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L'acchiappa nuvole

07/11/2017, 22:11

L’acchiappa nuvole

-Mani in alto. Dammi tutti i tuoi soldi.
-E cosa ci vuoi comprare con i miei soldi?
-Tutte i lecca-lecca, le liquirizie e le meringhe.
-E la cioccolata?
-No, no, non la voglio. Mi fa venire il mal di pancia.
-Invece quei dolcetti, no. Eh?
-Guarda, Sofia!
-Cosa? Emanuele, che cosa?
-Le nuvole.

Se c’era una cosa che calmava Emanuele, erano le nuvole. Guardarle, indicarle, indovinare a cosa sembrassero, a viverle. Oggi siamo usciti fuori dall’istituto, era talmente una bella giornata che non me l’ero sentita di fare lezione in una stanza. Oggi avevamo “il cielo in una stanza” come cantava Gino Paoli e il mio papà. Mentre la cantavo a Emanuele, mi veniva un magone stretto, qui, esattamente qui dove non ti passa l’aria. Le stonature mi riportavano a sorridere. Non credo che Ema mi abbia ascoltato nella mia “performance canora”. Meglio così! Emanuele era il più critico tra i miei pazienti, mi maltrattava talvolta per come mi vestivo o per il mio piercing al naso che non voleva mettessi. Rigido come la direttrice dell’istituto “Serena” che mi proibì di tenere quel grosso anello d’argento. Non le fui subito simpatica al colloquio di lavoro, presumo per essermi presentata in jeans, maglione e quel…quel..quell’anello. Oddio, no, stavo balbettando proprio come lei. Era una donna autoritaria, precisa e competente, ma se si emozionava troppo o le capitava un imprevisto, zagagliava. Giusto un po’. S’impettiva, prendeva aria, alzava il mento e riprendeva il filo del discorso. Lei lo sapeva bene quanto fosse difficile togliere quel difetto. Ce lo ricordava a ogni riunione. Da piccola la direttrice era balbuziente, sapeva bene come ci si sentisse a non potersi esprimere, a non farsi capire. Nei suoi occhi si leggeva l’orgoglio nell'aver aperto un centro di logopedia, neuropsichiatria e mototricità infantile.

-Sofia, ma non è un orso quello?
-Secondo me è un uomo robusto.
-No, non lo vedi come ha le orecchie?
Io non riuscivo che a vedere delle nuvole, al limite ovatta, panna montata o al massimo la barba di babbo Natale, m a Emanuele ci vedeva altro. Un mondo che si stagliava sopra di noi e che io non riuscivo a vederlo se non con la sua fantasia. Le parole ora uscivano meglio dalla sua bocca. Era passato un anno da quando lui era entrato a fare terapia. Un anno difficile per tutti, sia per Emanuele che per me. Avevo chiesto alla direttrice di farmi sostituire con Gemma e prendere il suo posto con i suoi pazienti. La direttrice era stata categorica: non si poteva fare, troppo destabilizzante per i ragazzi. Volente o nolente avrei dovuto fare logopedia a Emanuele. Al corso per assistente infantile tutti dicevano che i bambini down sono dolcissimi, hanno grande volontà e si fanno amare fin da subito. Il più cocciuto e pigro lo beccai io. Testardo come un mulo, lo stesso che ci stava guardando al di là del recinto. Gli asini sono dolcissimi e collaborano volentieri con i bambini. Ema aveva paura di avvicinarsi a loro e lo costrinsi ad accarezzarlo afferrandogli la mano. Scappò spaventato e corsi a riprenderlo. Non so se fu allora che capii che ognuno ha i suoi tempi. Io e lui ci avevamo messo dei mesi per collaborare. Il padre ci aveva messo anni a metabolizzare la diversità del figlio, crollando però al primo colloquio familiare per essere stato un cattivo genitore. La madre lo sentiva nella pancia e ci mise quattro mesi, gli ultimi per accettare che la sua vita sarebbe stata diversa, difficile, ma che l’amore di suo figlio l’avrebbe aiutata. Io ci ho messo quasi un anno in cui io ed Emanuele abbiamo affrontato le lezioni con difficoltà. Ci ho messo meno di tre mesi a non accettare la mia gravidanza, subito dopo aver fatto il bi-test, in cui risultò una grande probabilità di avere un figlio down. Io sono crollata prima del padre di Emanuele e il mio bambino non l’ho stretto mai. Neppure io sono stata un bravo genitore e quell’abbraccio con Emanuele mi ha fatto capire che avevo superato il mio tempo. Avevo metabolizzato, non avevo più paura di quella malattia. Fu il nostro primo abbraccio, come quello che dai tra madre e figlio. Siamo rinati entrambi.

-Emanuele, è ora di andare.
-Cinque minuti.
-Devo andare da Carlotta e tu hai tua madre che ti aspetta. Sono le sedici.
-Un attimo. Ho quasi fatto.
-Di far cosa?
-Di acchiappare le nuvole.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: L'acchiappa nuvole

09/11/2017, 20:22

La storia è ben scritta e mi è piaciuta, ma ho trovato il finale un po' troppo sbrigativo. Hai dettagliato talmente bene la premessa che mi non mi aspettavo una conclusione così breve. Avrei apprezzato un maggior approfondimento nella vicenda personale della protagonista; vorrei conoscere meglio questa ragazza con l'anello al naso che veste casual e non sembra preoccuparsi delle apparenze, perché sa che ciò che conta è la sostanza. Hai stuzzicato la mia curiosità!

Avrei alcuni refusi da segnalare ma vado di fretta, prometto di tornarci al più presto ;)

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Re: L'acchiappa nuvole

09/11/2017, 20:33

Grazie per la lettura. Buone considerazioni, ne terrò conto per prolungare il finale.
Ottimo averti stuzzicato la curiosità. Aspetto altre note.
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Re: L'acchiappa nuvole

10/11/2017, 12:26

Quello di finire con il dialogo come all'inizio rende secondo me in costituzione del racconto. La genesi poi si espande e chiude, ma il finale è affettato, manca qualcosa, un anello di congiunzione che apre l'orizzonte. C'è qualcosa oltre alle nuvole cosa? ::-<:

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Re: L'acchiappa nuvole

10/11/2017, 12:49

Eccomi!

...le nuvole. Guardarle, indicarle, indovinare a cosa sembrassero, a viverle. --> toglierei le "a", o al limite sostituirei la prima con "a cosa somigliassero"

Motricità

Un mondo che si stagliava sopra di noi e che io non riuscivo a vedere

era entrato a fare terapia: forse troppo colloquiale? Sostituirei era entrato con aveva iniziato, o qualcosa di simile

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Re: L'acchiappa nuvole

10/11/2017, 13:29

Lo sai che sono stata parecchio se usare sembrassero o somigliassero? Grazie per le tue considerazioni.
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Re: L'acchiappa nuvole

10/11/2017, 18:18

samy74 ha scritto:Quello di finire con il dialogo come all'inizio rende secondo me in costituzione del racconto. La genesi poi si espande e chiude, ma il finale è affettato, manca qualcosa, un anello di congiunzione che apre l'orizzonte. C'è qualcosa oltre alle nuvole cosa? ::-<:


Terrò conto della sensazione di troncatura. Non ho ancora pensato come, quindi, per ora, non ci vedo oltre le nuvole. ;)
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Re: L'acchiappa nuvole

13/11/2017, 23:21

A me è piaciuto così. Preso un po' come i quadretti di Samy o anche alcune cose di Giuseppe.
Colpisce al momento giusto con la sorpresa della gravidanza, e poi basta.
All'inizio pensavo fossero bambini, dal linguaggio. Lui è down e ok, lei me la sono immaginata molto giovane.
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: L'acchiappa nuvole

14/11/2017, 10:36

Grazie mille. :D
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