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Ritorni - racconto a tema

11/10/2017, 10:57

Eccomi! Sono emozionata :oops:
Vi presento ufficialmente il mio "primo" racconto... il primo dopo tanti anni, il primo che sottopongo al vostro giudizio. Intanto mi scuso perché è lunghissimo :roll: e spero troviate comunque la pazienza di arrivare in fondo! Ho delle perplessità su alcuni punti, ma non ve le anticipo per non influenzare la lettura.
Ci siamo... fiut


RITORNI.

Finalmente. Dopo mesi di irrequieta attesa, di insofferenza a quel caldo appiccicaticcio tipico dell’estate in città, era arrivato il momento. Un giorno magico, eccitante come la mattina di Natale ma carico di aspettative ancora più alte. Era il primo ottobre. Una data che, per la maggior parte della gente, non rappresenta nulla se non il ticchettio di un ansiogeno orologio immaginario a ricordare l’incombere delle responsabilità, un arrivederci fin troppo lungo alla spensieratezza delle vacanze. Ma non per Sofia. Si era goduta qualche giornata al mare, sì, ma non poteva certo definirsi un’amante della bella stagione. Bella, poi, per cosa? Sofia, da sempre, preferiva l’autunno. Per lei era foriero di nuovi inizi e, mai come stavolta, questa sensazione trovava il suo concreto riscontro in ciò che stava per accadere. Si sarebbe imbarcata quel pomeriggio, alle 15:00 in punto.
Sofia giunse al porto in perfetto orario, era la prima nella fila per il check-in. Il biglietto ben custodito nella borsa a tracolla che stringeva a sé come se contenesse l’essenza stessa della vita, un piccolo trolley color cuoio dall’aria vintage, occhiali da sole a tenere indietro i lunghi capelli scuri, setosi e leggermente mossi. Sul suo viso un sorriso disteso, tipico di chi pregusta un incontro piacevole. Sul suo corpo, snello e tornito, solo un vestitino leggero, il preferito di Nicola. Ai piedi le immancabili francesine, rosse, tacco dodici, portate con una disinvoltura da far invidia alle top model più navigate. Poteva ancora sentire la voce calda del suo Nic sussurrarle quanto amasse quel portamento e quei movimenti sinuosi che le venivano naturali. “Come una gatta”, diceva.
Salita a bordo del traghetto, scelse una poltrona con vista sul ponte e vi si sedette. Non che la vista fosse importante: aveva di meglio da fare. Prese dalla borsa una busta da lettera rigonfia di fotografie. Quella di stampare le foto era un’abitudine che, con l’imperversare di nuove tecnologie sempre più sofisticate, era stata accantonata da molti. Tuttavia, il digitale non andava troppo a genio a Sofia. A lei piaceva toccare con mano, sfogliare i suoi ricordi e tenerli appoggiati sul cuore. Si fece cullare da quelle immagini per il resto del viaggio, accarezzando talvolta la riproduzione cartacea del suo amore, che le mancava tanto da bruciare come un tizzone acceso sulla pelle. “Tra poco saremo di nuovo insieme”, pensò portando alle labbra la loro foto più bella. Ripensò al giorno in cui si erano incontrati, esattamente un anno prima. Ecco perché aveva scelto proprio quella data per tornare da lui: sarebbe stata una sorpresa, il perfetto regalo d’anniversario. Si addormentò, rassicurata dal pensiero che, tra non molto, la tortura sarebbe finita. “A presto amore…”.

Si era fatta sera quando il traghetto attraccò. Ancora una breve corsa in taxi e quell’abbraccio tanto bramato sarebbe stato realtà. Sofia si avvicinò a una delle auto bianche parcheggiate, pronte ad accogliere i clienti per partire alla volta di chissà quali destinazioni, dove stanchi viandanti avrebbero potuto posare le loro valigie, solo per un po’ o per sempre, non era dato saperlo. Il tassista ripose il trolley nel cofano mentre Sofia si accomodava sul sedile posteriore.
– Via dei Lecci 23.
– Certamente signorina. In venti minuti dovremmo essere lì, traffico permettendo.
– Mi sembrerà un’eternità.
Sorrise tra sé e sé. Non stava più nella pelle. Dallo specchietto retrovisore, Sofia colse lo sguardo del tassista, che pareva aspettarsi una storia a corredo di una simile trepidazione. Decise di accontentarlo.
– Sto andando a trovare il mio fidanzato. Per il nostro anniversario. Lui non sa nulla, non vedo l’ora di vedere che faccia farà! Sarà una serata speciale.
– Oh, capisco! È da tanto che state insieme?
– No, da appena un anno. Ma è stato amore a prima vista, sa? Un vero colpo di fulmine, come nei film.
– Dice sul serio? Che cosa romantica! E come vi siete conosciuti?
– Beh, è buffo. Mi ruppi una gamba in un incidente d’aiuto e, quando mi portarono al pronto soccorso per l’ingessatura, mi imbattei nel più bel medico che avessi mai visto. Non sa che imbarazzo! La gamba mi faceva malissimo, avrei voluto piangere e gridare per il dolore, ma dovevo darmi un contegno per non fare una figuraccia! Mi sforzai talmente che a un certo punto non capivo più nulla, ero frastornata. Allora lui mise una mano sulla mia spalla, mi fissò per un attimo e mi disse “non si preoccupi, mi prenderò cura di lei”.
– Wow, sembra davvero una di quelle commedie sentimentali!
– Vero? A volte ho paura di svegliarmi! Comunque, io lo capii subito, dai suoi occhi, che era scattato qualcosa. Solo che ero troppo concentrata sulla gamba, l’osso sporgeva, era un disastro! Nicola, si chiama così, cercò di distrarmi parlando del più e del meno, mi fece i complimenti per il vestito che indossavo e poi mi disse che presto sarei tornata a camminare sui miei tacchi, agile come una gatta. Ancora ci scherziamo su! E niente, abbiamo continuato a vederci sempre più spesso, ogni occasione era buona per stare insieme.
– Ed eccovi qua, un anno dopo, ancora come due piccioncini…
– Già. Però purtroppo dopo qualche mese venne trasferito in un’altra città, e io non potei seguirlo. Quanto ho pianto! Gli ho scritto tutti i giorni e, anche se era impegnatissimo, trovavamo sempre il tempo per stare un po’ al telefono. È stata dura ma abbiamo resistito alla distanza, a breve completerò le ultime formalità al lavoro e potrò raggiungerlo in pianta stabile.
– Sono contento per voi. Che bella storia.
– Grazie!
Arrivarono a destinazione. Il tempo di pagare, prendere il bagaglio e salutare quel simpatico sconosciuto e Sofia si ritrovò lì, davanti alla casa che lei e il suo immenso, prezioso amore avrebbero riempito di felicità e sospiri per tutta la notte. Fu allora che, attraverso l’enorme vetrata del salone, seppur offuscata dalle tende colorate che la adornavano, lo vide. Com’era bello, con quel suo fisico statuario, quei lineamenti squadrati e i capelli cortissimi che la facevano impazzire. “Sembri un generale, ti manca solo la divisa!”, scherzava.

Sofia raccolse il trolley e tutte le sue emozioni che, intense quanto l’ondata di uno tsunami, rischiavano di sopraffarla ora che era così vicina alla meta. Raggiunse la porta d’ingresso, fremente. Pensò a cosa dire quando si sarebbe trovata faccia a faccia con Nicola, alla miglior frase ad effetto per cominciare la loro serata con un colpo di scena indimenticabile.
“Come nei film”.
Alzò il pugno chiuso pronta a bussare ma, un secondo prima che potesse farlo, da una finestra aperta si levò una vocina esile.
– Prendi la spazzola, papà! Devi sciogliere tutti i nodi dei miei capelli, così i mostri dei brutti sogni non possono arrampicarsi fino alla testa.
– Arrivo, principessa! Poi subito a nanna, che domani c’è scuola.
“Papà”. Dunque, Nicola aveva una figlia. Perché non le aveva detto nulla? Un’altra voce, stavolta di donna.
– Amore, hai portato fuori la spazzatura?
– Non ancora. Metto a letto Ely e ci vado.
– No, lascia, faccio io.
– Ok.
Il suono di un bacio.
Sofia sentì un milione di schegge staccarsi dal suo cuore impazzito, affilate come i cocci di quel che restava della favola che aveva vissuto per un anno intero. Le lacrime uscivano copiose dagli occhi ormai vacui.
Udì la serratura della porta aprirsi, un sussulto la scosse riportandola al presente. Fece qualche passo di lato, si nascose fra i cespugli del vialetto. La donna uscì con due ingombranti sacchi in mano e si diresse verso i bidoni poco più in là.
Fu un istante.
Sofia si scagliò su di lei, la sorprese alle spalle e la colpì con un sasso raccolto dal giardino, così forte che non le diede neppure la possibilità di chiamare aiuto. La donna perse subito i sensi ma Sofia continuò a colpirla, ancora e ancora. Solo quando non rimaneva più nulla dei connotati della sua vittima smise di infierire sul cadavere.
Si alzò, andò verso la porta lasciata aperta ed entrò, chiudendola dietro di sé. Guidata dalle voci di padre e figlia si recò verso la cameretta e si poggiò allo stipite della porta. Il sasso insanguinato ancora in mano, l’abito in una nuova tinta scarlatta, il volto macchiato privo di espressione.
Nicola era acquattato accanto al letto, accarezzava la fronte della sua principessa e le parlava teneramente per farla addormentare.
– Nic, guarda. Ho risolto tutto. Sei contento amore?
Si voltò di scatto, riconoscendo la sua voce. La bambina spalancò gli occhi, uguali a quelli del padre, dolci e azzurri più del cielo. Le sue urla acute, colme di terrore, riempirono la stanza e ogni angolo della casa.

– Il resto è storia o, per meglio dire, cronaca giudiziaria – disse il professore dopo aver fornito qualche altro truculento dettaglio alla sua classe di psicopatologia forense.
– Mi ricordo di questo caso, in TV ne parlarono per settimane. L’assassina, se non sbaglio, fu assolta per vizio totale di mente – replicò una studentessa seduta in seconda fila.
– Esatto. Siamo di fronte a un esempio che oserei definire eclatante di incapacità di intendere e volere. La perizia psichiatrica condotta su Sofia ha evidenziato un disturbo delirante di tipo erotomanico. Qualcuno ricorda in cosa consiste?
– La persona, generalmente una donna, è convinta che qualcuno, di solito con un più elevato status sociale, sia innamorato di lei. Questo nonostante i due, spesso, non si conoscano nemmeno. Basta un contatto casuale per innescare il delirio.
– Molto brava. E come ogni altro delirio, è inconfutabile. Neanche i fatti oggettivi riescono a scardinare le credenze della persona delirante, la quale fornisce una giustificazione “logica” a tutto ciò che accade.
Il professore guardò i suoi studenti, saranno stati una settantina, intenti a prendere appunti. Proseguì la lezione, intrecciando spiegazione e racconto.
– Il caso di Sofia è da manuale: si convince che il suo medico sia innamorato di lei e inizia a fare in modo di incontrarlo sempre più frequentemente, prima in ospedale e poi anche fuori. Lo pedina, gli scatta di nascosto centinaia di fotografie, che furono ritrovate nella sua borsa al momento dell’arresto. Quando gli atti persecutori si fanno più invasivi, con telefonate, lettere e regali recapitati quotidianamente nell’abitazione del medico, questo decide di affrontare Sofia, le chiede di smetterla, le dice chiaramente che non vuole avere nulla a che fare con lei. Presenta una denuncia per stalking che, come spesso accade, non è sufficiente ad arginare la situazione. Allora il dottor Rinaldi lascia il lavoro e si trasferisce nella città in cui risiedono sua moglie, insegnante di storia al liceo, e la loro figlia, di appena sette anni. Ora, non sapremo mai quali siano state le giustificazioni che si diede Sofia per continuare a credere di essere desiderata, e non temuta, da quell’uomo. Sappiamo soltanto che la sua convinzione era così forte da ignorare qualsiasi indizio contrario, da farle investire ogni energia nella ricerca di informazioni fino al raggiungimento del suo scopo: ricongiungersi al suo innamorato. E persino quando lo trova felicemente sposato, non si fida di ciò che vede e sceglie di liberarlo da quelle catene che lo costringono lontano da lei. Ecco cos’è il delirio. E, nello specifico, l’omicidio Rinaldi rimane la miglior dimostrazione dei possibili risvolti criminologici dell’erotomania, nonostante sia avvenuto dodici anni fa.
– Tredici – precisò la studentessa in seconda fila, lo sguardo basso, a fissare il pavimento. Il docente si bloccò, fece un rapido calcolo.
– Sì, ha ragione! Complimenti per la memoria. Mi ricorda il suo nome?
La ragazza alzò la testa, rivelando dei grandi, dolci occhi azzurri.
– Mi chiamo Elisa.

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Re: Ritorni - racconto a tema

11/10/2017, 12:25

BOIA!!
Doppio colpo di scena... wow!

Mi ha sconvolto, e messo parecchia ansia :shock:

Scritto molto bene, ti segnalo un paio di cose giusto per farti le pulci:
- refuso "incidente d'aiuto"
- fa un po' strano il tempo verbale della narrazione raccontata, "non potei seguirlo" è un po' aulico per una ragazza che chiacchera col tassista
- al contrario, "saranno stati una settantina" è troppo colloquiale parlando della classe universitaria
- personalmente non amo troppo il fatto che tutto l'antefatto sia spiattellato tramite dialogo: avrei preferito uscisse fuori in un altro modo... ad esempio, lei inizia a raccontare e poi fai zoom su di lei che pensa, che ricorda i bei momenti passati insieme

Per il resto, molto bello anche per la ventata legal-thriller su Pesce Pirata!
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Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: Ritorni - racconto a tema

11/10/2017, 12:57

Quel maledetto refuso l'ho corretto due volte ma il tablet continua a modificarlo in automatico senza che me ne accorga zac :mrgreen:
Grazie per le tue osservazioni! Domanda "tecnica": a parte il refuso persecutore, posso apportare delle modifiche sul testo postato? O per la sfida si considera buona la prima?

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Re: Ritorni - racconto a tema

11/10/2017, 17:04

Prima la domanda tecnica: le modifiche le puoi fare subito dopo aver messo il racconto, per qualche manciata di minuti, cinque o dieci mi pare, poi più. Il motivo è che se tutti potessero modificare i messaggi dopo che gli altri hanno magari già risposto, sai che macello... :D
Però se hai delle modifiche le posso fare io, sempre che appunto non incasinino discussioni e robe del genere. Vale comunque che commenti il tuo messaggio precedente dicendo quel che devi dire (insomma dipende dal tipo di modifiche che devi fare).

Per il racconto: fino a metà mi sono detto "dai, un classico, bene" poi dopo non più. :D
Il racconto fila, lo stile è scorrevole, la storia si presenta come "da manuale" per citare il racconto, anche troppo tipica, per poi virare sul finale a sorpresa. Si legge bene ed è gradevole. Ma voglio provare a lanciarti uno spunto: la parte inziale ci trasmette il fatto che lei è innamorata, sta andando a trovare il fidanzato, trepida. Poi c'è il dialogo col tassista che rimarca abbastanza l'argomento. Tutto è stereotipato, il dialogo abbastanza artefatto. Vero è che l'immagine nella mente di Sofia è probabilmente quella, e la realtà magari è diversa.
Chissà se si risucirebbe a giocare su questo, trasmettere una realtà alterata, in modo che sia proprio chiaro che c'è qualcosa di strano, che stiamo guardando una soap opera. Poi, al momento della crisi nella casa, giocare sulla trasformazione psicologica, trasmettere il suo stato alterato. Idealmente, far capire quello che succcede prima della lezione del professore.
Sì lo so è difficilissssssimo. :mrgreen:
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Re: Ritorni - racconto a tema

11/10/2017, 19:04

Non son sicura se ho capito quel che dice Mas Mas: così non rischia di venir meno l'effetto sorpresa?
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Re: Ritorni - racconto a tema

11/10/2017, 20:02

Sì, in parte. Ma potresti ottenere l'effetto di un hook continuo. Un po' come un thriller.
Ma è solo un'idea malata. :)
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Re: Ritorni - racconto a tema

11/10/2017, 22:39

MasMas mi piace questa idea, che poi tanto malata non è, invece senza dubbio difficilissima da realizzare!
Tuttavia, in questo caso ho proprio voluto costruire la sensazione di normalità, adottando come punto d'osservazione quello di Sofia, con l'intenzione di contrapporla alla successiva consapevolezza che quello stralcio di vita celasse qualcosa di inquietante e fuori posto.
Questa consapevolezza arriva inaspettata (o dovrebbe farlo, secondo i miei piani :lol:) con l'emergere della violenza, quando la realtà soggettiva di Sofia improvvisamente si discosta in maniera netta dal senso comune interrompendo la banalità che fino a quel punto aveva permesso al lettore di identificarsi con la protagonista ed empatizzare con lei.
Desideravo mostrare il delirio dall'interno, dove tutti i pezzi del racconto combaciano a formare il puzzle della coppia felice di cui ciascuno di noi potrebbe far parte (l'occhio del ciclone dove tutto è calmo), per poi spostare il focus su ciò che si vede da fuori, quella che comunemente chiamiamo follia, che viene tenuta a distanza e ci confonde (il caos dopo il passaggio della tempesta).
Tra l'altro, pensavo che l'idealizzazione e la perfezione quasi artificiale che permeano la narrazione della storia d'amore fossero sufficienti a dare un'avvisaglia che ci fosse un che di "storto" in Sofia. Evidentemente era un'associazione troppo debole!
Grazie mille per lo spunto, chiedo venia per il pippone a cui vi ho sottoposto :LOLP: ma ci tenevo a chiarire :mrgreen:

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Re: Ritorni - racconto a tema

12/10/2017, 0:59

Ciao Ella!
Inizio dicendoti che il racconto mi è piaciuto, se poi è da tanto che non scrivevi (cosa che capita un po' troppo spesso anche a me), qualche vizio di forma è più che comprensibile.
Lo stile, soprattutto della parte iniziale, calza a pennello al tono un po' "harmony" che sicuramente era il tuo obiettivo, mentre l'eccessivo utilizzo degli incisi (di cui io stra-abuso costantemente) a volte rovina un po' il ritmo della storia; un'esempio su tutti:
Si addormentò, rassicurata dal pensiero che, tra non molto, la tortura sarebbe finita. “A presto amore…”.

Quel "tra non molto" funzionerebbe perfettamente anche al di fuori delle virgole!

Per il resto ho trovato un po' artefatto il dialogo con il tassista, mentre mi è piaciuta decisamente di più la svolta "yandere" che non mi ha colto del tutto impreparato.
A tal proposito ho una sola osservazione da fare: mi sarebbe piaciuta più "iperviolenza", proprio per rompere con il tono da romance che hai usato fino a quel punto.

Sofia si scagliò su di lei, la sorprese alle spalle e la colpì con un sasso raccolto dal giardino, così forte che non le diede neppure la possibilità di chiamare aiuto.


"La colpì" è molto generale, e stai raccontando, piuttosto che mostrare. Qualcosa come:
-Sofia si scagliò su di lei, stringeva in mano un sasso che nemmeno ricordava di aver raccolto e lo calò sulla nuca della donna che cadde a terra come un cumulo di stracci. Si trovò in ginocchio a colpire ancora e ancora, mentre il cranio della sua vittima cedeva come il guscio di un uovo.- è più d'impatto e colpisce il lettore in modo inaspettato, rendendolo spettatore di prima fila della follia violenta di Sofia.

Un altro piccolo consiglio -assolutamente personale- riguarda il finale: si capisce che Elena è Sofia, ma questo non è abbastanza per provocare un disagio nel lettore, sappiamo che è libera ma non ci sono nuvoloni neri all'orizzonte.
Una semplice frase che suggerisca che la pazzia di Sofia è ancora presente e sta per abbattersi di nuovo sarebbe un finale più d'effetto, magari suggerendo che "Elena" sia convinta che il professore abbia una cotta segreta per lei.

Per il resto, bellissima prova, adoro i personaggi "disturbati" e tu ne hai tratteggiato uno davvero fantastico.

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Re: Ritorni - racconto a tema

12/10/2017, 9:54

NEl complesso il racconto mi è piaciuto. Un po', lo ammetto, avevo intuito dal dialogo col tassista che Sofia avesse una qualche forma di follia che la portasse a "immaginare" buona parte della storia, quindi diciamo che ero preparato al colpo di scena, anche se non sapevo quale, cosa che invoglia alla lettura ;)
Ho trovato due difetti di fondo: il dialogo col tassista, che non trovo naturale, e, anche se per Sofia potrebbe funzionare (lei vive in un mondo di finzione) risulta un po' troppo artefatto per il tassista che risponde come rispettando un copione e risulta privo di una voce propria.
E poi ho trovato un po' inutile lo spiegone finale del professore, molte cose il lettore ormai le ha capite, e avrei lasciato più al non detto, magari mascherato e nascosto tra i termini medici (insomma come se professore e alievi facessero riferimento a cose già dette nelle lezioni precedenti, senza ripeterle)
Sulla parte psichiatrica non mi pronuncio :lol:

Poi forse ha ragione Invernomuto e visto che è violenta la scena tanto vale farla violenta fino in fondo, anche cambiando il linguaggio ;)

Invernomuto ha scritto:Un altro piccolo consiglio -assolutamente personale- riguarda il finale: si capisce che Elena è Sofia, ma questo non è abbastanza per provocare un disagio nel lettore, sappiamo che è libera ma non ci sono nuvoloni neri all'orizzonte.

Ma Elisa non è la figlia del dottere?
(ecco forse qui si potrebbe far trapelare qualche gancio a un desiderio di vendetta o meglio a una follia anche della ragazza)

Nel complesso un ottima prova, aspetto di rileggerti ;)

<|>

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Re: Ritorni - racconto a tema

12/10/2017, 10:41

Vi ringrazio entrambi _| farò tesoro di tutti i vostri consigli, proverò a migliorare stilisticamente il racconto modificando maggiormente il linguaggio a seconda della situazione, cosa che mi piacerebbe applicare un po' a tutti i miei scritti. Mi rendo conto di essere tendenzialmente poco efficace, annacquata dai troppi incisi e da descrizioni molto "Harmony" (è vero che alla fine ci ho volutamente ricamato sopra, ma mentre preparavo l'introduzione ancora non lo sapevo, quindi sono proprio io che scrivo così :LOLP:).
E sì, Elisa è la figlia del medico. Vi confesso che pensavo a un seguito in cui renderla protagonista...

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