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Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 10:10

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Ad Est dell'equatore è una realtà editoriale piccola ma che si muove con un certo stile.
Tra il mare magnum della piccola editoria è tra quelli che lavorano in modo trasparente, onesto e con una punta di sperimentalità, sia nei testi che nelle soluzioni imprenditoriali (produzioni dal basso).

Carlo Ziviello, Responsabile area comunicazione e promozione, è ns utente e partecipa sovente a discussioni sull'editoria e sulla letteratura in generale. Per cui, perchè non intervistarlo?





Proviamo a raccontare ai ns utenti e agli aspiranti scrittori cos'è Ad est dell'equatore, che tipo di editore è, quale la sua politica editoriale. Perché un aspirante con un manoscritto promettente dovrebbe sperare di pubblicare con voi.

Carlo ha scritto:Ci siamo costruiti una certa identità – grafica, caratteriale, direi anche comportamentale – in questi quattro anni di vita. Chi vuole pubblicare con noi entra a far parte di una specie di famiglia. Molti nostri autori, anche quelli che poi si sono affermati, diventano nostri amici, ci regalano i propri lavori, ci invitano a pranzo, alle fiere, a casa loro – e certo non per i contratti che offriamo (per inciso, non siamo ancora in grado di pagare anticipi a nessuno dei nostri autori). Con questa politica, che è più che altro un modo di vivere, ci siamo ritagliati uno spazio sia pur minimo nel panorama editoriale italiano.


Il vostro catalogo. Mi pare di aver contato circa 20 romanzi mettendoci generi vicini alla fotografia, alla poesia e saggi. Siete contenti, prevedete di ampliarlo, avete in programma nuove uscite? Quali?

Carlo ha scritto:Faccio un po’ di promozione: A fine febbraio esce Il Killer dei qwerty, la nostra seconda bestia (le produzioni dal basso, cioè) a raggiungere le librerie: un’antologia di storie di crimine bislacche e surreali di Gero Mannella. A marzo esce Davide Morganti con Tre volte 10, trilogia di racconti ispirati ad uno dei più grandi calciatori viventi (forse il più grande, facile capire chi sia…) e che con il calcio non hanno niente a che vedere. Ad aprile usciranno l’autobiografia di Peppe Lanzetta, vera narrazione di una vita on the road vissuta da un protagonista della cultura non solo napoletana e un romanzo di finissima qualità letteraria di Mariano Baino, Dal rumore bianco. A Maggio, due racconti noir di Giancarlo De Cataldo, autore di Romanzo Criminale e a Giugno un saggio – reportage sulla rivoluzione in Libia scritto da chi l’ha vissuta in prima persona come inviata del TG3, Lucia Goracci.


• Cavoli, grandissimi nomi!! Quante uscite annue pensate di pubblicare?

Carlo ha scritto:Abbiamo in programma circa 20 uscite per il 2012


L'editoria è in crisi perenne, quella minore deve combattere su più fronti, stritolata dalla grande editoria. Quando pubblicate un nuovo romanzo avete un obiettivo minimo di vendita? La famosa soglia oltre la quale ogni copia venduta è “grasso che cola”? Ci potete raccontare qualche caso di successo che vi è capitato?

Carlo ha scritto:L'editoria, e in genere la cultura, è uno di quei microcosmi in cui puoi trovare il meglio e il peggio dell'umanità presa nel suo insieme, per le commistioni malate, i rapporti di forze e le piccole o grandi scorrettezze che vedi quotidianamente ma anche per gli straordinari slanci di umanità e generosità da parte di autori, altri editori, amici. Senza questi slanci non esisteremmo. Senza le piccole o grandi scorrettezze che subiamo saremmo già molto più grandi. Le cose però vanno prese come vengono, nella loro interezza: non ha senso credere di poter mutilare la realtà e prendere solo quello che ti serve o che ti aiuta. Le crisi dell’editoria sono strutturali in parte – vedi il meccanismo perverso per il quale DEVI fare un minimo di due uscite mensili sennò scompari dal giro – in parte congiunturali e dovute alla crisi economica profondissima che viviamo. Per limitarci all'ambito strettamente economico, posso darti qualche dato. Il numero minimo di copie vendute per libro per rientrare nei costi è, in genere, 4-500, per opere per le quali non vengono corrisposti anticipi o diritti d'autore accessori come per esempio nel caso di libri con allegati DVD. E ti assicuro che è tutt'altro che scontato raggiungerlo.




Le collane. Siete orientati verso una narrativa d'avanguardia (pop, acida, surreale) de i virus, letteratura impegnata e sociale de i NiMu, poi un po' di poesia, gli extra e la saggistica. Mi viene da pensare ad una letteratura di qualità ma anche di nicchia. Non avete mai pensato di avvicinare la letteratura di genere? Noir, fantasy, horror, pulp, hard boiled, umoristica ecc...

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Carlo ha scritto:Abbiamo pubblicato qualcosa di genere, Infamous dogs, decisamente pulp, ma in realtà preferiamo muoverci nell’ambito non di genere. Credo sia un po’ per vocazione di tutti noi che ci lavoriamo, perchè ci piacciono sorprendentemente le stesse cose. Io stesso decisi di entrare in società perché Ad est dell’equatore aveva pubblicato Gianni Solla, un blogger che adoro e che ora esce per Marsilio. Il Noir non ci appassiona molto – peccato perché vende sempre bene; quello che forse pensiamo di lanciare in un futuro prossimo è letteratura più giovanile; non dico per ragazzi perché non mi piace il termine, però orientata a un target fino ai 18 anni.


Un grande problema con cui ci si scontra spesso è la distribuzione. Voi come lavorate in questo ambito?

Carlo ha scritto:Noi abbiamo un ottimo distributore nazionale, PDE. Il punto è che in tempi di crisi i librai ordinano poco e in genere prediligono le uscite dei grandi editori, di cui subiscono il potere contrattuale. In tutto questo il distributore può poco. In realtà è più importante il rapporto con i librai che non con il distributore


L'email più simpatica e/o buffa ricevuta da un aspirante autore?

Carlo ha scritto:Non posso fare ovviamente nome e cognome, ma ne cito due; un tipo ci scrisse inviandoci un Curriculum Vitae che riportava tutte le sue esperienze professionali, hobbies e sport praticati, tanto che sulle prime credemmo si trattasse di una proposta di collaborazione. Anche la lettera era assai equivoca: si presentò come Dott. Avv. Tal dei tali. Dopo aver capito (non subito) che era invece una proposta di pubblicazione, pensammo ad un romanzo fantozziano, consapevole o meno che fosse. Non lo era. Un’altra, invece, iniziava così: ODIO LO SPRECO DI CARTA... adducendo anche ragioni di sensibilità ambientalista.
Con gli eccessi di vanità che generalmente si vedono facendo questo mestiere, un autore che definisce il proprio lavoro uno spreco di carta va perlomeno letto anche se non leggiamo mai opere inviate per email. Infatti lo stiamo valutando.


Oggi l'aspirante scrittore si trova di fronte un ventaglio molto ampio di possibilità con quello che viene definita editoria 2.0. Dal self publishing in cartaceo (ilmiolibro.it, lulu.com) ad Amazon che lancia lo stesso servizio in ebook senza investimento dell'autore. Poi ci sono aspiranti scrittori che aprono una casa editrice per pubblicare sé stessi e altri malcapitati...
Può essere che queste forme di autoproduzioni limiteranno la mole di materiale in lettura accorciando i tempi di valutazione? (che oggi arrivano fino a 9 mesi)


Carlo ha scritto:Se l’editore riesce a conservare un proprio ruolo e una propria autorevolezza nel porsi come mediatore culturale tra l’autore e il lettore, credo che chi voglia vedere riconosciuta la qualità del proprio lavoro continuerà a rivolgersi ad un editore anziché autoprodursi. Il senso stesso della creazione artistica è quello di condividerla con il pubblico. Una volta autoprodotto, e constatato anche un minimo di risposta da parte del pubblico, l’autore vorrà poi raggiungere un pubblico sempre più vasto. L’autoproduzione ora è né più né meno che editoria a pagamento condita in salsa socialmente più accettabile. A meno che non si tratti di opere di genere – manualistica o scritti di conquista e riconquista sentimentale – la letteratura ha bisogno di una lunga serie di intermediari per raggiungere il grande pubblico. L’articolo di Antonio Prudenzano su affari italiani mi sembra molto chiaro: c'è invece una grande profonda disperata stanchezza imprenditoriale nel chiedere soldi per pubblicare libri che non avranno mai una vera vita fuori dalle illusioni degli autori, e infatti non la stanno avendo. Ed è vero. Quanto può essere sostenibile questa illusione? Anche se tu editore lanci un’operazione di self publishing per fare profitti immediati devi poi sostenere la vanity press con adeguati riconoscimenti – per esempio recensioni sui giornali. E anche se tu possiedi un giornale, devi fare i conti con i giornali che vendono sempre di meno perché la gente ormai si annoia, a leggerli. Per cui devi possedere anche una televisione. E prima o poi la gente si seccherà anche di quella, se spara solo boiate. Confido molto nella noia del pubblico e nel fatto che, alla fine, le illusioni muoiono. Altrimenti ognuno potrebbe comprarsi, come dice l’articolo, una coppa in gioielleria e sentirsi campione del mondo di qualcosa ed essere felice. Non mi pare che stia succedendo questo. Anche chi ora già pubblica a pagamento dopo un po’ si sente defraudato di qualcosa, o sente tutto il peso della propria illusione spezzata. Se Mondadori ha deciso di fare questo, ben venga. Morirà Mondadori come editore. Diventerà altro. Quello che invece certamente morirà è il lavoro di scrittore medio. Lo showbiz della scrittura non è già più in grado di sostenere certi costi e certi anticipi, come non lo è il mondo del calcio, come non lo è il cinema. Resteranno pochi autori di bestseller strapagati e molti bravi scrittori che camperanno d’altro. Per tornare alla tua domanda, non credo che questo diminuirà il lavoro di valutazione, fintantoché l’editore riuscirà a conservare la propria reputazione.

È facile selezionare il materiale che vi arriva, riconoscere un romanzo che può funzionare? Mediamente i manoscritti che vi arrivano di che livello qualitativo sono?

Carlo ha scritto:Se uno sa scrivere te ne accorgi dalle prime righe. Se ce l’ha, o non ce l’ha come dice il mio socio e direttore editoriale Ciro Marino. In media, su 10 manoscritti uno è interessante. Su 100 uno è bello. In molti, invece, ci sono spunti intriganti che avrebbero bisogno di maggior lavoro, persistenza, cultura. Il talento non è così raro come si crede. Il genio assoluto sì, ma di quelli ne nascono uno o due per secolo. Sono anomalie. Molti scrivono bene; pochi invece hanno la costanza di mettere a sistema il proprio talento.


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Produzioni dal basso (ndr: è un sistema in cui un progetto, in questo caso letterario, viene realizzato non appena raggiunge un numero prefissato di prenotazioni). Siamo convinti sia una strada innovativa ed interessante. In questo sistema che bilanciamento c'è tra la “forza promozionale” dell'autore e la qualità del romanzo? Mi spiego: raggiungere 200 prenotazioni d'acquisto in pre pubblicazione in gran parte prescinde dal romanzo. Probabilmente “L'eleganza del riccio” avrebbe fatto fatica a raggiungerle. Quindi non c'è il rischio di premiare solo la claque dello scrittore?

Carlo ha scritto:Poni una questione delicata. Posso dire che per un piccolo editore che non fa editoria a pagamento, l’opera di promozione dell’autore è indispensabile. Se quest’opera viene prestata prima che il libro vada in stampa, aiuta noi a ridurre di molto il rischio di finire in un buco finanziario, da cui un grande editore si risolleva, un piccolo no. E’ anche vero, però, che la claque dello scrittore non è così facile da raccogliere se non hai qualità. Convincere 200 persone – a meno che non si ipotizzino famiglie MOLTO numerose - a prenotare una quota della tua opera ancora non pubblicata non può prescindere dalle qualità della persona. E spesso queste qualità si ritrovano anche nella scrittura. Piuttosto può essere penalizzato uno scrittore talentuoso ma orso e con scarso appeal sociale, ma se l’opera ci piace e ci convince, cerchiamo nei nostri limiti di intervenire rischiando in prima persona.


Quanto puntate sul metodo “produzioni dal basso”? Sono già uscite in cartaceo le prime pubblicazioni con questo sistema, come sono andate?

Carlo ha scritto:Sono uscite due pubblicazioni con produzioni dal basso, e ne abbiamo altre quattro in cantiere e vicine al completamento. La prima è uscita a novembre ed è già praticamente esaurita. La seconda esce ora. Il metodo funziona. In altri paesi, poi, è molto affermato tanto da rivaleggiare con tradizionali metodi di finanziamento: ti dico solo che un fotografo danese, Kasper Nybo, conosciuto sul web, con il crowdfunding si è finanziato una mostra al Palazzo delle Arti di Napoli, invitato da noi.


Come vedete il web marketing e le potenzialità delle recensioni di bloggers e/o riviste?

Carlo ha scritto:Beh, difficile rispondere. Ci fa piacere chi scrive dei nostri libri sui propri spazi virtuali; ma sull’impatto che ha per il lettore, anche in questo caso, dipende da chi scrive, dall’autorevolezza che ha, dalle proprie capacità. Io le recensioni cartacee, per esempio le leggo poco. Mi affido al web. Ho letto libri splendidi consigliati dai blogger. Per contro, ho letto libri PESSIMI stra-incensati dalla critica mainstream, ma qui si entra nel campo dell’autonomia di pensiero – di chi legge – e dell’autonomia critica, di chi scrive. Un campo minato.


E Pescepirata? Ti piace?

Carlo ha scritto:Moltissimo, vi adoro!!


Credits:

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tel./fax +39 0813655379
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Intervista realizzata da Black Bart e Lutastyle
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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 10:46

Pubblicata oggi.
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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 11:20

Bellissima intervista.
E' sempre molto interessante leggere il punto di vista di chi "è dentro".
Grande Carlo, anzi carloz ;) , vi auguro molta fortuna <3

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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 11:21

Veramente molto interessante! Mi ha colpito la parte che parla dell'autorevolezza di un editore... In effetti mi pare di notare che negli ultimi anni molte case editrici che stimavo e di cui compravo libri a colpo sicuro sapendo che mi sarebbero piaciuti stiano invece abbracciando una politica più commerciale e meno di qualità. Ben venga l'editoria indipendente
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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 11:37

Yeah!
Da vicino nessuno è nOrMaLe
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Una risata vi seppellirà

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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 12:47

Come sempre le interviste di Pescepirata si rivelano interessanti e, soprattutto, utili.
(anche se dopo mi sento una gocciolina nel mare...)
Grazie Pesce, grazie Carloz <3
Un pensiero è ciò che manca a una banalità per essere un pensiero (Kraus)

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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 17:07

illuminante!
qualche esempio di
Senza le piccole o grandi scorrettezze che subiamo saremmo già molto più grandi
?

Faccio anche una domanda sfacciata (tanto posso permettermelo perché non sono scrittrice :D ), vi capita di "cercare" scrittori in rete, magari sui FORUM?
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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 17:19

Anne Bonny ha scritto:illuminante!
qualche esempio di
Senza le piccole o grandi scorrettezze che subiamo saremmo già molto più grandi?

Ti risponderei in politichese, quindi ce/ve lo risparmio! :D


Anne Bonny ha scritto:Faccio anche una domanda sfacciata (tanto posso permettermelo perché non sono scrittrice :D ), vi capita di "cercare" scrittori in rete, magari sui FORUM?
Non in modo sistematico, e soprattutto perchè su un forum puoi avere la percezione di una capacità o sensibilità di chi scrive, non dell'abilità a costruire una storia complessa come può essere un romanzo. Diverso è il discorso dei racconti, ne trovi anche di belli in rete, ma le antologie in genere sono operazioni a perdere - in Italia non si leggono - per cui non le pubblichiamo a meno che non si tratti di operazioni firmate da autori già noti o molto noti o che contengano racconti di autori noti a cui associamo qualche esordiente. Posso però dirti che tutte le nostre antologie, anche quelle che avevano nomi importanti - "i superdotati", per esempio, contenevano racconti - tra gli altri - di Maurizio De Giovanni (Fandango e ora Einaudi) o Francesco Abate (Einaudi)- sono andate abbastanza male.

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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 17:25

grazie per le risposte :)
carloz ha scritto:
Anne Bonny ha scritto:illuminante!
qualche esempio di
Senza le piccole o grandi scorrettezze che subiamo saremmo già molto più grandi?

Ti risponderei in politichese, quindi ce/ve lo risparmio! :D


ddddddddaiiiiiiiiiiii daidaidaidai solo esempi generici

il fatto di fare l'operazione di editing collettivo come la vedi? sii sincero al limite ti facciamo fare il peeling dai piranha; credi che le case editrici accolgano un lavoro praticamente "pronto"? oppure si fidano solo dei propri editor?
e dopo non scoccio più
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Re: Intervista a Carlo Ziviello de Ad Est dell'equatore.

16/02/2012, 17:42

Anne Bonny ha scritto:grazie per le risposte :)
carloz ha scritto:
Anne Bonny ha scritto:illuminante!
qualche esempio di
Senza le piccole o grandi scorrettezze che subiamo saremmo già molto più grandi?

Ti risponderei in politichese, quindi ce/ve lo risparmio! :D


ddddddddaiiiiiiiiiiii daidaidaidai solo esempi generici

il fatto di fare l'operazione di editing collettivo come la vedi? sii sincero al limite ti facciamo fare il peeling dai piranha; credi che le case editrici accolgano un lavoro praticamente "pronto"? oppure si fidano solo dei propri editor?
e dopo non scoccio più


Quelle che noi possiamo percepire come scorrettezze sono in realtà pratica comune nel mondo degli affari in genere, e sono legate al maggior potere contrattuale che chi è più grande di te può far valere o meno, in qualsiasi sede.

Per un piccolo editore è certamente un valore aggiunto poter risparmiare sull'editing, perchè in genere ci si serve di prestazioni occasionali e non di collaborazioni fisse, quindi è un risparmio immediato. Però ti dico che non è quello il discrimine, almeno per noi. La storia e l'autore ci devono convincere. Promuovere un libro, per un editore piccolo, è un'impresa titanica e stressantissima che mette a rischio rapporti anche consolidati (quelli di coppia sono i primi a risentirne! :lol: ), per cui decidi di rischiare solo se il manoscritto ti piace davvero - e in quel caso il lavoro di editing lo fai, in qualche modo.

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