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Un gabbiano nello scintillio azzurro del mare - Racconto a tema

28/11/2017, 12:50

Racconto dedicato a Grilloz e MasMas, perché...
...perché quando ho postato il racconto originale "No brilho azul do mar uma gaivota", ho montato tutto il pdf rovescio, dall'ultima alla prima pagina... e con i loro commenti mi hanno ispirato a fare questo esperimento, ossia di riscrivere tutto quel racconto partendo dalla fine :LOLP:
Non me ne vogliate a male, mi diverto così!
Trovo il racconto un po' 'macchinoso', ossia ovviamente un po' faticoso da seguire...
ma penso che comunque si capisca di cosa parli, e... un qualche senso ce l'abbia! o?
Buon divertimento



UN GABBIANO NELLO SCINTILLIO AZZURRO DEL MARE

La sua maestosa figura si dileguò nei sordidi vicoli che risalivano verso la Ribeira, mentre a bordo della Gaivota i marinai terminavano il copioso vino che dom Sebastião aveva offerto da bere.
Nessuno di loro aveva notato le monete d’oro che costui aveva fatto scivolare nella mano avida del Capitano Oliveira per ovviare ad un inconveniente: se quel tale mozzo pel di carota fosse sopravvissuto al viaggio, la posizione dell’armatore dom Sebastião Araújo Cardoso nella società di Porto sarebbe stata seriamente compromessa.
Eppure fino a pochi minuti prima non sospettava nemmeno che qualcun altro potesse essere a conoscenza del suo crimine... un lustrascarpe insignificante come quello, poi? Era bastato incrociare lo sguardo di quel ragazzetto che pelava patate nei pressi del cassero, l’unica nuova acquisizione nell’equipaggio, e fare due più due trattenendo a stento le bestemmie.
Dom Sebastião era passato a bordo solo per controllare le ultime cose prima della partenza per le Indie, prevista per l’indomani mattina, e augurare una buona traversata oceanica all’equipaggio.
E per controllare che il baule fosse già stato fatto sparire sottocoperta, dopo che i due uomini più fidati della Gaivota lo avevano ritirato a casa del nobile, come richiesto espressamente dalla lettera di istruzioni che questi aveva inviato al Capitano nel pomeriggio per tramite della servetta Caetana. Utile e comodo, avere dei servitori: era stato sufficiente dare a lei e al suo amante Vicente Oliveira la benedizione padronale e qualche soldo per la dote, che loro, gettandosi ai suoi piedi, avevano acconsentito a rendersi suoi ignari compici facendo sparire le tracce del delitto.
Vicente doveva recitare la parte del morto e bruciare i vestiti che dom Sebastião aveva tolto al cadavere prima di rinchiuderlo nella panca: sarebbe sembrato che il vero Ricardo stesse uscendo dalla casa in cui era entrato in mattinata, dodici minuti e quarantasette secondi prima di venire avvelenato dal bicchierino di porto.
Un piano perfetto.
Ma c’era un testimone: quel mozzo.
Per il quale, alla fine, era stata la sorte a decidere, traendolo dall’indecisione sul da farsi: l’offerta di un impiego tra l’equipaggio gli era infatti giunta inaspettatamente dal capitano in persona, che dall’alto della fiancata stava redarguendo il marinaio ubriaco che canzonava la chioma fulva del ragazzo. Di quel ragazzo.
João Dias Pinto.
Che aveva quattordici anni, e non sapeva cosa decidere.
E guardava affascinato quella nave imponente, che in vista del viaggio verso il Nuovo Mondo era stata caricata all’inverosimile di viveri e mercanzie.
Si era diretto verso il Douro, perché solo lì al porto il suo animo riusciva a trovare la pace nell’inquietudine e nell’incertezza che provava per essere stato testimone di un delitto, e a conoscenza delle sordide intenzioni del nobilissimo dom Sebastião che la mattina stessa era inciampato su di lui: spazzola e grasso per lucidare le scarpe cacciati fuori al volo dalla bisaccia, per non farsi beccare a origliare davanti alla sua porta. João aveva capito bene? L’assassino voleva colpire ancora, eliminando il complice?
Quello che il ragazzo ignorava era il movente del primo omicidio.
Ma dom Sebastião non aveva avuto il minimo ripensamento: “Io ti ho dato la vita, io te la tolgo”, semplice. Pensava in questi termini della propria figlia. Quando l’aveva ritrovata, si faceva chiamare Paloma dai clienti del bordello in cui era finita quattordici mesi prima, scappando di casa per inseguire un sogno dai begli occhi anziché sottostare al matrimonio altolocato che il prestigio della famiglia le imponeva. Mariana Araújo Da Silva, da bambina ribelle a ragazza morta. Finalmente aveva avuto quel che si meritava: lo sprezzante pensiero di dom Sebastião non durò che un momento. Meglio impiegare il tempo a risolvere il problema contingente.
Fortunatamente il Capitano Oliveira, in partenza per le Indie con la sua Gaivota, non avrebbe potuto rifiutarsi di rendergli i servigi che il nobile gli aveva più volte elargito: avrebbe imbarcato un pesante baule sulla sua nave, e in pieno Oceano l’avrebbe fatto maldestramente scivolare tra i flutti, celando così per sempre il cadavere di quell’inetto parassita di Ricardo Almeida. E ovviamente anche la servetta di casa era ricattabile: l’avrebbe lasciata libera di sposarsi prima che iniziasse novembre soltanto se avesse consegnato la lettera al capitano, invece che bastonarla e farla impiccare insieme all’amato che nottetempo faceva entrare nella casa del padrone. Sì, anche lui sarebbe stato un’utile pedina. Forse gli sarebbe mancato avere quella sguattera sempre a disposizione, ma non gli mancava certo il denaro per comprarsi un’altra donna.
Quel denaro cui l’ingordigia dello stupido Ricardo puntava: gli aveva dato appuntamento per l’indomani, “Torna a quest’ora e avrai quel che ti spetta.”. E quello aveva addirittura osato minacciarlo, ricordando a lui, dom Sebastião Araújo Cardoso!, che in troppi lo avevano visto entrare nel palazzo per non sospettare se non ne fosse ri-uscito indenne: non ricordava forse che lui era il mandante dell’omicidio della propria figlia? ...avrebbe avuto remore a condannare a morte il suo esecutore?
Tutto il dialogo era stato ascoltato dal giovane João, appostato fuori dalla porta: li aveva visti entrare, dopo l’incontro davanti al palazzo che aveva fatto trasalire il nobiluomo. Quello stesso nobiluomo che João aveva visto sulla banchina in quella notte maledetta, in compagnia dell’uomo che ora da qualche giorno pedinava, tale Ricardo Almeida.
Come un fulmine a ciel sereno gli si era palesato davanti, mentre l’anima gli ribolliva in petto annientata dall’indecisione: l’orrore per l’omicidio, la pietà per la giovane ragazza uccisa, e la paura nell’affrontare l’assassino che aveva riconosciuto tra la folla che assisteva al rinvenimento del cadavere. L’aveva fissato negli occhi per un solo istante, ma non aveva avuto il minimo dubbio che si trattasse proprio del responsabile di quello scempio; eppure per giorni João era stato roso dal dilemma, senza esser capace di denunciarlo alle autorità, ma neanche di dimenticare quella ragazzina – poteva avere sedici anni - gettata a mare col cranio fracassato.
Né la sua manina bianca accarezzata dalla marea, il ventre gonfio.
Ma anche lui era parte della folla che si accalcava sul luogo del ritrovamento del cadavere, dove le gambe lo avevano riportato quasi inconsciamente: era stato inutile vagare per la città senza metà, mentre la voce dell’omicidio si diffondeva per i quartieri. Era stato inutile tanto quanto allontanarsi dalla sughereta nei pressi della banchina dove si era consumato l’omicidio, perché non poteva togliersi dalla vista l’immagine del nobile che sputava tra i flutti in direzione del cadavere della ragazza dopo aver pagato il suo sicario. Né poteva togliersi dalla mente le voci dei due assassini, il nobile e il pezzente, che complottavano e la abbandonavano tra le onde.
E sì che era ubriaco. In un primo momento aveva addirittura avuto il dubbio della veridicità dei suoi sensi, annebbiati dall’alcool che lo aveva spinto a cercare ristoro sulla riva del mare. Non faceva per lui la vita notturna del porto, tra marinai, prostitute, liquori e fumo. In fondo, lui era solo un ragazzo di campagna, fuggito verso la città in cerca di fortuna.

Proprio come ora, mozzo, a bordo della Gaivota, stava fuggendo verso il Nuovo Mondo in cerca di fortuna.
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Re: Un gabbiano nello scintillio azzurro del mare - Racconto a tema

30/11/2017, 9:50

Sarà che ho già letto l'altro (due volte :P ) ma così denso sembra quasi un riassunto, hai presente i "nelle puntate precedenti" delle telenovelas?
Però l'idea del racconto al contrario è carina, sarebbe da riproporre ;)

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Re: Un gabbiano nello scintillio azzurro del mare - Racconto a tema

30/11/2017, 10:55

Eh lo so... ma se ve lo rifacevo di 5 pagine a rovescio mi fifstrozzavatenivate di strozzare :-p
..e scrivere all'indietro è davvero complicatp! Sarebbe divertente sì da provare tutti :)
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Re: Un gabbiano nello scintillio azzurro del mare - Racconto a tema

04/12/2017, 14:09

No dai da fare tutti no. Deve essere in effetti abbastanza faticoso. Come risulta faticoso da leggere. In effetti da un senso di nastro che si riavvolge! :lol:
Originale di certo, e devo dire che tutto sommato si capisce, cosa non facile da rendere, ma meglio un racconto al dritto.
A meno di non avere un motivo per farlo. Ci vorrebbe una storia adatta, magari costruita apposta. O un motivo per giustificare la mossa.
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Re: Un gabbiano nello scintillio azzurro del mare - Racconto a tema

04/12/2017, 14:31

Yes!
Ora ho fatto questo, esperimento puro, perché mi avete ispirato voi due ;-)
Ma effettivamente pensavo a qualcosa di molto più complesso, tipo scatola cinese che si svela sul finale ^_^
Vediamo cosa riesco a combinare per il prossimo mese!
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Re: Un gabbiano nello scintillio azzurro del mare - Racconto a tema

06/12/2017, 21:09

Anche a me la trama è sembrata interessante, ma la narrazione mi ha dato più l'impressione di una sinossi. Il racconto mi è piaciuto però a livello di linguaggio, con un lessico adatto all'ambientazione.
Solo un appunto: presumendo che il racconto sia ambientato in un'epoca passata, siamo sicuri che fosse così facile per i protagonisti cronometrare i dodici minuti e quarantasette secondi? E sarebbe stato davvero utili calcolarli?

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Re: Un gabbiano nello scintillio azzurro del mare - Racconto a tema

06/12/2017, 21:18

Tecnicamente, era sì possibile cronometrarli;
io l'ho usato più come figura retorica, tipo "è la 127° volta che te lo dico!";
ed era per usare le 3 pare del tema, un po' come scusa: purtroppo non tutte le parole sono accettabili in tutti i contesti storici, ma questa c'era ;-)

Grazie comunque per averlo letto e per il commento!
Sì, è vero: in pratica questo esperimento all'incverso risulta una sinossi del racconto originale :D
Se ti va di leggerlo, questo è il link:

viewtopic.php?f=54&t=5466&hilit=Brilho
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