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Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 11:15

Pubblichiamo un'intervista che credo sia imprescindibile per tutti gli aspiranti scrittori. Sara Saorin di Camelozampa casa editrice, si è resa disponibile a chiarirci un po' di questioni legate al mondo dell'editoria. Gli aspiranti scrittori vedono spesso il loro punto di vista dimenticando che dietro ad un manoscritto o ad un libro edito c'è un mare di lavoro, ci sono investimenti economici e ci sono dinamiche davvero molto complesse.
Perchè l'editore non paga?
Perchè non guadagna, come mai il nostro libro non è esposto in tutte le librerie del mondo? Perchè nessuno risponde dopo che ho inviato il manoscritto da due settimane?!

Spero che questa intervista possa rendere più chiari certi aspetti e dare maggiore consapevolezza a tutti coloro che si affacciano al mondo editoriale, buona lettura!



Ciao Sara, stiamo scalpitando. Il nostro forum cresce, lavora, produce racconti e romanzi. Gli utenti sono tanti, quasi tutti scrittori esordienti o aspiranti; tanti appassionati di lettura. Siamo nel mondo, possiamo dirlo ora. Il mondo editoriale…. Ma com’è questo mondo??
L’altro giorno un utente ha sollevato la questione dei prezzi dei libri, in tanti hanno provato a dare risposta tuttavia nessuno è riuscito a chiarire le cose. Mettici poi che, parlando con addetti ai lavori, la questione si complica ogni volta. Verrebbe da dedicarsi ad altro, scappare.
Ma io sono testardo e voglio capire cos’è che non funziona, perché gli autori non guadagnano, gli editori ci rimettono eppure gli aspiranti scrittori sono più dei lettori e le liste di editori sono lunghe chilometri. Come dire: non ci guadagna nessuno ma ci si dedicano tutti.

Questa la premessa.

Partiamo dall’inizio, i costi da un punto di vista strettamente imprenditoriale, tenendo fuori le realtà di editoria a pagamento o miste che non ci interessano. Quelle facciamo finta non esistano.
L’editore vuole mettere sotto contratto un autore e tendenzialmente gli propone un contratto che prevede all’autore dal 4-5% fino al 10% del prezzo di copertina (tasse a carico dell'autore o meno). Diritti acquisiti per anni… 5? 10?
Dico bene?


Dici bene, Comandante. In genere quando si vuole acquisire i diritti di un’opera, si offre un contratto che può indicare o meno una durata e all’autore si pagano in anticipo i diritti sulla prima tiratura. Questa formula è piuttosto flessibile, però. Per esempio, alcuni editori (e parlo sempre di gente onesta, eh, non di quel sottobosco a cui alludevi tu) mettono in chiaro subito di non poter corrispondere alcuna royalty, ché una casa editrice piccola già investe molto nel lanciare esordienti; altri non danno alcun anticipo e mettono una soglia minima superata la quale vengono corrisposti i diritti (solitamente è a partire dalla 501esima copia); altri ancora la corrispondono in natura, ossia in copie del libro, che l’autore potrà poi vendersi. Io, personalmente, non sono in grado di pagare i diritti d’autore in anticipo, proprio per questo cerco di compensare pagando semestralmente una percentuale piuttosto alta (10% sul venduto). Le royalties sono sempre corrisposte al netto della Ritenuta d’Acconto (pari al 20% sul 75% dell’imponibile; se l’autore è under 35, si calcola sul 60% dell’imponibile).
La durata del contratto è variabile. In genere 5, 7 o 10 anni. Personalmente consiglio sempre una durata medio-breve, tanto se ci si è trovati reciprocamente bene, si può rinnovare, no? Raccomando agli autori di non avere nel contratto vincoli di esclusiva (idem come sopra: tanto, se ci si è trovati bene, si sceglie di continuare a lavorare assieme, no?). L’unica esclusiva che metto a contratto, è che i miei autori non pubblichino un libro sullo stesso argomento con un altro editore. Molti colleghi tendono a voler “trattenere” gli autori, perché se si investe su uno sconosciuto e questo è bravo, è un peccato poi vederselo soffiare da un grosso editore che arriva proprio nel momento in cui si potrebbe iniziare a raccogliere. Però io condivido questo timore fino a un certo punto. Se un mio autore emergente domani pubblicasse con una major e avesse successo, anche il libro che ha pubblicato con me gioverebbe di un effetto-traino.


Poi ci sono costi di editing, illustrazione di copertina, correzione bozze, impaginazione.
Poi i costi di stampa.


Sì, Comandante. Noi pubblichiamo anche diverse opere tradotte, quindi aggiungi al conto anche le eventuali spese di traduzione. E poi spesso ci sono illustrazioni interne, anche nei libri per adulti.

Voi fate stampa offset o digitale, puoi dirmi qualcosa sulle differenze sia in termini di costi che di qualità?

Noi stampiamo in offset. Solo una volta ho stampato in digitale, ho fatto una minitiratura di 100 copie per testare come poteva essere accolto il libro dal pubblico. In termini di costi, il singolo libro stampato offset è molto meno caro del libro stampato in digitale, però non si può ricorrere all’offset per tirature inferiori alle 500 copie. Quindi, per quanto poco costi un libro, supponiamo anche solo 1,50 o 2 euro, bisogna moltiplicarlo per una quantità piuttosto alta, e così si arriva a una discreta spesa finale. Viceversa, il singolo libro stampato in digitale costa il triplo, però non impone una tiratura minima e non comporta di avere un magazzino (che è un costo sia dal punto di vista logistico, sia dal punto di vista fiscale, perché la merce a magazzino al 31/12 è conteggiata nel reddito). Però se un libro già solo di stampa mi costa 3-4 euro (a cui si dovrebbero aggiungere le altre spese di cui già si parlava), a che prezzo di copertina arriva, dopo che ha fatto gli ulteriori passaggi per arrivare allo scaffale della libreria?
Per quanto riguarda la qualità, invece, non ci sono dubbi: la differenza tra offset e digitale è evidente. Se poi il libro è illustrato, il digitale è improponibile se si vuole ottenere un prodotto che non sfiguri.

Chi segue tutte le attività pre stampa?

Noi. Ci siamo unite, ma io continuo a seguire le mie collane dall’inizio alla fine e la socia Francesca continua a seguire le sue.
Nelle piccolissime case editrici come la nostra, le cose funzionano un po’ come nei circhi a conduzione familiare: il domatore si cambia di costume e diventa trapezista, clown, eccetera. Francesca e io abbiamo imparato a fare di tutto. Ai tempi dell’uscita dello Zebra, mi ero limitata a tradurlo e a scegliere la copertina.
Adesso.. Ognuno dei miei libri lo seguo in prima persona dalla lettura del manoscritto, al contratto, all’editing (tranne che per Potterologia, un lavoro troppo complesso, serviva un editor che avesse in mente solo quel libro e Livia Rocchi in questo è stata eccezionale), all’eventuale traduzione, all’impaginazione, alle scelte estetiche e operative (formato, tipo di carta, tipo di font, scelta del tipografo, ecc.) composizione della copertina, controllo delle cianografiche, tutto.
E lo stesso vale per le operazioni post stampa, la promozione, gestione magazzino (proprio in senso fisico), spedizioni, amministrazione, contabilità, gestione dei fornitori, il sudoku dei pagamenti... L’unico lavoro che non svolgo in prima persona sono le illustrazioni di copertina.
Non ci sono margini per potersi permettere dei collaboratori, e prendere manodopera gratuita (ossia stagisti) non ci sembra corretto, allora si fa tesoro di quello che si sa fare.
Per fare un esempio, quando c’è stata la fusione con Zampanera, non potendo ricopertinare tutti i libri che avevamo già, abbiamo dovuto applicare su ognuno un’etichetta con il logo della casa editrice nuova; questo ha significato togliere dagli scatoloni più di 10 mila libri, applicare su ognuno l’etichetta, ri-inscatolarli, preparare il pallet per spedirli al distributore (mai usato il film per imballaggi, nella vita si impara a fare tutto!)... e non abbiamo baldi magazzinieri ad aiutarci, ci dobbiamo arrangiare.
Per questo quando mi arrivano email del tipo “ben due mesi fa vi ho mandato un manoscritto, potreste almeno dirmi se vi interessa” mi cascano le braccia. Perché nessuno può immaginare cosa significhi fare il piccolo editore.

Poi una volta stampato il libro bisogna farlo arrivare in libreria.
Quanto prende il distributore per portare il libro nelle librerie? Meglio un distributore grosso o uno più piccolo? Puoi parlarci un attimo della distribuzione dal tuo punto di vista?


I distributori trattengono dal prezzo di copertina una percentuale che varia tra il 50 e il 65%. All’interno di questa forbice c’è naturalmente compresa la parte che il distributore lascia al libraio, quindi, minore è la percentuale che il distributore richiede all’editore minore è il suo potere contrattuale per penetrare nel mercato.
Noi siamo partite con distributori regionali, ma indubbiamente il passaggio all’ambìto distributore nazionale comporta dei vantaggi, sia pure a parità di presenza sul territorio: minori spese di spedizione (si inviano le novità solo al magazzino centrale), meno incombenze amministrative (a fine mese arriva un solo rendiconto e si deve emettere una sola fattura), meno contatti da gestire (per informare del lancio di una novità non si devono chiamare dieci responsabili).
Tra i distributori nazionali, a sua volta c’è una gerarchia, con in testa quelli molto grossi. Per quanto possano sembrare ambitissimi, c’è il rovescio della medaglia: ultimamente c’è stata una corsa all’acquisizione dei distributori da parte dei grandi editori (che così hanno tutta la filiera) e un editore piccolo rischia di restare schiacciato dagli ingranaggi delle loro politiche editoriali.
In ogni caso, c’è comunque un mito da sfatare: l’equazione buona distribuzione = libro in tutte le librerie. E questo non è chiaro né ai lettori né agli autori. Ogni volta che pubblichiamo un libro, arriva il momento della delusione o, in alcuni casi, delle rimostranze, e lì hai voglia a mantenere la calma e a spiegare tutta quella tiritera che sta sullo stomaco ancora di più a te che ci hai investito dei soldi e ti accorgi che non ne avrai un rientro: il libraio è padrone in casa sua. Anche se un distributore è capillare, non può violentare il libraio. Per cui, se sei un autore esordiente, di cui un libraio non ha mai sentito parlare, di un editore piccolo, ci devono essere delle altre motivazioni forti per cui fa posto sullo scaffale per noi e non per un altro che può rendergli di più.


E il libraio? Che percentuale ha sul prezzo di copertina?

Se la fornitura è diretta, la sua percentuale dovrebbe variare tra il 25 e il 40%. Se c’è il distributore, di qualche punto inferiore.

La promozione, chi se ne occupa? So che spesso è il distributore stesso che lo fa, ma altre volte è un promotore slegato dal distributore. Voi come gestite questa cosa?

Il distributore con cui abbiamo iniziato a collaborare da ottobre ha una rete di promotori davvero molto organizzata ed efficace. Ciò non toglie che ogni editore deve rimboccarsi le maniche per autopromuoversi, e lo stesso deve fare l’autore. Un autore non può pensare che il suo lavoro sia terminato con l’ultima revisione delle sue bozze, così come l’editore non può pensare di aver finito mandando in stampa il libro. Soprattutto nelle realtà piccole come la nostra, vale molto il lavoro di squadra, altrimenti il libro non va avanti e alla prima occasione viene reso dal libraio.


Poi ultima cosa il conto vendita. E' vero che se i libri non vengono venduti ve li rendono? Quindi tanti libri in giro non significa che si traducano in fatturato. Questo penso sia davvero una cosa al limite del sostenibile per voi, o no?

Infatti. Le librerie hanno un diritto di resa illimitato. Questo vuol dire che anche a distanza di un anno, due anni, la libreria può rendere il libro e chiederne l’accredito.
Ovviamente, nella maggior parte dei casi, questo si traduce non nel restituire il pagamento alla libreria, ma in un accredito sulle novità in uscita. Quindi ci vuole davvero molto tempo per capire se un libro sta vendendo oppure no. E questo può essere motivo di scontento da parte degli autori, che chiedono giustamente come stia andando il loro libro e ti tocca rispondere “Non lo so”. Le librerie possono ordinarne mille, ma se poi non c’è il famoso “sell-out”, a distanza di tempo quei mille ti tornano indietro. E quindi, siamo ancora al discorso che, senza un’attiva collaborazione per promuovere il libro da parte di autore ed editore, il libro non si muove dallo scaffale e dopo qualche tempo il libraio si stanca di vederlo lì e lo rende. Anche perché ogni metro di scaffale per un libraio costituisce un costo.
Però questo sistema delle rese crea un meccanismo perverso, per cui l’editore dovrebbe pubblicare sempre di più per compensare o tamponare le rese.

Ho anche sentito parlare del problema del riordino dei libri distribuiti. Cioè che capita che un libraio abbia 3 copie di un libro, le venda tutte ma non le riordini perchè punta su altre novità piuttosto che rischiare sullo stesso romanzo. Questo se è vero, anche in parte, è un modo per tarpare le ali a qualsiasi possibilità per un editore minore. No?

Io di questo problema non sono a conoscenza, vedo che le librerie che hanno creduto nel nostro primo romanzo, Lo Zebra, continuano a richiederlo. È verissimo che in editoria le novità si succedono con un ritmo incalzante, un amico libraio diceva che ogni mattina gli arrivano scatoloni di libri nuovi e che un ricambio quotidiano di merce come in una libreria c’è solo in una panetteria. Il mancato riordino credo tuttavia che dipenda dalla rapidità con cui quelle 3 copie vanno vendute: se un libraio vede che gli spariscono subito, è nel suo interesse riordinarle al più presto. Se invece stanno lì a languire sullo scaffale, per quanto il libraio sappia che potrà renderle all’editore, sarà comunque sollevato una volta che se ne sarà liberato e si guarderà bene dal chiederne altre copie... Ma in questo caso stiamo parlando di un prodotto che non funziona.


Bol, amazon, ibs come vengono gestiti? Vendono on line il prodotto prendendosi un ricarico di quanto? Voi spedite solo al momento in cui loro hanno venduto il libro, giusto?

Dei vari siti di vendita di libri, ti posso dire che l’unico con cui finora abbiamo avuto rapporti diretti è Ibs, gli altri o si riforniscono da grossisti o dal distributore. Nel caso specifico, Ibs aveva chiesto a noi quanto eravamo disposte a concedergli e noi l’abbiamo trattata come se fosse una libreria. Ora si rivolgono direttamente al distributore, infatti i tempi di consegna indicati sono scesi sensibilmente, prima invece ci passavano gli ordini a mano a mano che li ricevevano. C’erano dei periodi in cui arrivava un ordine al giorno, quindi, per non trascorrere tutta la settimana in coda alle poste, cercavo di raggruppare le spedizioni in due volte alla settimana, però in questo modo i tempi di consegna indicati sul sito aumentavano.

Quando riceve i propri soldi l'autore? Quanto tempo dopo la pubblicazione?

In generale, come dicevo, l’autore dovrebbe ricevere un anticipo sulla prima tiratura alla firma del contratto. Poi ogni anno, a dicembre, quando l’editore chiude i conti dell’anno e riceve le rendicontazioni dalla distribuzione, nel giro di un paio di mesi manda il calcolo dei diritti agli autori e salda il dovuto.
Nel caso specifico delle collane di narrativa che seguo io, preferisco rendicontare semestralmente o trimestralmente, visto che non do anticipi. Se un trimestre è particolarmente scarso, si salta e si conteggia direttamente con quello successivo.
Ogni tanto leggo di autori che lamentano il ritardo nel pagamento dei loro diritti, dando per scontato che l’editore abbia già incassato le vendite. Se questi autori sapessero quanto sono lunghi i tempi di incasso degli editori (con la distribuzione siamo tra i 150 e i 180 giorni) e quanto spesso sia difficile farsi pagare, anche fatture di poche decine di euro: ti posso dire che ho ancora fatture del 2010 da incassare, però agli autori ho già corrisposto i relativi diritti.

Ieri leggevo un'intervista di un responsabile editoriale. Diceva che su 300 manoscritti se ne salva uno. Che la maggior parte dei manoscritti sono da buttare dopo la seconda pagina (in alcuni casi basta la lettera di presentazione). Voi leggete molti manoscritti? Come scegliete il romanzo che sarà pubblicato?


Purtroppo concordo con questo responsabile editoriale. Di manoscritti ne arrivano tantissimi, in media cinque al giorno, con picchi nel fine settimana fino a dieci. Per questo chiediamo che ci siano inviati solo i primi tre capitoli, con tutto quello che c’è da fare (vedi qualche risposta precedente!) non c’è il tempo per leggersi l’equivalente di cinque libri al giorno.
Un romanzo per essere pubblicato da noi innanzitutto deve rientrare nella nostra linea editoriale, sembra scontato, eppure... continuano a mandarci manoscritti horror, così come, per le collane per bambini, continuano a mandarci filastrocche.
Poi, l’argomento non deve essere inflazionato: per esempio, tutti i manoscritti su vicende romantiche con i vampiri, mi dispiace, ma non li apro nemmeno, il mercato è già saturo.
Infine, teniamo anche in considerazione come si pone l’autore. Dicevo prima che a questo livello in cui lavoriamo è importante lo spirito di squadra; per esperienze già fatte, se un autore si sente una spanna sopra gli altri è già fuori dai giochi per me.

Tornando al mondo degli editori fatto all'inizio, vedo che gli editori sono un'infinità. Ce ne sono davvero migliaia! Sabato 22 sono stato al Pisa book Festival e ho avuto modo di conoscere delle realtà di editori indipendenti motivati, intelligenti, che fanno dei libri belli sotto tanti aspetti. Com'è essere editore oggi? C'è ancora spazio per l'ideologia, i sentimenti, oppure il mercato finisce per svilire tutto?

Io personalmente credo in quello che stiamo facendo. Il vantaggio di essere piccoli è che si può essere “agili”, non si è obbligati a sottostare alle regole del mercato come succede alle major, che sono costrette a fare grossi numeri altrimenti l’azienda non si regge.
Certo, se una persona cerca un lavoro in termini di tranquillità e sicurezza economica, be’, allora le sconsiglierei di fare l’editore.
Per tutto il resto, credo che sia il lavoro più bello del mondo.


In coda a questa intervista alcune mie considerazioni.
Prima di tutto ringrazio pubblicamente Sara per la disponibilità e per la meticolosità con cui ha risposto a domande complesse.
Sicuramente non tutte le realtà sono uguali, tuttavia credo che quello che Sara ci ha raccontato sia una buona base per farsi una cultura. Questo mondo continua tutti i giorni a sorprendere, gli editori piccoli si moltiplicano, gli aspiranti scrittori sono un'infinità. Manoscritti su manoscritti girano l'italia in cerca di pubblicazione.
Alla luce di quanto sopra credo che più i manoscritti arrivino a destinazione editati, corretti, evoluti, migliorati e più abbiano possibilità di essere pubblicati. Da qui l'importanza di servizi di Scrittura Assistita, editing come facciamo noi o come fanno molte altre agenzie letterarie.
Altra cosa: mai l'autore deve credere che giunto alla pubblicazione sia arrivato, abbia centrato l'obiettivo. Pubblicare è solo l'inizio, il libro deve vendere, possibilmente deve esaurire la prima tiratura ed essere ristampato. Alla seconda ristampa l'autore può iniziare ad essere contento. Ci vuole molto lavoro promozionale da parte dell'editore ma anche da parte dell'autore stesso. Purtroppo spesso non basta: buoni libri muoiono nell'indifferenza generale solo per bassa esposizione o indifferenza del mercato ai prodotti di nicchia. E' un mondo molto difficile, duro. A volte verrebbe da prenderne le distanze e fare un passo indietro.
Ma poi scrivere è una delle cose più belle che abbiamo, ci trasporta in un'altra dimensione, ci fa conoscere profondamente il nostro io, ci fa vivere la realtà con un'altra sensibilità. E lo stesso vale per gli amanti della lettura. Per cui questa passione è una delle cose migliori che abbiamo, dobbiamo coltivarla pur acquisendo la consapevolezza che non sarà come abbiamo sognato. Che non scriveremo il capolavoro del secolo, che il nostro manoscritto non farà il "botto".
Tanto tempo fa dissi ad un ragazzo appassionato di scrittura questa frase: "stai affrontando un plotone di soldati schierato, sono addestrati, armati. Tu hai solo armi giocattolo, pensi di poter vincere la guerra? Quante possibilità credi di avere? Se invece ti unissi ad altri come te, se invece di uno da solo ci si presentasse in 1000 davanti a quel plotone? Tanti cadrebbero ma poi qualcuno potrebbe farcela..."
Gli aspiranti scrittori devono unirsi e sorreggersi l'un l'altro, aiutarsi, solidarizzare. editarsi a vicenda. Pescepirata è il gruppo di sparuti soldati con le armi giocattolo, magari un giorno potremmo far paura se stiamo uniti e ci muoviamo compatti.

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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 12:55

Un'intervista stupenda, uno spaccato terribile e magnifico insieme...
Complimenti capitano e in bocca al lupo per un futuro sempre migliore al Camelozampa!
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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 15:35

fischio bella concreta, quando si dice
spiegaci come stanno le cose
ecco qui spiegate.

Bellissimissima
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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 16:29

Ho sessant'anni, quattro libri a mio attivo... ma mi sento un pivellino, solo all'inizio.
Bella intervista e interessanti le informazioni, che in parte già conoscevo.
Devo dire che, in quanto a vendite, le soddisfazioni ( ovviamente senza diventare ricco) mi sono venute dai due libri di racconti per bambini, editi da "La Scuola Editrice" di Brescia nel 1989 e nel 1990. Per gli altri due (romanzo e racconti di fantascienza, editi nel 2009 e 2010): il nulla del nulla. Tante belle chiacchiere, apprezzamenti, un paio di riuscite presentazioni... e naturalmente il piacere di avere scritto. Che certamente è quello che conta.

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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 17:16

Giuseppe Novellino ha scritto:Ho sessant'anni, quattro libri a mio attivo... ma mi sento un pivellino, solo all'inizio.
Bella intervista e interessanti le informazioni, che in parte già conoscevo.
Devo dire che, in quanto a vendite, le soddisfazioni ( ovviamente senza diventare ricco) mi sono venute dai due libri di racconti per bambini, editi da "La Scuola Editrice" di Brescia nel 1989 e nel 1990. Per gli altri due (romanzo e racconti di fantascienza, editi nel 2009 e 2010): il nulla del nulla. Tante belle chiacchiere, apprezzamenti, un paio di riuscite presentazioni... e naturalmente il piacere di avere scritto. Che certamente è quello che conta.

Ma Giuseppe, con CHI li hai pubblicati questi libri nel 2009 e nel 2010?
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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 17:20

"Certo, se una persona cerca un lavoro in termini di tranquillità e sicurezza economica, be’, allora le sconsiglierei di fare l’editore. Per tutto il resto, credo che sia il lavoro più bello del mondo"

Complimenti Sara, c'è di che levarsi il cappello...

Giuseppe Novellino
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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 17:40

@ Cristina
Nel 2009 "Dinamite pura" (romanzo) con Albatros.
Nel 2010 "La vertigine e l'attesa" (racconti di fantascienza) con Edizioni Creativa.

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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 18:26

Bellissima intervista, chiara e coinvolgente... :D o! o! o!

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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

13/12/2011, 20:53

Fantastica, davvero! Ricca, utile, piena di spunti e informazioni. I miei complimenti!

@GiuseppeNovellino: Albatros è la più grande EAP d'Italia... che soddisfazione potevi mai aspettarti da una macchina spennasogni? :shock:
Carpe Diem

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Re: Intervista a Sara Saorin - Camelozampa Editore

14/12/2011, 1:23

Grazie a tutti per le parole di apprezzamento, ma non prendetemi troppo sul serio, ero sotto l'effetto del rum che mi ha passato il vostro Comandante.
Se posso rendermi utile per qualche altra domanda, mandatemi una bottiglia!
In bocca al lupo a tutti (anche a noi!)

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