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Parliamo dei cliché

22/05/2016, 15:10

Definire un cliché è difficile quanto far descrivere l'acqua a un pesce. Ma io sono tignoso, e ci provo. Vi propongo questa definizione "operativa" (in fisica si direbbe così):

Un cliché è un termine, un'espressione, una locuzione, che se immaginassimo inserita nei prodotti del medio giornalismo di provincia, la percepiremmo nel suo ambiente naturale.

Dico "medio", perché il peggiore giornalismo di provincia, più che contenere luoghi comuni, contiene errori e orrori linguistici.

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Re: Parliamo dei cliché

23/05/2016, 11:23

All'unica lezione di scrittura creativa che ho seguito parlavano dei cliche come di pigrizia mentale dello scrittore.
D'altro canto, hanno pure snocciolato le 10 regole per creare un Best seller e tra queste soprattutto evitare sorprese o eventi disorientanti al lettore 'medio'.
Quindi credo che i cliche facciamo sentire a proprio agio il lettore e debbano essere usati consapevolmente, quando non si ha la pretesa di creare un'opera 'disallineata'. E non tutte le opere possono essere innovative e anticonformista.
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Re: Parliamo dei cliché

23/05/2016, 14:51

Certo, è pigrizia mentale, così come è "pigrizia culinaria" utilizzare la bomboletta di panna montata invece che montarsela da sé. Nel primo caso hai una panna di gusto e dolcezza standard, risultato garantito ma standard. Se la monti da sola, però, puoi renderla molto più personale...

Hai ragione: se punti al lettore medio e a buone vendite, va benissimo il cliché. Se invece scrivi per finalità espressive profonde, il cliché è da aborrire, perché porta il lettore verso dove tu non vuoi.

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Re: Parliamo dei cliché

23/05/2016, 22:27

Credo che la cosa importante sia che l'aspirante scrittore sappia riconoscerli, perché possa decidere se vuole seguire la strada battuta o quella innovativa. Da qui il motivo per cui ho scritto "consapevolezza".
E poi bisognerebbe capire fino a quanto un lettore è disposto a farsi sorprendere, per un libro catalogato in un determinato genere. Penso ad esempio ai finali "a lieto fine" nel genere rosa. C'è chi dice che sia obbligatorio (e cosa c'è di più clichè di un finale già scritto?).

Se parliamo invece dei cliché in termini di povertà di linguaggio, tipo le frasi fatte, beh, allora sfondi una porta aperta: no alla panna spry. Sentivo lettrici che ritengono cliché anche i nomi propri dei personaggi, quando sono molto ripetitivi. :D
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Re: Parliamo dei cliché

23/05/2016, 23:55

paolino66 ha scritto:Un cliché è un termine, un'espressione, una locuzione, che se immaginassimo inserita nei prodotti del medio giornalismo di provincia, la percepiremmo nel suo ambiente naturale.


Geniale. :lol:

A parte la forma definita da Paolino, quella della frase o parola, mi viene in mente a proposito della forma più ampia, quella della trama o dell'evento come posto da monia, il mio amico lettore compulsivo di fantasy che in un romanzo fantasy cerca, cito vagamente: "un po' di battaglie e un cattivo che alla fine muore e i buoni vincono." O la mia collega che in un film cerca: "una storia di lei che si innamora di un lui e che però alla fine va a finire bene" perché così "se mi addormento so già com'è finita". :lol:
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Re: Parliamo dei cliché

24/05/2016, 13:23

In effetti, io mi ero concentrato sui microelementi della scrittura. Se si passa ad aspetti come il lieto fine, sono sì considerabili cliché, ma non alla stessa stregua. Se si aderisce a un genere, è chiaro che occorre seguirne i cliché. Ma allora, il luogo comune coincide con un aspetto della definizione di quel genere, un requisito. Quindi, non pone problemi.

La Divina Commedia è strapiena di cliché di questo tipo, che Dante ha preso da Virgilio, dall'Odissea, e poi da chissà quali altre tradizioni e generi letterari... e con questo?

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Re: Parliamo dei cliché

12/12/2016, 20:54

Sono un po' fuori tempo con la discussione sui cliché... ma l'argomento mi interessa. Io preferisco l'espressione "luogo comune" che penso voglia dire più o meno la stessa cosa.
Sono positivi o negativi? Mah... quelli usati per costruire best seller.... mi appassionano poco. Intenzionali per vendere o per scarsezza di mezzi espressivi, li trovo deprimenti... certo che se per luogo comune intendiamo le citazioni che gli autori fanno di altri autori come Dante di Virgilio... e Virgilio di Omero... be', allora mi sembra tutta un'altra storia... allora non lo chiamo più luogo comune, diventa un topos letterario... o è sempre un cliché...? Boh... :?
Ciao a chi è in giro e legge. E scusate la scarsezza di tempismo.

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Re: Parliamo dei cliché

13/12/2016, 13:16

Diamo un'occhiata alla Treccani:

http://www.treccani.it/vocabolario/topos/
http://www.treccani.it/enciclopedia/cli ... l'Italiano)/

Sembrerebbe esserci una differenza di significato, o per lo meno, di valutazione: "luogo comune" ha a che vedere con aspetti tecnici della retorica classica, "cliché" è invece svalutante. Quindi, parlare di cliché per la Divina Commedia forse è esagerato, probabilmente ho sbagliato io... ma insomma, si tratta di sfumature.

A mio parere, più che essere positivi o negativi, i luoghi comuni e i cliché sono. Io li prendo come dati di fatto. Il criterio del mediocre giornalista di provincia mi serve da criterio di demarcazione (direbbe Popper) fra ciò che voglio fare e ciò che NON voglio fare.


Paolino
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