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Il cerchio e lo strappo - Racconto a tema, "non di genere"

31/01/2018, 11:47

Last minute anche questo mese, chiedo venia!
Non sono convintissima di aver azzeccato il genere non di genere, visto che non ho ben capito cosa significhi :mrgreen:
ma almeno ci ho provato!


Il cerchio e lo strappo


Le note dell'organo si diffusero maestose tra i pilastri della cattedrale. Svelte salirono verso le vetrate, risuonarono nelle campate laterali, e rimbalzarono sullo sguardo di tutti gi astanti che si alzavano all'unisono: stava per entrare la sposa.
Il cardinale si volse verso il portale d'accesso, mentre il testimone cercava con qualche battuta di stemperare la tensione dello sposo.
Ed ecco che una macchia d'avorio damascato prese ad avanzare nella navata centrale: quattro damigelle spargevano petali di gelsomino al suo passaggio, il compare d'anello coi riccioli inamidati dettava il ritmo, e le centinaia di pizzi che componevano lo strascico fremevano ad ogni passo. Con piglio severo il padre, in alta uniforme, la accompagnò fino all'altare, affidandola al futuro genero.
Il sacerdote mise tutto il suo zelo nel condurre al termine la cerimonia nel modo più pomposo, ma proprio nel momento culminante del fatidico SI, dall’ingresso eccheggiò un urlo: "Feeermiiiii!"
Tutti si voltarono perplessi, mentre l’ammiraglio socchiudeva gli occhi in uno spiraglio di rabbia.
"Chi è costui, Ginevra?"
"N-no-non lo conosco, padre..."
Ma già il giovane gitano che aveva interrotto la cerimonia giungeva all'altare, si gettava ai piedi della sposa, e con vigore maschio la incitava: "Metterò il mondo ai tuoi piedi, fuggi con me amor mio! Lascia questa farsa, questa prigione, e seguimi nella vita libera!"
Gli astanti guardavano inorriditi, il padre era pronto a gettarsi sul nuovo venuto, quando repentinamente la sposa si abbassò, sfiorò con un lieve bacio la fronte dello zingaro, e con gesto sicuro squarciava l'immensa sfarzosa gonna del suo abito nuziale per esser più agile nei movimenti.
"Fino in capo al mondo, André!"
Rapidi come folgori i due amanti guadagnarono l'uscita della navata sinistra, sotto lo sguardo sbigottito delle centinaia di invitati.
Rosso per la vergogna, l’ammiraglio esplose in un grido disumano: "Fermateli! Acciuffateli! Chiamate a raccolta tutte le truppe della città, dello stato intero! Voglio la testa di quel miserabile!"
Il primo ministro, padre dello sposo, gli si avvicinò con disprezzo: "Sarà bene che questo increscioso incidente si risolva, altrimenti anche la tua testa salterà."

Intanto i due giovani si dileguavano: grazie all'effetto sorpresa erano sfuggiti ai soldati dislocati nell’edificio sacro, ma sapevano che le maglie della legge si sarebbero chiuse sempre più strettamente su di loro. André conduceva con passo svelto la sua donna attraverso i tetti della città, nei sotterranei, sfruttando il passaggio in abitazioni e negozi di amici a lui fedeli, finché ormai verso il tramonto, sfiniti, si fermarono.
La vecchia li accolse con un sorriso amaro "Tutte le strade sono bloccate, il porto è sotto stretta sorveglianza..."
"Non temere, Rachele: i miei uomini stanno approntando una via di fuga sicura: ci fermeremo solo il tempo necessario."

L’ammiraglio fece mettere a ferro e fuoco la provincia, ogni casa fu setacciata da cima a fondo, ma dei fuggiaschi neanche l'ombra. Bussarono anche alla catapecchia di Rachele, ma un controsoffitto sapientemente modellato nascose i due amanti.
Finalmente, dopo diversi giorni di attesa che si calmassero le acque, risuonò alla porta il segnale convenuto. Un uomo entrò, alto e robusto, barba rossiccia, e una benda da pirata a coprirgli l'occhio sinistro.
"Svelti, la nave è pronta."
André trascinò nuovamente Ginevra: il viaggio per mare si svolse senza intoppi, ed attraccarono in una terra straniera e accogliente.
Ma fu allora che Ginevra commise un errore: si sentì in colpa.
Amava André, e la nuova vita che costui gli offriva in questa nuova patria; ed era felice, e sollevata, di essersi liberata di quel padre così autoritario ed egoista; ma si dispiaceva per lo sposo mancato: in fondo quel povero Stefan era un bravo giovane, come lei prigioniero dei giochi di potere del proprio genitore. Ginevra non lo amava, ma per quel poco che lo aveva conosciuto lo aveva anche apprezzato, e sapeva di rappresentare per lui una possibilità di emancipazione e riscatto personale.
Insomma, Ginevra riteneva di dovergli quanto meno delle scuse, e delle spiegazioni per il suo abbandono repentino del matrimonio combinato. Così, gli scrisse. Niente lettere ufficiali, uffici postali o documenti; solo un breve bigliettino per togliersi il peso dal cuore.
Ma anche se quel pezzo di carta non conteneva il mittente, fu sufficiente agli esperti tecnici alle dipendenze dei due padri offesi per identificarne la provenienza: quella particolare tonalità di inchiostro, la ruvidezza della carta, la sua composizione, il taglio ne rendevano inequivocabile l'origine. Furono pertanto inviati in missione ben ventidue agenti segreti.
Ma fu allora che Stefan commise un errore: si sentì in colpa.
In fondo, quella povera ragazza aveva solo cercato la propria felicità, la propria libertà, e non appena il destino le aveva dato la possibilità lei aveva saputo acciuffare la vita al volo. Cosa che lui stesso, invece, non aveva ancora saputo fare. Stefan non la amava, e per quanto la ritenesse bellissima era forse questo un motivo sufficiente per costringerla a legarsi a lui? Non sarebbe stato più intelligente e nobile lasciarla libera, e cercare a sua volta di prendere in mano la propria esistenza?
Decise quindi a sua volta di partire, in gran segreto, per andare in cerca della coraggiosa ragazza e svelarle i piani degli agenti governativi.

Una settimana dopo, ventitré persone sbarcarono nei pressi del nascondiglio dei fuggiaschi.
Stefan si adoprò per non farsi riconoscere dagli inviati governativi e sgattaiolò subito fuori della loro portata. Ripensava a quel poco che sapeva dei gusti della sua fidanzata, per avere qualche ispirazione su come cominciare la ricerca.
Ma anche gli agenti avevano svariati indizi, e uno di questi era il gioco d'azzardo: André vi si era sempre dedicato con slancio, e probabilmente in una terra straniera sarebbe stato il modo più semplice per mantenersi. Gli agenti si infiltrarono nella locale rete criminosa: André era un baro? Già, ma non era l'unico; e i servizi segreti costruirono una rete d'inganni e sotterfugi, fino ad attirarlo nella trappola del loro tavolo da gioco: avrebbe abboccato? Erano sicuri di sì.
André cominciò a vincere svariate somme, si ringalluzzì, abbassò la guardia: finché la stangata arrivò, e per ripagare i debiti giocò ancora, e ancora, e ancora... il pesce era ormai nella rete: non restava che serrarla.
E André finì per vendere ai suoi creditori la propria donna.

Intanto Stefan aveva visitato ospedali e ospizi, ed era ora impegnato a fare il giro delle opere di carità connesse all'infanzia: fu al terzo orfanotrofio che visitò - bambini del mare, li chiamavano - che trovò colei che cercava.
La libertà l'aveva resa ancora più bella. Lo sguardo aveva assunto una nota di consapevolezza che la rendeva irresistibile. Stefan sentì nascere qualcosa dentro di sé, una sensazione leggera, di pace interiore, di completezza.
Sensazione opposta fu quella che provò Ginevra nel trovarselo lì davanti: una morsa che la soffocava, un cappio che le stringeva il respiro facendola sudare freddo, il terreno che le franava sotto i piedi.
"Ho avuto il tuo biglietto."
"E sei riuscito a trovarmi."
"Non avere paura di me, Ginevra, stai tranquilla."
"Mi riporterai a mio padre... ti odio con tutta l'anima!!"
"No Ginevra, ascolta... Devi ascoltarmi! Tuo padre e il mio hanno sguinzagliato i servizi segreti: vi troveranno, dovete fuggire."
Ginevra non capiva. Sgomento, perplessità, incredulità. Non sapeva se credergli o meno, non sapeva cosa fare.
Poi senza dire una parola si tolse il camice, e i due lasciarono la struttura.
Durante il tragitto Stefan le chiarì la situazione, e le sue buone intenzioni.
Il cervello di Ginevra lavorava vorticosamente per trovare una soluzione, ma l'unica soluzione, l'unico appiglio, le appariva André: lui avrebbe sicuramente saputo risolvere la situazione, trovare una via di fuga, dipanare la matassa e far perdere le tracce agli inseguitori. Ah, se lei non avesse scritto quella lettera! Ora si rendeva conto del gravissimo errore commesso.

Giunsero all'abitazione della coppia.
Stefan avvertì una sensazione strana.
"Non entrare, Ginevra!"
Lei si bloccò, e scoppiò in una risata isterica.
"Ecco che esce la tua vera natura, ci è voluto poco a smascherarti. Le tue belle parole di poco fa non erano che menzogne, tu vuoi solo riportarmi da mio padre!"
"No, Ginevra. È che... c'è qualcosa qui che non mi convince, non entrare."
Ma già lei girava la maniglia, e si lasciava alle spalle il fidanzato.
Stefan girò i tacchi, fece per andarsene: "Io ci ho provato." Ma il groppo che gli stringeva lo stomaco si fece insistente, e il giovane decise di appostarsi lì nei pressi, in attesa degli eventi.

Ginevra entrò, trovò André placidamente seduto sul divano, i piedi poggiati sgarbatamente su un tavolino, odore pregnante di tabacco nella stanza.
"Oh, amore, sapessi cosa mi è successo..."
Ma il suo sguardo era distante: "Mi dispiace, Ginevra... per tutto."
"Non avrei dovuto scrivergli, ma..."
"Non avresti dovuto."
"Ma se ne andrà, e noi staremo insieme per sempre! Mi ha raccontato che..."
"Ora basta!", tuonò una voce nel salotto.
Ginevra si trovò circondata dagli uomini di suo padre.
"André!"
Ma lui non la considerava, e rispose invece a loro.
"Ora avete la ragazza. Il debito è saldato."
La ragazza??
Gli agenti le furono addosso, venti mani su di lei, che scalciava e si dimenava chiedendo aiuto.
Ma altrettante braccia ghermirono la serpe che l'aveva tradita, vendendola ai servizi segreti per pagarsi i debiti di gioco.
"Ehi, ma che fate? Avevamo un accordo!"
"È la tua testa che vogliamo, André."
"Maledetti!"

Dalla strada, Stefan sentiva le grida e le bestemmie dei due ragazzi. Gli agenti dell'ammiraglio erano riusciti nel loro intento, e avrebbero rimpatriato i due fuggiaschi per consegnarglieli ed eseguire la condanna. Cosa sarebbe successo a Ginevra?! Pensa, Stefan, pensa! Il cervello correva all'impazzata, e si sorprese lui stesso a correre verso la porta di quell’abitazione.
Se li trovò tutti davanti di colpo, e improvvisò.
"Siete riusciti a catturarli, finalmente!"
"Signore! Voi qui?! Non sapevamo..."
"Allora come servizi segreti non valete granché. Sbrigatevi a portare quel viscido traditore all'ammiraglio: della ragazza mi occuperò io."
"Ma, signore, abbiamo l'ordine di riportarli in patria entrambi."
"Avete l'ordine di riportarmi la mia fidanzata: io sono qui, quindi consegnatemela immediatamente."
"Sissignore."
Ginevra lo guardava con tutto l'odio di cui il suo cuore tradito era capace. Frastornata dagli avvenimenti, riversò la sua rabbia verso Stefan che catalizzava le motivazioni della sua triste sorte, e inveiva urlando contro di lui.
"Falso! Bastardo! Mi hai mentito anche tu! Volevi solo.."
Sciaf!
Un violento ceffone di una delle guardie la zittì di colpo.
"Ehi, attento, così me la sciupi."
"Scusate, signore."
"Ora andate. Voglio lavorarmela un po', vi raggiungeremo da mio padre."
"Sissignore.", sghignazzò l'agente.

Ginevra era legata. Stefan la spinse dentro, e richiuse la porta a chiave dietro di loro. La giovane piangeva, accasciata sul divano, lanciandogli sguardi fiammeggianti. Lui le si avvicinò, si inginocchiò davanti a lei, e con delicatezza sciolse le corde che le immobilizzavano le braccia.
"Sei libera, amore."
"Eh?!"
"Non ti riporterò indietro. Dirò che sei riuscita a fuggire, inventerò qualcosa."
"Perché?"
"Perché... perché mi sto innamorando di te, Ginevra. E voglio che tu sia felice, libera; non ti costringerò a sposarmi, se non vuoi."
"Ma... alle guardie hai detto..."
"Non c'era altro modo di strapparti a loro. Ma sono venuto fin qui per aiutarti ad essere libera, e anche se questo significa perderti, non muterò i miei propositi. Hai diritto a scegliere il tuo destino, fuggi lontano dalle decisioni di tuo padre! Forse un giorno avrò anch'io la mia occasione."
Ginevra era perplessa. L'uomo che aveva amato fino a stravolgere la sua vita l'aveva tradita vendendola agli sgherri di suo padre; e il ragazzo dal quale era fuggita per evitare le costrizioni che la società le imponeva si stava ora dimostrando l'unico in grado di comprenderla, vittima tanto quanto lei. E la stava lasciando libera di andarsene, pur se questo per lui significava rinunciare a tutto: moglie, onore, credibilità, rispetto.
Le parole le uscirono dalle labbra senza quasi che se ne accorgesse:
"Perché non vieni con me?"
Stefan rialzò di scatto la testa.
"Eh?!"
Ginevra continuò, ora pienamente cosciente di quel che diceva: "Fuggi con me, non tornare da tuo padre. Saremo liberi, e potremo essere felici insieme."
"Ma... tu..."
"Io... non so più niente: non ti conoscevo, ti credevo una persona diversa, uguale a tuo padre e al mio. Invece ora vedo... che sei come me."
Si sorrisero, guardandosi negli occhi.
E il loro sguardo fu un reciproco SI.
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: Il cerchio e lo strappo - Racconto a tema, "non di genere"

07/02/2018, 14:03

Mamma mia che avventura all'ultimo fiato. Scappare sull'altare è già di per sè una follia, ma poi tutto diventa stra-avventuroso. E' un mix tra Non lo dovevi fare e l'hai fatto, ora scappa, cioè un thriller, ma non saprei come definirlo. Il non genere risulta difficile. Almeno per me. o?

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Re: Il cerchio e lo strappo - Racconto a tema, "non di genere"

09/02/2018, 18:55

Infatti anche per me il "non di genere" è un po' un'incognita, e non sono molto convinta di averci azzeccato (faccina pensosa"
Grazie del commento, Samy! _|
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Nils Desperandum
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Re: Il cerchio e lo strappo - Racconto a tema, "non di genere"

12/02/2018, 17:18

Gattoula,
che bel racconto avvincente! Mi piace molto la morale da "libera l'amore o liberatene per sempre" e il fatto che i due fidanzatini si scoprano man mano è carino.

Da un punto di vista di trama penso ci sia principalmente un problema a metà, nella parte in cui intervengono i servizi segreti. In pratica questo pezzo:
Una settimana dopo, ventitré persone sbarcarono nei pressi del nascondiglio dei fuggiaschi.
Stefan si adoprò per non farsi riconoscere dagli inviati governativi e sgattaiolò subito fuori della loro portata. Ripensava a quel poco che sapeva dei gusti della sua fidanzata, per avere qualche ispirazione su come cominciare la ricerca.
Ma anche gli agenti avevano svariati indizi, e uno di questi era il gioco d'azzardo: André vi si era sempre dedicato con slancio, e probabilmente in una terra straniera sarebbe stato il modo più semplice per mantenersi. Gli agenti si infiltrarono nella locale rete criminosa: André era un baro? Già, ma non era l'unico; e i servizi segreti costruirono una rete d'inganni e sotterfugi, fino ad attirarlo nella trappola del loro tavolo da gioco: avrebbe abboccato? Erano sicuri di sì.
André cominciò a vincere svariate somme, si ringalluzzì, abbassò la guardia: finché la stangata arrivò, e per ripagare i debiti giocò ancora, e ancora, e ancora... il pesce era ormai nella rete: non restava che serrarla.
E André finì per vendere ai suoi creditori la propria donna.

Sono in 23 e sono agenti segreti. Fino a che creano la trappola va tutto bene, ma una volta che lo trovano perché attendere che tradisca la sua donna? A parte che non è mica detto che lui lo faccia, ma soprattutto lo scopo non è catturarlo? Perché non appena lo individuano non lo seguono a casa (o lo catturano e lo torturano) fino a trovare dov'è Ginevra? Cioè, intendiamoci, il fatto che gli agenti lo inducano a pagare con Ginevra ha un che di geniale, ma la cosa dovrebbe essere preparata e giustificata con un po' di anticipo. Messa così com'è ora, sembra una (troppo) fortuita coincidenza. Capisco che la cosa faccia gioco al fatto che Ginevra si allontani da Andrè ma la mia sensazione è che puzzi troppo di author fiat per filare liscio.

Poi ti confesso di non aver ben capito il nesso col titolo.

Detto questo, è un bel racconto che meriterebbe di essere raffinato. Bello. o!

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Re: Il cerchio e lo strappo - Racconto a tema, "non di genere"

12/02/2018, 19:10

Grazie Nils per il commento! <3

Il titolo era dovuto al fatto che inizia con Ginevra e Stefan che si devono sposare, e poi dopo tutto il rigirìo finisce che si sposano davvero, il cerchio si chiude; ma c'è tutto lo "strappo alla regola" che fa Ginevra, il suo ribellarsi alla condizione imposta, che tra l'altro inizia strappando il vestito... ecc Stefan che li strappa alla fineval loro destino stabilito da altri per loro, ecc: forse un po' cervellotica ma mi ispirava così :D

Per l'altra questione, rileggendolo con questa considerazione forse hai ragione (faccina pensosa)
Il mio pensiero era che i 22 agenti (sbarca anche Stefan, per questo 23 ;-) ) vogliano arrivare a lei tramite André, e mi piaceva il fatto che non arrestassero semplicemente i due innamorati, ma annientassero la loro relazione, li "strappassero" all'affetto reciproco, li riducessero a niente per aver disobbedito alle decisioni del generale.
Però, effettivamente, non l'ho esplicitato :LOLP:
Gli agenti la preparano, chiudendolo nella rete del gioco d'azzardo; però potevo sfruttare di più la valenza psicologica del loro agire.

Per il fatto che non lo seguano direttamente a casa: no, dai, troppo banale! In fondo quello era un criminale che aveva rapito in cattedrale la figlia del comandante in capo delle forze armate, sarà mica così fesso da farsi pedinare? :LOLP:
Però anche in questo caso hai ragione: potevo almeno buttar lì una frase tipo "i tentativi di pedinarlo fallirono miseramente e decisero di tenrarevuna strategia più sottile" (detta meglio)

Grazie dei suggerimenti!
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Re: Il cerchio e lo strappo - Racconto a tema, "non di genere"

13/02/2018, 14:58

Gattoula,
ora che me lo spieghi ho capito il titolo (che devo ammettere ha un suono molto bello), ma se non me l'avessi spiegato non ci sarei mai arrivato. Istintivamente ti direi che questo significa che il titolo non va bene... ma capisco il problema di abbandonare un bel titolo solo perché i lettori non ci arrivano :lol:

Io credo che il problema principale sia sulla coerenza di Andrè. Fino al momento in cui si parla del gioco d'azzardo è un gitano che pur di avere la donna di cui si è innamorato sfida ammiragli generali e convenzioni. Rischiando la pelle si presenta a una cerimonia gremita di militari e scappa con Ginevra mettendo in piedi un piano d'evasione di tutto rispetto. Insomma, un affascinante eroe di cui giustamente Ginevra s'innamora.
Poi si scopre che è un giocatore d'azzardo. Per carità ci sta, se vogliamo fa ancora parte del fascino gitano. Il lettore sta appena riconciliandosi col fatto che non è un personaggio poi così perfetto e tac fa una cosa ripugnante e spaventosa come pagare i debiti di gioco CON GINEVRA! Insomma, niente di fuori dal mondo ma è uno sviluppo così fuori personaggio da risultare posticcio. Insisto sul fatto che sia un'ottima idea di fondo, ma secondo me per farla funzionare devi prepararla.

Ciau! o!

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Re: Il cerchio e lo strappo - Racconto a tema, "non di genere"

13/02/2018, 19:25

Invece a me il fatto che il titolo non sia affatto immediato piace parecchio :D in generale, non solo per questo che ho messo io; i titoli troppo attinenti o didascalici li trovo sminuenti.
Ma è questione di gusti.
Contenta comunque che te ne piaccia il suono ^_^

Ho capito cosa intendi per André.
Per me era molto il "fascino del bastardo", quindi lui rapisce Ginevra per la passione che nutre ma anche per il brivido dell'avventura e di prendersi quel che vuole, e lei è innamorata di lui per il senso di passione e libertà che lui le trasmette.
Quindi poi da lì a trovarsi nei guai e usare nuovamente le risorse a propria disposizione = la sua donna) per uscirne, il passo è breve.
Però, se questo l'avessi esplicitato nel racconto anziché tenerlo nella mia testa, forse sarebbe stato meglio :LOLP:

Appena riesco provo a modificare un po'! Ora mi sto adoprando per il racconto giallo 8-)

Grazie ancora!
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