Giuseppe Novellino
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A prendere il latte

01/06/2016, 12:57

A PRENDERE IL LATTE

– Giuseppe, devi andare in latteria.
– Uffa, mamma…
Era un tardo pomeriggio di primavera. I tre fratellini stavano guardando la Tivù dei Ragazzi. Mago Zurlì aveva presentato il mimo; e ora i due attori stavano raccontando la loro muta storiella.
– Lo sai che Elisabetta vuole il suo latte, per cena. E fra poco diluvia.
– Sì, sì… il latte. Voglio il lattino.
La Betta aveva quattro anni. Era la più piccola dei tre. Giuseppe ne aveva ormai sette e a lui toccavano i piccoli servizi, come quello. Lorenzo stava nel mezzo, ma la sua non era una condizione favorevole: faceva parte dei due piccoli o dei due grandi, secondo le circostanze.
– C’è il mimo – protestò Giuseppe. – Quando è finito va-vado.
– Ma se devi portare l’ombrello, rischi di combinare un guaio… Mi farai cadere la bottiglia per strada.
– Starò a-attento.
La mamma tornò in cucina. Un tuono rimbombò cupo, in lontananza. E lei si riaffacciò sull’uscio. Teneva in mano una bottiglia vuota con il tappo a molla.
– Va bene, ci vado – sbuffò Giuseppe. Il brontolio del tuono l’aveva convinto.
– Ecco cento lire. Ricordati che ti deve venti lire di resto.
Lorenzo gli lanciò un’occhiata di compatimento.
– Tanto e-era una storia noiosa – disse Giuseppe, alludendo al mimo. Prese la bottiglia e si avviò alla porta.
– Se fai in fretta, non hai bisogno dell’ombrello. Sono due passi.
Già, erano due passi: solo un tratto di via Cesare Battisti, e poi, voltato l’angolo con via Damiano Chiesa, trovavi la Latteria Emiliana.
Un vento sollevava nugoli di polvere e annunciava il temporale.
Quando fu giunto all’ingresso della latteria, si rese conto che si avvicinava il momento più brutto della commissione. Giuseppe balbettava un po’ e provava una certa ansia nel fare l’ordinazione. Soprattutto se la persona adulta lo squadrava con impazienza da dietro il banco.
A un tavolo c’erano due uomini di mezza età che discorrevano davanti a una tazzina di caffè.
Si avvicinò al banco, al cui orlo arrivava a stento con la testa. Dietro incombeva la donna: lo guardava come se fosse un topolino uscito dal buco.
– In che cosa ti posso servire, ninin?
Il tono non gli piacque. Aveva una sfumatura quasi di scherno. Respirò profondamente, poi sollevò la bottiglia e la appoggiò sul banco con entrambe le mani.
D’un fiato, con voce squillante, disse:
– Un litro di latte e venti lire di resto.
– Ellallà! – fece la donna.
I due tizi, seduti al tavolo, scoppiarono in una fragorosa risata. Era proprio indirizzata a lui.
Oltre al fastidio della commissione e all’ansia di dire bene ciò che doveva acquistare, ecco che si beccava anche il ridicolo. Ma che cosa aveva detto per provocare quella reazione di divertito compatimento?
– Ti do subito il resto, prima che me lo dimentichi. – E gli lanciò due monetine da dieci.
Poco dopo, uscendo con la bottiglia piena di latte, sentì uno dei due avventori che gli diceva:
– Le venti lire dalle subito alla mamma, che certamente ne avrà bisogno.
Fuori lo accolse il brontolio di un tuono.
Giuseppe si avviò verso casa con una faccia che era più imbronciata del cielo sopra di lui.

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MasMas
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Re: A prendere il latte

05/06/2016, 8:02

Povero!
Insomma non succede tanto, ma c'è davvero molto non detto. In un racconto come questo, qualcuno si sarebbe perso in una lunga disquisizione su cosa pensa Giuseppe, alla fine, sul perché e su per come.
E invece qui si rispetta il lettore, mi permetto di dire, e si lascia a lui il compito di trarre le conclusioni, e le sue di conclusioni, senza volergli inculcare le nostre.
E il risultato è un bel raccontino, che suscita emozioni invece di cercare di peovocarle senza riauscirci.
Meditate gente ;) Il racconto sta anche negli gli spazi vuoti tra le nostre frasi.
Vi ho suscitato l'idea che mi è piaciuto? :) Una pillola di tenerezza.
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Re: A prendere il latte

05/06/2016, 18:52

Grazie, Mas.

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Re: A prendere il latte

13/06/2016, 17:25

Bel racconto che fa parte di un tuo lavoro più grande che stai preparando, se non sbaglio. Lo stile semplice ed essenziale fa memorizzare bene la storia anche se ne leggo un pezzetto ogni 1 o 2 mesi. Anche lo stile mi piace

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Re: A prendere il latte

14/06/2016, 11:14

Grazie, Rob!

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samy74
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Re: A prendere il latte

14/06/2016, 13:40

tutto a carico del lettore. La storia che si racconta in quanto tale.
Bello

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grilloz
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Re: A prendere il latte

14/06/2016, 18:04

Ha già detto tutto MasMas, che altro dire?

Mi ha incuriositl l'uso di quel trapassato remoto "quando fu giunto all’ingresso...". Giorni fa se ne discuteva e qualcuno sosteneva che sia ormai desueto. In questo caso il trapassato sta però a indicare la conseguenzialità delle azioni: Giuseppe prima giunge e poi si rese conto. L'uso del passato remoto giunse avrebbe indicato invece contemporaneità. Come si rende la differenza senza l'uso del trapassato? Agli esperti grammatici l'ardua sentenza ;)

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Re: A prendere il latte

14/06/2016, 21:02

Grazie, Samy, grazie Grilloz!
Certo il trapassato ha quella funzione. Ed io, un po' manzonianamente, mi sono attenuto all'uso. Secondo me, non deve essere desueto, come se l'eleganza della scrittura fosse un'anticaglia.

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Re: A prendere il latte

14/06/2016, 21:22

La coseguenza dopo il passato remoto si rende con il... trapassato! Mi spiace per la desuetudine ma la grammatica dice così. E a me me paisce.
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