Giuseppe Novellino
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Quaranta frustate meno una

12/09/2017, 18:49

QUARANTA FRUSTATE MENO UNA
di Elmore Leonard
Edizioni Einaudi

Yuma, Arizona. Anno 1909
La famosa prigione sulla collina (ricordate “Quel treno per Yuma” di Delmer Daves?) sta per chiudere. I suoi ospiti devono essere trasferiti più a est, a Florence, in un nuovo e più moderno carcere.
Un giorno arrivano in treno tre individui: il sovrintendente provvisorio che dovrà gestire il trasferimento dei prigionieri, un giovane nero ammanettato e un vicesceriffo che lo sta scortando. Il funzionario è Manly, che prima faceva il predicatore; l’uomo di colore è un ex soldato della Florida e si chiama Harold Jackson.
Qui comincia la storia, che si svolgerà quasi tutta all’interno di quel famigerato luogo di pena. Solo l’ultima parte si aprirà sugli spazi immensi ai confini con il Messico, dove verrà consumato il dramma finale.
La prigione di Yuma è un inferno d’ordinaria amministrazione, situato ai margini del deserto. La sua sommaria descrizione iniziale permette al lettore di calarsi subito nell’ambiente, dove regnano l’individualismo, le leggi del taglione e del più forte, e naturalmente i rigori di quella ufficiale.
Harold Jackson subisce l’odio razzista e si mette in competizione con Raymond San Carlos, un messicano nelle cui vene scorre sangue apache, paria tra i paria come lui. Insieme sono costretti a condividere, per punizione, la “fossa dei serpenti”, una cella di rigore il cui orrore si può intuire dal nome. Da quel momento li unirà un comune destino.
Sulla tribuna dei personaggi compare, innanzitutto, Frank Shelby. Costui è davvero un pessimo soggetto. Prigioniero privilegiato, spadroneggia sugli altri avvalendosi del servizio di loschi tirapiedi. Ci sono anche due donne, che devono scontare la pena in una sezione appartata del carcere. Sono l’ex prostituta Norma Davis e una giovane pellerossa.
Il dramma decolla quando Jackson e Raymond devono sorbirsi la predica moralistica di Manly. E allora accade una cosa incredibile: il sovrintendente, che ha delle idee controcorrente, crede fermamente nella redenzione e si dà da fare per riconciliare e salvare i due uomini di colore. Per attuare ciò, dà l’avvio a un audace e strano provvedimento: facendo leva sull’orgoglio e sull’eredità ancestrale dei due carcerati, li spinge a immedesimarsi rispettivamente in un guerriero zulu e in un guerriero apache. Manley è un predicatore vecchio stampo, dogmatico e tradizionalista, ma crede nell’uomo e fa di tutto per seguire la volontà del Signore. Sottopone, quindi, i due detenuti a estenuanti, ma progressivi, esercizi di corsa, costringendoli a stare insieme, a sostenersi nell’affrontare la fatica. E li sprona a ricercare dentro di loro stessi le radici antiche. Alla fine ottiene un risultato.
È arrivato intanto il giorno del trasferimento di tutti i prigionieri nel nuovo carcere. Il treno per Florence è pronto e Manly sta per terminare il suo incarico. È in quel momento che il dramma raggiunge il suo apice. Il lettore, intrattenuto piacevolmente fino a quel punto, non riuscirà più a staccarsi dal libro.
Il romanzo è interessante, oltre che avvincente. L’opera del sovrintendente Manly, uomo antipatico ma intelligente, ha le caratteristiche di un laboratorio antropologico, intriso di Bibbia e di psicologia. La trasformazione dei due personaggi è tratteggiata con sapienza e con plausibilità scientifica. La vicenda di Raymond e Harold spicca su uno scenario di pessimismo materialistico e di ferocia umana, e induce a meditare in modo un po’ insolito, attraverso una racconto di genere che non avrebbe, come suo compito primario, quello appunto di far meditare.
La narrazione è molto fluida e accattivante, realizzata con una bella prosa che, come ha detto Baricco: “…è particolare, molto letteraria, in cui ogni piccolo gesto e qualsiasi parola pronunciata sfoggiano una solennità quasi liturgica.”
Uscito nel 1972, è un bel romanzo appartenente alla produzione western del grande scrittore Elmore Leonard.
Da leggere.

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MasMas
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Re: Quaranta frustate meno una

12/09/2017, 22:55

Me lo segno!
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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