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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

09/03/2012, 11:00

gazza998 ha scritto:molto interessante l'intervista. Voglio fare una considerazione: l'autopubblicazione in questo caso è una scelta consapevole. Come dice lei ha già un suo pubblico, ha già avuto esperienze di pubblicazione (quindi editing, revisioni ecc.ecc.) e ha scelto di autopubblicarsi. Ha fatto bene, a mio modo di vedere, se riesce a gestirsi bene il marketing, se ha già contatti.
Ma l'autopubblicazione per un autore mai pubblicato può essere l'unica scelta possibile, e in questo caso non so, non mi convince. Io per ora sono felice di aver pubblicato con una casa editrice, perché mi sta permettendo di entrare in contatto con realtà che un'autopubblicazione non mi permetterebbe. Un grosso in bocca al lupo a Sara!


Caro Gazza,
crepi il lupo!!
Grazie per la tua risposta e naturalmente in bocca al lupo anche a te per il tuo libro.
Sara

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

09/03/2012, 11:03

KapaMoraski ha scritto:Ho parecchia stima per questa ragazza.

Soprattutto perché dalle sue parole capisco che non sono l'unico a pensare che la cultura potrebbe e dovrebbe ripartire dall'autoproduzione. Da persone in carne ed ossa, insomma.

Il punto è questo: la cultura non nasce per arricchire le tasche, ma le menti. Se la cultura (nata per fare cultura) porta anche qualche beneficio pecuniario, ben venga. Ma una cultura nata per fare soldi (che è quella che sta prevalendo ai giorni nostri) porta alla rovina i vari mondi artistici.
Un riassunto di ciò che sta succedendo l'ho trovato nello spettacolo "Millenovecentonovantadieci" di Guzzanti:
"Ma io questo film l'ho già visto, ma io questo pezzo l'ho già sentito, ma io questo libro l'ho già letto".
Secondo me bisognerebbe demolire ciò che alimenta questo circolo vizioso, e ripartire da qualcosa di nuovo, così come ha fatto Sara.


Hei KapaMoraski,
grazie per le tue belle parole.
E' verissimo, dobbiamo spezzare questo circolo vizioso, osare di più, crederci!

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

09/03/2012, 11:09

gazza998 ha scritto:Sono d'accordo pienamente a metà con Kapamoraski! Il problema è sempre la visibilità: avere un editore alle spalle ti permette di aumentarla, e arrivare a toccare più persone. Con un'autoproduzione devi fare tu l'editore, l'ufficio stampa, il marketing, e sai che le librerie non ti considereranno. Devi usare canali alternativi, e ci sta: presentazioni in circoli, vendita porta a porta, girare l'italia col camper (eh black??) ma alla fine il 90% delle persone i libri li compra in libreria. forse non il 90, adesso gli acquisti online stanno crescendo, ma finchè l'ebook non conterà qualcosa sarà sempre difficile arrivare. E quando l'ebook conterà qualcosa, sarà ancora più difficile farsi notare nel marasma delle offerte.


E' vero, bisogna farsi carico di un lavoro immenso e faticoso (ma anche stimolante no?), ma credo necessario per riprendere in mano il controllo della nostra voce artistica.
Con i librai bisogna far nascere un dialogo diretto, un lavoro di squadra, quindi i libri possono essere distribuiti e comprati in Libreria, portate loro delle copie, fateli incuriosire, organizzate qualche evento in libreria per promuovere la libreria stessa!
Ci sono molti librai che fanno questo lavoro per amore verso la letteratura e non per fare numero.
Sara

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

09/03/2012, 11:10

Panzer ha scritto:Bella ed interessante intervista... _| o!


Grazie Panzer!
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

09/03/2012, 11:15

MasMas ha scritto:Sono superdaccordo con Kapa, l'arte deve essere arte.
Bellissima intervista, bellissimi commenti.
In Italia siamo un po' così, ma c'è molta parte del mercato che ci tiene che sia così. Un lettore, spetttatore, ascoltatore omologato è ripetibile, ed un autore omologato è controllabile, per non dire clonabile o creabile dal nulla.


Ciao MasMas,
grazie per i complimenti.
E' vero, l'omologazione è vendibile, smerciabile, replicabile, ma più di tutto controllata.
Dovremmo cercare di essere più coraggiosi e contrastare certe tendenze culturali...
Sara

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

23/03/2012, 14:54

L'intervista è molto interessante, così come il personaggio di Sara mi... "affascina". Mi affascina per il motivo già detto da gazza. La sua è una scelta consapevole, non è stata dettata dalla vanità del vedere il suo nome su uno scaffale, foss'anche quello di casa dei nonni.

Se passasse quest'idea di autopubblicazione, saremmo veramente a cavallo. Ma molto spesso non è così. E c'è il rischio che a forza di autopubblicarsi, la gente perda di vista la cultura, e che non ci sia più selezione. Lo so che potreste ribattere che la selezione sia serva di leggi di mercato, però ci sono tante piccole realtà che smentiscono ciò. Gente che rischia, e che potrebbe sparire se passasse l'idea che l'autopubblicazione sia l'unica via. Non so se sono riuscita a spiegarmi.

Rimane il fatto che la scelta di Sara abbia un senso diverso e condivisibile. E che vedrò di acquistare il suo libro. Da quale parrucchiere devo andare? XD

In bocca al lupo, Sara!
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

24/03/2012, 0:06

gazza998 ha scritto:molto interessante l'intervista. Voglio fare una considerazione: l'autopubblicazione in questo caso è una scelta consapevole. Come dice lei ha già un suo pubblico, ha già avuto esperienze di pubblicazione (quindi editing, revisioni ecc.ecc.) e ha scelto di autopubblicarsi. Ha fatto bene, a mio modo di vedere, se riesce a gestirsi bene il marketing, se ha già contatti.
Ma l'autopubblicazione per un autore mai pubblicato può essere l'unica scelta possibile, e in questo caso non so, non mi convince. Io per ora sono felice di aver pubblicato con una casa editrice, perché mi sta permettendo di entrare in contatto con realtà che un'autopubblicazione non mi permetterebbe. Un grosso in bocca al lupo a Sara!


Mi sembra una posizione molto corretta. Il punto centrale è che - come per tutte le cose - non si può fare una scelta di campo pro o contro una cosa così vaga com'è l'autopubblicazione. E' chiaro che se ad autopubblicarsi è un autore già affermato, o più o meno affermato è un conto. Se si autopubblica un illustre sconosciuto è tutt'altra cosa. Il punto è che tutte le considerazioni sull'autopubblicazione,e in generale sul mercato editoriale, nascono dalla messa in discussione di quello che era l'elemento meno discusso IN GENERALE dell'editoria, ovvero l'editore. Voglio dire che la figura della casa editrice era temuta, temutissima, fino a qualche anno fa (diversi anni fa...), punto di approdo di manoscritti più o meno belli, figura cui un solo cenno di risposta, positivo o negativo che fosse, era di per se motivo di orgoglio e vanto (una mia amica scrittrice, anni fa, girava con in borsa una lettera di rifiuto di Adelphi, vantandosi di averla anche solo ricevuta...) e guardata con rispetto ed ammirazione da autori, aspiranti autori, giornalisti per il ruolo apicale all'interno del mondo della cultura. Ebbene quella figura si è ridotta prima a mediatore tra il pubblico e l'autore e ora a semplice ingranaggio di un meccanismo di produzione e consumo enormemente inflazionato e peraltro anche poco realistico visto il numero (enorme) di novità che si pubblicano in un anno e il numero (esiguo) di consumatori. Ingranaggio più o meno grande, ma pur sempre ingranaggio. Questa perdita di autorevolezza dell'editore va di pari passo con una perdita di identità - nel senso che un tempo ci si rivolgeva a mondadori, rizzoli, garzanti ecc. ecc. a seconda di quel che si scriveva, mentre ora farsi pubblicare da uno o dall'altro è lo stesso, cambia unicamente il peso che l'editore ha sul mercato, a discapito dell'importanza e soprattutto dell'identità del contenuto. Sopravvivono alcune nicchie identitarie che contano poco in termini di numero oppure alcune identità-persona, nel senso di editori che si identificano con il loro autore di maggior successo (vedi Sellerio, ad esempio). Questo perchè, per sua stessa natura, e contrariamente a quel che si crede, il consumatore del prodotto libro non è un cretino. E' già di per se elitario quantomeno in termini numerici (leggono in pochi), poi legge (per forza... a meno che non compri i libri per arredamento... :D ), si informa, ed è poco disposto a farsi prendere per i fondelli a lungo. Quindi il "grande editore", che possiede anche mezzi economici, riviste, giornali, media ecc. ti può prendere per i fondelli una volta o due con recensioni pilotate e gran battage pubblicitario. Alla terza non ci caschi.
E' però vera una cosa. Libri belli se ne continuano a scrivere, forse più di prima. Il livello medio della scrittura è molto ma molto aumentato. Ed è raro, rarissimo che un editore piccolo o medio sforni il capolavoro. Magari ti lancia il genio (e con un pizzico di orgoglio dico che Gianni Solla, oggi in libreria con Marsilio, lo abbiamo per primi pubblicato noi, ed è un genio...e qui faccio un minimo di pubblicità del tutto disinteressata perchè ora pubblica per un altro editore, ma Solla è davvero un genio, leggete la sua lettera a Scarlett Johansson, http://www.hotelmessico.net/commenti.as ... 0Johansson per esempio), nel senso che per primo pubblica il racconto, la raccolta o l'opera prima di un autore che però pubblicherà il suo capolavoro con un grande editore. Ma che un piccolo trovi l'opera compiuta, il grande libro, prima di un grande è davvero difficile. Il fatto però è che per reggere certi costi e certi meccanismi, il grande editore non può pubblicare solo il capolavoro - ed è dalla qualità di quello che pubblichi che dipende l'autorevolezza. Deve, a fianco a quello, mettere in commercio libri, sempre di più, per occupare quote di mercato e spazi in libreria, fisicamente. A discapito della qualità. E inevitabilmente sputtanandosi e perdendo quella credibilità ed autorevolezza che è secondo me l'origine di tutto il gran parlare di autopubblicazione e crisi dell'editoria.

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

24/03/2012, 0:10

LutaStyle ha scritto:Se passasse quest'idea di autopubblicazione, saremmo veramente a cavallo. Ma molto spesso non è così. E c'è il rischio che a forza di autopubblicarsi, la gente perda di vista la cultura, e che non ci sia più selezione. Lo so che potreste ribattere che la selezione sia serva di leggi di mercato, però ci sono tante piccole realtà che smentiscono ciò. Gente che rischia, e che potrebbe sparire se passasse l'idea che l'autopubblicazione sia l'unica via. Non so se sono riuscita a spiegarmi.


Perfettamente!! :D

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