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Re: Cadere a terra (in sala torture)

28/03/2017, 18:30

MasMas ha scritto:Il nome non e tanto importante. Dovendolo mettere forse lo farei pronunciare in quel momento, sì.

Ok.
Forse bisognerebbe far dire a lei:
"Come fai a sapere il mio nome?"
Mmmhhh. Forse sì. Non viene spiegato come lui sappia il suo nome. Già le piaceva.
Pian piano scopriamo i buchi del racconto.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: Cadere a terra (in sala torture)

30/03/2017, 4:52

Diciamola tutta: in un racconto breve narrato in prima persona non è impossibile che non si scopra il nome del narratore. Potrebbe essere una forzatura. Se nessuno per esigenze di trama la chiama, e lei mi sembra improbabile lo faccia da sola, potrebbe capitare.

Attenzione a non voler forzare e a mettere per forza quelle scene abbastanza aghiaccianti tipo il protagonista che si guarda allo specchio per poterne descrivere i tratti somatici, un po' come nel mio "Volta la strada" dove il racconto casualmente comincia con lui che trova una porta casulamente di acciaio lucido e casualmente si specchia per ravvivare casualmente i capelli. E si sorride pure. Bleah! zac :)
Quanti racconti cominciano con il lui o la lei che fa la doccia la mattina e si specchia? Vorrei fare una statistica.
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

30/03/2017, 8:00

Masmas ha scritto:Se nessuno per esigenze di trama la chiama, e lei mi sembra improbabile lo faccia da sola, potrebbe capitare.

Attenzione a non voler forzare e a mettere per forza quelle scene abbastanza aghiaccianti tipo il protagonista che si guarda allo specchio per poterne descrivere i tratti somatici, un po' come nel mio "Volta la strada" dove il racconto casualmente comincia con lui che trova una porta casulamente di acciaio lucido e casualmente si specchia per ravvivare casualmente i capelli. E si sorride pure. Bleah! zac :)
Quanti racconti cominciano con il lui o la lei che fa la doccia la mattina e si specchia? Vorrei fare una statistica.


O che si specchiano nelle acque? Oppure un vecchio amico che parla in favore del lettore, per dargli le stesse informazioni di uno specchio?
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

30/03/2017, 8:05

MasMas ha scritto:Diciamola tutta: in un racconto breve narrato in prima persona non è impossibile che non si scopra il nome del narratore. Potrebbe essere una forzatura. Se nessuno per esigenze di trama la chiama, e lei mi sembra improbabile lo faccia da sola, potrebbe capitare.
.

Infatti è capitato. Mi sarei preoccupata in altri tipi di racconto.
Cambiamo discorso.
Cosa altro vedete nel racconto?
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

03/04/2017, 13:26

Rieccomi. Che dite, cominciamo dall'incipit?

Che ne dite di far iniziare il racconto dalla frase: "Eravamo invidiati da tutti"?

Oppure dalla frase: "Passava con la (sua) moto sotto casa [...]"?


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Re: Cadere a terra (in sala torture)

03/04/2017, 14:47

Mi piace più da "eravamo invidiati da tutti", se devo scegliere.
Dove metteresti il mio incipit? Perché lo sostituiresti? In cosa pecca?
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: Cadere a terra (in sala torture)

04/04/2017, 15:04

Quello che ti propongo è una cosa che mi accade regolarmente. Inizio a scrivere, e dopo un po' di tempo, rileggendo, mi rendo conto che iniziando da un punto più avanzato rispetto a quello progettato, la storia funziona meglio. Riesco a tagliare certi preliminari inutili (contrariamente ad altri contesti, nella scrittura i preliminari lasciano il tempo che trovano) ed essere più incisivo. Alcune delle informazioni tagliate si possono tranquillamente reimpastare nel seguito.

Prova a metterti in quest'ottica: la necessità di rendere la storia più incisiva, risparmiando al lettore l'informazione sull'amore più grande della vita, sulla paura di rimanere sola, sull'andare mano nella mano e via dicendo. Il lettore medio ha sentito queste cose migliaia di volte: al cinema, a scuola, al lavoro, nella vita quotidiana in genere, nei libri.


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Re: Cadere a terra (in sala torture)

04/04/2017, 21:43

Va bene.
Credo che sarebbe da riscrivere tutto questo racconto.
Dici di tagliare proprio la descrizione iniziale o trasformarla, dire cioè solo l'essenziale?
Prevedo che tra qualche tempo diverrà un nuovo scritto. Direi di cominciare.
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

04/04/2017, 21:45

Eravamo invidiati da tutti. Lui era il più bello del liceo linguistico "Terenzio Mamiani". Alto, moro, occhi verdi; corteggiatissimo. Cosa potevo desiderare di più? Forse avrei voluto che non finisse mai. Invece durò cinque anni; quelli che trascorremmo a scuola.
Ricordo che mi notò tra le altre che lo guardavano adoranti, mentre io, dietro i miei occhiali, a malapena lo seguivo con lo sguardo. Credeva che facessi la sostenuta, in realtà erano mesi che mio padre era stato licenziato e non avevano i soldi per comprarmi delle nuove lenti.
Senza quei grandi occhiali spessi ero abbastanza carina, almeno così mi dicevano i miei amici.
I miei occhi color nocciola erano tutt'uno con il mio incarnato olivastro.
L'unico cruccio erano i miei capelli ricci; così mossi, che mi avevano affibbiato il nome di "Napo, orso capo". Che rabbia! Tutti si burlavano di me per la mia chioma riccia .

Partiamo da qui? Teniamo tutto? Io toglierei questo:

Cosa potevo desiderare di più? Forse avrei voluto che non finisse mai. Invece durò cinque anni; quelli che trascorremmo a scuola.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: Cadere a terra (in sala torture)

05/04/2017, 23:07

Ho iniziato a lavorarci da sola.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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