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Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

08/06/2011, 22:25

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Oggi ho male alla testa. Mi hanno fatto arrabbiare con una specie di recensione meschina su un romanzo di un nostro pirata. Non l'ho mandata giù, no. Cagliostro e Rashid volevano mettersi in moto: "quando attaccano un pirata è legge reagire", dicono. Ma li ho fermati. Non ne valeva la pena.
Io non sarei tranquillo se sapessi che quei due mi vengono a cercare... Cagliostro è un pazzo punk, è davvero fuori di testa. Fa cose strane tutto il giorno, fa flessioni, suona la chitarra con le cuffie, canta in falsetto.
Rashid invece è di poche parole. Sarà che viene da fuori, che non parla bene l'italiano. Ha la schiena tutta tatuata e una brutta cicatrice sul collo. Dicono sia stata una rissa in un porto di Danzica quando lavorava in un'azienda di legname pesante. Ma la cosa non è confermata, lui ne non parla mai.
Si chiamano fratello, sempre. Fratello vieni qui. Fratello passami la birra.
E loro sono i miei fratelli come anche Anne e pure Lavinia anche se ormai è un mese che non la vediamo. Che bella squadra... Guardo i miei fratelli e mi scappa da ridere... Rashid e Cagliostro che fanno a braccio di ferro, possibile non siano mai seri?

Oggi poi ho anche un'intervista con una persona davvero Ganza. Stefano Amato. L'ho sentito per telefono alcune volte e penso che in sua compagnia non ci si annoierà.
Ho deciso di non preparare niente, voglio che l'intervista sia più colloquiale possibile, anche a costo di fare domande senza capo nè coda. Ormai dovrebbe essere qui.
Infatti suonano alla porta.
Qualche convenevole e un po' di birre per onorare il rito delle interviste a pescepirata. Iniziamo.



Ciao, Stefano, piacere di incontrarti!
Raccontami un po’, che fai di bello, come te la passi? Fammi la sinossi di te stesso!


Non è mai semplice parlare di sé, ma ci provo. Vivo a Siracusa, dove sono nato. Anni fa ero sicuro che sarei andato ad abitare lontano da qui, magari all’estero, e ci ho pure provato. Stati Uniti, vari paesi europei, altre città italiane. Ma non c’è stato niente da fare. Alla fine sono tornato a Siracusa, che è una città bellissima. Bisogna allontanarsi per qualche anno, per capirlo. Lavoro in una libreria del centro storico, rigorosamente part-part-time (dodici ore a settimana). Posso permettermelo perché ho ridotto i miei bisogni al minimo. Il fatto è che non sono ancora sceso a patti col concetto di “lavoro”, inteso come vendere un terzo del proprio tempo (che non ha valore) per uno stipendio (che un valore ce l’ha.) Non è il massimo quando sei circondato da gente, la famiglia innanzitutto, che vede nel lavoro a tempo pieno, in una carriera, la massima realizzazione di sé, ma ci si riesce. Per dire, da queste parti i politici di solito per le feste comandate fanno attaccare dei manifesti per la città. Uno di questi manifesti diceva: “Auguro a tutti salute e lavoro per il nuovo anno” o qualcosa del genere. Che secondo me dice più o meno tutto quello che c’è da sapere su Siracusa.

Ho un bellissimo ricordo di Siracusa... andai 6 anni fa, avevo un dito steccato... sai, il calcio... avevo tentato di fermare per la maglia uno di cento chili che passava a forte velocità... E in Sicilia tutti mi chiedevano cosa avessi fatto... Non è interessante questa storia, vero?
Lavorare part time sarebbe il miglior compromesso tra il non morire di fame e riuscire a coltivare i propri interessi. Quali sono i tuoi?


La storia sarebbe ancora più interessante se spuntasse fuori che io sono uno di quelli che ti chiedeva del dito steccato.
Lavorare part-time (che poi è una definizione che trovo insopportabile, perché definire “parziale” qualcosa significa dare per scontato che il suo contrario, “lavoro totale”, ovvero quello di otto ore, sia la norma, la cosa giusta da fare) secondo me sarebbe la soluzione a un sacco di problemi, sia individuali che collettivi. C’è un libro di Betrand Russell, intitolato Elogio dell’ozio, che dimostra scientificamente questa cosa. Lui dice che quattro ore al giorno, cinque giorni alla settimana, sarebbero l’ideale, ma secondo me quindici ore settimanali è il limite invalicabile.
Il concetto di tempo libero (altra definizione che non sopporto, e scommetto che a questo punto hai capito perché) mi è estraneo, perché in realtà la quasi totalità del mio tempo è libero. Comunque quando non lavoro mi piace fare niente, nel vero senso della parola. Stare sdraiato sul divano a fissare il soffitto, andare in giro senza meta camminando il più lentamente possibile, questo genere di cose. Se ci pensi sono cose rivoluzionarie. Credo mi piaccia farle soprattutto perché per le altre persone sembrano una perdita di tempo, anche se poi sono le stesse persone che lavorano cinquanta ore a settimana per potersi permettere l’abbonamento alla TV satellitare.
Non nego che ogni tanto i sensi di colpa vengono anche a me. Allora mi metto a fare qualcosa di concreto. Leggere un libro, guardare un film, scrivere.

Ah, bravo... scrivi per non sentirti in colpa! Io sono un grandissimo guardatore di soffitti. Le idee migliori secondo me vengono a guardare il soffitto. A pensarci dev’esserci qualcosa di particolare nei soffitti, si potrebbe scrivere una storia su un guardatore di soffitti...
Vabbè.
Quali cose ti hanno fanno saltare sulla sedia dall’entusiasmo ultimamente? Libri, film, musica, sport, topi famelici...

Ultimamente mi piace molto spiare il mio vicino di casa. Il mio bagno confina con il suo salotto, credo, e se poggio l’orecchio sulla parete sento tutto quello che si dicono lui e la sua compagna. In questo modo ho scoperto che è un uomo molto triste, con un sacco di problemi, nonostante quando lo incontro sul pianerottolo sembri un tipo gioviale, ridanciano.
Poi ho scoperto che adoro leggere a tavola. Sia nei tempi morti (mentre aspetti che l’acqua bolla, o che il caffè esca dalla moka, o che il pane si tosti ecc.) sia mentre mangio. La lettura in quei momenti ha una qualità diversa, secondo me, rispetto alle modalità standard della lettura a letto o sul water.
Infine, ultimamente ho sviluppato una sorta di dipendenza per la musica degli Husker du (ci andrebbero un paio di umlaut sulle “u”, ma non so come digitarle con la tastiera su cui sto scrivendo), un gruppo rock anni ottanta, americano, che ha ispirato tutto il grunge e il punk degli anni novanta (Nirvana in primis).

Anche mio zio leggeva a tavola. Lui però leggeva sempre fumetti di guerra, super eroica o Guerra d’eroi... Poi però ha iniziato a soffrire di gastrite e ha dovuto smettere... non so se sia stato per il tipo di lettura o per il fatto di leggere a tavola... stai attento!
Non è che il vicino lo stai spiando perchè ci vuoi scrivere una storia?
Cosa ti frulla nel cranio?


No, no, sono solo curioso. E’ il difetto di quelli che amano leggere e scrivere storie. Sono dei gran ficcanaso, e dei bugiardi patologici. Poi, è chiaro, se in una storia futura dovesse esserci un vicino di casa depresso, saprei dove andare a pescare materiale di prima mano.

Tra le mille cose che hai fatto, nonostante il tempo dedicato all’ozio, hai tradotto racconti da McSweeney's. L’opera struggente di un formidabile genio di Dave eggers è forse il mio libro preferito, o comunque mi ha profondamente cambiato. Dai sbizzarrisciti, parlacene!

E’ passato molto tempo da quando l’ho letto. Ricordo che mi è piaciuto parecchio, ma non so se oggi mi farebbe lo stesso effetto. Ricordo la sorpresa di scoprire uno scrittore che, senza prendersi tremendamente sul serio, si prendeva tremendamente sul serio. Lo stile, poi, era la classica ventata di aria fresca.
Di Eggers preferisco Erano solo ragazzi in cammino, un libro che consiglio a tutti.
Ammeto che un po’ mi sono “disamorato” di lui guardando i film che ha scritto. Nel paese delle creature selvagge mi ha annoiato a morte. Away we go l’ho trovato insopportabile. Sul serio, tutto quello che ci ho visto io sono due ragazzi che girano per gli Stati Uniti e intanto si chiedono: “perché sono tutti degli sfigati? Perché non sono tutti fighi come noi?”

Mi sono fermato al primo, ho fatto bene!

Le Sirene di Rotterdam...

Partiamo da lontano che è una cosa che mi piace… Il book trailer! L’hai fatto te? Me ne vuoi parlare? E’ meraviglioso, una chicca!


Grazie! Sì, l’ho fatto io. Qualche mese dopo l’uscita del romanzo m’è venuto in mente di girare un booktrailer. Ma volevo che fosse qualcosa di allegro, non cupo, tetro, come la maggior parte dei booktrailer in circolazione. Solo che non avevo i mezzi, né le capacità, per girare una specie di cortometraggio come si deve. Allora ho pensato che avrei dovuto ottenere il massimo col minimo che avevo: una macchinetta fotografica, una stampante, e un programma di montaggio video che avevo trovato nel mio computer. Con questi mezzi, l’unica era fare qualcosa in stop-motion, o “a passo uno”. Per qualche giorno ho imparato i rudimenti (quanti frame al secondo eccetera) e poi mi sono messo al lavoro. E’ stato divertente, anche se ovviamente è pieno di difetti. L’esposizione dovrebbe essere la stessa per tutti i frame, e invece cambia. Ma era la prima volta e quindi va bene così. Non escludo che potrei girarne altri, con la stessa tecnica, in futuro.

http://vimeo.com/8867318

Ero sicuro che era tuo! Non perchè è imperfetto... Perchè è esattamente il libro, quella semplicità la ritrovi dentro alle pagine di sirene. Mi ha ricordato il cinema di Michel Gondry, l’hai visto “L’arte del sogno”? Gli effetti speciali sono posticci, auto di cartone, l’acqua di cellophane dai rubinetti.. Capolavori creativi nella loro semplicità, quasi infantile. Cosa ti piace del cinema? (http://www.youtube.com/watch?v=wty3ttt_jsI)

Verissimo. Il booktrailer era anche un tentativo di trasmettere l’atmosfera che si respira nel libro, almeno nelle intenzioni. L’arte del sogno l’ho visto, e più di una volta. Chissà che non mi abbia ispirato. Non c’è un genere di film che mi piaccia più degli altri. Il mese scorso ne ho visto uno che non riesco a dimenticare. Oltre il giardino, con Peter Sellers. Un film “punk” sotto certi punti di vista.

Non l’ho visto... devo rimediare! Lo scar... ehm... lo noleggio!

Le Sirene di Rotterdam, mi è piaciuto da morire nella sua semplicità. Un libro lieve ma molto intelligente e simpatico.
Già dai primi capitoli è come essere catapultati in un appartamento senza porte di un condominio di Siracusa. Sembra di vedere quella vasca da bagno piena di dischi e vhs nella camera del piccolo Dino Crocetti. Dino... che tipo!
Come si riesce ad essere così credibili seppur sfiorando il paradossale?


Credo, ma non ne sono sicuro, che ci si riesca non considerando paradossale quello che stai raccontando. Ma al contrario, come qualcosa di normale, che potrebbe succedere a chiunque in qualunque momento (e molte delle cose che ho raccontato mi sono davvero successe). D’altronde il paradosso è qualcosa di soggettivo. Tutti quelli che conosco considerano paradossale vivere senza frigorifero né televisore, ma io ci riesco benissimo. Anzi, trovo paradossale il contrario.

Quella famiglia è così simpatica e non omogenea tra i personaggi, così ben caratterizzata che mi ha ricordato la famiglia Malaussene di Pennac. Però quella di Pennac la immagino a cartoni animati (surreale) mentre la famiglia Crocetti la immagino reale. Bè, bravo.
Anche la scrittura è molto bella, è articolata ma fluida, va via liscia come l’olio seppur ci siano molte riflessioni.
Com’è nata l’idea di Sirene?


Grazie, sono contento che la storia ti sia piaciuta. Nello scriverla ho cercato di seguire uno dei consigli di Elmore Leonard: se un pezzo sa di “scrittura”, taglialo. Così appena mi accorgevo di concentrarmi troppo su quello che scrivevo, puntando a quella che dai tempi della scuola si chiama “bella scrittura” (sai, quella pomposità infarcita di una dose da cavallo di aggettivi che tanto piace alle prof di lettere (e a certi lettori)) mi fermavo, cancellavo il paragrafo e ricominciavo.
Le Sirene non sono nate da un’idea precisa, ma da uno spunto: il vero nome di Dean Martin era Dino Crocetti. Il romanzo, la storia, si sono formati giorno dopo giorno, mentre scrivevo. Io stesso non sapevo che cosa sarebbe successo nella pagina successiva, che in generale è il metodo che ho seguito nei quattro romanzi che ho scritto finora (due pubblicati, due in corso dì pubblicazione). Trovo che sia più divertente creare una storia così (e forse anche leggerla), piuttosto che seguire schemi e trame eccetera.

Due in corso di pubblicazione?? E non ce lo avevi detto?!
Ti va di parlarne? L’editore è sempre Transeuropa? Che romanzi sono?


Uno s’intitola (per ora) "Domani gli uccellini canteranno", e uscirà in estate solo come ebook per una casa editrice siciliana nata da poco, “Nulla die”. Parla di un ragazzo, Mirko, che è una vera schiappa in fatto di donne, e che un giorno si ritrova a vivere con un guru del sesso, uno di quei tizi che insegnano alla gente come comportarsi con le ragazze eccetera, con conseguenze prevedibili. In più Mirko è, in incognito, “lo sbandieratore” (com’è soprannonimato dai giornali): nel tempo libero gli piace andarsene in giro a piantare piccole bandierine della Sicilia negli escrementi di cane che riempiono i marciapiedi della sua città, Siracusa.

Dell’altro preferisco non parlarne perché è ancora tutto in alto mare. Dirò solo che ci tengo così tanto, che l’idea di darlo in pasto a una casa editrice un po’ mi spaventa, e sto realmente prendendo in considerazione l’eventualità di pubblicarlo per i fatti miei.

Parliamone...

Il tuo rapporto con l’editoria. Mi spiego: alcune volte l’autore si sente quasi abbandonato dopo la pubblicazione, altre volte ha un rapporto molto stretto, quasi amichevole con l’editore. Tu? E Transeuropa che editore è?

Transeuropa ha investito su un autore sconosciuto e il suo romanzo non proprio convenzionale, e questo secondo me è un merito. Purtroppo non si è instaurato il rapporto stretto che dici tu. Forse perché geograficamente siamo lontani, o perché il libro non ha avuto un successo clamoroso, o per qualche altra ragione che mi sfugge. Comunque non mi sono sentito abbandonato da loro. Se il libro ha ricevuto poche attenzioni non è colpa di Transeuropa, che anzi si è data da fare per farlo conoscere a più persone possibili.

Fanculo... Ora scateniamo l’inferno! Dai, no... però è un vero peccato. Si poteva dire fanculo in un’intervista?

Secondo me sì. L’hai appena detto. Se vuoi lo scrivo anch’io, così siamo pari. Fanculo.

Pensa che uno dei progetti di pescepirata è essere un qualcosa che supporta sia l’autore emergente che il piccolo editore. Sia prima che dopo la pubblicazione. Tipo creare un circolo virtuoso di blog e forum che si passino parola nel fare promozione, organizzare feste alcoliche molto rumorose... Sai come ci è venuta questa idea? Non ci crederai... guardando il soffitto!
Tu che ne pensi? Devi dirne bene altrimenti tolgo i complimenti al tuo romanzo... ahahaha


Mi sembra una cosa positiva soprattutto perché è fatta in modo disinteressato (credo. E’ così?) E’ il bello di tutti i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo dell’editoria al tempo di internet e dell’ebook. La faccenda di scrivere e pubblicare libri si ridurrà sempre più a una cosa fra scrittori e lettori. Niente intermediari che ti fanno passare la voglia di leggere e scrivere. Per quelli come me, che sono cresciuti con la cultura punk come punto di riferimento, è una manna.

Disinteressato? Alla grande, siamo figli dello sharing noi (mettiamo in condivisione le risorse della comunità)!

Visto che tu lavori in una libreria, raccontaci qualche anneddoto! Secondo te sono destinate a scomparire?


Aneddoti ce n’è quanti ne vuoi sull’”apprendista libraio” (http://apprendistalibraio.blogspot.com), il sito dove appunto le frasi e le situazioni più strane che mi capita di sentire e vivere in libreria.

Che le librerie siano destinate a scomparire è sicuro. E succederà prima di quanto pensiamo. In Italia, vista l’età media della popolazione, capiterà un po’ più tardi, ma tutto è destinato a spostarsi su internet. Per inviare e scaricare byte non servono un luogo fisico, i commessi, i corrieri espresso, le giacenze, le rese, il macero eccetera. C’è chi dice che le librerie più furbe si ricicleranno e comincerano a vendere ebook. A me sembra una barzelletta. Sarebbe come andare in un’agenzia viaggi per comprare un biglietto aereo low cost sul sito della Rayanair. Chi lo fa?

Che scenario apocalittico! E... E le mensole? Saranno bruttissime le case senza mensole e librerie! Però forse avranno sempre più importanza portali e forum letterari, che ne dici? (siamo in una botte di ferro)

Esatto. Ripeto: partirà tutto dal basso. I lettori si fideranno finalmente più di un forum letterario, per esempio, che di un cosiddetto critico autorevole. Non ci saranno più fascette, saloni del libro, blurb, casi letterari, premi strega eccetera. Finirà tutto nel dimenticatoio, insieme alle mensole. A proposito delle quali mi viene da dire: pensa allo spazio guadagnato! O alla polvere in meno. Tanto, parliamoci chiaro: una libreria piena di libri serve solo a darsi delle arie. Io, ogni cento libri che possiedo, ne riprenderò in mano appena un paio, e raramente. Il resto è lasciato lì a marcire. Le mensole piene di libri servono solo per illustrare il catalogo dell’IKEA, e per dire a noi stessi e agli altri: “guarda quanti libri ho letto.” Via tutto, quindi.

Sei spietato... mi viene da piangere!

Allora.. abbiamo praticamente finito. Facci un regalo, dicci qualcosa, qualsiasi cosa ti passi per la testa: di te, dei tuoi romanzi, del mondo, del punk... Fai conto di scrivere qualcosa sul muro del bagno della scuola in modo che tutti lo leggano. A te! Carta bianca (eh, siamo in bagno...)


Io, se potessi tornare ai tempi della scuola, sul muro del bagno trascriverei l’opera n. 138 di Learco Pignagnoli. Fa così: “I figli dei notai che diventano notai, degli attori che diventano attori, dei musicisti che diventano musicisti, dei giornalisti che diventano giornalisti, degli industriali che diventano industriali, dei dottori che diventano dottori, degli architetti che diventano architetti, degli avvocati che diventano avvocati, degli ingegneri che diventano ingegneri. Ma andatevela a prendere nel culo.”

Yeah!





Lo saluto. E' un amico che se ne va che però lascia dietro di sè una traccia che non scorderemo facilmente.
Poi dopo poco il quartier generale di pescepirata si svuota e rimango da solo.
E' così strano stare qui senza la musica di Cagliostro... mi sto abituando al suo sottofondo.
Penso.
Penso ad un sacco di cose belle.
I miei amici pirati che ormai sono più di 90. Penso alle storie che ci hanno fatto leggere, alle cazzate dette sul forum. Penso che siamo proprio una gran bella combriccola.
Poi penso a certa gente meschina, penso quel tizio che si erge a giudicatore, spocchioso e arrogante.
Stringo i pugni.

Forza pirati, tutti uniti. Non ci fermeremo.

Black Bart



sirene.jpg
Le Sirene di Rotterdam di Stefano Amato
sirene.jpg (52.28 KiB) Visto 2544 volte



Per comprare il libro sul sito della casa editrice: http://www.transeuropaedizioni.it/detta ... d_libro=75

su IBS: http://www.ibs.it/code/9788875800673/am ... dam-o.html

Il blog di Stefano è: http://renault4.blogspot.com

L'apprendista libraio: http://apprendistalibraio.blogspot.com
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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

08/06/2011, 23:21

Un'altra bella intervista e anche molto divertente.
E complimenti a Stefano, visto che ha all'attivo diversi libri, di cui due già pubblicati. Bravo!
Spero solo che lo scenario apocalittico da lui ipotizzato non si avveri, mai e poi mai!

Quanto al resto... Black Bart, ho imparato che ci saranno sempre dei super-critici, che si reputano all'altezza di tranciare giudizi. Non conosco il caso preciso a cui ti riferisci, però, se si tratta di un autore esordiente, è sempre un peccato infierire sul suo libro di esordio con critiche troppo aggressive. Vero sì che dalle critiche l'autore può trovare ottimi spunti per migliorare, però c'è modo e modo di scriverle, divulgarle, eccetera.
Ecco... stavo continuando a scrivere, ma mi fermo qui e non vado oltre, se no quella super-critica divento io.

Preferisco concludere scrivendo che il progetto di Pescepirata (
Black Bart ha scritto:... che supporta sia l’autore emergente che il piccolo editore
) è una bellissima iniziativa, che spero riesca a realizzarsi giorno dopo giorno. E questa intervista, insieme alle altre, è già un esempio dei passi che Pescepirata sta facendo per concretizzare il suo progetto :)

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Black Bart
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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

08/06/2011, 23:30

Grazie di cuore Eledie!!
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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

09/06/2011, 7:03

voglio lo Stefano Amato fan club!

ma anche fondare l'Associazione a Tutela dei Soffitti
Quando mangio, bevo acqua. Quando bevo, bevo vino!
(Un Alpino)

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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

09/06/2011, 9:10

Bellissima intervista, complimenti al capitano e a Stefano... :D :D

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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

09/06/2011, 11:18

Complimenti! l'intervista è riuscita a trasmettermi la bellezza dell'ispirazione autentica e del suo mondo, svelamento di un vero autore

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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

09/06/2011, 11:19

Grazie Panzer e LaTorre, è bello avere dei feedback sulle cose che facciamo!
Siamo sporchi, bastardi e cattivi... Siamo Pirati.

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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

09/06/2011, 15:08

bell'intervista...scusate....ma io non sono daccordo...sul fatto di eliminare le mensole con su i libri...è così bello sfogliare un libro...tenerlo tra le mani...e sentire l'odore di libro quando annusi le pagine...io li sniffo sempre! :oops:
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Il cielo più intenso nel mare immenso, quei ladri qui guidò
Yohoh,la gloria corre nell'aldilà.

-Stanno stretti sotto i letti, sette spettri a denti stretti.(Stephen King -It-)

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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

09/06/2011, 18:03

Scarlet ha scritto:bell'intervista...scusate....ma io non sono daccordo...sul fatto di eliminare le mensole con su i libri...è così bello sfogliare un libro...tenerlo tra le mani...e sentire l'odore di libro quando annusi le pagine...io li sniffo sempre! :oops:


Quello è in effetti l'unico particolare su cui non concordo neanch'io, ma i gusti son gusti... ;) :)

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Re: Intervista a Stefano Amato de "Le Sirene di Rotterdam"

10/06/2011, 13:22

Bella intervista, complimenti a entrambi.

Da ex libraia sono andata a leggermi il blog L'apprendista libraio e ho riso fino alle lacrime.

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