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nonnaV.
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Punteggiatura: quanta e quale?

03/11/2015, 19:31

Non mi riferisco al suo uso corretto, avrei postato "nella cassetta": per quella abbiamo comunque un manuale, suggerito dal capitano Bart (http://www.manuscritto.it/punteggiatura.html). Penso allo stile di scrittura che scaturisce dal modo in cui l'adoperiamo.
Negli anni si è verificata una progressiva semplificazione del fraseggio che ha prodotto la quasi estinzione dei due punti e del punto e virgola; quasi tutti scrivono, scriviamo, abbondando in punti fermi e con l'ausilio di un (bel) po' di virgole.
Abolite o molto ridotte le coordinate e le subordinate, ne viene fuori un periodare composto di frasi brevi e brevissime.
Giovanni è seduto sul divano. Si alza, va alla finestra. Tetti, comignoli, terrazze. Una donna stende i panni. Giovanni torna a sedere.
Lo trovo un po' noioso e parecchio omologante. Esistono regole o almeno consigli in proposito?
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Re: Punteggiatura: quanta e quale?

03/11/2015, 20:55

E' una domanda..?
Per me quello fa strettamente parte dello stile dello scrittore, non è mica una moda. O meglio, quello che voglio dire, è che non so se riuscirei a cambiare il mio stile solo perchè tutti fanno così e quindi devo differenziarmi. Altro conto è se iniziano a dirmi che le mie frasi sono lunghissime e non ci si capisce una mazza.
Non so se ti sto rispondendo, e forse dico cose risapute dato che siete tutti scrittori.. ma personalmente trascrivo la punteggiatura che riflette il suono delle pause che sento nella testa. Tanti punti e frasi corte per dare senso di urgenza, frasi più lunghe, punti e virgola, puntini sospensori per pensieri e riflessioni.
Sto dicendo banalità, lo so. :P
Comunque non credo sia così scontato o omologante.
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Re: Punteggiatura: quanta e quale?

03/11/2015, 21:30

Io ho ricominciato a usare i punti e virgola. E non vi dico i due punti. Lo so che non si fa.
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Re: Punteggiatura: quanta e quale?

04/11/2015, 10:50

nonnaV. ha scritto:Esistono regole o almeno consigli in proposito?

Direi: scrivi come ti senti. (e così ho anche usato il duepunti :D)

Poi il discorso va un po' diviso in due parti.
Il puntoevirgola è in via di estinzione, non c'è nulla da fare, possiamo fare petizioni, cercare di salvarlo in ambienti protette, ma è destinato. Non ha saputo adattarsi al cambiamento. Del resto ormai abbiamo così tanti modi per definire le "pause" nella scrittura: il punto, il puntoacapo, addirittura abbiamo inventato la riga bianca per separare due scene o per cambiare il punto di vista. Ormai direi che anche la riga bianca fa a buon diritto parte dei segni di interpunzione. Del resto anche il puntoacapo mica c'è sempre stato, avete mai visto gli antichi manoscritti miniati? La stessa punteggiatura è abbastanza moderna, no? Il puntoevirgola è rimasto lì, schiacciato tra la virgola e il punto, in parte sostituito dal punto semplice, in parte dalla virgola. Poverino.
Il duepunti invece resiste ancora, ha una sua funzione specifica. Io ad esempio lo uso molto, ma nella "narrativa tecnica" (ovvero quando scrivo report di calcolo strutturale, per lo più in inglese per giunta), ma in narrativa secondo me stona un po'.

Per quanto riguarda frasi lunghe o frasi brevi, paratassi o ipotassi, beh, dipende molto dallo stile dell'autore e dall'effetto che vuole ottenere, ovvio, a patto di non scrivere periodi di due pagine, o talmente contorti che all lettore tocca fare una parafrasi per capirli :D.
Però non direi che l'uso di frasi brevi e con poche o nessuna subordinata, sia noioso o omologante. L'essere noioso e omologato è un difetto dello scrittore, non della lingua.

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Re: Punteggiatura: quanta e quale?

04/11/2015, 13:45

nonnaV. ha scritto:Giovanni è seduto sul divano. Si alza, va alla finestra. Tetti, comignoli, terrazze. Una donna stende i panni. Giovanni torna a sedere.
Lo trovo un po' noioso

Però potrebbe avere il suo senso. Voglio dire: se quella frase è inserita in un contesto di desolazione interiore per Giovanni, che ben si riflette nel panorama cittadino, può andare bene perché ben rappresentativa.


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Re: Punteggiatura: quanta e quale?

06/11/2015, 9:38

Oh, ma come "il punto e virgola è in via d'estinzione"? Io continuo a usarlo e nessuno mi aveva ancora avvisata :mrgreen: Comunque, lo confesso, io con la punteggiatura ho da sempre profusi e inestinguibili problemi... come mi hanno detto qualche giorno fa, uso una punteggiatura 'creativa' :oops:

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Re: Punteggiatura: quanta e quale?

08/11/2015, 11:19

Cogliendo questo spunto, in questi giorni ho dato un'occhiata a diversi testi di scrittori sopraffini, sia italiani che francesi (il francese è una lingua che mi piace molto). Ho trovato di tutto: da un uso abbondante, e quasi sovrabbondante, di tutti i segni esistenti, a un uso minimale.

Quello che li accomunava era la musicalità, il ritmo, che ne risultava leggendoli ad alta voce.

La musicalità può essere una chiave di scrittura, oltre che di lettura. Dopo essersi chiesti quali sono le parole più adatte a esprimere quel che si ha in mente, ci si può chiedere: qual è il modo più efficace di disporle? E di separarle? E di farle risuonare una con l'altra?

Le risposte a queste domande aiutano, secondo me, a usare la punteggiatura non soltanto in modo tipograficamente e sintatticamente "corretto", ma anche in modo creativo. Perché rinunciare ai due punti o al punto e virgola, se ci servono a creare musica? Solo perché "questa è la tendenza degli ultimi anni", la moda, la-ditelo-come-volete?

Questa pro-vocazione potrebbe essere corredata di esempi. Ne cerco uno per cominciare, ma se ne avete di pronti, avanti il prossimo!


Paolino
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Re: Punteggiatura: quanta e quale?

09/11/2015, 9:34

Ecco.
Musicalità.
Esattamente la parola che cercavo di esprimere nel mio intervento.
Meno male che sono aspirante scrittrice.... :cry:
Tutti i libri sono autobiografici nelle emozioni.

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