Giuseppe Novellino
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Io sono vivo, voi siete morti

22/07/2017, 11:50

IO SONO VIVO, VOI SIETE MORTI
Di Emmanuel Carrère
Ediz. Adelphi

Avevo già letto la corposa biografia di Philip K. Dick, scritta da Lawrence Sutin: “Divine invasioni”, edita da Fanucci. Tuttavia non mi aveva intrigato come questa di Emmanuel Carrère. La prima è ricca di notizie; la seconda è fulminante come una rivelazione. Racconta di un uomo che aveva avuto il tragico dono di guardare più in là, di cogliere l’essenza di quel disorientamento esistenziale che è presente, o latente, in tutti gli esseri umani.
Il potere trascinante di questo libro non riguarda solo il fatto che il suo autore narra con fantasia e sentimento, mentre l’altro biografo, l’americano, documenta. Piuttosto bisogna dire che Carrère interpreta una figura inquieta, come era quella del grande scrittore di fantascienza, alla luce della sua stessa inquietudine. Quindi lo fa con empatica passione.
Emmanuel Carrère da giovane era un fan di Dick. Crescendo, non abbandonò quell’amore, proprio perché Dick, a differenza di altri scrittori di fantascienza, non soddisfa solo la curiosità degli adolescenti. Carrère rilesse i romanzi del grande narratore, scoprendo in essi non solo una geniale immaginazione, ma anche un visionario e straziante tentativo di penetrare il senso e lo scopo dell’esistenza umana. La vita, dopotutto, non è questo semplice svolgersi delle cose che si vedono e si toccano; essa induce l’uomo che pensa a ritenere che il materialismo più “positivo” sia solo una favoletta indigeribile.
L’autore della biografia ripercorre gli anni del grande scrittore, ricostruisce gli avvenimenti personali e famigliari, disseminati di esperienze sconvolgenti come la droga, i matrimoni fallimentari, i deliri paranoici e le crisi mistiche. Ma rivisita la straordinaria attività narrativa di un Philip Dick sempre ossessionato dal desiderio di diventare grande per qualche opera mainstream, mentre era “condannato” a scrivere quella fantascienza che poi si rivelò la sua genialità e che lo rese immortale.
Philip K. Dick aveva sempre indagato la realtà, ma in modo deragliante. Lo aveva fatto non solo da un punto di vista intellettualistico. Aveva sperimentato sulla propria pelle tutte le contraddizioni di un’esistenza che non poteva eludere. È vero ciò che appare, o c’è qualcosa dietro lo specchio? Siamo semplicemente il sogno di qualcun altro? Siamo la realizzazione di un demiurgo beffardo? Oppure c’è un disegno provvidenziale? O magari viviamo in una fiction, a beneficio di qualche oscuro scrutatore?
Si tratta di un libro appassionante come appassionante è tutta la produzione letteraria di Philip K. Dick. Carrère dice che egli era una specie di Dostoevskij del XX secolo. Non mi sembra azzardato l’accostamento. Dick fu senz’altro un profeta un po’ scomodo, con lo sguardo rivolto a un inquietante futuro già cominciato.

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