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Jacopo
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Il freddo

15/11/2017, 18:18

"Quando lo avevano scelto, il vecchio era consunto e stanco e loro appena dei cuccioli.
L'uomo sapeva cacciare, trovare il sentiero, portarli al riparo, e tanto bastava, in quel tempo di gelo perenne, per farlo succedere.
Così l'uomo li aveva guidati e nel freddo delle notti era sempre stato per loro, quello più caldo, il fuoco a cui tornare; ma ora che la morte che braccava li circondava ovunque, non c'era nessun riparo che potesse offrir loro. Nessun calore se non l'ultimo: il tepore della resa.
Si fermò, dunque, e attese.
La donna fu l'unica a tornare indietro mentre gli altri proseguirono. Gli si fece presso e gli disse che era la disperazione a consigliarlo, la paura che era la fine di loro tutti, la miseria traditrice che li fiaccava perennemente. Nemici nella loro testa, e ai consigli dei nemici non bisognava prestar ascolto.
Ma l'uomo sapeva che il brutto e il vero spesso coincidono. Non era forse stato il peggio del vecchio a metterlo lì? Pure, quella era diventata la loro nuova verità, il loro ultimo bene e avevano continuato a marciare, ed erano sopravvissuti, ed avevano difeso il calore.
Sotto il bianco abbacinante di quella foresta innevata, la donna gli ricordò che il vecchio era freddo e stanco, mentre nelle sue vene il sangue correva ancora caldo. Era vero ammise, e per dimostrarlo la attaccò. Non forte abbastanza da ferire la pelle giovane della compagna, ma la violenza dello scatto fu tale da arrestare il gruppo davanti a loro. I cuccioli si voltarono per osservare la scena. Tutt’attorno a loro anche la neve parve fermarsi a mezz’aria e le ossa bianche della foresta, che normalmente si protendevano a graffiare l’aria per stemperarne la severità, ebbene, anch’esse stettero pietrificate come lapidi.
La donna gli si riavvicinò a testa bassa e stavolta l’uomo le disse chiaramente che il rosso sul bianco li vinceva, li svelava alla morte che braccava, sprecava il tepore ereditato, il fuoco custodito. Le chiese placidamente di non gettar via tutto quanto. La donna allora si infervorò e gli ricordò la legge, chi possedeva il fuoco: non l’uomo ma tutti. Nessuno si apparteneva. Lei non stava gettando via proprio nulla, non stava sprecando niente. Lui lo stava facendo.
Un vento forte spazzò il sentiero e tutti rabbrividirono: portava con sé un nuovo freddo, non quello che già giaceva sulle loro carni, ma uno ancor più nero, uno che cantava con la voce della morte che braccava e marciava al tempo dei loro tamburi.
L’uomo esalò un respiro debole e maledì che persino nella resa, l’urgenza della vita non si placava. Guardò la donna e vide che era immobile come i rami sopra di essi; guardò i cuccioli poco avanti: attendevano e tremavano. Bambini, non sapevano che fare e il calore che portavano dentro, che tenacemente custodivano contro il gelo eterno, il calore che lui gli aveva impartito, lo sacrificavano ad ogni brivido.
Non andava bene.
Avevano ancora molto da imparare.
E così, innanzi a loro, l’uomo ammise la giustezza della legge. Nessuno si apparteneva. Il suo sangue era il loro tanto quanto il sangue di ciascuno era anche il suo e ciò detto, affondò le lame nella gola esposta della donna.
Dalla ferita fiottò umore caldo, e un alito di fiamma, e mai gli capitò di pensare che fosse uno spreco. La donna crollò ai suoi piedi e i cuccioli fuggirono via, tiepide schegge contro il gelo che mai li avrebbe abbandonati. Non tutti forse, ma almeno uno avrebbe imparato. Una scintilla poteva bastare.
Il vento si fece più violento ancora, e in esso il canto della morte che braccava più acuto, i suoi tamburi più insistenti. Circondato dalle tenebre che filtravano attraverso i tronchi spogli, ripensò alle leggi e a quanto giuste e spietate fossero.
C'è n’era una per cui il calore sempre si disperdeva e quello perduto mai più si poteva recuperare. Era vera, ora più che mai, eppure riandò con la mente agli anni trascorsi, alle notti in cui avevano comunque goduto del tepore, stretti gli uni agli altri, al fuoco che avevano spartito e difeso e conquistato anche quando il bianco abbacinante del mondo aveva provato a strapparglielo dal ventre. Il calore sempre si sarebbe disperso, eppure il fuoco mai avrebbe smesso di bruciare. Bastava una scintilla. Si bagnò nel tepore del sangue della donna nel più assoluto silenzio e se ne beò per giusto un istante.
Infine la morte che braccava gli fu attorno pronta a straziarlo con i suoi coltelli, a sbranarlo con le fauci, a mostrarne le membra dilaniate a quel gelo eterno che per tutta una vita gli aveva insegnato a scegliere bene il momento in cui arrendersi."
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Re: Il freddo

15/11/2017, 22:06

Salve.
Premetto che a me non piacciono molto i termini altisonanti. Trovo un linguaggio alto e di difficile interpretazione. Inoltre non ho capito proprio la storia. Non so cosa sia successo. Forse sono io che, dato il linguaggio ricercato e quasi volto più alla poesia quasi, che alla narrazione, mi sono persa la storia. Chiedo venia: non ho capito nulla.
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Re: Il freddo

15/11/2017, 22:30

Anch'io, come Titty, ho avuto difficoltà a seguire la fabula. Non mi è per niente chiaro cosa intendessi raccontare, mi sembra che manchino dei riferimenti e delle spiegazioni essenziali. Capisco che questa sorta di mistero probabilmente era voluto e necessario al fine di mantenere un certo clima, ma così facendo secondo me sacrifichi troppo. La ricercatezza del linguaggio (che a me piace molto) rischia di diventare un mero esercizio di stile.

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Re: Il freddo

16/11/2017, 8:16

Bello rivederti da ste parti!
Vado in controtendenza, a me l'atmosfera lugubre e fredda che hai creato piace, si, forse qualche cenno in più a chi sono i bambini, chi è la donna, chi il vecchio avrebbe aiutato, ma l'ho visto più come l'incipit di un romanzo fantasy che come un racconto chiuso. Se c'è un seguito facci sapere ;)
In alcuni punti però perdi il ritmo visivo (ha senso parlare di ritmo visivo? :D ) raccontando invece di mostrare, ad esempio qui:
Jacopo ha scritto:La donna allora si infervorò e gli ricordò la legge

L'infervorarsi della donna potresti mostrarlo attraverso la gestualità, il tono della voce che si altera, eccetera. E magari il discorso diretto sarebbe stato più incisivo.

<|>

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Jacopo
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Re: Il freddo

17/11/2017, 15:42

Diventa più chiaro se cambio il titolo e lo chiaml "I lupi"?
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Re: Il freddo

17/11/2017, 16:05

Ciao Jacopo. Sì, è più chiaro. Aiuta di più la comprensione.
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Re: Il freddo

17/11/2017, 18:40

Jacopo ha scritto:Diventa più chiaro se cambio il titolo e lo chiaml "I lupi"?

Secondo me potresti mantenere il titolo, molto evocativo, avendo solo l'accortezza di sostituire i termini "uomo" e "donna" all'interno del testo. Durante la lettura ho immaginato quasi subito si trattasse di lupi, ma andando avanti sono stata fuorviata dall'uso di quelle parole: è stato allora che la storia si è fatta confusa nella mia testa.

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Re: Il freddo

17/11/2017, 19:50

Concordo con Ella. Comunque complimenti per la forma. Hai un linguaggio molto alto.
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Re: Il freddo

18/11/2017, 20:19

Ola!
Io non avevo capito si trattasse di lupi. O almeno, ho desunto i cuccioli fossero lupi ma uomo e donna no.
Devo ammettere che ho dovuto un po' rileggere alcune parti, ma poi il quadro mi si è chiarito. Per contro l'atmosfera gelida e fatale si permea molto bene.
Le virgolette all'inizio e alla fine immagino non vogliano dire nulla. O no?
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
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Re: Il freddo

24/11/2017, 2:37

Scusa, non ti offendere ma io non ci ho capito nulla. Le immagini confuse e la scrittura pesante, mi hanno portato ad abbandonare il racconto prima della metà.
Sai scrivere senz'altro meglio di me tecnicamente, probabilmente è colpa di alcune mie lacune, ma io non sono riuscita a comprendere niente. :shock:

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