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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

16/05/2017, 21:21

Questo racconto parte (credo, eh) da un'idea forte: il giochino dei messaggeri e del principe che si allontana e perde contatto con la sua realtà.
Per cui, giustamente, piazza giù l'ambiente in poche righe, gli elementi base.
Poi arriva lo sviluppo, che è duplice quanto meno, se non molteplice. Il giochino matematico, l'osessione del principe a voler andare, ma anche a non voler abbandonare, e via.
Questi elementi si rincorrono insieme, cosa particolare per un racconto breve.
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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

17/05/2017, 1:23

Non conoscevo questo racconto. Di Buzzati avevo letto sono Barnabo della Montagna... Il tema del destino li accomuna, ma penso che sia una caratteristica dello scrittore.
Quello che mi ha colpito è la quasi totale assenza di descrizioni dei luoghi incontrati; un accenno alla città di partenza e basta.
Mentre leggevo e la voce narrante spiegava in maniera sistematica le varie distanze percorse, mettendole in relazione con il tempo, mi veniva alla mente il paradosso di Zenone, quello di Achille e la tartaruga, che tra l'altro è uno dei diversi paradossi di Zenone. Il filosofo vuole dimostrare che il movimento è un'illusione.
Questo paradosso ha ispirato diversi scrittori, in particolare Borges, contemporaneo di Buzzati. Alla fine questo racconto mi sembra che riesca a dimostrare, meglio di quanto abbia fatto Zenone, come il concetto di movimento sia illusorio, seppur inevitabile.
sembra che le nuvole si spalanchino e scoprano tesori pronti a piovermi addosso

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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

18/05/2017, 21:54

Ho un'altra parola: dilatazione del tempo narrativo.
Come la vedete qui? Narrare un giorno, anni, mesi...
Ci sono storie di un giorno o poco più dilatate in pagine. Qui abbiamo un racconto, per cui qualcosa di stringato, in cui vengono descritti anni.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

22/05/2017, 21:09

Altro da dichiarare?
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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Gattoula
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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

23/05/2017, 8:17

Ho letto poco di Buzzati, ma trovo sempre il senso di "non finito" (non michelangiolesco)
Credo che quello che mi mette più angoscia sia il fatto che tendo verso un finale "negativo" (ossia non lieto fine), ma che non me lo dichiara.
Questo senso di sospeso su un baratro mi fa stare più male che non se fossero tutti morti schiantati! È come sentire l'insicurezza e la morte aleggiare tra le righe del racconto... che inquietudine!
Non so dire se Buzzati mi piaccia o meno: mi fa star troppo male!
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

23/05/2017, 8:29

Sensazione di:
- sospensione
- senso di star male ( tristezza, angoscia, eccetera)
Quindi emozioni. Mi pare che Buzzati ci sia riuscito a far provare emozioni forti.
Ha adempito a ciò che voleva trasmettere.
Per quel che mi riguarda, se qualcuno legge un mio testo e si emoziona, ride, piange, lo lascio riflettere, gli faccio venire il dubbio, pure su ciò che ho scritto, bè, ho trasmesso al lettore una sensazione bella o brutta, non importa. È soggettivo.
Le grandi emozioni che scuotono non è facile darle a chi legge, sono convinta che non sia neppure una questione di esperienza, leggo autori esordienti che quanto a emozionare o lasciarmi a bocca aperta non hanno nulla da invidiare ai noti.

Approfondimento:
per far vibrare la stessa emozione al lettore, come la proviamo noi mentre scriviamo, come lo facciamo?
Io, immedesimandomi in un personaggio o nella storia.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

23/05/2017, 8:35

Altra nota interessante che hai detto, Gattoula.
Il finale, questo dilemma. Lieto fine? Brutta fine? O sospensione?
Da discuterne. Un finale che lascia quel senso di nodo alla gola, che non ti dice se è andata bene o male è forte. Ti fa restare lì a meditare.
Ottimo esercizio. Cambia il finale. Da "happy end" a "sad end"...o lasciamo in "stand-by".

Troppo inglese. Da lieto fine, triste fine o pausa.
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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

23/05/2017, 19:57

Titty ha scritto:Approfondimento:
per far vibrare la stessa emozione al lettore, come la proviamo noi mentre scriviamo, come lo facciamo?
Io, immedesimandomi in un personaggio o nella storia.

Io ho poco interesse a far emozionare il lettore. Quando scrivo cerco di farlo pensare, innanzitutto. Ora, per me il pensiero (anche p.es. quello matematico) genera emozioni. Ma il discorso è complesso.

Invece, tornando al nostro racconto: non so quanto Buzzati volesse suscitare le emozioni che avete evidenziato. Io non le ho sentite. Ho invece avuto la gradevole e razionale appagamento che provo leggendo un'elegante dimostrazione scientifica o filosofica. Buzzati pensava al nodo alla gola? Aveva in mente lettori iperrazionali fuori di testa come il sottoscritto? Oppure aveva in mente qualcos'altro?

Secondo me, è l'ultima che ho detto. Forse, a un aspirante scrittore non serve a molto, sforzarsi di capire cosa potrebbe aver voluto dire. Serve invece scoprire come ha detto quel qualcosa che crediamo abbia detto.

Io la vedo (e la leggo) così.


Paolino
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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

23/05/2017, 20:11

Dalla tua analisi non noto un lettore iperrazionale, ma esperto.
Io invece ho una visione più emotiva. Inoltre ogni lettore capta, ci vede cose diverse.

Per il punto iniziale, invece, ti dico che prima scrivevo solo per me stessa, ora in primis per me stessa, siamo tutti egoisti e "anche" per farmi leggere.
Il riscontro emotivo che ti esterna un lettore è gratificante, eccome.
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Re: Buzzati, "I sette messaggeri"

23/05/2017, 20:29

Per quel che mi riguarda, se qualcuno legge un mio testo e si emoziona, ride, piange, lo lascio riflettere, gli faccio venire il dubbio, pure su ciò che ho scritto, bè, ho trasmesso al lettore una sensazione bella o brutta, non importa. È soggettivo.

Non ho detto solo emozionare, riflettere è ancora più difficile da far provare agli altri. Pure dubitare. ;)

Emozionare dipende dalla storia. Un serial killer non mi emoziona in senso di tenerezza, ma le emozioni sono diverse, non esclusivamente in positivo.

Sono curiosa di sapere cosa vuole dirci Buzzati, io, forse non l'ho afferrato.
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F. Kafka

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