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Il cowboy bianco - Joseph Lilnovel

20/10/2017, 20:14

Dato che me l'han chiesto, metto anche la terza puntata, a vostro rischio e pericolo. :)

Il cowboy bianco

- segue -

Apro gli occhi. Buio. Freddo. Puzzo di sabbia. Devo aver dormito un secolo, i muscoli duri come carne essiccata.
Aspetta, ma è sabbia, sono sassi: sto tre metri sotto terra.
Le bambine, Pedro. Che fine avrà fatto?
Provo a smuovere un po’ di ghiaia, riesco a far spazio per una mano, poi un braccio, le gambe. I sassi si spostano bene, per fortuna. Comincio a scavare. Ci vorrà un po’.
Sono di nuovo vivo, al contrario di quelle bimbe. Il mio inferno non è finito.
Filtra un po’ di luce. Non sono tanto in fondo e sopra ho solo pietre.
Ecco la superficie. Libero un piede, poi un braccio, comincio a uscire.
Tiro fuori la testa. Tolgo i blocchi più grossi. Mi hanno messo dei bei macigni sopra, caso mai avessi voluto uscire. Avevano visto giusto. Sarà il caso richiuda bene, dopo.
Poveracci. Povera gente, povere mamme. Poveri piccoli angeli.
Il pueblo è lontano, mi hanno sepolto a distanza.
Di qua e di là, sassi bruciati dal sole. Ma ehi: dietro, su un masso, un cowboy.
Cavallo bianco, sella bordata d'argento. Pantaloni e camicia color panna, spolverino candido, come il cappello. Roba da ricchi. Al petto una stella d’oro, anzi un triangolo con un cerchio.
Occhi di ghiaccio, sottili, mi puntano. “Sei uscito, JL.” Prende una cicca dal taschino e la mette in bocca. Non l’accende.
Finisco di liberarmi, sono fuori. Sarà mica: “Hei mister, poteva darmi una mano.”
Gira il volto squadrato, mascella larga e naso a punta. Fa un ghigno: “Di solito faccio anche di meglio, ma con te è diverso.”
Allora è lui. Ma se ce l’ho davanti: “Quindi sono morto? È l’aldilà?”
Mi squadra come vedesse un pazzo: “JL, qui le domande le faccio io.”
Gentile. Degnarsi di rispondere, magari, visto… Mi lancia un’occhiata che m'inchioda. Non ho parlato, come ha fatto a…
“No, JL.” ghigna e guarda l’orizzonte.
Stringo i denti: “Cosa?”
“Ancora domande?”
Proprio simpatico. Se è il principale sto messo bene: “Sì. Cosa vuole da me?”
“Ho un compito, JL.”
“Non vedo l’ora.”
Torna a guardarmi con gli occhi sottili, salta giù da cavallo: “Comincio a stancarmi.”
“Quindi? Che farà, mi ammazza?”
Alza ancora l’angolo della bocca e si avvicina: “Ti piacerebbe, JL?”
Rivedo i volti delle bambine. Vorrei non rivederli più, mai più.
Toglie la cicca di bocca, la tiene tra due dita mentre porta la mano alla fondina: “Ci vuoi provare, JL?”
Un duello con lui? Potrò mai vincere? Ma, quel che mi serve è perdere. Forse quella pistola potrebbe darmi la pace. Pianto i piedi larghi, porto la mano alla fondina.
Mi penetra con lo sguardo: “Risolviamo da uomini?”
Ci provo. Sgranchisco le dita. Affilo gli occhi nei suoi. Estraggo ma bang! la sua canna fuma che non ho ancora tirato il cane, il colpo mi morde alla mano, una scossa fulmina il braccio, la colt cade: “Ah!” Mi prendo il gomito, i muscoli sono flosci ma ho solo dolore.
Non l’ho neanche visto estrarre. E, nel frattempo, rimettere in bocca la cicca.
Mi guarda e si rilassa: “Non è così semplice.” Rinfodera la pistola d’argento e avorio: “Ti ha fatto male, JL?”
“Può dirlo.”
Alza gli occhi al cielo: “E le bambine, JL?”
Ringhio. Sputo per terra: “Puah! A cosa serve vivere per sempre se non puoi salvare nessuno? Se devo sopportare tutto questo dolore?”
Fa una smorfia di disgusto: “Certo, allora meglio fuggire. Meglio sparire e che ci pensi qualcun altro.” Mi fissa, il suo sguardo mi si infila dentro, grida: “E chi ci pensa, eh JL? Un altro che fuggirà? Eh JL?” Indica con la mano il pueblo: “Là fuori è una guerra e non posso fare tutto da solo. Ci sono cose per cui ho bisogno di voi, JL. Di Tonaioza, di Carabine, di Blacrow e gli altri. Ma se scappate tutti, chi ci pensa, eh JL? Lei?”
Guarda il cavallo. Da dietro il masso è uscita una bambina, sta nascosta dietro le zampe. È lei, la bimba di porcellana, nella scuola. Ancora non ha espressione, ancora mi fissa. Ancor di più, non riesco a guardarla, ora.
Il cowboy bianco continua: “Lei è ancora viva, JL. Devi tenerla con te e proteggerla.”
Balbetto: “Ma, e poi…”
“JL! Basta discutere!” Riestrae e mi punta la canna: “Devi proteggerla, ce la puoi fare a capirlo, JL? Lo so, meglio salvarle tutte. Lo so, meglio Morales non esistesse, ma c’è. E gioca le sue carte.” Abbassa la canna e guarda in alto: “Comunque, le bambine sono con me, JL, le loro anime, questo importa. Ce l’abbiamo fatta, alla fine, anche se potevi avere più fegato.” Mi lancia un’occhiata severa.
“Quindi, avrei dovuto farlo io?”
La voce diventa bassa, mi vibra nelle ossa, nel cuore: “La prossima volta, JL, ce la farai?”
Ancora quegli occhi penetranti, ma che scaldano dentro. Affilo lo sguardo: “Posso provare.”
Ghigna: “Conto su di te, JL, so che ci riuscirai.”
Fai tintinnare gli speroni d’argento fino al cavallo. Sale in sella. Toglie il cappello, pettina indietro la chioma bionda e lo rimette. Ghigna e toglie la cicca: “A proposito, bel colpo con il nostro amico dal bastone di picche, giù a Personville. Devo farti i complimenti, non è da tutti.” Lancia via il mozzicone. Accarezza la testolina della bimba, che non reagisce. Guarda avanti: “Bene JL, ora devo andare, sai che ti tengo d’occhio.” Sprona il cavallo: “Ehy-ho!” quello s’impenna poi parte al galoppo, verso il sole.
Bello spaccone il principale. Nelle orecchie, il vento mi porta un suo sussurro: “E ti sento, JL.”
Torno sulla bimba. Si muove, viene da me. Mi fissa senza espressione, mi raggiunge e continua a guardarmi, da un metro più in basso.
Forse dovrei dirle qualcosa di carino: “Che hai da fissare?” Ecco, ci so fare coi bambini.
“Ti dispiace?”
“No, però, un po’, imbrazza, sì.”
Guarda lontano. Zitta.
Riprovo: “Come ti chiami?”
“Come vuoi tu.”
Sto per dire: Tua madre non ti ha dato un nome? Ma mi trattengo. Forse meglio evitare il passato: “Bene. Vuoi andare?”
Mi guarda, fa di sì e mi prende la mano.
La sua pelle è morbida, le sue ossa sottili. Ricambio la stretta. Si accosta alla mia gamba, è fragile, delicata. Ho paura di romperla. La proteggerò. Di nuovo gli occhi si gonfiano.
Guardo il pueblo. Spero almeno potrò riprendere il mustang. Lei è un fuscello, non sarà un problema cavalcare in tre.
“Hope, ti chiamerò Hope.”
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Re: Il cowboy bianco - Joseph Lilnovel

24/10/2017, 7:47

Più di passaggio questo spezzone, una sorta di intermezzo tra un racconto e l'altro. Certo incuriosisce la figura della bambina, sarà anche lei una nonmorta?

<|>

Giuseppe Novellino
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Re: Il cowboy bianco - Joseph Lilnovel

24/10/2017, 11:12

Brano ben ritmato sui due principali personaggi. La prosa secca, paratattica e nello stesso tempo connotata fa bene il suo servizio.

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Re: Il cowboy bianco - Joseph Lilnovel

24/10/2017, 16:01

E non c'è nemmeno il messicano maccheronico! :D

Sì in realtà è una fine che è un inizio, qui arriva la bambina, destinata a qualcosa. Anche se non so bene cosa. :lol:
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Re: Il cowboy bianco - Joseph Lilnovel

10/11/2017, 7:25

Bello, mi è piaciuto, anche se appunto è proprio un intermezzo,
quindi alcune cose "non di capiscono" (volevo scrivere non hanno né capo né coda, ma probabilmente vanno solo ricongiunte al discorso più ampio).
Mi piace.anche com'è scritto, "in stile",
MA ho trovato insopportabile che JL dia del LEI al cowboy!
Se c'è deferenza, all'epoca si dava del voi, ma con una prosa asciutta, tra un sepolto vivo e un [fantasma?sceriffo?] ci si da spudoratamente del tu da entrambe le parti.
(so che sembra pignoleria, ma davvero mi stona tantissimo)
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: Il cowboy bianco - Joseph Lilnovel

10/11/2017, 13:53

MasMas ha scritto:E non c'è nemmeno il messicano maccheronico! :D

Sì in realtà è una fine che è un inizio, qui arriva la bambina, destinata a qualcosa. Anche se non so bene cosa. :lol:


Il messicano maccheronico! :LOLP:
Ma la bambina? E mica mi puoi lasciare così ora? ::-<:

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