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Re: Sfida 01 - giallo a tema

24/09/2015, 21:46

E allora avanti! o?
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Re: Sfida 01 - giallo a tema

30/09/2015, 21:02

Fiuu... son corsa a controllare se fossi ancora in tempo :roll: ho avuto il polpino ammalato e ho potuto dedicarmi pochissimo alla scrittura. per il 3 ce la faccio, però o?

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Re: Sfida 01 - giallo a tema

30/09/2015, 21:35

SchiumaNera ha scritto:polpino
:D
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Re: Sfida 01 - giallo a tema

01/10/2015, 1:52

Se trovo un ponte tra la prima parte del racconto e l'ultima, sono a cavallo! o-

Come devono essere inseriti i racconti? Come testo del messaggio o come allegato?
Si has perdido el rumbo escúchame, llegar a la meta no es vencer, lo importante es el camino y en él, caer, levantarse, insistir, aprender.
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Re: Sfida 01 - giallo a tema

01/10/2015, 14:46

Il "polpino" è piccino, poverino? Spero si sia rimesso! :D

Sono racconti brevi, direi come testo: aspettiamo però che si pronunci il giudice ;)
Se trovo un ponte tra la prima parte del racconto e l'ultima, sono a cavallo!

Beata te :!: Pur sfidante :cry:, sono in alto mare e, in particolare, non so ancora come sbrigarmela con l'amo :roll:
"Sii quello che vorresti sembrare" (Carrol
Sei (hai) una nonna? Vieni (accompagnala) nel mio blog!

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Re: Sfida 01 - giallo a tema

01/10/2015, 15:28

nonnaV. ha scritto: Pur sfidante, sono in alto mare e, in particolare, non so ancora come sbrigarmela con l'amo :roll:


Dopo essermi disperata per qualche giorno, sono riuscita a trovare un modo per avere un bel cadavere, però mi sono trovata senza un movente e senza assassino. Adesso ho un potenziale assassino, ma non si sa perché abbia ucciso! :lol:
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Re: Sfida 01 - giallo a tema

01/10/2015, 18:24

Siete pirati, è normale essere in alto mare :)

Si era detto di inserirli direttamente come testo. Poi se li allegate mica vi facciamo fare un giro di chiglia...

Ahrrr!
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Re: Sfida 01 - giallo a tema

03/10/2015, 9:51

Comincio io a pubblicare.

L’estate è finita

-La vittima è stata trovata sulle rive del lago. Faccia rivolta sulla sabbia. E nella gola un serie di ami. Erano legati insieme da un filo da pesca con un nodo doppio ritorto.
-Vicecommissario si intende di pesca?
La stanza del commissario era un intricato bosco di carte e cartelline e lui seduto alla sua ormai consunta scrivania cercava di vedere le cose dalla giusta prospettiva mentre il vicecommissario stava appendendo alla bacheca le fotografie scattate dalla scientifica.
-Qualche volta, commissario, vado con gli amici a pescare carpe e poi le ributtiamo.
-Che altro sappiamo della vittima?
- Nell'esofago sono stati trovati una serie di ami da pesca, l’ultimo era conficcato nel labbro superiore. Gli ami gli ha procurato lacerazioni interne, ma non sono state la causa della morte. E’ stato avvelenato.
Il corpo era stato ritrovato all'inizio dell’estate e ora che era sul finire non avevano ancora una pista. Giravano a vuoto sempre intorno allo stesso punto.
-Commissario ma se fosse solo suicidio?
-Ci ho pensato-mentre si arrotolava le maniche della camicia- ci ho pensato. Diciamo che puntarsi una pistola alla tempia è più facile che ingerire ami da pesca. Non credi?
-Commissario qualcosa ci sfugge.
-Sì, Alberto. Il caffè delle undici. Dobbiamo trovare un colpevole, un movente e soprattutto dobbiamo farlo alla svelta.
-Macchiato caldo?
-Ma perché me lo chiedi ogni mattina?
Alberto si avviava verso la porta e alzava le spalle. Ormai erano diversi anni che lavoravano insieme, ma quella del caffè era un modo per ricordare a entrambi che niente era sicuro. E la sicurezza in quel caso vacillava. Il commissario era rimasto a vedere l’immagine della vittima prima a faccia in giù nella sabbia e poi nella sala autoptica. Il volto era una smorfia contratta.
-Ecco il suo caffè commissario.
-Allora ripartiamo dall'inizio.
-Vittima: Tortora Leandro. Noto imprenditore. Si occupava di rifornire i ristoranti della zona. A quanto dicono i colleghi, era uno che ci sapeva fare con i clienti.
-Ma forse non tutti. Abbiamo la lista dei ristoranti serviti?
-Sì, sono tutti sul lungolago. Abbiamo interrogato i gestori di tutti gli esercizi, commissario, ma non siamo riusciti a risalire a nulla di importante.
Il commissario guardava fuori dalla finestra. Non c’era niente di bello, non come il lungo lago pieno di panchine, bambini che correvano, il carrettino dei popcorn, il rumore delle piccole onde quando passava il battello con i turisti. Dalla finestra del commissariato era il solito squarcio su un pezzo di città grigio asfalto.
-Cosa abbiamo di importante vicecommissario?
-Il gestore del chiosco Ristoro ha avuto una discussione con Tortora proprio una settimana prima del ritrovamento del corpo. Il cameriere dice che non passava buon sangue fra i due.
-Su?
-Pagamenti non effettuati.
- E invece cosa sappiamo sulla donna che ha trovato la vittima?
-Una signora con il suo cagnolino Fufi ha chiamato la polizia.
-E questa signora era una turista?
-No.
-Abbiamo controllato chi fosse?
- Abbiamo nome e cognome. Avevo incaricato De Mastrocca di interrogare la donna, ma qui tra le carte… non trovo nulla.
-Abbiamo un numero di telefono di questa signora?
-Lo devo cercare.
Il commissario si rigirava la tazzina tra le mani. Il calore era scomparso. Era rimasta una goccia che si spostava sul fondo lasciando una scia artistica.
-Rintracciamola e facciamogli ancora qualche domanda, intanto lasciami il fascicolo con il referto dell’autopsia.
-Me ne occuperò personalmente.
Alberto aveva il brutto vizio di lasciare le porte socchiuse. Al commissario dava fastidio doversi alzare, ma era una battaglia persa. Riesaminò il faldone almeno tre volte. Tortora era stato probabilmente avvelenato da qualcuno che conosceva, caricato su una barca e poi spinto in acqua. L’assassino era stato attento a non lasciare nessun tipo di impronta sulla riva. Tracce di veleno erano state ritrovate sul primo amo. Ma come aveva fatto l’assassino a infilargli sei ami in gola? Nel referto era scritta la formula del veleno e prima di quel momento non si era mai fermato a pensare che veleno fosse o da dove provenisse.
-Commissario ci hanno appena chiamato dall'ospedale. C’è stato un decesso sospetto.
-E chi se ne può occupare?
-Commissario sembrerà strano, ma è il marito della donna che ha trovato il cadavere di Tortora.
-E tu dici che potrebbe avere un nesso con questo omicidio?
-Io dico che niente succede per caso e il mio intuito non sbaglia quasi mai.
-Bene intuito, andiamo.
La donna era seduta su una sedia, guardava fisso davanti a sé e stringeva la borsetta. Qualunque domanda le era stata rivolta aveva risposto in maniera evasiva, ripetendo ragno. Ragno nero.
-Commissario-uno dei poliziotti accanto alla donna- l’uomo è stato trovato nel bosco. Raccoglieva funghi.
La donna continuava a guardare il muro davanti.
-Quando l’abbiamo avvertita era a casa, con la foto del suo cane tra le mani. Dice che è morto da poco, è stato avvelenato.
-Commissario, lui mi tradiva. Ma non mi ha voluto dire chi era lei. Sono sicura che è la biondina, la nuova cameriera. Quella … capisce mi tradiva. Il ragno ce l’ho messo io nella borsa, mi avevano assicurato che non era così velenoso. Volevo solo dargli una lezione.
-Signora lei ha ucciso Leandro Tortora?
-No…
-Signora deve venire con me in commissariato.
-Io non ho fatto niente.
-Suo marito è morto, lei dice di aver messo un ragno velenoso nella borsa e ha trovato il cadavere di Tortora. Forse è il caso che ci segua. L’autopsia di suo marito ci rileverà la causa del decesso.
-Doveva solo stordirlo.
La donna continuava a non guardare che il muro sporco dall'altra parte del corridoio mentre veniva portata via da due agenti.
-Commissario venga un momento.
-Alberto dimmi.
-Commissario la vittima è un ristoratore della zona. Ha… aveva una piccola taverna del pesce a conduzione familiare. Ci lavoravano lui, il figlio e la moglie.
-Secondo lei c’è un nesso fra le due morti?
-Alberto hai detto che vai a pescare? Controlla se la nostra vittima andava a pesca. Io chiamo la scientifica.
Il commissario non aspettò un minuto di più, voleva sapere se il veleno che aveva ucciso Tortora poteva indurlo in uno stato di narcolessia, e la scientifica ribadì che la sintomatologia del veleno era stata rapida, paralizzando i muscoli e poi il respiro, ma un veleno così procurava spasmi contrattili e forse era questo il modo in cui sei ami erano riusciti a penetrare nell'esofago.
-Commissario ho trovato una cosa interessante. Il figlio della coppia pesca. E proprio nel circolo dove vado di solito.
-Andiamo, svelto.
Trovarono il ragazzo seduto con una birra in mano, lo sguardo al lago e una serie di ami conficcati a dovere come tanti piccoli coltelli nella carne fresca. Le carpe nel secchio ormai morte.
-Queste dovrebbero essere ributtate o sbaglio?
-Io posso fare ciò che voglio finché mio padre sfama questi poveracci.
-Suo padre è morto. Probabilmente per lo stesso veleno che ha ucciso Tortora e il cane Fufi.
Il vice commissario era a due passi di distanza, non così vicino al ragazzo, ma quando cercò di fuggire l’aver studiato arti marziali li fu di aiuto. Lo prese al volo mentre cercava di scappare nella direzione opposta.
-Le carpe le lascia morire nel secchio, ma lei di certo avrebbe preso il largo.
-Non parlo con voi.
-Certo parlerai con un avvocato, ma prima verrai con noi e noi, sai siamo soliti tenere i pesci all'amo per molto molto tempo.
-Erano solo due froci.
-Adesso avrà tutto il tempo di spiegarsi.
-Mia madre non meritava di soffrire così. Due bastardi e dovevano pagare entrambi.
-Questo è omicidio ragazzo. Doppio Omicidio. Ma perché uccidere il cane?
-Quello non era un cane, ma una pecora in miniatura che leccava sempre tutto.
-Forza ragazzo che non vediamo l’ora di sentire tutti i particolari della storia, siamo proprio curiosi.
E fu sbattuto dentro la volante che sgommò appena. Polvere bianca della stradina si alzò in una nuvola. Il lampeggiante acceso sembrava di un color azzurrino.

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Re: Sfida 01 - giallo a tema

03/10/2015, 13:46

E io vado per seconda:

L'estate è finita

Con l’arrivo della pensione, l’unica abitudine che Tommaso continuava a rispettare con costanza quasi religiosa era il caffè al bar ogni mattina. Poggiato al bancone, aspettava che Lorenzo gli portasse la consumazione. Il barista si massaggiava i muscoli del collo mentre armeggiava con la macchina del caffè, la testa rasata sembrava minuta in confronto alle spalle erculee, la mano destra era fasciata stretta in una garza medica.
«Mi sa che ieri hai esagerato sul ring.» gli disse Tommaso, in tono bonario.
Lorenzo sorrise. «Dovresti vedere l’altro allora!»
Barbara entrò trafelata al bar, il volto cereo e gli occhi spiritati la rendevano il ritratto del terrore; Tommaso le andò incontro, offrendole un sostegno fino alla sedia più vicina. La ragazza sembrava voler urlare, ma senza avere voce per farlo.
«Che è successo?» Lorenzo le andò incontro, il bicchiere d’acqua che trasportava spillò metà del contenuto durante la corsa. «Tieni, bevi.»
«Non volevo entrare, non lo faccio mai, ma la porta era aperta e lui era lì…»
«Lui chi? Ti hanno fatto male?» chiese il barista.
Barbara prese un sorso d’acqua, la mano le tremava tanto forte da impedirle di bere e Lorenzo la aiutò, fermandole il polso.
«Un cliente! Qualcuno ha ammazzato un mio ospite!» scoppiò a piangere.
Tommaso si offrì di andare a dare un’occhiata al Bed&Breakfast della donna mentre attendevano l’arrivo della polizia. Entrò nell’appartamento e si chiuse la porta alle spalle. Il corridoio era illuminato da un paio di neon ronzanti e solo una delle porte che vi si affacciavano era spalancata. L’ex poliziotto si affacciò oltre lo stipite, la sagoma di un uomo coperto di sangue inginocchiato sul letto gli mandò il cuore in gola.
Tre fili trasparenti partivano dal grosso bastone per tende che sormontava la finestra e si attaccavano al corpo dell’uomo in corrispondenza del collo, della coscia e dell’ascella; altri tre, legati ai cavi elettrici che un tempo sorreggevano il lampadario al soffitto, fuoriuscivano dagli stessi punti nell’altra metà del corpo tenendolo in posizione. Il lampadario era stato smontato e adagiato sul pavimento, davanti alla finestra.
Tommaso si mosse con attenzione verso il bagno, trovò un paio di guanti gialli sotto il lavandino e li indossò mentre rientrava nella scena del crimine. Pizzicò con l’indice una delle corde che sorreggevano il corpo dell’uomo, era di nylon, una comune lenza da pesca. Osservò i punti in cui le lenze penetravano la carne, in corrispondenza delle arterie più importanti si aprivano piccole ferite circolari tenute aperte da grossi ami. Affondò due dita guantate nel materasso facendo sgorgare qualche goccia di sangue ancora fresco.
Sul comodino c’erano una confezione di aspirina e una di coumadin, un bicchiere sporco e un portafoglio di pelle con all’interno la foto che ritraeva la vittima assieme a un uomo imponente, pochi spiccioli e diverse carte di credito, l’intestatario era Carlo Scalzi.
Da un borsone scuro ai piedi del letto spuntavano un paio di pinne e una maschera.
«Signor Tommaso!» udì una voce femminile chiamarlo. Era Gaia, la dottoressa del borgo, piccola di statura e con uno sguardo vivace; Lorenzo l’aveva chiamata perché visitasse Barbara e, incuriosita dal racconto, aveva pensato di dare una mano. Tommaso la fece entrare.
Gaia diede uno sguardo alle ferite.
«Il corpo si è lentamente svuotato del sangue e gli organi hanno sofferto d’ipossia. A vederlo, non sembra fosse cosciente durante l’omicidio, si è risparmiato una bella sofferenza.»
«Infatti non pare abbia combattuto» disse Tommaso, indicando le mani aderenti al corpo. «Non vedo segni di colluttazione.»
«Quindi era a suo agio con chiunque fosse qui. Cos’è quella sacca scura?»
«Attrezzatura da sub. Forse era qui in vacanza.»
Gaia controllò il farmaco sul comodino. «Questo spiega la perdita di sangue. L’aspirina presa a piccole dosi è un fluidificante, probabilmente gli serviva per diminuire il rischio di embolie, a giudicare dal Coumadin doveva averne già sofferto.»
«E questi farmaci possono giustificare una perdita di sangue del genere?» incalzò l’ex poliziotto.
La dottoressa annuì. «Il Coumadin può causare emorragie. In ogni caso, faranno sicuramente un tossicologico e si saprà di più.»
Gaia si abbassò per vedere l’uomo in faccia. «Il collo è livido. Puoi aprirgli gli occhi?»
Riluttante, Tommaso si avvicinò e tirò su la palpebra, rivelando la sclera colorata da reticoli rossi e una piccola macchia circolare. La dottoressa mugugnò.
«È stato strangolato?»
«Sì, ma lo strangolamento non è la causa della morte. Era vivo quando è stato ferito. Di certo non è stata un’impresa facile.»
In lontananza, si udirono le sirene avvicinarsi e i due uscirono sul marciapiede.
«Non riesco a pensare a un movente.» disse Gaia. «Che sia un delitto passionale?»
«Io non riesco a pensare a un assassino. Chiunque sia stato, ha fatto perdere i sensi alla vittima e ha teso al massimo le lenze perché reggessero il corpo.»
«Magari ha usato un mulinello, non serve a quello?» la dottoressa si soffiò il naso. «E nessuno si è accorto di niente, se i vicini di stanza non sono intervenuti per lamentarsi, deve essere stato silenzioso.»
Passarono davanti all’edicola, mentre si dirigevano verso il bar, Luisella raccontava alla moglie del macellaio di come avessero trovato morto il tizio che il giorno prima le aveva chiesto se fosse interessata a vendere l’attività, parlava con fare cospiratorio.
Gaia si fermò e le chiese di ripetere. La moglie del macellaio confermò la storia.
«L’ha chiesto anche a mio marito. Di sicuro è per colpa di quel giacimento di gas che hanno trovato in mare!»
«È da una settimana che non si parla d’altro.» confermò Gaia. «Ne ho parlato anche con Lorenzo. A proposito, ci prendiamo un caffè?»
Il barista li accolse con un sorriso tirato, l’atmosfera nel locale si fece ancora più tesa mentre la macchina del caffè gorgogliava e scandiva lo scorrere del tempo.
Impacciato, l’omone tentava di servire le tazzine con la mano sinistra.
«Certo che l’altro devi averlo conciato davvero male, se tu sei ridotto così.» Tommaso cercò di allentare la tensione.
Il barista si limitò a una smorfia, l’ombra distorta di un sorriso.
Bevvero il caffè e quando fu il momento di pagare, Tommaso riuscì ad avvicinarsi alla cassa da solo.
«Cosa diavolo hai fatto?» chiese Tommaso, dando al barista una banconota.
«Mi stai accusando di qualcosa?»
«Ti sto chiedendo perché hai ucciso una persona, sì.»
Lorenzo alzò di colpo la testa a guardarsi intorno, preoccupato che qualcuno avesse potuto udire la conversazione.
L’ex poliziotto rincarò il colpo: «Levati quelle bende e fammi vedere le mani, scommetto che la lenza ti ha scavato per bene nella carne»
Il barista nascose la mano fasciata come per riflesso involontario, restò in silenzio mentre il suo accusatore riprendeva il suo monologo.
«Non ci sono molte altre persone in grado di strangolare un adulto senza lasciare segni di lotta, Lorenzo, e tantomeno in grado di appendere un corpo con delle lenze. Fammi capire come, fammi capire perché.»
La testa dell’omone crollò in avanti mentre la schiena muscolosa sussultava a ritmo con i singhiozzi, iniziò a parlare con la voce rotta:
«Ci ha provato con me dopo avermi fatto un’offerta per comprare il bar. Ha bevuto parecchio e mi raccontato di come la compagnia per cui lavora ha intenzione di sfruttare il giacimento di gas. Ho accettato il suo invito, l’ho seguito al Bed & Breakfast. Volevo solo spaventarlo, ma mi si è accasciato tra le braccia.» Lorenzo si versò un bicchiere d’acqua e lo bevve d’un fiato. «Mi sono spaventato e ho sbroccato, ho trovato quella roba in una borsa e… volevo che pensaste che ci fosse un mostro, come nei telefilm, io non sono così.»
«Non voglio denunciarti, Lorenzo.»
Il barista scosse la testa e sospirò. «Ormai l’estate è finita e così anche la stagione. Andiamo a parlare con la polizia.»
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Re: Sfida 01 - giallo a tema

03/10/2015, 15:50

Eccomi! Faticavo a stare negli 8000 :oops:

L'estate è finita

«Oddio, hai portato l'ombrello!» Vito ha l'aria di pensare “che bestia” e neppure mi aiuta.
«Be', è un po' nuvolo: se all'arrivo piove...»
«Tieni la cerata, no?- fa un tipo tarchiato, sbucando da sottocoperta. Dai, passami il borsone.»
«Porta sfiga!» rincara la donna alle sue spalle. E' una bonazza sui cinquanta, in bikini e con le tette rifatte.
«Non lo sapevo» mi giustifico.
«E mai “buona navigazione”: si dice “buon vento”» o, meglio, “in culo alla balena!”» insiste lei.
«Ormai è fatta...» Vito si è ripreso, ci presenta : «Magda, Elisa e Fabio Terza...»
Mi sfugge il cognome intero perché un uomo grasso sta chiamando dalla banchina. Mario Pozzi subito nota il parapioggia.
Di lì a poco arriva una coppia attempata, Piera e Alberto Fortunato. Cognome bene augurante, meno male, compenserà l'ombrello. Per chi ci crede, beninteso, a me sembra una gran cavolata.
«Siamo al completo -dice Vito. Mettete i bagagli nelle cabine, Elisa vi dirà quali, siamo pronti a salpare.»
Me l'ha presentato per caso un collega, questo aitante vichingo dagli occhi azzurri, che davvero naviga, portando in giro ospiti paganti. Nessuna speranza: sono bruttina e più vecchia di lui.
Ma quando mi ha chiesto per telefono di partecipare a una mini crociera con la barca nuova (prezzi stracciati, l'estate è finita!) ho accettato al volo, benché di vela non capisca nulla. Non c'è problema, ha detto, spesso gli ospiti sono inesperti; la barca sa portarla da solo.
Mi guardo attorno nel magnifico 50 piedi: chissà com'è riuscito a comprarlo. Faccio sparire l'ombrello in uno stipetto e risalgo; Vito ha mollato gli ormeggi, ci stiamo avviando a motore fuori dal porto.
Il vento, fresco ma moderato, proviene di fianco. Mentre la costa alta e boscosa si allontana pian piano nella foschia, navighiamo piacevolmente, appena sbandati, per circa tre ore. Il mare blu cobalto s'increspa in ondine leggiadre, coronate di spuma bianca. Seduti sui comodi cuscini del pozzetto, cerchiamo di familiarizzare.
Il tramonto, visto da Palmarola, è superlativo. Era previsto di scendere a terra con il tender, per cenare dal Francese; Piera però dice che, avendo già gli ingredienti in frigo, ha preparato un suo intingolo di carne. Il marito ne va matto, piacerà anche noi.

Doccia e cambio di vestiti, eccoci a tavola.
«Ma è... è coniglio!» balbetta Elisa.
«Oh no! E lui...» Fabio indica orripilato la maglietta di Alberto: una Lacoste verde brillante.
Mario ridacchia: «Suvvia, sono tutte sciocchezze, e loro non le sanno...»
Vito fa la faccia di quando ha visto l'ombrello. I Fortunato capiscono di essere “loro” e ci guardano perplessi.
«Antiche superstizioni- riprende Mario e spiega. Il verde porta disgrazia perché è il colore della muffa: legno marcito, metallo rugginoso. Un tempo s'imbarcavano animali vivi e il coniglio è un roditore: se fuggiva dalla gabbia rovinava i cordami.»
Che grulli, le barche sono di plastica e il coniglio è cotto. «E l'ombrello?» domando. Porta iella, ma non sanno perché.
«Dev'essere ottimo- dico a Piera. Ne prenderò volentieri. E quella polo fa allegria»
I Fortunato sorridono. Mario, che è medico, loda la leggerezza della carne di coniglio e si serve. Alla fine lo mangiano tutti, tranne Fabio, ostinato nel rifiuto.
«Sei proprio un cafone!» lo redarguisce sua moglie.

Mi sveglio alle due, la barca sbatte parecchio, il motore è acceso. Salgo in coperta: tira vento e le onde mi sembrano alte. Vito recupera la catena dell'ancora con il verricello elettrico. Torna nel pozzetto e mi scorge: «La perturbazione era prevista domani, ha anticipato. Qui non si può stare, muovo per Ischia- siamo quasi al buio, ma nota la mia espressione spaurita. Roba da poco, passerà in fretta, torna giù e cerca di dormire. Ora prendo una mano di terzaroli e salpiamo.»
«Vuoi che te lo chiami?»
«Chi vuoi chiamare?»
«Terzaroli, Fabio...» Vito scoppia a ridere.
«Prendo la mano di Fabio!- la risata diventa fragorosa. «Si chiama Terzaghi, lascialo dov'è, i terzaroli sono questi - afferra delle cordicelle. E prendere una mano significa ridurre la randa!»
Scendo in cabina, offesa. Poco dopo la barca comincia a muoversi.
Il vento soffia, le onde mi sbatacchiano, strepiti e tonfi provengono da sopra coperta. Mi affaccio nel saloncino. Alberto, beato lui, russa sopra un divano; nessuna traccia di Mario e dei Terzaghi, che occupano le cabine a prua.
Torno nella mia, Piera mi raggiunge. E' impaurita.
«C'è un mare d'inferno!» Sbircio dall'oblò chiuso, che le onde sommergono a tratti.
«Ma no, un temporale. Vito ha detto che tra un po' passa...»
«E che deve dire? Ci ha portati nella bufera!»
Si rannicchia nella mia cuccetta, chiude gli occhi.
«Brava, rimani qui e dormi» mi stendo anch'io. Scossoni e fracasso continuano.
Piera salta su e accende la luce. Sembra eccitata.
Bisogna calare un'ancora galleggiante, c'è il disegno in un libro di O'Brian! Andrà bene il tuo... »
Mi spiega mentre fruga in giro. Trova una lenza corredata di grosso amo, avvolta intorno al suo supporto di sughero.
In breve è tutto pronto. Socchiudiamo con prudenza l'oblò e gettiamo l'ancora in mare legando il filo al gancio di chiusura. Dopo un po' il moto ondoso diminuisce.
Vedi? Funziona!» dice Piera, e si addormenta di colpo.
In cielo scorgo la luna, mi azzardo a uscire in coperta. Il vento è calato e l'onda pure, il temporale si allontana.
«Tutto bene?» chiedo. Vito, al timone, risponde di sì, ma che deve aver preso qualcosa nell'elica, la barca è frenata.
“Sarà l'ancora, che pasticcio...” penso scendendo. Sulla scaletta sono quasi travolta da Fabio.
«Elisa non c'è!» grida.
«Hai guardato nei bagni?» chiedo stupidamente.
«Sì, e nelle altre cabine...» Rientro nella mia, scuoto Piera; sbloccata la lenza, tiriamo insieme. Non scorre e ci sega le mani.
Saliamo. Incredibile: Fabio ha preso per il collo Vito e cerca di strozzarlo!
«Voleva i suoi soldi e l'hai buttata in mare! Confessa!» Vito si libera e l'afferra a sua volta.
«Sei stato tu, cornuto! Stava per piantarti!»
Arriva Alberto, ha acceso le luci esterne e riesce a separare i due energumeni.
«Cosa c'è laggiù in acqua?» grida Piera. Tutti ci sporgiamo da poppa.

Di lenza ne abbiamo messa giù chissà quanta: arriva infine l'ombrello, rovesciato e rotto. E trattenuta per il collo dal filo aggrovigliato, il grosso amo infisso nella gola, c'è Elisa!
In tre la issano a bordo, ha il volto cianotico, sembra morta. Stiamo attorno senza saper che fare. Sale Mario, si accosta e la esamina. Piera e io ci fissiamo sgomente: che abbiamo combinato, santiddio?
«Il tuo ombrello!» Vito è sbalordito. Piera spiega balbettando la faccenda dell'ancora.
«Idiote, l'ho a bordo una a mestiere. C'era un po' di mare, mica la tempesta!»
«Si è impigliata in quella roba e l'amo...» mormora Fabio.
Mario, chino sul corpo, ce ne impedisce ora la vista. Si toglie la giacca impermeabile, lo copre in parte e, rivolto a noialtri, dice: «Bisogna chiamare la polizia...»
Nessuno ha il cellulare, né accenna a muoversi, così va lui stesso sottocoperta.
«Mettiti alla cappa. Vengono con un motoscafo» dice risalendo.
«Sono sempre stato qui– lamenta Davide eseguendo la manovra. Possibile che non l'abbia vista?»

Alberto è sceso di sotto; ho freddo, lo seguo. Sta uscendo da una cabina di prua.
«L'ha buttata da questa - dichiara in tono neutro. È l'unica da cui si può uscire fuori.»
«Buttata? Cosa dici... Elisa e Fabio stavano là» indico la porta a destra.
«Ti sembra logico non abbia gridato cadendo? Sapeva nuotare, no?»
«La cabina è di Mario...»mormoro incredula.
«Lo so -dice Alberto. È medico, le ha dato qualcosa prima di mollarla in acqua, dove la vostra ancora...»
«E perché?»
Alza le spalle. Del movente si occuperà la polizia: lui insegna matematica, mica criminologia.
Risalgo, mi accosto a Davide: «Mario è stato il suo amante prima di te, vero? E sapeva che Elisa ha pagato la barca!» Annuisce, l'aria distrutta..
«Arrivano!» grida Piera da poppa. Un motoscafo avanza veloce sul mare ancora mosso, schiarito dalla prime luci dell'alba.
"Sii quello che vorresti sembrare" (Carrol
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