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L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 11:59

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Sara Vannelli, scrittrice, autrice teatrale, autrice. Performer a tutto tondo. Una ragazza minuta e con occhi vivaci, a metà strada tra il punk e la rocker. A volte ha i capelli verdi, altre viola. Quasi sempre corti, bizzarri, un po' come lei. Credo.

Ha partecipato a molti corsi di scrittura tra i quali il corso Omero e la scuola Holden (ndr: non il biennio ma un corso vinto a seguito di un concorso). Ha pubblicato una raccolta di racconti con la prefazione della mitica Lidia Ravera, storica autrice di “Porci con le ali”. È poi autrice di testi e monologhi teatrali, ha realizzato documentari, cortometraggi.
Quando mi sono imbattuto in Sara mi ha subito incuriosito. Ho seguito il lancio del suo ultimo romanzo-raccolta, totalmente autoprodotto. Ho saputo delle presentazioni accompagnate da concerti in locali arci o comunque indipendenti e lontani dal mondo mainstream dell'editoria.

Allora le ho chiesto di rispondere ad un'intervista. Se con precedenti interviste abbiamo ascoltato le parole di piccoli editori indipendenti e autori esordienti, oggi sentiamo il bisogno di esplorare il mondo dell'autoproduzione, saperne di più da dentro.

Chi allora meglio di Sara può rispondere alle domande di Pescepirata?


Fuoco alle danze Sara.
Prima di tutto: come sta andando il libro, vende? Suscita interesse, sei contenta?


Sara ha scritto:Il libro sta andando molto bene, parecchi dei miei lettori dopo l'esperienza letteraria di “Guarda che me ne vado” (il mio primo libro edito da Leconte, 2009) erano ansiosi di leggere i nuovi testi e di utilizzarne alcuni per eventi o performance artistiche sul territorio. Questa è già una delle ragioni per le quali ho deciso di produrre questo progetto letterario da me e non rimanere incagliata nel mare mosso dell'editoria. Le reazioni dei lettori mi hanno davvero sorpresa, anche perché questo è un progetto più personale dell'altro e sicuramente non filtrato o sostenuto dal lavoro di un editore, quindi molto più “grezzo” e sicuramente autentico. Ci sono già diverse librerie a Roma che hanno deciso di prendere delle copie in conto vendita, per esempio.


Partiamo dal self publishing. Alcuni sostengono sia un surrogato dell'editoria a pagamento. All'autore spetta tutta la promozione, deve sostenere costi che di solito spettano all'editore. E nessuna distribuzione, selezione, editing ecc... Cosa rispondi tu?

Sara ha scritto:Non è semplice rispondere a questa domanda in poche righe, meriterebbe molto più spazio. Ci sono davvero troppi pregiudizi sull'auto produzione, si ritiene che lavori auto prodotti siano meno qualitativi o interessanti di quelli pubblicati e anche (appunto) che il self publishing comporti dei rischi o dei costi tipici dell'editoria a pagamento. Beh, intanto io sono una di quelle che lotta contro l'EAP, è uno scandalo che molti autori siano costretti a pagare le copie del proprio libro e poi a prendere appuntamento dallo psicoterapeuta per risistemare il proprio Io.
L'auto produzione invece è una risposta viva e creativa al mercato chiuso, all'editoria commerciale, all'omologazione delle idee. Apre alla democrazia e ad una cultura più libera e indipendente. Inoltre aggira gli ostacoli dei forti costi di stampa che non permettono a molti piccoli/medi autorevoli editori di pubblicare giovani o prodotti meno “commerciabili” poiché le copie stampate sono quelle effettivamente ordinate e richieste. Non ci sono costi per l'autore, anzi, ci sono molteplici vantaggi direi. Dal mantenere i diritti ad avere una percentuale sulle vendite molto più alta. Parliamo del quasi 80% contro un misero 8%. La letteratura internazionale, poi, è piena di autori che hanno pubblicato almeno una volta i propri libri, da Edgar Allan Poe a Mark Twain. Perciò questo sistema non rappresenta in sé una assoluta novità ma ripercorre una tradizione antica che si ripete, sebbene con strumenti e risorse nuove.
Il lavoro di promozione rientra senz'altro nelle responsabilità dell'autore, ma questo io l'ho fatto anche per il primo libro e poi mi sembra evidente che sia l'autore il diretto interessato alla visibilità del proprio lavoro. A me poi non sono mai piaciuti i quattro salti in padella. E' molto più stimolante condire a proprio piacimento. Per quanto riguarda la selezione, l'editing e la distribuzione: mi sembra naturale che un progetto indipendente si avvarrà delle competenze e delle credenziali di quelle persone che più ci incuriosiscono e ci piacciono e/o che allo stesso tempo stanno cercando spazi per esporre la propria creatività. Io ho scelto un grafico e un editor per la revisione del mio progetto. La distribuzione è essenzialmente on-line, attraverso i canali di LULU e Amazon, ma come detto ci sono molti locali e librerie dove poter trovare le copie, basta fare degli accordi con i singoli proprietari e senz'altro rivalorizzare quelle piccole realtà che soffrono il peso dei grandi distributori. Insomma, non più autori invitati ma autori che invitano.
Considera che il mio libro si trova anche da un parrucchiere!


Tra il ventaglio di offerte di self publishing hai scelto lulu.com, un servizio internazionale che è in piedi da alcuni anni. Come ti sei trovata, che costi hai dovuto sostenere?

Sara ha scritto:Quando ho deciso di produrre questo progetto ho studiato affondo una serie di alternative che la rete mi metteva a disposizione e alla fine ho deciso di affidarmi a LULU. Mi sembravano quelli più esperti e affidabili. Inoltre la qualità della stampa è molto alta. Mi sono trovata bene perché ho avuto diversi contatti con una persona che mi ha seguita in tutte le fasi di elaborazione del processo. E' chiaro che essendo stata la prima volta ho avuto diversi problemi nel prendere confidenza con strumenti e termini tecnici, ma è stato spassoso e stimolante.
Non ho sostenuto nessun costo, l'ISBN è gratuito, le copie hanno soltanto il costo dei materiali di stampa e puoi decidere di ordinarne 1, 100 o nessuna. Si paga soltanto l'IVA sull'ordine delle copie e naturalmente i costi di spedizione. Spesso fanno anche delle offerte e le copie costano ancora meno. Il guadagno per l'autore è scelto dall'autore stesso, ovvero si sceglie il margine di guadagno e il conseguente prezzo del libro. Lulu tra l'altro manda una email ogni volta che viene acquistata una copia, perciò l'autore ha anche un controllo reale e immediato sulle vendite.


Lulu lascia libero all'autore la scelta del proprio compenso per singola copia. Tuttavia il compenso per l'autore mi pare non sia molto diverso da una pubblicazione con un micro editore che ti riserva il 10% di royalities e non ti distribuisce... O sbaglio?

Sara ha scritto:Non è esattamente così. Come dicevo è sì l'autore a scegliere il compenso (mettiamo per esempio un euro a copia), ma l'autore può arrivare ad un guadagno di circa il 75% sulle vendite. Per esempio se il libro è acquistato sul canale di LULU, l'autore incassa circa il 75% della differenza tra il costo di stampa e il prezzo di copertina.


Se lo stesso libro fosse stampato in una copisteria, in digitale quindi con la medesima qualità, i margini di guadagno sarebbero più alti ma poi all'autore toccherebbero non poche "beghe" burocratiche... L'avevi considerata come opzione estrema?

Sara ha scritto:La qualità del servizio offerto da LULU rispetto a una tipografia classica mi sembra sia migliore. LULU inoltre attribuisce subito un codice ISBN (che altrimenti dovrebbe essere acquistato separatamente, con altri problemini da risolvere) necessario per la tracciabilità del libro e inoltre ha un mercato molto vasto sulla rete e ottime collaborazioni con Amazon. LULU inoltre offre una vetrina personale all'autore e la possibilità di farsi recensire sulla propria pagina. Non voglio però fare pubblicità a LULU, non mi interessa, mi interessa soltanto stimolare la creatività giovanile e la produzione indipendente, e certamente non scrivo racconti per trarne ricavi economici. Quel po' che riusciamo a guadagnare lo utilizziamo per finanziare le presentazioni del libro.


Conosci altri strumenti di self publishing? Ilmiolibro, Ebook Vanilla ecc... se dovessi pubblicare un nuovo lavoro in modo autoprodotto sceglieresti ancora lulu?

Sara ha scritto:Li conosco davvero poco, certamente se decidessi di pubblicare un nuovo lavoro auto prodotto cercherei di capire che cosa offre la rete e che novità, nel frattempo, si sono create.
Al momento comunque sto lavorando sulla versione inglese e francese del mio primo libro, da poter vendere al mercato internazionale e chissà magari sfruttando nuove frontiere.


Aspetto creativo-artistico. Nessun limite, nessun paletto, l'autore ha carta bianca su tutto, questa è una libertà o un limite? Mi spiego: l'operato di un editore oggi quanto conta a livello qualitativo, quanto incide sull'opera? E ancora: oggi si può fare senza editore? Di certo si evitano 9 mesi di attesa per una lettura di cui non ricevi risposta e non sai nemmeno viene fatta...

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Sara ha scritto:Un editore è senz'altro più esperto di un autore, ovvio, può rendere un semplice manoscritto un vero caso letterario, ma può anche dover rispondere a tutta una serie di limitazioni economiche e temporali che rischiano di emarginare l'autore o metterlo in stand by per anni.
Ci dimentichiamo troppo spesso che un'opera artistica non è una automobile, se nasce come rielaborazione della realtà o come una fotografia di quanto stiamo vivendo (almeno è così per me) non può essere parcheggiata nel magazzino o nell'hard disk di un computer.
Così come credo che la tecnologia oggi ci permetta di acquisire molte più conoscenze e competenze rispetto al passato, quindi aiutarci a fare un lavoro più attento.
Concordo sul fatto che attendere 6/9 mesi per una eventuale risposta ad un manoscritto sia più spesso scoraggiante che inevitabile. Molti editori poi si affidano alle agenzie letterarie e spesso nemmeno aprono o leggono le proposte che vengono loro fatte. In Italia c'è troppa gente che scrive e davvero troppo poca che legge. Bisognerebbe trovare un equilibrio tra le due cose ma soprattutto snellire, sostenere e velocizzare il lavoro di lettura e scouting degli editori.


Ti aspetti che la buona riuscita del libro ti possa portare a pubblicare il prossimo con un editore classico, magari non minuscolo? Oppure l'autoproduzione la vedi come una strada da percorrere ad oltranza?

Sara ha scritto:A me quello che interessa è creare qualcosa di nuovo, fare cultura, scrivere. Non è importante al momento sapere se il mio prossimo lavoro verrà pubblicato da un editore o ancora da Sara Vannelli, vedremo, a me piace fare un passo alla volta. Naturalmente sarei felice di ricevere delle proposte e valutarle. Ci sono diversi editori con i quali mi piacerebbe molto portare avanti un progetto lettarario e sviluppare delle conoscenze già cominciate da qualche anno. Vediamo che succede. Io ci sono.


Hai conosciuto altri autori che hanno autopubblicato? Puoi riportarci qualche esperienza utile a questo dibattito? Il mondo degli “autoprodotti” è un mondo parallelo destinato a crescere ma resterà distinto da quello mainstrem o non è detto?

Sara ha scritto:Sì, mi è capitato di ricevere delle mail da persone che avevano già pubblicato qualcosa attraverso servizi di self-publishing, ma sinceramente nessuno che conosco di persona. Piuttosto mi è capito di conoscere diverse persone che hanno pagato centinaia e centinaia di euro per vedere il proprio libro sullo scaffale della villa al mare dei nonni. E' un peccato.


L'editoria è in crisi. Quella medio piccola poi lotta contro dinamiche produttive e distributive quasi disumane. Però il “cielo editoriale” sembra attraversato da una nuvola nera che si chiama “digitale” di cui nessuno conosce l'entità. Magari sarà solo un temporale o una nuvola passeggera che lambirà le nostre teste. Forse invece sarà uno tsunami che spazzerà via ogni cosa, azzererà le forze in campo. Sembra addirittura che i grandi gruppi editoriali si stiano attrezzando per offrire servizi di self publishing loro stessi.
Tu come vedi il futuro dell'editoria e l'arrivo della rivoluzione digitale?


Sara ha scritto:Sai, credo che in generale sia necessario sapersi adattare ai cambiamenti in atto nelle società e ai nuovi fenomeni tecnologici. Mi sembra inevitabile che per questioni culturali e ambientali, si stia creando una via parallela a quella della editoria classica, per cui molti libri si trovano (o vengono realizzati) in versione elettronica, hanno prezzi più accessibili e allo stesso tempo chiunque può realizzarne di nuovi. Piuttosto direi che è importante salvaguardare la pluralità dei contenuti e la produzione di una cultura più indipendente, che sia elettronica o cartacea.
Immagino che gli editori debbano cominciare a fare i conti con nuove strategie di mercato e spero che questo vada a vantaggio dei lettori e degli autori. I grandi gruppi editoriali seguiranno senz'altro il trend del mercato, speriamo solo che il tutto non vada a discapito della qualità.


Hai esordito con il primo romanzo con una prefazione da urlo: un pezzo di Lidia Ravera da pelle d'oca. L'hai avuta come insegnante al corso della scuola Holden, giusto? Ci puoi raccontare qualcosa di lei? Quando conta una prefazione di un autore così affermato?

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Sara ha scritto:Lidia Ravera è una donna e una scrittrice da brivido, quando l'ho conosciuta le ho chiesto se potevo baciarla perché in soli 90 minuti mi aveva messo addosso una voglia pazzesca di scrivere e correre contro vento. No, non l'ho conosciuta alla Holden ma alla Casa delle Letterature di Roma, nell'ambito di un laboratorio di scrittura creativa. Parliamo dell'anno 2000. Quando ho finito “Guarda che me ne vado” (il mio primo libro) ho pensato che lei potesse essere la persona perfetta per presentarlo al pubblico e così è stato. Dopo aver letto qualche pagina mi disse subito che l'avrebbe fatto.
La prefazione per un libro (e di conseguenza per il suo autore) può essere davvero fondamentale, può creare curiosità e dare credibilità al suo lavoro. A me ha aiutato moltissimo nel presentare il mio lavoro a quelle librerie e a quei locali presso cui ho organizzato i live-reading. Inoltre credo abbia aiutato i lettori ad entrare subito nel mood dei racconti e nella crisi di identità che questi rappresentano. Credo che i 30 libri scritti dalla Ravera parlino di lei molto meglio di ciò che posso fare io. Perfortuna.
E' una scrittrice eccezionale e una vera attivista politica. Il fatto che le piacciano i miei racconti poi è motivo per me di grande orgoglio.


E la scuola Holden? Ti ha dato la marcia in più o alla fine si può imparare a scrivere anche senza passare da una delle scuole di scrittura più famose in italia? Ti aspettavi che uscita da lì gli editori avrebbero bussato alla tua porta?

Sara ha scritto:Alla Holden ho fatto soltanto un laboratorio di dieci giorni circa, a Torino, a seguito della selezione di un mio testo nell'ambito di un loro concorso letterario. E' stata una esperienza molto significativa nel mio percorso artistico, assistere alle lezioni di scrittori affermati è stato molto emozionante. Avevo sempre con me un quaderno di tipo diverso e un racconto sul quale ho lavorato con un editor professionista.
Non credo che le scuole di scrittura siano fondamentali per un autore (come diceva Carver: “niente trucchi da quattro soldi” per favore) credo però che una scuola possa aiutare molto il partecipante a rendersi conto del terreno sul quale si sta muovendo, ad avere un riscontro da esperti del settore e anche a prendere più confidenza con alcune tecniche di scrittura. A me quello che piaceva di più di questi corsi era la sperimentazione artistica e tornare a casa sul motorino con una serie di brividi sulla schiena.


L'autopromozione. Mi sembra che ti stia muovendo in modo molto intelligente. Tante presentazioni in circoli indipendenti che spesso sfociano in concerti. Hai un entourage di amici che vanno dal teatro alla musica. Chi ti ha aiutato nel book trailer, chi nella grafica, chi suona dal vivo. Fai invidia ad autori di piccoli editori che si sentono abbandonati e non sanno come muoversi. Puoi raccontarci qualcosa della promozione del tuo libro?

Sara ha scritto:Ti ringrazio intanto del complimento, me lo prendo volentieri! Beh io trovo che la sperimentazione creativa sia ossigeno per l'arte, quindi è stato anche un po' un processo naturale quello di ritrovarsi degli amici-artisti che come me condividevano determinate passioni e certe necessità. Il bisogno di esporsi, di dire qualcosa, di provarci almeno.
La stima reciproca ci ha poi portati a condividere tante lotte e progetti diversi, e alcuni di loro hanno sposato appieno il mio progetto live delle presentazioni e così abbiamo cominciato a costruirlo assieme. Io fondamentalmente scelgo i locali e i testi da presentare e poi cerco di coordinare le prove degli attori e dei musicisti.
I testi presentati sono quindi letti da attori e accompagnati da musica live composta appositamente per quelle storie. E poi cerchiamo di coinvolgere il pubblico, andare in locali che come noi vogliono sostenere certi contenuti e soprattutto autori più giovani che vengono molto spesso sminuiti o screditati dai grandi nomi della televisione e della letteratura che vende.


Parliamo un po' di “Mentre tutto cambia”, una raccolta di racconti molto variegati. Perché la scelta di racconti anziché scrivere un romanzo? Da dove arrivano i tuoi personaggi?

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Sara ha scritto:Intanto io vado pazza per i racconti, sono come le patatine, ne mangi quante vuoi dove vuoi, apri e chiudi il libro. Mi piace che qualcuno abbia scritto che in “Mentre tutto cambia” è come entrare di nascosto nell'appartamento di qualcuno, spiare dalla finestra. Mi piace molto come definizione.
I racconti per me sono molto stimolanti, mi permettono di parlare di persone diverse in posti completamente diversi. Scrivere per me è come fare tante fotografie e poi riordinarle assieme come si fa con un album. I miei personaggi sono un ibrido tra ciò che vedo e ciò che immagino. Sono la ricostruzione di quelle caratteristiche umane e psicopatiche che veicolano storie, messaggi, idee.
Li trovo nei mercati, sull'aereo, nel mio letto, accanto a me alla fermata della metro.
Mi piaceva l'idea di raccontare il Cambiamento nella vita di persone diverse tra loro ma tutte così radicate in una società frenetica e consumista, dove parole come stabilità e prospettiva sono state sostituite da precarietà e quotidianità (aggiungerei anche “posto fisso” a questo punto), società troppo spesso devote al dio denaro e alla dea immagine.


Perché un appassionato di libri dovrebbe comprare a 12 euro “Mentre tutto cambia” anziché, con gli stessi soldi, acquistare un prodotto tradizionale? Vuoi provare a convincere tutti gli utenti di pescepirata a leggere il tuo libro?! A te la parola.

Sara ha scritto:Perché se uno è appassionato di libri allora non può non leggere il mio, si perderebbe la novità dell'anno!
Credevo che fosse giusto mantenere lo stesso prezzo del primo libro, tra l'altro Amazon e Lulu, molto spesso fanno offerte e sconti, quindi generalmente costa meno.
E poi perché è un libro per tutti quelli che vogliono leggere qualcosa di nuovo, di diverso, che rompa con la tradizione e che racconti di noi, di oggi. E' tanto provocante quanto intimo.
Credo che sia anche un libro per quelli che ritengono sia importante sostenere la produzione giovanile e quella indipendente scoraggiando l'editoria a pagamento.
E poi venite a vedere le presentazioni, sono piccoli spettacoli, c'è da divertirsi. Da Aprile cominceremo anche a sorteggiare una copia da regalare al fortunato o malcapitato lettore che si trova là con noi... seguiteci su Facebook, sul sito, sotto casa.
Vi aspettiamo!


Cosa consigli ad un aspirante scrittore?

Sara ha scritto:Di scrivere sempre, di tutto, ovunque, nel cesso, sulla sabbia, in ufficio e di farsi leggere da persone diverse tra loro. Ma anche di essere esigenti con le proprie storie e di capire il perché le stiamo scrivendo e dove vogliamo portarle.
Bere un bicchiere di più ogni tanto aiuta, ma non fatemi dire queste cose, dai, su, vabbè, direi che la parola chiave è divertirsi, giocare con le parole, stravolgere tutto.


LINK per acquistare "Mentre tutto cambia".
Il sito di Sara.

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 14:41

molto interessante l'intervista. Voglio fare una considerazione: l'autopubblicazione in questo caso è una scelta consapevole. Come dice lei ha già un suo pubblico, ha già avuto esperienze di pubblicazione (quindi editing, revisioni ecc.ecc.) e ha scelto di autopubblicarsi. Ha fatto bene, a mio modo di vedere, se riesce a gestirsi bene il marketing, se ha già contatti.
Ma l'autopubblicazione per un autore mai pubblicato può essere l'unica scelta possibile, e in questo caso non so, non mi convince. Io per ora sono felice di aver pubblicato con una casa editrice, perché mi sta permettendo di entrare in contatto con realtà che un'autopubblicazione non mi permetterebbe. Un grosso in bocca al lupo a Sara!
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 16:23

Ho parecchia stima per questa ragazza.

Soprattutto perché dalle sue parole capisco che non sono l'unico a pensare che la cultura potrebbe e dovrebbe ripartire dall'autoproduzione. Da persone in carne ed ossa, insomma.

Il punto è questo: la cultura non nasce per arricchire le tasche, ma le menti. Se la cultura (nata per fare cultura) porta anche qualche beneficio pecuniario, ben venga. Ma una cultura nata per fare soldi (che è quella che sta prevalendo ai giorni nostri) porta alla rovina i vari mondi artistici.
Un riassunto di ciò che sta succedendo l'ho trovato nello spettacolo "Millenovecentonovantadieci" di Guzzanti:
"Ma io questo film l'ho già visto, ma io questo pezzo l'ho già sentito, ma io questo libro l'ho già letto".
Secondo me bisognerebbe demolire ciò che alimenta questo circolo vizioso, e ripartire da qualcosa di nuovo, così come ha fatto Sara.
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 16:53

Sono d'accordo pienamente a metà con Kapamoraski! Il problema è sempre la visibilità: avere un editore alle spalle ti permette di aumentarla, e arrivare a toccare più persone. Con un'autoproduzione devi fare tu l'editore, l'ufficio stampa, il marketing, e sai che le librerie non ti considereranno. Devi usare canali alternativi, e ci sta: presentazioni in circoli, vendita porta a porta, girare l'italia col camper (eh black??) ma alla fine il 90% delle persone i libri li compra in libreria. forse non il 90, adesso gli acquisti online stanno crescendo, ma finchè l'ebook non conterà qualcosa sarà sempre difficile arrivare. E quando l'ebook conterà qualcosa, sarà ancora più difficile farsi notare nel marasma delle offerte.
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 17:08

Gazza, son d'accordo con te per quanto riguarda la visibilità, ma mi stavo riferendo completamente a un'altra cosa :lol:
Il discorso che stavo facendo io riguarda la qualità e l'originalità (e a proposito, appena posso mi catto il tuo libro, tra l'altro, che sono curioserrimo!)
Sto notando che ultimamente è tutto quanto piatto, uguale, ripetitivo. Non solo nel ramo editoriale, mi riferisco alla cultura artistica in generale: libri, musica, film. E' come se tutto quanto stesse diventando un cinepanettone, e la cosa mi preoccupa non poco. Le eccezioni ci sono, certo, ma devi scavare (se non combattere) per trovarle.
E' vero che qualcosa di già visto o già sentito mette sicurezza, ma appiattendo e ingessando la creatività in questo modo, il livello di qualità e di originalità va inesorabilmente a scemare.
Naturalmente, non sto dicendo che quel che scrivo ora è la verità assoluta, sto esprimendo solo il mio punto di vista.
Anzi, spero solo che queste parole vengano smentite :D
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 18:35

Bella ed interessante intervista... _| o!

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 18:51

Kapa, concordo con te. Infatti sono molto esterofilo, per quanto riguarda l'intrattenimento. In italia* fanno don matteo, scandalo al sole, elisa di rivaombrosa in inghilterra misfits, black mirror, downton abbey, in usa 24, sons of anarchy, the good wife. l'italiano medio vuole sicurezza, hai detto bene. Legge tex da sessant'anni, e il personaggio è sempre fedele alle sue origini (cito Tex perchè vende 250.000 copie in italia, più di quanto batman o l'uomo ragno vendano in tutto il mondo!).
Sicuramente è tutto più piatto e monotono, ma per fortuna adesso mi pare che le cose stiano cambiando. Ben vengano le autopubblicazioni, ma per esempio se non avessi letto questa intervista non saprei manco chi è Sara Vannelli. E pescepirata è appunto un pesce dentro a un oceano 8-)
Dal mio punto di vista non posso smentirti, ma c'è sempre una speranza!
Se mi hanno pubblicato Portello, che di italiano ha tutto ma alla fine niente (il veneto per certi versi è come il texas), ci sono ancora speranza :lol:

* in Italia in effetti c'è stata la serie Boris, ma è un caso isolato
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

05/03/2012, 20:30

Per fortuna non sono l'unico* :lol: grande Gazza!

*in Italia abbiamo anche Rat-Man, che il dio Nànos lo benedica
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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

06/03/2012, 10:13

Sono superdaccordo con Kapa, l'arte deve essere arte.
Bellissima intervista, bellissimi commenti.
In Italia siamo un po' così, ma c'è molta parte del mercato che ci tiene che sia così. Un lettore, spetttatore, ascoltatore omologato è ripetibile, ed un autore omologato è controllabile, per non dire clonabile o creabile dal nulla.
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: L'AUTOPUBBLICAZIONE: intervista a Sara Vannelli.

06/03/2012, 13:13

l'arte è arte per carità, ma come già detto è giusto che tutti possano fare arte e non solo i ricconi per cui trovo che un ritorno economico sia indispensabile e non svilisca l'artista.
Poi che in italia, ma anche nel resto del mondo, si cerchi di omologare le persone per fascia di età (alcune fasce sono più propense all'acquisto), livello culturale e sociale è un dato di fatto, per cui l'offerta si basa principalmente sulla domanda.La gente vuole vedere la de filippi? e allora mattina pomeriggio e sera programmi trash, reality e cagate varie. Stesso discorso per i libri, ovviamente.
oggi sono capitato su questo post:

http://laramanni.wordpress.com/2012/03/ ... olle-self/

che parla proprio di self pubblishing. Su alcune cose sono d'accordo, su altre molto meno.
La cosa che mi spaventa, e che è già realtà, è che gli algoritmi matematici presenti nei nostri computer ci stiano facendo una scansione delle identità. Per cui a seconda di cosa guardiamo, di come usiamo il tempo ci profilano in modo da ottimizzare la pubblicità. facebook in questo è un precursore. Quanto manca anche per i libri? Col digitale direi che è a un passo, e soprattutto penso a molti bimbominkie che leggono twilight e poi continuano a comprare cloni dello stesso libro perchè gli piace quello. Credo che blogger e forum diventeranno fondamentali per orientarsi in un futuro prossimo, tutto sta ad ottenere credibilità.
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