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Come "pennellare" un personaggio

25/11/2015, 9:35

Nella discussione a questo racconto un utente domandava come si fa a "pennellare" un personaggio. Proviamo allora a fare un'analisi approfondita del raccontino e cerchiamo di svelarne i meccanismi che rendono efficace la descrizione di un personaggio.

La signora Luisa andava a fare la spesa sempre alla stessa ora quando il panettiere consegnava le rosette al supermercato

L’autrice comincia a dare un nome al suo personaggio. Il nome è importante, perchè già in qualche modo lo caratterizza. Poi lo mette subito in movimento, andava a fare la spesa, così il lettore è già spinto a seguirla.
sprigionando lungo la strada quell'odore di pane e di infanzia

Poi gioca sull’ambiente, creando un atmosfera familiare al lettore e che ne stimoli i sensi l’odore di pane, e i ricordi, di infanzia
Abitava al terzo piano di una palazzina senza ascensore

Quel "senza ascensore", che poi da il titolo al racconto, rende l'idea di una periferia povera e di una palazzina popolare. Il lettore ci mette tutto il resto, attingendo alla sua memoria.
Usciva con le sue ciabattone verdi, la busta di plastica al polso come fosse una borsa firmata e quei quattro capelli appuntati con le forcine

Passa quindi a dare tre pennellate, giusto tre tratti caratteristici, quelli che distinguono il personaggio, che lo rendono unico: le ciabattone verdi la busta di plastica al polso a mo di borsetta e i quattro capelli appuntati con le forcine. Serve altro? Serve sapere il colore del cappotto o che vestiti indossa o come sono i suoi occhi? No, perchè con questi tre tratti il lettore si è già formato la sua immagine, sta già seguendo la signora Luisa a fare la spessa con tutte le sue stravaganze, non ha bisogno di altre informazioni, ora lavora la sua fantasia.
Quando passava il portiere si rintanava in guardiola a smistar fogli o ad aggiustar cose. I bambini nel cortile scappavano, il più delle volte ridendo

A questo punto l’autrice lavora per esclusione, non guarda più il personaggio, guarda l’effetto che fa su chi la incontra (il portiere si rintanava, i bambini nel cortile scappavano) e porta così il lettore ad avere la stessa reazione. Il lettore è lì, sulla strada per il supermercato e, come gli altri, cerca di evitare questo personaggio strano, ma ne sorride.
Ripercorreva la stessa strada con lo scontrino in mano come fosse una lettera da consegnare alla svelta

Ancora un tocco di colore, lo scontrino tenuto in mano come fosse una lettera da consegnare, quel tocco che ce la fa vedere, mentre avanza a passo svelto, sciabattando, con la borsa della spesa, con una qualche urgenza, verso casa. Ed è bastato così poco, un piccolo dettaglio, per rendere l’effetto.
“Mamma è tornata” diceva quando apriva la porta e dieci gatti si strusciavano contro le sue gambe

E finalmente ci svela chi è Luisa, ma in qualche modo il lettore l’aveva già intuito, dai gesti, dal modo di muoversi, dal modo di vestire. La gattara Luisa è finalmente arrivata a casa, dai suoi dieci gattini.
Lei era così portava il rossetto al posto del sorriso e sapeva di tonno

Ed ecco l’ultima pennellata, il rossetto al posto del sorriso, quella che finisce la descrizione con un tocco malinconico, che chiude il personaggio e lo consegna all’immaginario del lettore.

Ricapitolando, per ottenere una descrizione efficace di un personaggio:
- mettete il porsonaggio in movimento, fategli fare qualcosa, fatelo agire.
- concentratevi su pochi dettagli, quelli più caratteristici, più coloriti, tutto il resto lo metterà il lettore con la sua fantasia.
- stimolate i sensi del lettore con particolari che gli sono familiari. Provate a solleticare tutti i sensi, non solo vista e udito.
- riflettete l'ambiente sul personaggio o il personaggio sull'ambiente o tutte e due le cose insieme.
- ma soprattutto, prima di iniziare a descriverli, cercate di conoscerli bene, osservate come si muovono, come si comportano, cosa dicono, ascoltateli, parlate con loro (ecco, l'ultima cosa fatela in una stanza chiusa per evitare di raccontarci la prossima storia da un reparto di neuropsichiatria).

Volete provare voi? Guardatevi attorno, scegliete un personaggio che incontrate tutte le mattine sul tram o che avete incrociato una volta al mercato, o prendete più personaggi e fondeteli insieme e poi provate a descriverlo in poche righe.

Vi aspetto qui.

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Re: Come "pennellare" un personaggio

30/11/2015, 9:13

L'ho visto in ritardo. Ci provo! :P
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Re: Come "pennellare" un personaggio

30/11/2015, 14:45

Vai, lanciati ;)

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Re: Come "pennellare" un personaggio

30/11/2015, 23:40

Era bassa con i fianchi molli, come la canzone di Guccini.
I clienti la fissavano, fissavano quei suoi pantaloni bianchi che tanto esaltavano quel culo sui colli.
Non conoscevo il suo nome ma non era importante. Il sorriso caldo rassicurava e colmava il vuoto, le sue mani si aprivano a ruota di pavone indicando con eleganza bomboloni, brioches, biscotti e panettone.

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Re: Come "pennellare" un personaggio

01/12/2015, 9:41

Io e "poche pennellate" non possiamo stare nella stessa frase... :?

La zazzera di riccioli color carota diffondeva un inconfondibile odore dolciastro, di foglie di tè bruciate, soprattutto sotto sera. Gino passava il tempo alla console attendendo di aprire il varco a chi lo richiedesse, e con quegli occhi da furetto leggeva di tutto, da Wikipedia ai rituali riproduttivi degli orsi polari.
Diceva che le canne erano un aiuto naturale alla lucidità e alla creatività, che non avrebbe mai scritto così bene, mai inventato niente di simile senza. E io mi leccavo il labbro: tutto di me avrebbe voluto provare; ma rifiutavo, fedele all’opinione che avevo di me, che non sarei mai più riuscita a smettere di fare qualcosa di piacevole e proibito.
Pigiava il pulsante rosso con quel suo braccio esile, che non avresti mai detto capace di tenere una mazza da baseball. Lui e lo sport erano due concetti che non riuscivo a contenere nella stessa immagine.
“Mi piace”, diceva genuino, e io scuotevo la testa incredula. Come poteva uno come lui scadere in qualcosa di così banale come lo sport? “Sto coi miei amici”, diceva con semplicità. E io non riuscivo a vederlo con degli amici. Potevo vederlo in una stanza satura di fumo mentre montava la sua ragazza, ma con gli amici no. Lui era anomalo, diverso. Acuto. Anarchico. Irriverente.
Era uno che mordeva la vita per farle il solletico. Non c’erano tragedie, solo la voglia di stare bene, di vivere eternamente bambino. E chiunque parlasse con lui non poteva evitare di apparire troppo serio, troppo rigido, artificiale nei suoi tentativi di risultare divertente. Ogni volta che passavo lo stuzzicavo con una battuta, e la sua risposta pronta, affilata, si conficcava in modo preciso al centro del bersaglio, impedendo ogni possibile replica.
Aveva un geco tatuato sul polso, la bocca aperta come a volergli mangiare la mano. Diceva che gli ricordava l’isola che non c’è, ed era così che lo vedevo: la persona giusta finita nel mondo sbagliato. Un mondo che lui guardava dall'alto al basso, insegnandomi qualcosa con ogni gesto, ogni parola, ogni sottinteso.
Grazie Gino.
Tutti i libri sono autobiografici nelle emozioni.

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Re: Come "pennellare" un personaggio

01/12/2015, 12:23

(Ho calcato la mano, ma vi giuro sull'albero maestro della nave, che uno vagamente simile l'ho conosciuto davvero!)
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E proprio quando il professore si accingeva a spiegare il passaggio chiave dell'equazione, che per noi equivaleva alla rivelazione di un segreto scientifico ed estetico al tempo stesso, segreto di un mondo cosiddetto "fisico" ma che in quel passaggio acquisiva uno spirito vivente - ecco il Ningia (lo scrivevamo con la g, e lui non ha mai capito perché). Tutto iniziava con il rumore secco del lapis fatto quasi cadere sul banco: un lapis rosicchiato vicino all'estremità, ad anelli distanziati con una regolarità sconcertante. Lo vedevamo poi allungare la testa verso la lavagna, protendendosi all'inverosimile; e quel cranio così allungato, primordiale, senza espressione, se non negli occhi da rettile, ci ricordava una tartaruga. Ma i rettili sono silenziosi e restano silenziosi. Lui, invece, iniziava a parlare. Prima, a voce bassa, ripeteva i primi passaggi. Poi alzava gli occhi e continuava senza guardare la lavagna, deducendo a mente i passaggi successivi. Il professore era costretto a interrompersi: a volte posava il gesso, sospirava e attendeva, ma quando era in vena umoristica scriveva i passaggi dettati dal nostro compagno visionario e cercava di inframezzare qualche commento. Infine il Ningia si alzava, saliva e scendeva le scale, camminava fra le ultime file di banchi vuoti, e sempre senza guardare la lavagna, concludeva la dimostrazione quasi declamandola. Poi si guardava intorno smarrito, chiedeva scusa e si sedeva.

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Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.

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Re: Come "pennellare" un personaggio

01/12/2015, 21:47

Io vi lascio questo stralcio di una cosa incompiuta, dove l'ambiente fa da specchio del personaggio.

Paolo camminava lungo quella strada gelida, di sera. Dietro di lui apparvero le luci di due fari. Si girò indietro a guardare: arrivava un camion. Lo guardò avvicinarsi e rallentare al suo fianco, fino a fermarsi. Guardò la fiancata: un logoro surfista disegnato molte lune fa, un’immagine bizzarra a Oslo. Lo sportello si aprì: “Ragazzo, che fai su questa strada buia? Non fai l’autostop?” disse una voce roca in un inglese madrelingua.
Paolo strinse gli occhi: nel buio inquadrò dei capelli bianchi in una coda, un volto vissuto dagli anni, un fisico robusto vestito di pelle nera.
“No, qui non prende su nessuno.” rispose nel suo buon inglese.
“Beh sei fortunato, monta su, dai.”
Paolo corse fino allo sportello opposto e salì. Dentro la cabina era vecchia come il camion e il suo padrone. Decine di cartoline e foto da tutto il mondo tappezzavano ogni angolo; nel disordine conchiglie, statuette, souvenir, oggetti da montagne e città, poli ed equatore.
Paolo sorrise. Il volto anziano lo guardò con occhi accesi: “Dove vai ragazzo?”
“Dove va lei? Non voglio abusare della sua gentilezza.”
“Non ti preoccupare, non vado da nessuna parte; o dappertutto se preferisci.”
“Beh, io vado al concerto...”
“Ah, lo conosco; ti ci porto, e magari mi ci fermo anch’io.”
L’uomo ingranò e partì. Il camion rombò fiero come un vecchio veterano. Il sorriso divenne più serio: “Ah, viaggiare mi da sempre pace.”
Paolo guardò l’uomo: “Lei non è di qui, vero?”
“No, e nemmeno tu. Da dove vieni?”
“Italia.”
“Bella l’Italia. Paese di gioie e dolori per me.”
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: Come "pennellare" un personaggio

04/12/2015, 14:48

Brave ragazze e bravi pirati, nel week-end, se riesco, provo a fare l'analisi anche ai vostri personaggi ;)

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Re: Come "pennellare" un personaggio

04/12/2015, 15:13

Grazie
La pagella però a fine quadrimestre :D
Tutti i libri sono autobiografici nelle emozioni.

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