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La passione ribelle

15/07/2017, 12:54

LA PASSIONE RIBELLE
di Paola Mastrocola
Editori Laterza

La passione ribelle, di cui parla l’insegnante e scrittrice Paola Mastrocola, è quella dello studio. Il termine è azzeccatissimo. Infatti, oggi non c’è nulla di più anticonformista ed eversivo dello studio. Chi studia, si apre alla conoscenza e, alla lunga, “rischia” di entrare nel cerchio magico della sapienza; sempre che non si monti la testa e faccia ciò che Socrate raccomandava di non fare.
Sembra un’esagerazione. Eppure non lo è. L’inganno deriva dal fatto che, mai come oggi, la scolarizzazione e la corsa al “pezzo di carta” sono in auge. Ma se guardiamo bene, ci accorgiamo di vivere in un paradosso. Si anela al diploma e alla laurea, è vero; ma solo, e rigorosamente, perché questi ci assicurano (ma sarà ancora vero?) l’entrata nel sistema sociale con tutte le carte in regola per goderne i frutti materiali, evitando così di essere degli sfigati. Magari se ne ha anche un po’ coscienza, ma non si mette in discussione il fatto che un buon lavoro (sempre più raro, comunque) dia la possibilità di essere dei buoni consumatori e dei decerebrati sudditi. E questo a qualcuno giova.
Quello che viene disprezzato è lo studio in sé, quello puro, per intenderci, quello che si pratica per arrivare a delle conoscenze, siano esse di carattere scientifico come di carattere umanistico. Anzi, queste ultime sono le più evitate, forse perché fanno venire in mente il buon Leopardi con un cervello immenso, con un animo grande, ma con un corpo impresentabile. E in effetti, il grande recanatese è il contrario del modello di uomo che oggi si pratica. La Mastrocola ce lo fa capire molto bene, con le sue osservazioni e i suoi aneddoti. Chi studia veramente è visto, nel migliore dei casi, come un alieno.
Ecco perché oggi domina l’ignoranza più schietta, anche tra i laureati. Siamo circondati da gente che è andata all’università, ma non sa scrivere un pensiero, non sa leggere un libro, dice che Gesù Cristo è nato avanti Cristo, mette Carlo Magno nel secolo scorso e le leggi razziali di Hitler negli anni Settanta. Ma queste, in fondo, sono solo nozioncine. Stendiamo un velo pietoso sulla conoscenza del senso della vita, dei segreti della natura, del grande patrimonio artistico, filosofico e letterario.
Attraverso una lunga chiacchierata, Paola Mastrocola ci fa prendere coscienza di questa penosa situazione culturale, in cui si trova non solo il nostro Bel Paese. Ci fa un breve ma incisivo profilo di chi studia, di chi si mette a tavolino per aprire la mente con quella chiave insuperabile che è il libo, e lo fa in quel modo del tutto disinteressato e per questo detestato. Il vero ribelle è colui che bazzica le biblioteche, che si chiude in casa per ore a leggere e a studiare con vera fatica. Cose che, a ben vedere, sono oggi fuggite dai più come la peste. Oggi si deve studiare, semmai, per il pezzo di carta. E se non si hanno voglia e capacità, niente male: il diploma lo si può sempre comprare in uno di quei diplomifici che troviamo in tante nostre città.
Una lettura che appassiona, indigna e mette addosso la voglia di essere ribelli.

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