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post-to-post: Storiella a Tokyo a più mani?

02/02/2013, 22:45

Oggi mi sono messa a scrivere l'inizio di una storiella ambientata a Tokyo e mi piacerebbe davvero scriverla con voi.
Ho scritto in Taverna perché in Scrittura Collettiva potreste prenderla più seriamente XD.
Se vi fa piacere, cazzeggiando senza troppo sforzo, potremmo provare a scriverne una parte a testa, senza alcuna regola. Che ne dite?
Per il primo capitolo ho preso spunto da diversi anime e manga (tra cui Death Note, Bleach, Zombie Loan, e altri).


1. Capitolo

“Dio, sto morendo di fame…”
Mi sollevai dalla panca della metropolitana, aggrappandomi ai tubi, intenzionata a raggiungere le porte di discesa.
Entro breve avrei raggiunto la stazione centrale di Tokyo e sarei ceduta al mio terribile vizio. Ne ero assolutamente consapevole. Iniziava sempre al medesimo modo, con quel desiderio acuto di cui non ero capace di sottrarmi.
Nonostante mi fossi ripromessa di non farlo più e di trovare una soluzione alla mia dieta amorale, stavo ancora una volta annusando l’aria in ricerca. Alcuni esseri umani mi piacciono, davvero! È per questo che detesto nutrirmi di loro, ma non posso rinnegare troppo a lungo la mia natura.
Il tram si fermò, stridendo e le porte davanti a me si spalancarono.
Scesi.
Osservai il piccolo piazzale sotterraneo, costellato da innumerevoli pilastri in cemento armato. L’ambiente era ghermito di persone, ma come al solito nessuno di loro avrebbe potuto captare la mia ferocia. Solo il mio aspetto, da giovane e innocente studentessa del liceo, attirava gli sguardi dei mortai.
Avrei potuto sedurli tutti fino a farli scoppiare d’ardore, se solo avessi voluto. Uomini e donne, bambini e vecchi… carne e ossa. Tutti ai miei piedi, sbavanti come cuccioli. Stando in loro compagnia, ho però compreso la profonda sensibilità che li guida, e non mi sono mai sentita di esagerare. Infondo sono curiosi e gentili a volte.
Saggiai l’aria delle fragranti emozioni che la permeavano. Non potevo quasi più trattenermi e vi riuscii a stento quando percepii un profumo audace che m’inondò il corpo con impeto. Un carattere silvestre, con quel retrogusto forte di ribellione.
Lo cercai con la stesa disperazione di un’innamorata.
“Ehi piccola, ti andrebbe di venire con noi?”
Un gruppo di ragazzi si era accostato alle mie spalle senza che me ne accorgessi. Mi voltai ad osservarli.
Avevano la divisa da studenti della Todai, una delle università più prestigiose dell’intero Giappone e la loro voce era così cortese da incuriosirmi.
“Ciao ragazzi…”
Li annusai.
Oh cielo! Non avevo mai odorato niente di più patetico: un mix tra sottomissione sociale e viltà. Un odore così meschino che mi rigettò all’improvviso nella realtà, dimenticando l’aroma fiutato poco prima. Mi lasciai sfuggire una smorfia di disgusto.
Come osavano questi inetti anche solo parlarmi? Li guardai negli occhi, annullando gli effetti del mio charme, per liberarli dall’interesse verso di me.
“Smammate, che non è giornata.”
“Dai andiamo, che è tardi” riprese uno di loro, spronando il gruppo a salire sulla metrò.
Solo uno tra loro possedeva una spiccata indole introversa. Grintosa e fuori dal comune. Solo quando quest’ultimo mi sorrise, capii che era il suo odore quello che avevo gustato prima.
Qualcosa in me stava urlando di prenderlo.
“Tu.” dissi.
“Io?”
“Sì, vieni con me.”
Al mio ordine non poté competere, quindi girò la testa verso i suoi compagni e portandosi una mano sulla nuca si scusò. “Ci vediamo domani, ok?”
Gli altri borbottarono qualcosa come: “È la prima volta che vedo beccare un disadattato.” poi salirono sul mezzo. Tutti i giovani sembravano quasi sollevati da levarsi di torno il mio prescelto.
L’osservai con interesse.
“Beh, che si fa?” mi chiese.
“Nulla…”
Non mi piaceva quel lurido angolo urbano per portare a termine la mia caccia. Dopotutto sono all’antica e adoro ritardare il piacere fino al culmine del desiderio.
“Seguimi.” sussurrai. Il giovanotto non fece una piega e assecondò il mio volere.
Mi voltai, avviandomi lungo le scale in metallo e i cunicoli che ci avrebbero condotti all’uscita. Riuscivo chiaramente a immaginare quello che il ragazzo stesse pensando. Sapevo che era dispiaciuto per i suoi amici e che non si sentiva all’altezza di passeggiare accanto ad una bella ragazza come me.
Teneva le distanze, camminandomi dietro. Ma la testa era alta.
Raggiungemmo la strada, sbucando nel cuore del quartiere di Shibuya, illuminato dagli enormi megaschermi sui palazzi. Odiavo quest’epoca soprattutto per l’odore dell’aria. Lo smog, e l’odore del sudore di così tante anime compresse sotto lo stesso cielo, mi nauseava.
Ma una cosa buona l’hanno inventata: i Love hotel. Lì non pongono domande; ti affittano una camera con tutti i giocattoli che ti servono, e ti lasciano in pace.
Mentre giravamo lungo le strade ingorgate, il ragazzo non emise neppure un suono. Né un lamento, né una domanda.
Da una parte mi sarebbe piaciuto un gioco più duro con la mia preda, ma sembrava assecondarmi in tutto e per tutto. Solo per un istante mi parve che stesse ridacchiando, ma quando mi voltai mi osservò senza fare una piega.
Lo guardai riflesso nelle vetrine dei negozi d’abbigliamento. Gli stili moderni di vestiario mi facevano ridere, specialmente la moda canguro, kogal e i cosplay. Riuscivo a mala pena ad apprezzare il gothic lolita, e per l’appunto passammo di fronte ad una sua boutique velocemente.
La mia preda camminava con passi candidi, rinchiuso in una silenziosa curiosità nei miei confronti.
Arrivammo davanti ad un Love Hotel e io pagai una stanza. Il ragazzo, nonostante la cultura giapponese, non sembrava imbarazzato dalla cosa, anzi, guardava incuriosito i depliant dei vari oggetti erotici ben disposti sul bancone.
Salimmo al piano superiore lungo il corridoio giallo ricoperto di cuoricini rossi, ed entrammo nella camera d’albergo. Era piccola ma aveva tutto il necessario: un letto, due manette, una manciata di dildo di gomma, insomma proprio tutto.
Ma qualcosa non andava. Mi sentivo intirizzita, come se questo piccolo umano potesse scorgere la mia vera natura di kitsune.
Io entrai per prima e lui mi seguì, chiudendosi la porta dietro di sé, ed infine si bloccò a fissarmi. Diritto negli occhi, con audacia. Come se fossi io la sua preda, e non il contrario.
Era straordinario, davvero straordinario. Non mi era mai capitato di provare una sensazione simile.
Mi raggiunse a passo calmo e, dandomi un forte scossone, mi gettò sul letto.
Sorrise e con decisione si portò sopra di me.
M’incatenò i polsi. Lo lasciai fare.
Rimase in quella posizione a lungo. Stava cercando di capire.
Sapevo quello che mi stava chiedendo con gli occhi: chi sei? perché proprio io? si facevano tutti la stessa domanda prima di esalare i loro ultimi sospiri.
Prima che potessi rispondere lui si drizzò sul letto e si accese una sigaretta. Le sue gambe statuarie erano all’altezza dei miei fianchi.
Mi soffiò addosso il fumo e balzò a terra.
“Che stai facendo?” domandai.
“Mi piace ritardare i piaceri…” spiegò mentre si sedeva sul bordo del letto. Mi accarezzò il volto con gentilezza. “Ecco perché qualcosa mi ha spinto a seguire i miei compagni di scuola... così ti avrei incontrata.”
Risi. Non poteva neppure immaginare cosa fossi, ma assecondai il suo gioco. “Ah sì? Quindi mi hai affascinata per bene, eh?”
“Esatto.” La risposta arrivò fredda, e priva di emotività, solo come i giapponesi sanno fare.
La cosa stava iniziando ad innervosirmi. Non ci avrei impiegato molto a distruggere le manette e a creare nella mente del ragazzo una trama di allucinazioni fino a condurlo alla pazzia.
“Dai smetti di dire sciocchezze e vieni qua.”
Lui, impassibile, si alzò dal letto e lentamente si piegò verso di me. Mi studiò a fondo. Poi si allontanò dal letto, dandomi le spalle.
“Non mi sono ancora presentato.”
“Giusto.” risposi “Come ti chiami?”
“Io sono Seimei di Abe, l’unico onmyoji rimasto vivo.”
“Sei ridicolo.” Mi ero stufata di quel gioco e mi concentrai per entrare nella sua mente. Avevo fame e lui doveva essere mio, subito.
In quell’istante percepii delle presenze intorno a lui. Sapevo cos’erano e mi terrorizzarono.
Liberai la mia vera forma di volpe a otto code, riuscendo così a divincolarmi dalle manette, e mi portai in fondo al letto ringhiandogli.
Seimei non sembrò spaventato, né aveva atteggiamenti ostili. Rimase comunque stupito dalle mie innumerevoli code di fuoco.
“Ho bisogno della vostra forza, youkai.”
Non risposi e mi tenni a distanza di sicurezza.
“Vedo che sei piuttosto potente!” continuò l’uomo, espellendo il fumo di sigaretta. “Ben otto code…”
Mi decisi a parlare. “Tu non puoi essere Seimei. Quella persona è morta nell’epoca Heidan”
Guardandolo meglio, in quell’attimo capii. “Sei diventato uno shinigami…”
Lui annuì. “Sì, sono un dio della morte.”
Rimanemmo in silenzio. Lui finì la sua sigaretta e gettò il mozzicone nel posacenere di latta sul comodino.
“Quindi sei qui per condurmi al Regno dei morti?”
“Come ho già detto, sto cercando una serie di demoni per affidargli un compito molto delicato, e non ho alcuna intenzione di mietere la tua esistenza. Non ancora, per lo meno.”
“Voglio che tu aiuti le anime dei morti che non sono ancora giunti allo Yomi, a distaccarsi dalle ancore che li lega al mondo materiale.”
“…e se mi rifiutassi?”
“Non puoi farlo.”
Lui allargò la mano e un dardo mi colpì la gola. Non mi aveva ferito, ma quella macchia cura mi avvolse il collo come un collare.
“Se ti rifiuterai, quel marchio si mostrerà agli shinigami facendo loro credere che è giunta l’ora della tua morte.”
“Perché non lo fate voi? È il vostro compito! Perché io?”
“Le solite domande…” bofonchiò “Senti… io ho perduto il mio diario nel mondo dei mortali, qualche scherzo burlone degli shinigami più anziani, quindi non ho tempo di spiegarti o giustificarti. Tu sei nelle mie mani punto e basta. Ora vai.”
Non potevo credere alle mie orecchie!
Cercai di strappare l’anello nero che circondava il mio collo con le zampe posteriori. Poi assunsi nuovamente la forma umana e cercai di togliermelo con le mani.
“Ahem, kitsune…” mi richiamò.
Mi voltai “Che vuoi?”
“Hai le code di fuori…”
Mi voltai. “Dannazione!”
Quando mi agitavo dimenticavo spesso di celarle. Dopo averle nascoste, tornai a guardarlo.
“Solo le anime di Shibuya, e poi mi libererai dal fardello!”
Lui sorrise. “D’accordo, quelle di Tokyo, e sarai libera.”
“Come sarebbe Tokyo?” urlai “È troppo grande per me sola!”
“Non sei sola, non ti preoccupare. Su, su. Prima inizierai e prima terminerai!”
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Re: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 8:45

Quello che proponi è praticamente un post to post, anche se un po' lungo. Potresti spostarti lì.
Io ci giocherei volentieri, solo che non conosco per niente l'ambientazione con tutte quelle cose strane.
Se mi ci mettessi tirerei a inventare e credo finirei per incasinare tutto. Altrimenti dovresti scrivere una linea guida per chi vuole colaborare. Oppure potresti provare chieedendo a chi colabora di discutere prima con te la trama e poi buttarla giù, opure dare te la trama e farla scrivere.
Non so.
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Re: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 10:36

Ma non ti preoccupare, alla fine non è così' diverso quanto sembra, e poi non volevo prenderla troppo sul serio.
In pratica:

- gli shinigami sono entità divine del tutto simile all'immagine della 'morte' o 'Ade' occidentale, il cui compito è di condurre le anime nel Regno dei morti. Penso, ma non sono certa, che si possa diventare un dio della morte mangiando un frutto del mondo dei morti, facendo un patto con un'altro shinigami, o tramite la magia;

- le kitsune sono demoni (o mezzi demoni) simili ai nostri vampiri o le succubi, e si nutrono di anime mortali tramite il sesso. Hanno un massimo di 9 code (è la manifestazione della loro vecchiaia e potenza) e posseggono molteplici poteri psichici d'illusione mentale. Maneggiano l'elemento del fuoco poichè in parte anche esse sono di fuoco. Assumono l'aspetto di giovane ragazza, vecchietti, ma mai vecchie donne;

- lo yomi è il mondo dei morti. Tra lui e il mondo reale c'è una sorta di luogo simile al nostro purgatorio, dove le anime dei morti vagano in attesa di una guida.

- Seimei era un mago (omyoji) talmente abile da poter sottomettere a sé stesso molti shikigami (spiriti servitori). Alcune leggende dicono che fosse figlio di una potente kitsune bianca, da cui ereditò il suo enorme potere.

Non importa se si incasina tutto, mi piace molto fare dei mischiotti totali (tipo: il collare che gli viene messo alla gola non credo neppure che esista nella cultura giapponese, ma che sia un'invenzione dell'autore di Zombie Loan).
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Re: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 11:38

Azz però, shikigami e shinigami sono due cose diverse...

Comunque se po' provà. Te lo metto insieme agli altri post to post.
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Re: post-to-post: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 12:40

Mi manca qualche termine: shibuya? Youkai?
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Re: post-to-post: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 12:56

Yep! Nella lingua giapponese ci sono un mucchio di somiglianze o omofonie che nell'hiragana e nel romanji si scriverebbero allo stesso modo. Per poter distinguere il vero significato hanno adottato i kanji, ossia ideogrammi di origine cinese.

Ad esempio:
- 「聞く」(きく - kiku) significa "ascoltare"
- 「聴く」(きく- kiku) che significa ascoltare con molta attenzione.

Mi piace molto, ma è una lingua difficilissima!
La si può scrivere in due diversi alfabeti (hiragana - è l'alfabeto giapponese antico per capirci, katakana - è l'alfabeto adottato per trascrivere le parole straniere), in più ci sono i kanji e la scrittura in Romanji (lettere simili alle nostre).
Avevo iniziato a studiarla come autodidatta sui libri di testo, ma penso che non si possa arrivare a buoni livelli senza un insegnante...
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Re: post-to-post: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 13:12

MasMas ha scritto:Mi manca qualche termine: shibuya? Youkai?


Shibuya è un quartiere di Tokyo sovraffollato (circa 200.000 abitanti). Molto simile a New York secondo me, visto la modernità delle sue strutture.

Youkai sono una sorta di 'demoni' (il termine demoni è molto largo nella nostra culura, è per intenderci sul genere di creature che uso questo termine) di cui fa parte anche la mitologica kitsune! (http://it.wikipedia.org/wiki/Y%C5%8Dkai)


Se riesco allego alcune immagini da internet di Shibuya.
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Re: post-to-post: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 16:12

Guardai quegli occhi seri un'ultima volta meditando vendetta poi dissi solo: "ok, e come..."
"Mi farò vivo io, tu pensa solo a fare quello che ti ho chiesto." poi strinse il pugno, lo portò davanti alla bocca e vi soffiò dentro. Da esso uscì un getto di vento e sabbia come un turbine di tempesta del deserto che mi investì. Portai le braccia davanti alla faccia chiudendo gli occhi: "ehi!" gridai.
Un momento dopo il getto smise di sferzarmi il volto e potei aprire gli occhi. Di fronte a me apparve la sola stanza vuota. Tutto era simile a prima ma ammantato di una luce griga, soffusa e insipida. Tutto era scolorito nel mondo prima di gigoku, l'ombra umida e ovattata di ciò che era nella realtà.
Faceva freddo, o almeno era ciò che provava una creatura come me in quel luogo.
Uscii dall'hotel. Mi guardai intorno, le strade affollate di un brulicare di vite qui erano invece statue immobili di vetrine vuote, auto ovunque, megaschermi spenti. Nessuno, niente, silenzio.
Mi incamminai lungo il marciapiede, attenta. Girai un paio di angoli. Dannazione, anche solo trovarli non sarebbe stato facile.
Poi un rumore lontano mi colpì. Tintinnare. Stoviglie?
Mi avvicinai. Oltre un angolo sul marciapiede vidi il retro di una bancarella. Il colore rosso più vivo del grigiore attorno. Del fumo saliva dal davanti, rumori di stoviglie e profumo.
Girai davanti e mi sedetti a uno degli sgabelli vuoti. Dentro un uomo a testa bassa, intento a cucinare ramen nel suo angusto chiosco.
"Buongiorno," sorrisi: "vorrei degli spaghetti ben caldi."
Quello alzò un istante lo sguardo e notai una punta di terrore. Poi preparò e mi porse una ciotola di brodo fumante e le posate. Si mosse tanto in fretta da rischiare di rovesciare tutto. Si inchinò mille volte senza guardarmi poi tornò mesto al suo daffare.
Lo fissai mentre cominciavo a prendere gli spaghetti uno alla volta. Non avevo fame quindi me la presi con comodo.
Un minuto e tre spaghetti dopo l'uomo tornò a sollevare la testa. Aveva un altra ciotola di spaghetti in mano. Poggiò anche quella di fronte a me e tornò a chinarsi mille volte.
Smisi di mangiare e lo studiai stringendo gli occhi. Stava preparando un'altra ciotola. Un minuto dopo ne avevo tre davanti.

Come vado?
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Re: post-to-post: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 17:47

Sei un GRANDE! o! o!
Mi piace moltissimo e mi emoziona un sacco! E l'idea del jigoku!
Bello anche il soffio di Seimei!
Ahahaha, non vedo l'ora di leggere il restooo!!
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Re: post-to-post: Storiella a Tokyo a più mani?

03/02/2013, 18:38

:)
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