Zero
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Albero di Natale - Parte 4

23/12/2017, 9:28

Si voltò e sparì in camera da letto.
- Mi dispiace... - sussurrò mia madre. La ignorai e ritornai in cameretta.


Due giorni dopo mio padre ci aveva chiamato per uscire. Quando era entrato nell'auto aveva sbattuto la portiera ma per il resto del viaggio non successe granché ed eravamo rimasti in silenzio.
I miei zii abitavano in campagna. Avevano un cane e un pezzo di terra che in estate si riempiva di lattuga, pomodori e cespugli di rosmarino. Avevano pregato anni per un figlio che non arrivò mai ed erano invecchiati nella solitudine della grande casa a due piani.
Fedeli a Dio e a tutto ciò che lo riguardasse, avevano quadri di Gesù e puttini ovunque, persino sopra il camino scoppiettante del salotto c'era l'immagine di Maria che sorrideva con un rosario fra le mani giunte in preghiera.
Da dietro la cancellata del giardino c'era venuta incontro zia Gesualda. Era la controfigura bionda e in carne di mia madre, tranne per quella sua fissa per la religione.
- Per l'amor di Dio siete arrivati - ci aveva salutato spalancando il cancello di ferro.
Eravamo entrati nel vialetto e avevamo parcheggiato l'auto poco più avanti.
- Il meteo diceva che avrebbe fatto bufera ma ringraziando il Signore sembra che il tempo abbia retto - aveva cinguettato sfregandosi le mani mentre salivamo le scalette d'ingresso.
In casa ci accolse l'odore del ragù che aleggiava nella stanza e il crepitio del fuoco nel caminetto. La televisione era accesa sull'immagine di un uomo pelato: leggeva da un gobbo e scandiva parole con melensa lentezza, come se stesse parlando a una platea di celebrolesi.
Seguii mia madre e zia Gesualda in corridoio mentre mio zio Arnold era rimasto in salotto con mio padre e a disquisire opinioni calcistiche:
- Non ce la faranno nei quarti di finale...Ormai gli umori sono bassi e la squadra non ha più la stessa motivazione - Stava dicendo con un tono di voce che ricordava i telecronisti sportivi.-
Noi donne eravamo in bagno.
Gesualda mi prese in braccio e mi fece sedere sulla lavatrice, poi da un cassetto sotto la specchiera tirò fuori un astuccetto. Ci infilò una mano, prese un rossetto e ne sfilò il tappo. Era verde acido.
Appoggiò la pancia morbida sul lavandino, si avvicinò il volto allo specchio e passò la tinta sulle labbra; sgranai gli occhi quando si dipinsero di rosso porpora anziché verde, ma non dissi nulla perché si percepiva un silenzio strano.
Mia madre osservava il riflesso della zia e come se non avesse saputo cos'altro fare, aveva giocarellato con una ciocca di capelli e se l'era portata dietro l'orecchio.
- Cos'hai lì? - chiese mia zia interrompendo la seduta di trucco e fissando un punto sul collo di mia madre.
- Niente. L'altro giorno ho sbattuto sulla porta di casa...Penso che ho la pelle così delicata che basterebbe soffiarci sopra per creare qualche livido -
- Per l'amor di Dio, non penserai mica che creda a queste stupidaggini... - Si voltò e si sedette sulla tavoletta abbassata del bagno.
- Tesoro, ascoltami. Siamo tutte pecorelle di Cristo. Può succedere di perdere la via e cedere al volere del malefico ma l'importante è pregare e tornare sulla strada giusta -
Allungò la schiena e prese la mano a mia madre:
- Io ho solo quello che vedi ma...Insomma...Se hai bisogno sappi che io e Arnold ci siamo. La nostra casa è anche la tua. -
Ci fu qualche secondo di silenzio. Io presi il rossetto magico lasciato sul lavandino e lo passai sulla mano. Si creò un segno rosso.
Le spalle di mia madre presero a sussultare incontrollate, poi le piombarono a peso morto sui fianchi e la sentii abbandonarsi in un pianto sommesso.
Disse soltanto:
- Io non...Io...Non ce la faccio più...Ho bisogno di aiuto -
Sulla piazza aveva ricominciato a nevicare.
"Sono già passati vent'anni..."avevo pensato seduta sulla panchina impregnata d'acqua.
Avevo portato il naso all'insù guardando i fiocchi di neve scendere dal cielo. Mia zia li chiamava 'piume d'angelo'.
Presa dai ricordi, non mi ero accorta della palla di neve che era sfrecciata verso di me. Mi aveva colpito sul collo e un brivido era percorso per tutta la schiena.
-Colpita!- Aveva urlato mio figlio che usciva dal negozio di giocattoli mano nella mano di mio marito.
Feci per alzarmi dalla panchina.
- Ti do tre secondi per scappare e poi...Uno...- Il bambino era già fuggito via. Aveva alzato le braccia e si era messo a volare intorno all'albero di Natale.
Mio marito si era avvicinato a me e aveva sussurrato:
- Amore...C'è tuo padre...- Avevo socchiuso gli occhi.
Dall'altro lato della piazza, un vecchio barbuto teneva una birra dal collo e si aggrappava malamente a una cassetta postale.
Aveva lanciato la bottiglia contro un gatto che passeggiava sul marciapiede, quello aveva fatto una serie di miagolii e si era nascosto sotto l'albero motore di una macchina lì vicino.
- Non sarebbe il caso di andare a... - Aveva cominciato a dire mio marito.
- Lo ha deciso lui. È rimasto da solo come voleva. - avevo risposto seccando la proposta sul nascere.
Mio figlio era tornato con le braccia alzate simulando il suono di un aereo con la bocca.
- Mamma, che guardi? -
Lo avevo preso in braccio e gli avevo tirato il cappello di lana fin sotto gli occhi.
- Solo un uomo impiccione -
Lui si era rialzato il cappello sbuffando e poi sgranando gli occhi aveva indicato un punto sul collo.
- Te l'ho fatto io quello?Ma ti fa male? - mi aveva chiesto portando una mano alla bocca.
- No amore non mi hai fatto niente, un po' d'acqua e va via tutto. Lo sai che ho la pelle delicata come la nonna.-
Avevo ripensato a quando mia madre prese la mano offerta di mia zia e avevano sigillato la promessa di una nuova vita. Mia madre, donna forte.
- Ti va di andare dalla nonna stasera? - avevo proposto all'improvviso.
Lui aveva stretto il pugno in segno di vittoria.
- Evvai. Così la zia mi regala i biscotti al cioccolato -
Avrei dovuto fare rimostranze sul fatto di mangiare biscotti prima di cena, invece non so perché ma non avevo detto nulla.
Che male poteva fare infondo, un po' di zucchero e cioccolato per Natale.
Fine.

Per chi è riuscito ad arrivare fino alla fine, oltre a ringraziarlo e a sorprendermi per la santa pazienza e a scusarmi per i toni un po' duri, volevo augurargli buone feste <3

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Re: Albero di Natale - Parte 4

31/12/2017, 17:13

Molto carina la storia (per fortuna che finisce bene).
Non ti sto a dare consigli puntuali perché andrebbe riletto meglio, scusa (per esempio ho notato che in un punto chiama suo figlio "il bambino" quando magari per una madre sarebbe più indicato "Nicola" o come si chiama).

Buon anno! :)
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: Albero di Natale - Parte 4

04/01/2018, 7:02

Credi davvero MasMas? :oops: Il tuo apprezzamento mi rende gioiosa :D .

In effetti nella struttura il finale non doveva essere proprio così, il tuo commento precedente però mi ha fatto riflettere e ho pensato di addolcirlo decisamente ;).
Non so davvero come mi sia sfuggita quella frase sul bambino :lol: e non me ne ero proprio accorta, grazie di avermelo fatto notare <3

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samy74
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Re: Albero di Natale - Parte 4

13/01/2018, 11:15

Il lieto fine lascia un sospiro di sollievo, devo dire che questo racconto a puntate non mi è dispiaciuto, ha creato pathos. ::-<:

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Gattoula
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Re: Albero di Natale - Parte 4

18/01/2018, 7:52

Alla faccia del racconto natalizio! <3
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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