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Re: Taglia e cuci 1

28/01/2017, 22:09

Poi mi dite se i miei tagli e cuci erano efficaci e/o necessari.
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Re: Taglia e cuci 1

30/01/2017, 7:36

Poi vorrei arrivare anch'io.
Difficile giudicare, poi questo brano fa parte di un romanzo e per giunta ha uno stile parecchio particolare, per cui tutto andrebbe contestualizzato.
D'altra parte è un esercizio.
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Re: Taglia e cuci 1

30/01/2017, 11:18

se vuoi proporre altro, mas...
comunque si, prendiamolo come esercizio e rivoltiamolo come un calzino, con l'intento ovviamente di renderlo più interessante, non solamente poco palloso ;)
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Re: Taglia e cuci 1

02/02/2017, 20:19

Ma vorrei provare con questo, se trovo il tempo.
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Re: Taglia e cuci 1

03/02/2017, 9:24

Si, aspettiamoci ^_^
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Re: Taglia e cuci 1

17/02/2017, 20:59

3514 può andare?
Avrei tagliato anche i dialoghi, ma ovviamente dopo non avrebbero più reso l'idea di uno che parla in modo strano.. :)

La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia legata a quella triste e penosa rottura e alla sensazione che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada.

Prima di allora avevo spesso sognato di andare nel West per vedere il continente, facendo piani vaghi e senza mai partire.
Dean è il tipo perfetto per un viaggio perché era nato letteralmente per la strada, in un vecchio macinino, quando i suoi genitori passarono da Salt Lake City, nel 1926.
Le prime notizie che avevo avuto su di lui venivano da Chad King, quando ci aveva fatto vedere alcune sue lettere inviate da un riformatorio del New Mexico. Gli chiedevano in modo così ingenuo e dolce di insegnargli tutto su Nietzsche e i meravigliosi argomenti intellettuali che conosceva. Mi chiesi se avrei mai conosciuto quello strano Dean Moriarty. Tutto ciò accadeva molto tempo fa, quando Dean non era quello che è oggi, ma solo un giovane carcerato avvolto di mistero.
Poi arrivò la notizia che Dean era uscito dal riformatorio. Un giorno bighellonavo per la Città Universitaria e mi dissero che abitava in un appartamento senza acqua calda nell’East Harlem. Era arrivato a New York la notte precedente, con Marylou, la sua bella e vivace pollastrella.
Dean andava dicendo a Marylou cose del genere: "Dunque, tesoro, eccoci qua a New York e anche se non ti ho detto proprio tutto quello che avevo in mente, specialmente quando siamo passati davanti al riformatorio di Booneville, ora è assolutamente necessario posporre tutte quelle cose concernenti i nostri personali affari amorosi e cominciare subito a pensare a specifici progetti di vita lavorativa…".
Andai a trovarlo con i ragazzi, e Dean si fece sulla porta in mutande. Marylou stava balzando giù dal divano. Dean aveva spedito in cucina l’altro inquilino, poiché per lui il sesso era l’unica e sacrosanta cosa nella vita, nonostante gli toccasse sudare e imprecare per sbarcare il lunario come tutti.
Lo si poteva capire da come stava in piedi dondolando la testa, guardando in basso, annuendo, per farti capire che stava a sentire ogni tua parola, buttando là un migliaio di "Si" e "Va bene".
La prima impressione che mi fece Dean fu quella di un giovane Gene Autry – armonioso, snello di fianchi, con gli occhi azzurri, e uno spiccato accento dell’Oklahoma – un eroe con le basette nel nevoso West. Effettivamente, prima di sposarsi aveva lavorato in un ranch in Colorado.
Marylou era una graziosa biondina con un’infinità di ricci, un mare di chiome dorate. Sedeva sull’orlo del divano con le mani abbandonate in grembo e i fumosi occhi blu sbarrati in uno sguardo fisso, per il fatto che si trovava in una squallida catapecchia di New York della quale aveva sentito parlare giù nel West, e aspettava, come un’emaciata longilinea donna di Modigliani in una camera rispettabile. Però, oltre a essere una piccola dolce ragazza, era paurosamente stupida e capace di fare orribili cose.
Quella notte bevemmo birra, ci sfidammo a braccio di ferro e chiacchierammo fino all’alba, e al mattino, mentre sedevamo fumando in silenzio, Dean si alzò, camminò avanti e indietro, cogitabondo, e decise che l’unica cosa da fare era che Marylou preparasse la colazione e scopasse il pavimento.
«Dobbiamo buttarci nella mischia, tesoro, come dicevo, altrimenti ci saranno fluttuazioni e mancanza di vera conoscenza o cristallizzazione dei nostri progetti.»
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Re: Taglia e cuci 1

18/02/2017, 21:25

Me piace.

Purtroppo sto tribolando dietro una cosa dopo l'altra, sono in ritardissimo... :oops:
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Re: Taglia e cuci 1

19/02/2017, 9:51

Vai tra. La strada non scappa :D
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Re: Taglia e cuci 1

09/03/2017, 23:19

Alla fine arrivo. Magari saremo tutti morti, ma prima o poi arrivo. 3146, e si poteva fare di meglio, ma alcune cose non le ho capite allora le ho lasciate così (tipo la parte su Modigliani, o Carlo: chi caspita è Carlo?)

Conobbi Dean poco dopo la separazione. Ero appena guarito da una malattia seria, su cui sorvolo, ma che ebbe un ruolo nel divorzio e nel mio percepire tutto come morto. L’incontro con Dean Moriarty fu l’esordio della parte della mia vita che definisco “lungo la strada”.

In precedenza avevo spesso fatto piani per visitare il West, senza mai decidermi.
Le prime notizie di Dean mi furono date tempo fa, da Chad King, che mi aveva mostrato alcune sue lettere scritte in riformatorio. Era nato in viaggio, per strada, a Salt Lake City, in un vecchio macinino. Era il tipo perfetto per un viaggio.
Nelle lettere chiedeva a Chad in modo dolce e ingenuo di insegnargli tutto su Nietzsche e altri argomenti intellettuali.
Allora Dean era solo un giovane carcerato misterioso. Io e Carlo ci chiedemmo se lo avremmo mai incontrato. Poi scoprimmo che Dean era uscito e veniva a New York, con Marylou, si diceva, la sua nuova moglie.
Un giorno eravamo alla Città Universitaria con Chad e Tim Gray. Mi dissero che Dean era arrivato quella notte e stava nell’East Harlem spagnola, in un posto senza acqua acqua calda corrente. Insieme alla sua pollastrella erano capitati subito a mangiare da Hector e da allora quella rosticceria era sempre stata per lui un simbolo di New York. Ci avevano speso un tot in grossi dolci glassati e alla crema. Intanto Dean diceva a Marylou cose come: "Dunque, tesoro, eccoci qua a New York e anche se non ti ho detto proprio tutto quello che avevo in mente quando attraversammo il Missouri e specialmente nel momento in cui siamo passati davanti al riformatorio di Booneville che mi ricordava il mio problema carcerario, ora è assolutamente necessario posporre tutte quelle cose sorpassate concernenti i nostri personali affari amorosi e cominciare immediatamente a pensare a specifici progetti di vita lavorativa…" come era solito fare allora.
Andammo a trovarlo e Dean ci aprì in mutande, Marylou stava scendendo dal divano e l'altro inquilino era in cucina. Per Dean il sesso era l'unica cosa davvero importante, anche se gli toccava sudare per sbarcare il lunario. Lo si capiva da come dondolava la testa a occhi bassi, facendo di sì come un pugile in ascolto, ripetendo “Sì” e “Va bene”. Mi ricordò un giovane Gene Autry, armonioso e snello, occhi azzurri e accento dell’Oklaoma, un eroe con le basette nel nevoso West. Aveva lavorato in effetti nel ranch di Ed Wall nel Colorado, da scapolo.
Marylou era una biondina tutta ricci dorati, oltre che stupida da paura e capace di fare cose orribili. Sedeva sul divano, mani in grembo e fumosi occhi blu da provinciale sbarrati, dato che era in una catapecchia newyorkese e aspettava, come una sottile donna di Modigliani in una camera rispettabile.
Quella notte bevemmo birra, ci sfidammo a braccio di ferro e chiacchierammo. Al mattino sedevamo in cerchio, fumando nella luce grigiastra. Dean si alzò, camminò avanti e indietro pensieroso e decise che Marylou avrebbe preparato la colazione e spazzato. “In altre parole dobbiamo buttarci nella mischia, tesoro, come dicevo, altrimenti ci saranno fluttuazioni e mancanza di vera conoscenza o cristallizzazione dei nostri progetti.”
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Re: Taglia e cuci 1

09/03/2017, 23:53

Però... Incuriosito dal linguaggio mi sono andato a cercare l'originale in inglese. E, a proposito di traduzioni, ho trovato alcune chicche.

I'd often dreamed of going West to see the country

Tradotto in "... Per vedere il continente." Infatti mi chiedevo: che stava su un'isola? E invece, non è magari che country si traduce in "paese" e non continente? A me quel continente mi ha spiazzato. Che poi letteralmente ci sta.

Altro dettaglino, meno importante ma...
a sidebumed hero of the snowy West

Tradotto "... Eroe nel nevoso West" Lo notate? Sarebbe DEL nevoso. Dean mica c'è nel west, sta a New York. Però ci viene dal West (che poi perché quello non tradurlo in ovest? Mah.)

Questo è solo un dubbio ma...
her smoky blue country eyes

Non so se lo tradurrei "fumosi occhi blu da provinciale". O meglio, in inglese funziona piazzare "country" lì dopo smoky blue, in italiano se scrivi "occhi provinciali blu fumosi" ti tirano una scarpa. Però nel mio vedere "country eyes" e "occhi da provinciale" sono due cose diverse, capisco il problema.

Son di fatto equiparabili a refusi, ma oh, ci sono.

Visto che si parlava di traduzioni.
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