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MasMas
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Cuoio e giada

04/01/2018, 14:23

Ecco il racconto per la sfida dell'immagine non solo in versione originale, ma anche ritoccato e allungato. Ci macino sopra da settimane e sono ancora pieno di dubbi, a partire dal titolo. Boh ditemi cosa ne pensate.

Kojiro uscì sulla strada davanti al sushi bar di famiglia, fregando le mani nel grembiule. Guardò a destra e a sinistra, notò un’ombra sparire nel vicolo sul lato del locale, tra i palazzoni diroccati, e corse fin là.
Strinse gli occhi per vedere nel buio. Lo smog, onnipresente nel 2090, pizzicava le narici. Gli ideogrammi sui muri indicavano quello come territorio della banda Shimizu. Imprecò tra le labbra: si stava per cacciare in un guaio, per seguire un bel culo.
Ancheggiava dentro al vicolo, il culo, fasciato in pantaloni di pelle lucida su stivali col tacco. Sopra, solo un top che lasciava scoperta la schiena, la cascata di capelli corvini a coprire tatuaggi.
La donna andava verso una motocicletta della Higuchi custom motors Inc. parcheggiata poco oltre, un modello Kaminari modificato in stile occidentale, il cupolino anteriore a forma di teschio.
Di schiena sembrava una straniera, una gaijin come la moto. Il volto invece rivelava occhi dal taglio a mandorla, bocca sottile dalla curva morbida, guance rosate: senza dubbio un’orientale dell’Impero di Sekai, come lui. Solo le iridi viola dovevano essere un’alterazione cosmetica.
Era una settimana che quella veniva al bar a lanciare occhiate ai soliti quattro viaggiatori indaffarati. Beveva qualcosa poi se ne andava. Mamma l’aveva redarguito sul fatto che donne così erano buone solo per spillare soldi e portare guai. Si acquattò contro il muro e si diede dell’idiota per aver avuto l’idea di seguirla.
Eppure qualcosa lo teneva lì, ipnotizzato. A parte il culo. Non afferrò cosa fosse finché lo superò una folata di freddo e alcool.
Certo: quel vecchio, il pomeriggio, prima dell’arrivo della centaura. Era entrato portandosi dietro il gelo. Kimono all’antica, curvo e rugoso, capelli lunghi grigi. Aveva parlato con papà e se n’era uscito, col suo puzzo di sakè. Era lì per lei. O forse il contrario.
Si guardò intorno, nel vicolo c’era solo la donna, ma lo stesso gridò: “Attenta!”
Quella si girò e corrugò la fronte. Gli occhi viola si accesero emettendo luce, una linea olografica scandagliò da un muro all’altro, a mezza altezza. La luce delineò il profilo di Kojiro, ma ne disegnò anche uno al centro del vicolo.
Un alone, prima invisibile, divenne più nitido mentre avanzava verso la centaura. Agitava appendici, da cui lanciò schizzi rossastri contro la donna. Quella rotolò di lato e li schivò.
L’entità finì di apparire: un kimono e capelli lunghi svolazzanti senza peso sul corpo che spariva nel nulla verso terra. Quel vecchio ora era uno spettro. Sibilò: “Morte. Potere ad Akuma.” allungò le mani scheletriche e le unghie si staccarono schizzando ancora verso la motociclista, scie rosso sangue.
Lei fece di nuovo una capriola, tornando accanto alla moto, poi puntò la mano a mo’ di pistola. Dalla punta del dito uscì una canna di metallo, un sibilo e decine di schegge lucenti colpirono il fantasma. Punti luminosi segnarono dove la consistenza come di carta secca si squarciava. Quello gridò: “Ahhh!”
La donna grugnì un: “Uh!” e saltò fino alla moto. Sganciò da sotto la sella una katana in un fodero nero venato di giada.
Lo yokai rimase un momento immobile, mentre i punti lucenti si chiudevano, poi sibilò: “Acciaio, aghi o lame che siano: inutili, lo sai.Vieni con me.” e avanzò.
La centaura sfoderò la spada, uno tsuba a forma di mon del crisantemo imperiale a proteggere le mani: “Invece tornerai da solo tra il sudiciume da cui provieni.” I tatuaggi sulle braccia si illuminarono di energia verde, che si propagò fino alla lama.
Il fantasma si fermò: “Dannata.”
La donna fulminò l’entità con un fendente da spalla a fianco, tagliandola come un foglio. Le metà svanirono.
Fece un accenno d’inchino all’avversario, ma la bocca si arricciò di disgusto. Reinfoderò, ripose l’arma, montò in sella, accese la moto e si voltò per uscire dal vicolo.
Kojiro perse un battito del cuore. C’era solo lui adesso, lì all’uscita. Aveva ucciso lo yokai, certo, ma una samurai-ko come quella poteva essere capace di qualunque cosa. Si acquattò al muro tentando di sparire, magari l’avrebbe ignorato.
Invece la donna gli puntò quei due occhi viola dritto in faccia. Fece avanzare la moto a passo d’uomo, un metro alla volta lo raggiunse. Le labbra morbide ora dure come acciaio, quel volto candido ora rigida porcellana. Le iridi viola ronzavano ruotando, allargando e stringendo le pupille.
Kojiro trattenne il respiro. Avrebbe magari dovuto fare qualcosa, ma non riuscì nemmeno a farfugliare.
Fu lei a parlare: “Ragazzo, cosa ci fai qui?”
Tentò di impastare la bocca con quel po’ di saliva che era rimasta: “Stavo… sono venuto… il vecchio…”
“Lo conoscevi?”
“Io? No. Oh… sì, era al bar.”
La donna sollevò un angolo della bocca: “E capita spesso, al bar, gente che svolazza a mezz’aria?”
“No signora. Ecco… non svolazzava. Sembrava un vecchio, ubriaco, cercava qualcuno. Quando l’ho vista ho pensato che, forse lei... allora l’ho seguita…”
“Mi guardavi il culo?”
Kojiro deglutì. Non disse nulla, sentì il volto avvampare.
La samurai-ko strinse le palpebre: “Ti faccio paura?”
Si sforzò di rispondere: “N… s… se… ma…”
La donna prese la katana e la cacciò sotto il naso di Kojiro. Ne sfilò mezza lama dal saya, lentamente, mentre il ragazzo guardava sull’acciaio il riflesso dei suoi occhi sgranarsi.
“Sai cos’è questa?”
Kojiro si costrinse a non tremare prima di parlare: “Una katana.”
La samurai-ko incurvò in giù la bocca: “Questa è la mia anima, il simbolo della mia fede nel bushido e del mio impegno per l’imperatore e per tutto il suo popolo. Credi con questa potrei fare male a un innocente?”
“No, no di certo.”
Reinfoderò la lama: “Ti spaventano i miei modi, i miei tatuaggi eretici. Attingono all’energia oscura del sangue, giusto? Ti spaventa il mio aspetto, poco consono a un samurai. Certo lo yokai era molto più tradizionale.” Non attese risposta, ma la bocca tornò a un mezzo sorriso: “Bene ragazzo, grazie per avermi avvertita in tempo. Un’altra volta però, se ti capiterà qualcuno strano, avverti subito.” Prese da una tasca sul serbatoio un biglietto e lo mise in mano a Kojiro: “Quando ti sarai ripreso, chiamami, dobbiamo parlare meglio di quel fantasma.”
Poi mise le mani sul manubrio, diede un colpo di acceleratore e gli fece l’occhiolino. Partì.
Kojiro riprese a respirare, rimase appoggiato al muro, le gambe ancora molli. Guardò il biglietto. Un contatto di chat e il nome della società: Mushigume imperial inquisition.
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Re: Cuoio e giada

08/02/2018, 20:32

il racconto è un crescendo mi piace come sono state dosate le informazioni. Il finale si assapora molto bene. Il titolo sembra azzeccato ma sai io sui titoli ci penso tantissimo.

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Re: Cuoio e giada

10/02/2018, 6:37

Ooohhhh, bello! Così ci piace!! o?

Ti segnalo solo due cose (a parte qualche refuso... reinfoderò o rinfoderò? ;) )

"Si guardò intorno, nel vicolo c’era solo la donna, ma lo stesso gridò: “Attenta!”"
Qui sembra che "attenta" lo gridi il vecchio, e che il fantasma sia una 4° persona tra il vecchio e la samurai-ko.
Forse girando la frase "gridò lo stesso" (altrimenti "lo stesso" può suonare come pronome), ma visto che nel paragrafo precedente parli del vecchio, qui non ci starebbe male riportare il focus sul ragazzo... qualcosa tipo "il ragazzo si guardò intorno, nel vicolo c’erano solo il vecchio e la donna, e d'istinto gridò: “Attenta!” oppure "il ragazzo Si guardò intorno, nel vicolo c’era solo la donna, ma la presenza del vecchio lo inquietava e gridò: “Attenta!” oppure quel che credi meglio tu :D

L'altra cosa che ti segnalo è che... i punti esclamativi esistono! :LOLP: non se ne deve abusare quanto me, ma ogni tanto si possono usare :-p
Se uno zombie viene smaciullato dall'inquisizione imperiale, oh!, sarà almeno un po' incazzato? Quel "Dannata." stona come se si fosse messo a bere un succo di frutta ;-) :lol:
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Re: Cuoio e giada

12/02/2018, 16:35

MasMas,
mi piace molto l'atmosfera di questo racconto. E' proprio nelle mie corde e vorrei tantissimo leggere di più su questa ambientazione.

Personalmente ho queste osservazioni da fare:
  • L'uso del giapponese: secondo me sei caduto nel rischio di utilizzare una lingua straniera, ovvero che se per caso il lettore non è familiare con quella lingua (e specie col giapponese è una cosa che puoi dare per scontata) tutte le parole che usi resteranno incomprese e, se non usi qualche artificio per farne dedurre il significato, creeranno un problema di comprensione del testo. Mi riferisco specialmente a tsuba, mon e il ko di samurai-ko. Yokai è in qualche modo circostanziato verso la fine ma visto che è una parola usata più volte e descrive un personaggio importante, tiene un po' in sospeso e comunque non è mai ben spiegata. Per quanto io ami i riferimenti di questo tipo, credo ci sia un problema di scorrevolezza.
  • Altra cosa che ho notato è il dialogo, ho trovato un po' autoreferenziale il fatto che la samurai sia saltata subito alla conclusione che Kojiro l'abbia seguita per guardarle il culo. Credo funzionerebbe meglio una domanda indiretta come "Ti piaccio?", che seguita poi da "Ti faccio paura?" mi sembra suonare bene.
  • Non è ben chiaro cosa voglia lo yokai dalla samurai. Io cercherei una frase ad effetto che lasci indendere cosa sta succedendo tra i due. Quel "Vieni con me" l'ho trovato un po' ambiguo.
  • Alla fine, il riferimento all'inquisizione si capisce meglio se al lettore è chiaro cosa sia uno Yokai anziché, nell'ignoranza, non si trovi a pensare che si tratti di un qualcosa di specifico dell'ambientazione che hai inventato e resti un po' incerto su cosa sta succedendo.

Racconto molto promettente! Voglio sapere di più!!! :LOLP:

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Gattoula
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Re: Cuoio e giada

14/02/2018, 6:54

Nils Desperandum ha scritto:
[*]Altra cosa che ho notato è il dialogo, ho trovato un po' autoreferenziale il fatto che la samurai sia saltata subito alla conclusione che Kojiro l'abbia seguita per guardarle il culo. Credo funzionerebbe meglio una domanda indiretta come "Ti piaccio?", che seguita poi da "Ti faccio paura?" mi sembra suonare bene.

No no, il riferimento al guardarle il culo è perfetto così :LOLP:
Se una donna non solo è strafiga ma è anche una combattente, (ed è in un vicolo di notte e ha appena ammazzato uno zombie) e si trova davanti un pischelletto, non gli chiederebbe mai "ti piaccio?", è troppo debole, di apertura: chiedergli se le sta guardando il culo è più "aggressivo", autoritario, diretto... una sorta di "è ovvio che ti piaccio ma non ti azzardare ad avvicinarti" :LOLP:

Oh, bello iniziare la giornata con questi discorsi! :LOLP:
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Re: Cuoio e giada

19/02/2018, 23:07

Per carità, la mia era un'idea, chiaramente ci sta che la donna vada al sodo. La mia osservazione era sul fatto che quei due punti del racconto in cui compare la parola "culo" a me risuonano come una ripetizione. Vengono da due "voci" diverse ma entrambe vanno a finire nello stesso posto con lo stesso modo di parlare.
  • Imprecò tra le labbra: si stava per cacciare in un guaio, per seguire un bel culo.
  • “Mi guardavi il culo?”
Io cambierei almeno una delle due, tutto lì.

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