Zero
Pirata
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Pirata o Piratessa: F

Albero di Natale - parte 3

20/12/2017, 0:28

(...)Quando la casa si svuotò osservai mia madre riassettare la cucina ma lei non aveva voglia di parlare. Non l'avevo neanche io.
Me ne tornai in camera e mi tuffai nel letto vestita. Quella notte non c'era verso per cui potessi mettermi a dormire.


Era passata più di un'ora e ancora non prendevo sonno.
All'improvviso il telefono squillò tre volte e mia madre alzò la cornetta mozzando il quarto trillo a metà.
- Pronto? Ah, ciao Arnold. È successo qualcosa? - ci fu un silenzio di pochi secondi.
- Cosa? Che ti ha detto mia figlia? -
La sua voce diventò un sussurro. Mi alzai e schiacciai l'orecchio contro la porta per captare stralci della conversazione, ma sentivo solo un brusio indistinto.
Uscii dalla stanza, strisciai contro la parete e mi appostai dietro l'albero da cui, con la porta del salotto spalancata, vedevo una parte della schiena di mia madre.
- Si, ti dico... E poi sai come sono fatti i bambini Arnold, si inventano di tutto per avere un po' di attenzione... - stava dicendo strofinandosi le dita sul filo del telefono. Avevo stretto i pugni ma ero rimasta al mio posto.
- Si, si che va tutto bene...A pranzo hai detto? -
Mia madre si prese qualche secondo di pausa, poi sospirò e aggiunse:
- ...Non lo so se possiamo venire Arnold. Dovrei chiedere a mio marito...-
Mio zio disse qualcosa dall'altra parte della cornetta, poi mia madre continuò:
- Va bene Arnold...Ti faccio sapere, stammi bene... Sì, anche noi preghiamo per voi...Buonanotte e ancora auguri a te e famiglia. -
Feci dietrofront e tornai nella camera correndo in punta di piedi.
Mi trascinai nel letto, tirai le coperte fin sopra la testa e pensai a quello che avevo appena sentito.
"Ma perché non ha detto la verità? Non le importa di me? Ma mio zio non è come lei..sembra uno buono... Non crederà mai a lei, lui capirà che non sono una bugiarda..." Sbadigliai.
Mi resi conto di non riuscire a ragionare: il calore intorpidiva i pensieri ed ero lontana da tutto là sotto; mi strinsi nella mia grotta-coperta e mi addormentai.
Nevicava.
Mi circondavano urla e risate in una piazza gremita di bambini della mia età. Stavano nascosti dietro a barricate di sacco e giocavano alla guerra senza esclusione di colpi.
Anch'io avevo la mia e schiacciata lì sotto, vedevo sfrecciare sopra la testa palle candide che si schiantavano contro il terreno più avanti.
Raffazzonata un po' di neve, avevo costruito il mio proiettile e lo avevo preso con entrambe le mani. Era una palla lucida e compatta; sarebbe stato un lancio da ricordare.
Al momento giusto, scattai in su e allungai il braccio all'indietro mentre cecchinavo un bambino dall'altra parte della barricata, ma un colpo inatteso mi arrivò sul collo provocandomi un brivido dalla schiena fino alla punta dei capelli. Scoppiai a ridere e mi rintanai nel nascondiglio.
-Colpita!- urlò un bambino alla destra del mio bersaglio.
Ero pronta a rispondere al fuoco, ma la vista parve appannarsi. Cominciai a sentire freddo e mi strinsi i fianchi con le mani.
- Svegliati. - disse un bambino.
- Svegliati - Aprii gli occhi.
La piazza non c'era più. Stavo appallottolata sul letto con le coperte che arrivavano giù ai piedi e mio padre davanti a me in mutande e canottiera.
- Papà...- sbiascicai. Lui non disse niente e prendendomi per il braccio mi portò fuori dalla stanza. Sulla porta c'era mia madre con la sua vestaglia a pois.
- È solo una bambina...- sussurrò. Mio padre gli lanciò un'occhiata, poi mi strattonò e mi portò nel bagno.
- Chiudi la porta - ordinò a mia madre.
- Caro...-
- Ho detto chiudi - eseguì senza altre resistenze.
Lui si sedette al bordo della vasca e mi trascinò in mezzo alle sue gambe.
- Cosa hai detto allo zio Arnold? - Mi chiese con un tono che mi suonava da minaccia.
Non risposi; cercavo di far finta di niente, come se lui non fosse davvero lì, ma gli occhi già mi bruciavano e la vista cominciava a sfuocarsi fra le piastrelle del muro dietro di lui.
Mi prese per il mento costringendomi a guardarlo.
Aveva occhi indemoniati che scrutavano alla ricerca della mia anima. Pensai che se l'avesse trovata, me l'avrebbe presa e stritolata fino a svuotarla. Se fossi stata debole, sarei diventata come la mamma, un guscio vuoto che osservava una porta chiusa.
- Rispondi: cosa hai detto allo zio Arnold? -
Stavo cedendo. Sussultavo mentre le lacrime mi rigavano le guance.
Lui mi afferrò per i capelli e avvicinò la sua faccia alla mia:
- Adesso tu ti calmi e mi rispondi, va bene? -
Strinse la presa dietro la testa e la scosse prima in alto e poi in basso per un paio di volte.
- Non ho detto niente papà - mi riuscì di dire.
Mi scrutò per qualche secondo come per vedere se stessi mentendo, alla fine si alzò e aprì la porta del bagno.
-Vediamo se è vero - disse uscendo fuori.
Mi asciugai la faccia arrossata con l'orlo della manica.
Mia madre stava ancora lì a braccia conserte. Faceva tenerezza con quei capelli in disordine, le gambe tremule e lo sguardo perso nel vuoto.
Mio padre guardò lei, poi osservò me e io non ebbi paura di reggere il suo sguardo.
- Maledetto il giorno in cui vi ho incontrato. Stavo molto meglio senza di voi. - ci disse.
Poi si voltò e sparì in camera da letto.
- Mi dispiace... - sussurrò mia madre. La ignorai e ritornai in cameretta.

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