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MasMas
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VIC: very important client - Monstrous Hotel

10/08/2017, 20:47

Ecco, un cliente importante, l'ho visto, arrivare su via Verdi, ben vestito, come un maggiordomo inglese anni cinquanta: Maryo Poppinso. Si è infilato qui, insegna Monstrous Hotel, entra, eccolo, è lui, Higgins, sembra Higgins: basso, riga, baffetto, serio, cipiglio. Me lo sento, è un cliente importante, lo so, sicuramente lo manda lui, viene a vedere se siamo bravi, se spaventiamo, torturiamo, devastiamo, se no il suo capo, Lucifero, mi rade al suolo, a me Monstrous Hotel, mi brucia come un cerino usato, tutto rattrappito e nero di cenere. Non si sta bene, secco come un cerino usato, non mi dona, il nero cenere.
Non sono nervoso, non posso essere nervoso: sono un hotel, muri, soffitto, mattoni, non ho un cuore, non ho un cervello, non ce l'ho un posto dove mettere il nervosismo, neanche l'apprensione, nemmeno la preoccupazione. Non ce l'ho un posto, e infatti non me ne frega niente, di essere bravo, che non siamo stati bravi, che i miei ragazzi, nelle camere, non spaventano, non tanto, che hanno i loro problemi, che non son capaci, che si divertono di più così, i miei ragazzi. Che faccio anche un servizio a lui, che li tolgo dalla strada, i miei ragazzi, se no che fine facevano, i miei ragazzi, gli stavano in mezzo a lui, e lui cosa ne faceva? Dove li metteva? Li buttava giù tra le spire dei gironi infernali a nuotare per l'eternità tra fiumi di lava mari di fuoco e terrore raccapriccio disperazione morte?
Ah! Ah, bella soluzione, ah! Si potrà risolvere sempre tutto così? Ah! Dico io: ah!
Beh sarà il caso mi calmi, ecco, mi calmi e la smetta di sproloquiare, sì; se potessi berrei un bicchier d'acqua, ma non posso.
Intanto Maryo - Higgins va al bancone, nota il cartello: "Prendetevi una stanza da soli, è gratis." E suona il campanello.
No! Perché? Ma vai su no?
E invece così esce Carminio, da dietro il bancone. Si stiracchia, sbadiglia, sotto il cappello blu, con quella faccia da gatto che si ritrova; guardalo: ha tutta la giacca stropicciata, dormiva, e quando lo svegliano è ancora più scocciato del solito. Adesso lo tratta male, lo so, è il suo lavoro trattare male gli antipatici che non si prendono una stanza da soli, lo so. E invece, dai, Maryo ha chiesto il nome a Carminio, l'ha appuntato su un taccuino preso da una tasca, ha sorriso e se n'è andato su, prima che quello potesse reagire.
Dai, che forse inizia a girare. Ecco, son già più calmo.
Che stanza? Scorre lungo il corridoio, sempre col sopracciglio alzato. Guarda su e giù, appunta con una stilografica.
La centosei no! No, passa oltre, bene. Centosette, centotto, centodieci. Centododici. Entra.
Azz, Grem!
No, Grem no. Dai fa il bravo fai il bravo ti prego fai il bravo.
Maryo accende la luce. Si gira, guarda il letto, l’armadio, il comodino, la porta del bagno, il tavolo. Alza un sopracciglio. No non è il Grand Hotel, e quindi? Segna sul taccuino. Non riesco a leggere, mannaggia.
Grem non si vede, invisibile finché vuole lui. Certo, più facile combinare guai.
Maryo agita i baffetti e arriccia il naso. Ecco che arriva Grem. Non si vede ma io lo posso percepire. Si affaccia da sopra l’armadio, ha visto il gesto di Maryo e sorride. Oddio, sta architettando qualcosa. Dai combinagli qualcosa di grosso. Fagli del male, fallo morire di terrore, così il suo capo sarà contento. So che ce la puoi fare Grem!
Prooot!
Ecco, sono morto. Dopo carbonizzato, mi sbriciolerà in polvere finissima. Cattivo, avevo detto cattivo!
Maryo aggrotta la fronte, fa due passi avanti e indietro, poi sbarra gli occhi. Annusa, poi trattiene il respiro, corre alla finestra e la spalanca.
Grem sull’armadio si rotola dalle risate, maledetto botolo verde.
Maryo respira aria pura, una, due volte, poi torna a girarsi dentro. Aggiusta il colletto della camicia. Alza un sopracciglio. Prende il taccuino.
Sarà il mio voto: zero meno di zero. Va fino al tavolo, poggia il taccuino e la penna, scosta la sedia, si siede.
Ma Grem esce da sotto e la spinge via: Gnaaac!
Maryo scatta in piedi, guarda la sedia, che adesso è ferma ma trenta centimetri a destra. Guarda qua e là poi la rimette dritta e fa per sedersi: Gnaaac! La sedia di nuovo scatta di lato. Maryo questa volta si sbilancia, rischia di cadere indietro ma si tiene al tavolo. “Ehi!” dice, poi di nuovo controlla la camera. Rimette in linea sedia e deretano e riprova. Gna… Maryo afferra la sedia con una mano e la trattiene mentre cerca di sedersi. Gni… gna… gni… c’è un tira molla, Maryo mezzo seduto tiene la sedia con le mani, Grem sotto che spinge. Poi Maryo da uno strattone e cade a sedere, il deretano impatta la seduta e il peso la tiene incollata a terra. Si gira indietro con la fronte aggrottata e il respiro affannato. Ecco adesso sì che sarà incazzato; più di tutto, ci scommetto, perché si è spettinato la riga.
Grem rotola per tutta la stanza, con le fauci piene di canini che ormai si slogano. Le mie ceneri le butterà in fondo al girone più profondo dell’abisso infernale più rovente e dimenticato che esista. È la fine, la fine.
Maryo prende dal taschino il pettinino d’emergenza per evitare figuracce si trovasse mai al cospetto della regina e rimette a posto il ciuffo ribelle. Si china sul taccuino. Ma che scriverà? Aspetta che forse vedo.
Grem salta sul tavolo e cuccia il gomito di Maryo, facendogli fare una rigona sul foglio. Ecco, più sotto il più oscuro e dimenticato girone infernale non so se c’è qualcosa, ma lo scoprirò presto.
Maryo alza il braccio, scatta a guardare qua e là, poi prova di nuovo a scrivere e ancora cuccio e rigone, la penna salta, la punta prende il polsino. Macchia viola.
Ecco, la latrina di Satana, diventerò la latrina di Satana, che poi chissà cosa caca con quel che mangia da quelle tre bocche, c’avrà anche tre…
O no! Maryo fruga in tasca e tira fuori un fazzoletto, ma fa anche cadere un pacchetto di patatine rimasto a metà.
Grem le ha viste, salta giù dal tavolo e ci si fionda sopra, dilania la plastica con gli artigli e sbrana tuberi fritti come un leone musulmano sul primo capretto dopo il ramadan.
Maryo ha gli occhi spalancati sul pacchetto da cui saltano fuori patatine che poi finiscono per sparire sgranocchiate nel nulla. Ma li spalanca ancora di più quando gli si materializza davanti il profilo piccolo, orecchione a punta, testone, gambette e braccette e manone con artigli. Pure le patatine ci si dovevano mettere!
Adesso che figura ci faccio? Grem si gira un attimo tra un morso e l’altro, nota che Maryo lo vede, si ricorda che le patatine lo fanno riapparire da invisibile e scatta con le mani sul pube, anche se non ha niente tra le gambe. Sorride. Poi fa una linguaccia, e comincia a fargli smorfie, marameo, infila il dito nel naso e glielo allunga contro.
Maryo è basito. Ma poi sbotta il piedi: “Oh insomma!” Guarda in su: “Che diavolo è questa cosa?”
La latrina del cesso di Lucifero, anzi la fossa biologica, che per passatempo cercherà di intasare. E poi voglia a chiamare un idraulico in fondo all’inferno. Chissà il diritto di chiamata. Potessi intervenire: “No ma, sa, è un gremlin, il mio gremlin.”
“Gremlin!” Risponde. A tono, Maryo. Ha risposto, mi ha sentito. Eh certo, solo gli esseri più abietti e contorti nell’universo possono sentirmi, e questo è un inviato da Lucifero. Grida ancora: “Gremlin? Oh insomma, sto cercando di redigere l’offerta più vantaggiosa per lei, e questo non è bene, no no.”
Offerta vantaggiosa? Ma che sta scrivendo? “Senta lei, ma di che offerta parla?”
“Questo stabile è privo di copertura assicurativa, dai nostri dati. Sa cosa significa? Lei si rende conto di essere sull’orlo di un baratro? Si rende conto dei rischi che sta correndo?”
Ma quindi: “Per cui lei, Lucifero…”
“Lucifero? No io sono della Castelli, Ariotti e Consociati Compagnia Assicurativa, la migliore sul mercato immobili da trent’anni.” Sorride stile fustino Dixan, poi torna Higgins quando sgrida Magnum: “E qui non va affatto bene. Questo posto è pieno di insidie, non ha un minimo di misure di sicurezza, e poi c’è questo gremlin. Questo posto è…”
No mio caro, sei tu a essere nella cacca. E non solo come socio. Credevo ti mandasse Satana, a farmi la ramanzina, a spedirmi nella merda. Invece arrivi te, che sei solo un insignificante rimasuglio di resto di masticato di rigurgito di contenuto di intestino semidigerito e imputridito senza dignità e coscienza umana alcuna; insomma un assicuratore qualunque.
Adesso Grem, adesso sì che mi devi far vedere cosa sai fare. Maryo non deve uscire di qui con un briciolo di dignità. Ah no già non ce l’ha. Adesso sì è importante tu sia cattivo. Sii la mia vendetta, dolce, tremenda vendetta!

Nel corridoio, dalla porta della centododici, arrivano suoni gutturali, poi strilli acuti, tonfi e grattare sul legno, all’interno. Un altro tonfo, qualcosa che si trascina sul pavimento, poi risate isteriche.

La mattina dopo, la porta si scosta.
A piccoli passi, claudicanti, esce Maryo. I pantaloni strappati in strisce verticali mettono in mostra le gambe su cui è stata fatta a tratti la ceretta. Una scarpa è semidistrutta, l’altra è inglobata in una melma viscida. Sopra ai pantaloni ha i boxer a righe bianche e azzurre. La giacca è rivoltata di fuori, strappata e macchiata di diversi colori, e ha puntati foglietti colorati, pezzi di tessuto e altri frammenti. Sotto indossa solo la canottiera. I capelli sono tinti di biondo, a chiazze, a chiazze rasati a zero. Il volto è macchiato di trucchi, ombretti, mascara, un lato del volto cosparso di qualcosa di rosso appiccicaticcio. La bocca è carica di rossetto, spalmato tutto intorno come se avesse baciato con passione per una notte intera, e sbavata di saliva gialla di Grem.
Con il volto tirato a trattenere le lacrime, incede verso l’uscita. Bravo Grem, questa volta mi sei piaciuto.
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Una risata vi seppellirà

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Gattoula
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Re: VIC: very important client - Monstrous Hotel

19/09/2017, 15:42

Non mi è piaciuta la conclusione.

Ma bellissimo il racconto: crea aspettativa, fa venir voglia di continuare a leggere, di vedere dove vuoi andare a parare.

E buffo seguire i pensieri dell'hotel :LOLP:
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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Re: VIC: very important client - Monstrous Hotel

19/09/2017, 22:27

Proprio quel che succede alla fine, eh? Hum...
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