri verbi?
Scusami ma sono veramente alle prime armi in fatto di scrittura(e anche per questo non mi faccio problemi ad assillarvi :LOLP: ).

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