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Re: Cadere a terra (in sala torture)

26/04/2017, 14:10

Prevedo un bel po' di bernoccoli, ma la testa è dura.
:D
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

27/04/2017, 7:58

Eravamo invidiati da tutti... non mi convince come incipit.
O è una mia impressione?
Non sarà da gettare tutto, ma riscrivere porta a essere più critici. Ci sono frasi buone, ma devo capire come metterle, con cosa partire, far scorrere 'sta storia.
Il dialogo può essere un'idea metterlo appena dopo l'incipit, ma...
Mi fa pensare.
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

27/04/2017, 10:48

Titty ha scritto:Il dialogo può essere un'idea metterlo appena dopo l'incipit, ma...
Mi fa pensare.

Perché no?
Oppure, iniziare direttamente con il dialogo.
Sono tutte possibilità da provare. Puoi anche postare due riscritture distinte, perché no? Purché, come recita la filosofia aristotelica, si passi dalla potenza all'atto!

Paolino
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

27/04/2017, 11:08

Con la riscrittura mi viene da tagliare o da stravolgere e non riesco a ritrovare in quel testo la stessa emozione e concentrazione di quando l'ho scritto. Non dico che era venuto bene, ma in quel momento ho creato una storia buona per me.
Per essere buona anche per un lettore ha bisogno di essere scritta, ma non sono sicura più di tanto. Nel senso che "emotivamente " poteva funzionare, dal punto di vista letterario no.
Non riesco a far combaciare le due cose.
Ecco perché parlavo di buttarlo. È più facile scrivere ex novo che aggiustare.
Quindi devo capire bene se ci sono parti che ha senso tenere.
Motivo per cui è bene lavorarci per pezzi.
Da iniziare, insomma e vedere, di nascosto, l'effetto che fa.
:)
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

27/04/2017, 11:36

Giusto: da iniziare.
Quando inizi?

Paolino
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

27/04/2017, 11:46

Ho iniziato ieri sera.
Non mi piace il risultato.
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Re: Cadere a terra (in sala torture)

27/04/2017, 12:06

A me piace più così, anche se non è riscrivere :

Passava con la sua moto sotto casa ed io correvo per le scale a rompicollo, mentre mia madre mi urlava da dietro di stare attenta. A lei non era mai piaciuto Filippo. Sentiva che non era il ragazzo giusto. Nacquero certe discussioni, ma io me ne fregavo e scappavo rifugiandomi nelle braccia di lui.
Filippo fu l’amore più grande della mia vita, prima di lui avevo avuto solo una storia con Carlo.
Niente di che. Carlo faceva parte della nostra comitiva, ma credo che mi ero messa con lui solo perché avevo paura di rimanere sola, forse avevo bisogno d’affetto e mi sarebbe andato bene chiunque.
Filippo, invece, è stato quello che ti faceva battere il cuore all’impazzata, il ragazzo con cui non vedevi l’ora di uscire di casa per vederlo. È passato come un tornado, ha buttato giù i muri del mio rifugio emotivo, ha stravolto i miei equilibri.

Ricordo che mi notò tra le altre che lo guardavano adoranti, mentre io, dietro i miei occhiali, a malapena lo seguivo con lo sguardo. Credeva che facessi la sostenuta, in realtà erano mesi che mio padre era stato licenziato e la mia famiglia non aveva i soldi per comprarmi delle nuove lenti.
Senza quei grandi occhiali spessi ero abbastanza carina, almeno così mi dicevano i miei amici.
I miei occhi color nocciola erano tutt'uno con il mio incarnato olivastro.
L'unico cruccio erano i miei capelli ricci; così mossi, che mi avevano affibbiato il nome di "Napo, orso capo". Che rabbia! Tutti si burlavano di me per la mia chioma riccia .
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F. Kafka

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