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Black Bart
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Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

24/05/2011, 9:43

medici.jpg

(Clikka per ingrandire)

Sto andando alla sede di Arezzo de la Valigia dei sorrisi, il gruppo di Clown-Dottori che devo intervistare. Il viaggio è impegnativo ma allo steso tempo rilassante, non ho fretta. Sulla chiavetta ho caricato tutta la discografia dei Kinks e mi rendo conto di quanto siano attuali. Fan-tas-ti-ci!

(http://youtu.be/l4DJ9YUYshE)

Mentre attraverso l’appennino con la nuovissima “pescemobile” penso all’intervista che devo fare.
E mentre guido, assorto nei pensieri, mi chiama Anne Bonny da un numero sconosciuto.

“Pronto Black? Lavinia ha perso il telefono…”
“Cos… C…”
“Ha perso, sì… il cellulare”.
“COSA??”
“Si è accorta di… il telefono... andato!”
“Andato??? Ma dov’è che l’ha perso?”
“Eh… a saperlo non sarebbe perso, no?”
“Ok.. intendo… quand’è che se n’è accorta… avrà un’idea dove potrebbe essere... un’area geografica dove poterlo cercare…”
“L’ha perso all’aeroporto... Amsterdam… Dice che l’ha lasciato sulla panca… Ha chiamato se l’avevano trovato… Niente da fare”.
“E quel… quel… Quel numero?”
“Ehh…”
Sospira.
“Non l’aveva trascritto da qualche parte?”
“…”
“Anne… non dirmi che non abbiamo più il numero… ANNE??”
“Black devo andare… ce ne faremo una ragione”.
Poi attacca.
“BONNY? BONNY?? Mavaf….”

Lavinia aveva beccato il numero di uno scrittore americano. Aveva smosso il mondo. Amici di amici. Conoscenti di personale di servizio.
Lo scrittore sarebbe venuto in vacanza in Italia. Sapevamo quando ma non dove.
E non era uno scrittore qualunque… Era una leggenda.
Ci potevamo provare… Andato!



Sono arrivato alla sede de La valigia dei sorrisi, suono il campanello. Mi fanno entrare e mi accolgono, sono un gruppo molto allegro e chiassoso. Non sono abituati a rilasciare interviste, forse non sanno che svitato hanno di fronte…
Inizio con le domande!





Per prima cosa vi porgo i saluti a nome di tutto il forum Pescepirata. Siamo molto onorati di parlare con voi. Quando ho detto che c’era questa possibilità c’è stato un entusiasmo unanime (staff e utenti).

La prima domanda… Potete parlarci di come nasce “La Valigia dei Sorrisi” come associazione e potete farci una piccola introduzione alle vostre attività?


Che bello! Con quest’entusiasmo ci avete fatto arrossire i nasi ancora di più!
Grazie!
La Valigia dei Sorrisi è un’organizzazione no-profit che opera nel campo della terapia del sorriso.
Nasce nel gennaio 2010 e anche se la costituzione del gruppo è piuttosto recente, ogni nostro volontario ha alle spalle anni di attività e molte ore di formazione come clown dottore.
Alcuni componenti della Valigia sono attivi già da 10 anni.
Al momento della costituzione del gruppo eravamo in 18, ma da un paio di mesi abbiamo attivato un corso di formazione per nuovi volontari che a breve ci porterà a diventare più numerosi.
Facciamo parte della Misericordia di Arezzo da Marzo 2010. La Misericordia ci ha accolti al suo interno e ci ha appoggiati in ogni modo, aiutandoci nei nostri progetti, dandoci un locale per le nostre riunioni e rendendosi sempre disponibile a venirci incontro nelle nostre esigenze.
Essere “adottati” da un’associazione del genere per noi è stato determinante perché abbiamo potuto cominciare sin da subito a svolgere le nostre attività con costanza e serenità.

Bè, cominciare non è semplice! Concretamente quali sono le vostre attività “sul campo” in questo periodo?

Operiamo a “progetto” e attualmente siamo coinvolti in tre settori molto diversi tra loro.

Siamo presenti nella logopedia pediatrica, all’interno del reparto di Neurofisiopatologia dell’ospedale S. Donato di Arezzo, e affianchiamo la dott.ssa Silvana Repetti nel suo lavoro di riabilitazione al linguaggio dei bambini. Questo è un progetto che è nato nel 2010 in forma del tutto sperimentale perché è il primo caso in Italia di uso sistematico della clown terapia all’interno di una logopedia pediatrica, ma ha avuto risultati così incoraggianti che ci è stato rinnovato anche per tutto il 2011.
Sempre dal 2010 abbiamo iniziato una collaborazione col Centro per malati di alzheimer di Stia. Anche questa per noi, inizialmente, ha rappresentato una bella sfida perché conoscevamo gli effetti devastanti di questa malattia a livello cognitivo e non sapevamo quanto la nostra presenza potesse essere d’aiuto a queste persone e ai loro familiari. Con grande stupore da parte di tutti, invece, i risultati sono stati sorprendenti: persone che parenti ed infermieri non vedevano più ridere da anni sono state viste ridere di nuovo e tutti, nonostante i gravi problemi di memoria che spesso non permettono loro neppure di riconoscere i familiari più stretti, si ricordano dei clown dottori e li aspettano affacciati alle finestre nel giorno in cui devono arrivare.
Da quest’anno, inoltre, siamo presenti anche presso il Thevenin di Arezzo, che è un centro di pronta accoglienza per minori, ragazze madri, gestanti e neomaggiorenni in difficoltà.
Qui ci serviamo del gioco per riuscire a ristabilire legami affettivi tra madri e figli e per regalare a quei bambini che sono dovuti crescere troppo velocemente, momenti di contatto con l’infanzia che non hanno potuto avere.

Ogni progetto viene sempre sottoposto alla supervisione e all'approvazione dell'autorità sanitaria competente e tutti i nostri clown ricevono costantemente della formazione per poter svolgere ogni progetto con competenza ed in maniera realmente utile.

Che bello, posso abbracciarvi? Dai ok, scusate… Sono tre progetti molto belli, i bambini che hanno difficoltà, anziani malati, minorenni e ragazze madri.
Parlatemi della clownterapia, tutti noi associamo questa attività a Patch Adams che alcuni immaginano con la faccia di Robin Williams. Come avete deciso di dedicarsi al volontariato in questo modo piuttosto che in un altro?


No, no, ormai l’hai detto! Vieni qua, vieni qua! (abbraccione di massa completo di stritolamento!)
Mhhhh! Ma sei un po’caldino! Non avrai mica la febbre! Sei proprio fortunato, guarda! Hai giusto, giusto davanti a te dei luminari della scienza pronti a visitarti!

Oddio… che fate??


Mi circondano con il loro camici buffi, tutti colorati… poi uno estrae un metro da muratore.. mi buttano su una sedia e mi si fanno intorno… saltano fuori stranissimi strumenti… un ferro da stiro giocattolo… un clown-dottore mi avvita le viti del cervello con un caccivitone di gomma, un altro mi aggiusta la pressione nel braccio con una pompa da gonfiare palloncini… pettini giganti.. forbicione giocattolo… mi danno una bella spolverata con piumini da spolverare la casa… Rido.
Rido a crepapelle e non riesco a smettere….


Ahahahaha… basta!!! Oddio… Ho male alla pancia dal ridere... ragazzi mi sento guarito!!!

Adesso stai meglio, no? Dì la verità!


La banda di matti si ricompone. Inizio a capire cosa si intende per terapia del sorriso…

Effettivamente, anche se si pensa che la terapia del sorriso abbia radici molto lontane (1600-1700), a Patch Adams è stata attribuita la paternità della clownterapia moderna ed il film su di lui è uscito in Italia in un periodo in cui non si parlava ancora di cose del genere, quindi credo sia normale associare la faccia di Robin Williams alla figura del clown dottore.
Io penso che a tutti noi, di fronte alla possibilità di fare questo tipo di volontariato, sia venuto in mente quel film.
La Clownterapia è l'applicazione di un insieme di tecniche derivate dal circo e dal teatro di strada in contesti di disagio quali ospedali, case di riposo, case famiglia, centri di accoglienza ecc.
Si cerca di portare un sorriso dove ce ne è più bisogno e gli effetti che il buon umore riesce ad avere sullo stato di salute sono molteplici e molto più potenti di quanto si possa immaginare.

Credo di parlare a nome di tutti dicendo che non c’è stato un momento preciso della vita in cui abbiamo avuto un’illuminazione e abbiamo deciso di diventare clown-dottori.
C’era piuttosto la volontà di fare qualcosa di utile in maniera attiva, una predisposizione d’animo che si è incontrata con l’opportunità di fare questo tipo di volontariato. E’ difficile pensare di riuscire a fare qualcosa prima di provarla, quindi, all’inizio è stato un salto nel buio.
Ci siamo buttati, da principio è stata fonte di ansia un po’ per tutti, ma poi anche grazie alle tante ore di formazione che abbiamo fatto, ci siamo appassionati ancora di più e adesso siamo qui, col nostro gruppo e con i nostri progetti!

Ecco, la formazione! Immagino che fare il clown-dottore sia molto più complicato che fare il clown e basta, penso ci voglia una certa preparazione. In cosa consiste la formazione, quanto dura?

La formazione per noi è una priorità assoluta. Nessuno di noi percepisce alcun tipo di remunerazione per questa attività e tutti i fondi che riusciamo a raccogliere vengono unicamente investiti in formazione e in materiali.
Non è che fare il clown dottore sia più complicato che fare il clown e basta. In realtà sono due cose diverse fatte in contesti completamente diversi.
Noi operiamo sempre in strutture socio-sanitarie, quindi è molto importante che i nostri volontari siano preparati ad affrontare situazioni difficili e che, soprattutto, abbiano il tatto e la delicatezza indispensabili per trattare con persone che vivono momenti di forte disagio.
I corsi che stiamo facendo in questo momento per i nuovi volontari che vogliono entrare a far parte del gruppo prevedono 100 ore di formazione suddivise in vari incontri in cui si studiano nozioni sempre diverse, sia a livello pratico che teorico ( gelotologia, tecniche di ascolto e di comunicazione, psicopatologia dell’età evolutiva, gestione delle emozioni, procedure ospedaliere, tecniche di improvvisazione teatrale, prestidigitazione, giocoleria… ).
Tutti gli altri clown, invece, pur avendo già alle spalle molte ore di formazione, sono comunque tenuti a partecipare obbligatoriamente a tre o quattro incontri di aggiornamento all’anno.
Tutti i volontari, insomma, vengono formati in maniera costante e continuativa.
Ci teniamo molto ad agire in maniera consapevole e realmente utile e questi corsi sono uno strumento indispensabile per garantire serietà al nostro operato.
Di sicuro, però, ci vuole anche una predisposizione caratteriale, ma è molto importante che ci sia qualcuno ad indirizzarci e a far uscire il nostro lato comico nella maniera giusta!
Per il nostro tipo di attività è fondamentale che ci sia armonia e serenità all’interno del gruppo, e questi corsi, che sono sempre divertentissimi e che mettono a nudo la parte più giocosa del nostro essere, rappresentano per noi un bel modo di accantonare la timidezza, di confrontarci e di aumentare la capacità di collaborazione.


La vostra è un’attività di volontariato, molte volte il volontario è visto come una figura mitologica, questa cosa crea un distacco con la gente che non lo è. Si tende sempre a pensare a voi volontari come persone straordinarie ed invece probabilmente tutti potremmo esserlo, no? Potete parlarci del mondo del volontariato visto dall’interno?


Figura mitologica? Effettivamente siamo esteticamente improbabili, ma siamo comunque un po’ più carini di tutti i mostri in stile “chimera”, dai!No, sto scherzando! So esattamente a cosa ti riferisci e posso dirti che è assolutamente vero. Capita spesso che le persone che incontriamo durante i nostri progetti ci dicano cose del tipo “come siete bravi! Io non riuscirei mai a fare niente del genere”. Anche se ci fa piacere che il nostro lavoro ci venga riconosciuto, siamo spesso oggetto di esaltazioni che non hanno alcun motivo di esistere. Questo è sempre fonte di un bell’attaccamento nei confronti della figura del clown dottore e del volontario in genere, ma, contemporaneamente, di un distacco nei confronti dell’opportunità di mettersi in gioco in prima persona. Non si può pensare che la sensibilità e il carattere di ogni singolo individuo collimino sempre con il tipo di attività che svolgiamo noi, ma è anche vero che, con tutte le possibilità e le realtà che ci sono, anche all’interno del territorio aretino stesso, ognuno potrebbe trovare una forma di volontariato a cui dedicarsi e a cui appassionarsi.

Proprio vero! Sì il dire “siete proprio delle persone straordinarie” è forse un modo inconscio per lavarsi la coscienza… Anche io lo faccio purtroppo.

Perché essere così categorici?! Non ci permetteremmo mai di giudicare male chi non fa volontariato!
Io credo che certe cose ci vengano dette esclusivamente nel tentativo di farci sapere che il nostro operato è apprezzato e noi siamo sempre molto grati a tutte le persone che ci esprimono la loro solidarietà.
Penso che più che un desiderio inconscio di lavarsi la coscienza ci sia, invece, la reale convinzione comune che per fare qualcosa di veramente utile per gli altri ci sia bisogno di qualche forma di super capacità destinata a pochi! Ma non è così!
A noi piacerebbe diffondere la cultura del volontariato e, per poterlo fare, c’è bisogno che si capisca che i volontari sono persone normalissime e che l’unica cosa che le rende in grado di attivarsi in quello in cui credono, nonostante i mille difetti e le mille debolezze che hanno, è solo una forte motivazione.
Siamo un po’ tutti troppo abituati a delegare agli altri ed alle istituzioni cose a cui potremmo dedicarci noi stessi in prima persona, ottenendo ottimi risultati e grandi soddisfazioni.
Finché non si prova, non si può capire quanto sia vero quello che spesso viene considerato solo un luogo comune: quando fai volontariato, qualunque esso sia, è sempre molto più quello che ricevi rispetto a quello che cerchi di dare.
A qualsiasi età lo si faccia è sempre, comunque, uno strumento per rendersi socialmente utili e per dare un ordine corretto a quelle che dovrebbero essere le priorità della vita di ognuno. Il fulcro si sposta da noi stessi al mondo esterno e cambia la prospettiva dalla quale si guardano le cose.

Ma questo mondo com’è? Immagino che chi come voi faccia volontariato da anni e non solo per La Valigia dei Sorrisi, è come se facesse una sorta di scelta di vita. Non credo sia possibile farlo 2 ore al giorno e poi svestirsi del tutto dei panni del volontario. Con questo voglio chiedervi: si entra anche in un mondo che vuol dire socializzare con persone che hanno fatto la vostra stessa scelta, diventare amici di ragazzi simpatici, divertirsi, avere occasioni anche solo per farsi una pizza con ragazzi che orbitano in questo mondo? E’ così? E’ anche un modo, insomma, per togliersi da casa e fare qualcosa di più divertente che fondersi il cervello alla playstation?

Beh, noi siamo assolutamente di parte, quindi non possiamo far altro che dirti che è un mondo bellissimo!
Però, non è un mondo fuori dal mondo!
Tutto quello che siamo come clown e tutto quello che siamo quando ci togliamo il camice e il naso rosso, coesiste senza crisi di identità!
Quando siamo clown diamo libero sfogo alla fantasia e facciamo cose che in condizioni normali non faremmo mai, però, anche quando ci ritroviamo in situazioni grottesche al limite del razionale, non stiamo recitando una parte, siamo solo noi stessi, ma liberati di quelle sovrastutture sociali che spesso fanno apparire tutti molto più seriosi di quello che non siano in realtà.
Naturalmente, il contatto tra persone che riescono a catapultarsi in mondi immaginifici e che condividono sogni e obiettivi comuni, crea dei legami molto forti.
Questi legami nascono dal grande rispetto reciproco per la condivisione di intenti e per il riconoscimento, che ognuno di noi ha, dell’impegno e della dedizione che gli altri volontari mettono in quel che fanno… e questo a prescindere dalla nascita di una vera e propria amicizia.
Certo è che le amicizie che nascono, sono sempre molto forti e belle!
Probabilmente, nel nostro caso, il tutto viene enfatizzato anche dalla gioia enorme di aver voluto questo gruppo fortemente e di essere riusciti, in poco tempo, a costituirlo e a farlo diventare attivo. Poi, avendolo fondato in 18 ed essendoci tutti occupati di qualcosa, è veramente una realtà che parla di noi e che ci rappresenta tutti. Ognuno ha un ruolo molto attivo e tutto viene sempre deciso di comune accordo. Questo ha aumentato il senso di appartenenza e ha tenuto alto l'entusiasmo anche in momenti difficili che abbiamo dovuto affrontare. Ogni progetto è stata una grande conquista e una fonte inesauribile di sorprese.

Quindi volontari, clown ma anche amministratori ed organizzatori.

Sì, decisamente. Il nostro lavoro non si limita a quello che facciamo quando indossiamo il camice ed il naso rosso. Ci sono tantissime cose da fare anche quando siamo in borghese. Ci sono decisioni da prendere, conti da tenere, faccende burocratiche da sbrigare, raccolte fondi da organizzare, riunioni da fare, materiali da ordinare, contatti da prendere, corsi da coordinare e mille altre cose!
La nostra Dott.ssa Farfuglia, che è una presidente fantastica, naturalmente, proprio in virtù del suo ruolo, rispetto agli altri volontari è in assoluto la persona più oberata di lavoro, ma tutti si danno da fare per far sì che tutto il lavoro non ricada rovinosamente su un’unica persona. Sin da subito ognuno di noi si è attivato per costituire il gruppo e ha potuto esprimere le proprie preferenze sull’impronta da dare alla nostra identità e sui progetti da svolgere. Questo è stato fondamentale ed ha rappresentato un forte punto di unione ed un grande esempio di democrazia.
Per noi, inoltre, è fondamentale che ci sia estrema trasparenza, soprattutto per quel che riguarda la gestione dei fondi, quindi ogni decisione viene sempre presa di comune accordo e ogni argomento viene sempre affrontato e gestito alla presenza di tutti.

Tornando alla domanda di prima, più che una scelta di vita, io direi che il volontariato è la concretizzazione di una predisposizione d’animo che moltissime persone hanno pur non accorgendosene. In molti sentono il desiderio di fare qualcosa, ma non riescono a canalizzarlo e a tramutarlo in qualcosa di tangibile. Spesso succede anche che chi vuol fare volontariato, purtroppo, non sappia a chi rivolgersi e da che parte cominciare.
Noi siamo stati fortunati perché ci siamo imbattuti in un tipo di attività che ci ha subito coinvolti e ci ha permesso di esprimerci in maniera compatibile alle nostre personalità.

Riguardo a quello che dicevi sullo svestirsi dei panni del volontario, credo che non sia possibile, e non per un eccesso di misericordia e zelo che aleggia sempre su di noi come se fossimo dei super eroi, ma solo perché non ci siamo mai “vestiti”.
Mi spiego meglio; l’impegno che noi mettiamo nel cercare di essere in linea con le nostre convinzioni quando facciamo i clown, è lo stesso che mettiamo nel relazionarci anche con persone che orbitano intorno a noi nella vita di tutti i giorni e che non hanno alcun tipo di problema.
Quando fai volontariato, lo fai perché sei animato da principi che avevi anche prima di cominciare a farlo e che avrai sempre. Io lo vedo più come un fattore caratteriale che come un ruolo che rivestiamo per qualche ora ogni tanto.
Si spera, insomma, che i volontari siano persone che, durante le ore di servizio, non si trasformino in qualcosa di diverso da quello che sono solitamente.
Sicuramente, quando poi, durante i vari progetti, si incontrano situazioni particolarmente difficili e toccanti, è difficile tornare con serenità alla vita di tutti i giorni, ma anche l’impatto emotivo con persone in situazione di disagio è una cosa che abbiamo messo in conto quando abbiamo fatto le nostre scelte e che siamo preparati ad affrontare anche grazie ai nostri corsi di formazione.
Sicuramente, a parità di principi e di buoni propositi, c’è una forte differenza tra essere volontari e non esserlo.
Soprattutto per i ragazzi più giovani, come dicevi tu, credo che il volontariato rappresenterebbe una valida alternativa ad una vita sempre più caratterizzata da surrogati di socializzazioni e di rapporti umani.
Tanto perché un briciolo di sano pathos non guasta mai, sostengo con tutto me stesso che se alcuni di quelli che entrano in depressione ed in conflitto col mondo perché non hanno l’iPod o la Play Station 3d, si confrontassero con chi ha motivi VERI per deprimersi, forse ci sarebbe una quantità considerevole di gente migliore.

Avete detto che si incontrano situazioni “particolarmente difficili” e che l’impatto emotivo fa sì che non sia facile tornare con serenità alla vita di tutti giorni. Vi faccio una domanda sul cinismo. Conosco infermieri e operatori che sono a contatto con malati gravi che inevitabilmente si costruiscono una barriera tra loro e i malati che li protegge. A volte può sembrare cinismo. E’ lo stesso anche per voi o fare il clown-dottore implica che questa barriera protettiva non ci possa essere?

Fino a questo momento noi abbiamo avuto a che fare con tre reparti dell’ospedale di Arezzo: Oncologia e Pediatria (prima di costituire La Valigia Dei Sorrisi) e Neurofisiopatologia, adesso.
Abbiamo sempre avuto a che fare con medici ed infermieri incredibilmente disponibili con i pazienti e con noi. Queste persone hanno un ruolo molto scomodo, purtroppo. Si devono occupare di cose spesso invasive e dolorose per i pazienti e devono assistere ai momenti peggiori dei decorsi delle loro malattie.
Il personale dei reparti è emotivamente molto più penalizzato di noi, che invece andiamo in ospedale solo in determinati giorni, solo per qualche ora e che rappresentiamo per i pazienti un diversivo e un momento di distrazione.
Credo che i medici e gli infermieri facciano il lavoro più difficile del mondo perché hanno il delicato compito di occuparsi delle malattie, senza dimenticarsi che ad esserne affette sono delle persone, con la loro sensibilità e la loro sofferenza interiore.
Credo che sia possibile che l’essere quotidianamente circondati dalla sofferenza possa portare a costruire delle barriere che consentano di riuscire ad avere una vita al di fuori dell’ospedale, ma non si può generalizzare e non so quanto sia giusto parlare di cinismo.
Io posso solo dire che le persone che abbiamo incontrato fino ad ora hanno sempre svolto con grande cura e grande tatto il loro lavoro.
Per quel che riguarda i clown, invece, il problema non si pone perché il nostro ruolo prevede un tipo di interazione completamente diversa.
Noi rappresentiamo l’antitesi del medico vero, sdrammatizziamo la sua figura. Noi abbiamo camici colorati, siamo pasticcioni e le nostre valigie sono piene non di strumenti medici(spesso considerati spaventosi e dolorosi), ma di giochi e magie.
Facciamo delle visite un po’ strane (ne dovresti sapere qualcosa, no?!?!?!), scientificamente poco attendibili magari, ma sempre finalizzate a far sorridere le persone. Rappresentiamo un alleato del malato, siamo una figura che all’interno di un contesto ospedalierio (o di casa di cura e di accoglienza) distoglie l’attenzione dalla bruttezza che purtroppo è inevitabilmente sempre presente all’interno di certe strutture.
Usiamo l’ironia per distrarre le persone in difficoltà dal contesto difficile in cui sono state catapultate loro malgrado. Lo stesso Patch Adams sostiene che “una risata può avere lo stesso effetto di un antidolorifico:entrambi agiscono sul sistema nervoso anestetizzandolo e convincendo il paziente che il dolore non ci sia” .
Riuscire a strappare un sorriso in situazioni in cui il sorriso non è contemplato, implica che il distacco, inteso come freddezza, non ci possa essere.
Questo però non vuol dire che ci possiamo abbandonare al flusso di sentimenti che proviamo in determinati momenti: dobbiamo sempre tener ben presente che abbiamo un ruolo preciso e che il nostro ruolo deve garantire serenità alle persone che abbiamo davanti e non deve andare ad incrementare la loro ansia o il loro dolore. Dobbiamo sforzarci di rimanere sereni e di trasmettere serenità, anche quando le condizione di chi abbiamo di fronte ci portano, intimamente, a rattristarci e a provare empatia.
“I clown si occupano della parte sana del malato” (non mi ricordo chi l’ha detto, ma so per certo che era una persona che ne sapeva molto di clown terapia!).
Il tipo di distacco che riguarda noi è solo relativo all’obbligo di non manifestare mai sentimenti negativi, anche quando li proviamo fortemente. Altrimenti, quello che facciamo implica sempre una forte complicità con le persone che incontriamo durante i progetti.

Pescepirata è un forum gratuito che si occupa di aspiranti scrittori e amanti della letteratura. Vi piace leggere, avete tempo di farlo?

Grazie per questa domanda! Ci dà l’opportunità di chiarire che quando sbagliamo a scrivere o a leggere, è solo per finta, per giocare coi bambini e per metterci su un piano che, nonostante le loro difficoltà, li faccia sentire in grado di correggerci! In realtà siamo tutti alfabettizati, lo giuriamo solennemente!
Leggere piace a tutti, ma il tempo libero è quello che è!



La “Dott.ssa NonLoSo” dice: “Sono convinta che sia una delle abitudini più belle che si possano avere e devo ringraziare la mia professoressa di italiano delle medie per avermi fatto appassionare sin da piccola alla lettura. Per mancanza di tempo non leggo mai quanto vorrei, ma mi vizio un po’ leggendo tutte le sere prima di dormire.
Ho una pila di libri sul comodino che ormai fa parte dell’arredamento!
Non posso dire di avere un genere preferito. Riesco a leggere con piacere un po’ di tutto, anche se confesso che, spesso, di fronte ai grandi classici dalla portata enciclopedica che stazionano da anni in fondo alla pila, mi tiro indietro! Però non demordo e li lascio lì con la speranza che prima o poi riuscirò ad affrontarli!
Al momento dell’acquisto di un libro, i miei criteri di scelta sono spesso dettati da pareri di amici che hanno già letto i libri, quindi credo che adesso sbircerò molto spesso nel tuo forum per avere qualche idea in più!

Attualmente orbitano nelle nostre “lande” scrittori emergenti che hanno appena pubblicato romanzi. Devo dire che stiamo conoscendo una letteratura giovane, un po’ underground, molto interessante, se volete vi consigliamo qualcosa!
A parte tutto, quali sono i vostri romanzi preferiti?


I clown dottori si consultano, passano in rassegna l’ultimo secolo di letteratura. Poi iniziano a elencarmi titoli ed autori, questo il frutto del loro “brainstorming”

Non vorremmo fare brutta figura in un forum consultato da gente che di letteratura se ne intende!

I Clown-dottori si alternano a dire le loro preferenze, alla fine devo fermarli…

“A me, per quel che riguarda gli autori italiani, Ammanniti piace moltissimo. Il libro che mi ha preso di più è stato ‘come Dio comanda’”
“A me è piaciuta tantissimo Michela Murgia con ‘Accabadora’. Indipendentemente dalla storia, che può piacere o meno, trovo che sia scritto in maniera magistrale”
“Io ho letto di recente ‘Mia sorella è una foca monaca’, un libro di Christian Frascella. E’ scritto molto bene ed è godibilissimo; mi ha un po’ ricordato Nick Hornby, che, tra l’altro, è uno dei miei autori preferiti”
“Appunto! ‘About a boy’, di Hornby è veramente fantastico! Anche ‘tutto per una ragazza’ mi è piaciuto molto”
“Io ho appena finito di leggere tutta la saga della famiglia Malaussène, di Daniel Pennac e devo dire che fino ad ora sono i libri più originali e geniali che abbia mai letto! Adoro anche il suo stile”
“Un libro splendido è “Il Dio delle piccole cose”, di Roy Arundhati…c’è scappata anche la lacrimuccia!”
“Uno dei miei preferiti, invece, rimarrà sempre ‘Ogni cosa è illuminata’ di Jonathan S.Foer, è un libro originale per il modo in cui è scritto e poi riesce ad essere commovente e divertente allo stesso tempo”
“Io voto Chuck Palahniuk, un po’ cruento, ma mi piace!”
“E io voto Piero Chiara, un po’ datato, ma meraviglioso!”
“”Allora, se dobbiamo andare su cose datate, non si può non nominare ‘Il Conte di Montecristo’ ”
“Mi sa che rischiamo di farti l’elenco della spesa, perché non ci consigli qualcosa tu? Magari proprio uno scrittore emergente italiano?”

Cavoli, siete ferratissimi! Palahniuk ,Pennac, Hornby… Sono tra i miei preferiti!
Allora, qualche consiglio… Se vi faccio dei nomi poi qualcuno si offende. Facciamo una cosa: iscrivetevi al forum! Abbiamo una sezione che si chiama “sala lettura” dove parliamo appunto dei nostri miti, degli autori preferiti, facciamo recensioni dei romanzi che ci hanno segnato… Sicuramente qualche spunto lo troverete!


Grazie! Sarà fatto!

Vi aspettiamo!


L’intervista è finita. Li saluto ad uno ad uno e nel farlo mi emoziono un po’. Incontrare persone speciali e poi lasciarle fa sempre un certo effetto.
Sgattaiolo fuori in fretta per non farmi vedere emozionato… Anche Black Bart ha un cuore, sembra strano.

Mi rimetto in macchina e faccio la strada di ritorno senza accendere la radio. In testa ho ancora le storie dei Clown-Dottori, le loro voci. Mi accompagnano fino all’ufficio quasi fosse il loro modo di assicurarsi che il viaggio filasse liscio.
Prendo l’ascensore. Salgo fino in cima all’ultimo piano, entro nel silenzio generale. E’ tarda sera. Mi siedo e apro una birra.
Non mi importa più niente del numero segreto dello scrittore. Alla fine ce ne faremo una ragione, aveva ragione Anne Bonny.

BB






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Alcuni link:
Il sito de La valigia dei sorrisi: http://www.lavaligiadeisorrisi.org
su facebook: la valigia dei sorrisi
e mail: info@lavaligiadeisorrisi.org
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Siamo sporchi, bastardi e cattivi... Siamo Pirati.

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Anne Bonny
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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

24/05/2011, 16:53

Bellissima intervista e bellissimi nelle foto :)
grandissimi e complimenti per l'attività

oggi ho anche imparato una parola nuova
gelotologia
Quando mangio, bevo acqua. Quando bevo, bevo vino!
(Un Alpino)

verdun
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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

24/05/2011, 17:13

E' veramente molto bello che in un forum come questo si dia spazio anche a certi argomenti! Grandissimo Black Bart!

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Panzer
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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

24/05/2011, 17:39

Bravissimi, un'ottima intervista... :) :)

alexons
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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

24/05/2011, 20:48

Mi è venuta voglia di indossare un naso rosso!

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Sollucchero
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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

24/05/2011, 22:30

Ultimamente mi è capitato di vederli all'opera (non questo gruppo), alle persone che sentono il peso della malattia e spesso quello della solitudine, regalano momenti di vera felicità, sono esseri umani semplici e straordinari.

Grazie per l'intervista capitano.
"Trovati un po' di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c'è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare.
Sii valoroso, sii coraggioso, resisti.
Tutto il resto è buio."
S.K.

Moka
Pirata
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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

25/05/2011, 9:10

Emozionante...
Può un lupo amare una farfalla ?

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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

25/05/2011, 9:18

Grazie Alexons, Sollucchero, Moka, Panzer e tutti quelli che l'hanno letta!
(un grazie particolare a Miriam, Pia e a strepitesti per l'aiuto a diffonderla)
Siamo sporchi, bastardi e cattivi... Siamo Pirati.

LaSuzzi
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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

25/05/2011, 18:48

forte, intenso, rosso

grazie!
lasuzzi

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Re: Intervista a "La Valigia dei Sorrisi"

25/05/2011, 19:05

LaSuzzi!!!!
Allora ci sei....
Siamo sporchi, bastardi e cattivi... Siamo Pirati.

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