Giuseppe Novellino
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Non nobis domine

19/10/2018, 19:15

NON NOBIS DOMINE – I CUSTODI DELLA VERITA’
di Cinzia Baldini e Simone Draghetti
Edizione Linee Infinite

“ – Non nobis domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam, non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome dai gloria – aggiunge il Papa, ed un’ovazione scende sull’ulima sillaba della frase che rappresenta il motto secolare dei Cavalieri dell’Ordine del Tempio.”
Queste parole, pronunciate dal Sommo Pontefice, stanno alla fine del romanzo, ma il lettore ha già imparato il significato di quella frase latina. E si è già abituato alla presenza dei Templari, i veri protagonisti di questa storia. Si tratta del famoso ordine religioso e guerriero che, nato in Terrasanta dopo la prima crociata, fu perseguitato da Filippo il Bello re di Francia, nei primi anni del XIV secolo.
L’azione si svolge a Roma, ai giorni nostri. E comincia quando una graziosa e dinamica antiquaria, Alexia Fabri, rientra da Londra dove ha acquistato (venduto all’asta) un diario originale risalente al Trecento, scritto da un monaco: Martino de Rovet.
Ben prsto la ragazza si accorge che il suo non è un acquisto di routine.
Involontariamente ha ficcato il piede in un covo di vipere. Qualcuno, infatti, penetra nel suo appartamente e lo mette a soqquadro, proprio per cercare l’oggetto prezioso. Allora lei si rivolge alla polizia e così conosce Fabio Vanelli, un giovane commissario di origini milanesi, da poco trasferito nella Città Eterna. Tale conoscenza non risulterà sterile. Insomma, da cosa nasce cosa e i due finiscono per innamorarsi. Questo lo si può dire, naturalmente. Il lettore lo intuisce abbastanza presto.
È il resto che bisogna tacere, in questa sede, perché costituisce una vera serie di sorprese che bisogna lasciare scoprire a chi si immerge nelle trecentonovantadue pagine del romanzo. Colpi di scena, azioni spettacolari, violenze inaudite, perversi fanatismi costituiscono lo scenario dentro il quale si muovono Alexia e Fabio, ma anche i discendenti dell’Ordine dei Templari.
Insomma, un bel po’ di gente vuole mettere le mani su quell’antico diario portato dall’Inghilterra, il quale farebbe riferimento a un tesoro, contenente a sua volta una rivelazione sconvolgente in grado di fare tremare il mondo cristiano… ma non solo.
La giovane antiquaria e il commissario incassano l’appoggio dei Templari e rappresentano i cosiddetti buoni, cioè coloro che si trovano dalla parte giusta. Dall’altra ci cono gli agenti della CIA e i sinistri monaci di una rediviva e segreta Santa Inquisizione. Quest’ultima, pur incapsulata in una ineludibile modernità, mantiene l’inquietante scenario dei tempi d’oro ed è in grado di fare impallidire il vecchio Torquemada.
Gli ingredienti ci sono tutti per coinvolgere il lettore e tenerlo costantemente sulle corde. Ma c’è qualcosa in più, che rende il romanzo particolarmente corposo e ben strutturato. La vicenda dei nostri tempi si intreccia con quella di Martino de Rovet. Infatti, Alexia e Fabio leggono insieme l’antico diario e ci accompagnano, così, a visitare la Francia del XIV secolo.
In buona sostanza, quale è il mistero che sta sotto questa vicenda? Capirete che non posso rivelare più di tanto. Mi limito a dire che ci sono di mezzo la religione e il potere. Da qualcuno la Verità vuole essere distorta e utilizzata per dominare le coscienze; da qualcun altro vuole essere salvaguardata nella sua purezza e nella sua misteriosa efficacia.
Mi sembra doveroso precisare che gli autori del romanzo non vogliono invadere un campo non loro, cioè quello che interessa la vera politica ecclesiale e la teologia. Ci propongono una storia avventurosa di fantareligione, piena di tutti quegli ingredienti (per altro ben dosati e usati con maestria) capaci di trasformarla in un avvincente romanzo d’azione. E sono davvero bravi nel raccontare il tutto con una prosa molto fluida e incisiva.

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