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Re: In libreria

10/11/2015, 19:22

Confesso che Romana Petri la conoscevo solo di nome, né l'avevo collegata al basso- baritono Mario, del quale avevo vaga memoria per via di un nonno amante della lirica.
Partecipo a un book club di Neri Pozza e il libro del mese è suo: una biografia in parte romanzata del padre.

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La scrittura è molto buona. "Antica" in senso positivo, cioè analitica, ricca e talvolta ricercata, mi ha rammentato Elsa Morante. Sui contenuti mi esprimerò magari in una recensione.
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Re: In libreria

23/11/2015, 11:10

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Non lo conoscevo; "solo libri" ne segnala la ristampa e ne sono incuriosita (http://www.sololibri.net/L-angelo-del-f ... -Gori.html) ([i]
*sorry, l'immagine viene enorme...*

Il giorno dello sciacallo nella Firenze alluvionata del 1966.

L’anziano direttore della Biblioteca Nazionale piangeva: i volumi preziosi e i periodici erano certamente perduti, le antiche carte geografiche galleggiavano intorno, nel mare di fango e nafta dei riscaldamenti domestici che aveva invaso i quartieri bassi di Firenze. Nello scenario desolante dell’alluvione che sconvolse la città nel novembre 1966, è immersa la nuova avventura del colonnello Arcieri “L’angelo del fango” , (TEA, 2015), sempre a firma del fiorentino Leonardo Gori.
Nuova, ma solo nella versione dei Tascabili degli Editori Associati, perché il romanzo è stato pubblicato con lo stesso titolo dieci anni fa e nello stesso 2005 ha regalato a Gori un riconoscimento prestigioso come il Premio Scerbanenco per i gialli.

Da una stanza rigorosamente chiusa dall’esterno nello scantinato della Biblioteca centrale, nel quartiere Santa Croce invaso dall’Arno straripato, viene estratto il cadavere di un giovane robusto, in giacca e cravatta, senza ferite apparenti. Si direbbe annegato.
Quell’uomo mette in allarme Bruno Arcieri, colonnello dei Carabinieri e ufficiale dei Servizi, bel tipo sui sessant’anni.
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Re: In libreria

13/12/2015, 11:39

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L'articolo di Francesco Alberto Jodice parla dei regali natali natalizi, rimarcando l'incremento degli acquisti su internet.
Naturalmente si sofferma sui libri che, tutto considerato, vanno benino.
E tra i regali comprati su Internet anche se la fanno da padrone come noto ormai i device tra cui smartphone, ma anche smartwatch, tv e tablet, pare andranno molto bene anche i libri cartacei e gli ebook.

Non che i dati della lettura siano migliorati, anzi:
(...) quasi una famiglia su dieci (9,8%) non possiede nemmeno un libro in casa (horribile visu); tra gli scaffali di circa il 63,5% delle famiglie i volumi o i libretti non superano i 100. Mentre i cosiddetti “lettori forti”, quali custodi del sacro piacere di leggere, sono solo il 14,3% sul totale e leggono almeno un libro al mese.

Tuttavia: Capire quanto sia forte la percentuale di libri acquistati quest’anno online potrebbe far emergere quanto sia ormai divenuto forte e utilizzato il canale digitale. Del resto il Libro, come direbbe Umberto Eco, è una delle più grandi rivoluzioni dell’umanità e lo stesso si può e deve dire per Internet. Due rivoluzioni che si incontrano e non si annullano.

Il pezzo si chiude con l'invito a regalare libri, formulato però in maniera non banale, cui volentieri mi associo:
(...) l’augurio non è quello di comprare un libro, ma di comprare per voi o per i vostri cari il libro giusto

http://angololettura.com/
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Re: In libreria

16/12/2015, 21:40

Davvero una triste vita quella di "capitan" Salgari. Per mare c'era stato ben poco, e nella bassa forza, ma - salito motu proprio di grado - fece "navigare" i suoi lettori tra meravigliose avventure. Silvino Gonzato è uno dei suoi massimi esperti.

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«Staccarmi dalle mie fantasie vorrebbe dire togliermi la ragione logica dell’esistenza» confesserà Emilio Salgari (Verona 1862 - Torino 1911), il più grande scrittore italiano di romanzi d’avventura, verso la fine della sua inquieta e tribolata esistenza. Ma quale crudele avversità avrebbe potuto staccarlo dalle sue fantasie, vale a dire dai suoi eroi e dalle loro straordinarie avventure? Non un solo evento ma la concomitanza di più eventi: non la nevrastenia che liquidava come «la solita malattia degli scrittori» di cui dichiarava di essere preda, ma la paura di diventare cieco, una sciagura letale per «un forzato della penna», e le condizioni psichiche della moglie Aida che di lì a poco sarebbe stata rinchiusa in manicomio, lasciandolo da solo a lottare contro una «semi-miseria» che imputava ai suoi editori, a governare una quotidianità fatta di magri, se non disperati, bilanci da far quadrare e di figli difficili ai quali badare: lui che fino a quel momento, più per predestinazione che per scelta, era stato estraneo alla realtà avendo bazzicato, nella malfamata taverna dell’immaginazione, pirati di tutte le risme, rajah, almee, capitani coraggiosi e cavalieri delle praterie. Aida era stata costantemente di guardia alla linea dell’orizzonte affinché il suo «capitano» potesse veleggiarvi oltre, tra tempeste immani ma docili, senza essere disturbato dalle tempeste indomabili dell’esistenza reale; era stata il sipario tirato tra due mondi incomunicabili. La sua malattia ha fatto sì che questi due mondi si scontrassero come violentissimi temporali estivi decretando la fine del più fragile, quello fittizio, fatto di eroi e fantasmi.
Questo libro è il racconto appassionante e documentato del travaglio di uno spirito inquieto e tragico, di uno di quei predestinati all’errare randagio nei territori sconfinati della fantasia, che si proiettava nei suoi eroi fino ad abdicare alla propria identità di piccolo uomo di provincia talora soggetto allo scherno di chi lo apostrofava come visionario e mentitore. Non poteva essere un visionario chi aveva scambiato la fantasia con la realtà, e non poteva essere un bugiardo chi raccontava l’unico mondo in cui sapeva vivere e in cui i suoi falsi gradi di capitano di gran cabotaggio rilucevano come stelle.
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Re: In libreria

04/01/2016, 19:39

Fine/inizio anno, tempo di statistiche anche per i libri...

Questa, che ho trovato su Angolo lettura ma proviene dall'AIE, può interessarci. Dà conto dell'import-export dei libri. Acquistiamo tuttora più di quanto vendiamo; peraltro un nostro titolo su dieci approda sul mercato straniero.
Quanti in totale? E dove si piazzano? Leggete l'articolo!
http://angololettura.com/2016/01/03/1-t ... straniero/


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Re: In libreria

20/04/2016, 16:28

Per i lettori di Christopher Moore - se non lo siete diventatelo subitisimo!!! - una bella notizia: dal 21 aprile sarà disponibile in libreria Anime di seconda mano, il seguito di Un lavoro sporco.

C'è la possibilità di leggere il primo capitolo in anteprima sul sito della casa editrice!
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Re: In libreria

22/04/2016, 16:46

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Antonio Moresco
è un autore "di lungo corso", noto, commentato e discusso. Trovo emblematico che la candidatura allo Strega (L'addio Ed. Giunti) l'abbia commentata definendosi "un autore uscito dal sepolcro"!
La sua carriera è stata in effetti preceduta da un lungo e faticoso "apprendistato" ( Lettere a nessuno). "L’essere stato rifiutato per anni è stato un dono, mi ha consentito immensa libertà" , dichiara in un'intervista a Repubblica; oggi i suoi libri vengono tradotti in molti paesi e la Sorbona gli ha dedicato un convegno.

Mantovano, nato nel 1947, della biografia colpiscono due elementi: gli studi medi in seminario e la militanza nella sinistra extra-parlamentare. Frequentò quindi un disastroso liceo e una scuola di recupero. Niente università, tanti mestieri, dieci anni di lotta politica; poi "si è fermato" e ha cominciato scrivere. Quasi un romanzo... L'elenco dei suoi lavori di narrativa, saggistica e teatro è lungo, lo trovate su Wiki (https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Moresco).

Mi soffermo un attimo almeno su Gli increati, un testo di oltre mille pagine. L'ho letto con interesse, tra fatica e fascinazione, ma cedo la parola a commentatori più titolati.

Antonio Gnoli scrive : [Mille pagine] a volte noiose. A volte folgoranti e strepitose. È difficile ricavarne una storia che abbia un senso, una direzione, un fine. Moresco è fastoso e lugubre, pietoso e crudele. Non c'è un io che racconti. Anche se al centro vi è sempre lui: lo scrittore con le sue idiosincrasie, le sue nevrosi, le sue allucinazioni. Gli increati è un romanzo carontico, traghetta, fra i vivi e i morti, la storia del mondo.

Massimiliano Parente sottolinea la "forzatura": Quella di Moresco è un'impresa ardua, titanica, totalmente a perdere e destinata a restare non compresa, vincente perché progettualmente sconfitta in partenza. Nessuno, come Moresco, riesce a coagulare visioni inverosimili, pazzesche, a forzarne i limiti narrativi per rappresentare qualcosa dell'umano che non si capisce bene cos'è ma che lui tenta di definire e sfondare e lacerare a ogni pagina, e ce ne sono di letterariamente meravigliose.

Per L'addio, che non ho ancora letto, trovo nel sito dell'editore questa presentazione abbastanza stimolante: Un romanzo di combattimento attraversato da una cocente storia d’amore e da interrogativi vertiginosi, che è anche una meditazione estrema sulla presenza del male e del dolore nel mondo e sulla possibilità di salvezza. «Mi chiamo D’Arco e sono uno sbirro morto.» Comincia così questo travolgente romanzo, metafisico e d’azione. Il protagonista è un uomo pieno di dolore, delicatezza e furore, chiamato a compiere una missione impossibile.
Gli viene affidata da un certo Ladzo, ricostruisco leggendo qua e là: deve capire perché si sentono voci di bambini che cantano muovendosi tra le due realtà della narrazione. La città dei vivi e quella dei morti sono vicine, comunicanti, e si assomigliano molto. La polizia dei vivi e la polizia dei morti sono in contatto e collaborano, quando devono risolvere i casi più difficili. Quando l’avrà capito, avrà anche inteso in cosa consiste il resto della missione.

Quanto alle recensioni, ne utilizzo due di segno opposto. Marilù Tolo (Huffington Post) non ha apprezzato: Nell’interno di copertina si legge che “Moresco irrompe nel genere poliziesco per terremotarlo”. Ora, qui di genere poliziesco c’è ben poco. Viene messo in scena uno sbirro (la parola è ripetuta allo sfinimento e mi chiedo: non si poteva ricorrere ogni tanto a qualche banale sinonimo, tipo “poliziotto”?), ma mancano totalmente le indagini. Il romanzo poliziesco prevede degli snodi disposti su uno schema ben preciso (omicidio, ritrovamento, indizi, indagini, depistaggio, scioglimento) e rivoluzionare questo schema è molto arduo, ma non impossibile (ci sono riusciti in pochi, cito ad esempio Friedrich Dürrenmatt ne La promessa o Gabriel García Márquez in Cronaca di una morte annunciata). Ne L’addio di Moresco manca il momento della detection e la trama è semplicissima: il protagonista dal regno dei morti arriva nel regno dei vivi e un bambino, che lo ha accompagnato nella traversata, gli indica i malvagi che devono essere eliminati. Comincia così la kermesse dell’eccidio, seguendo un impianto narrativo molto elementare, dove fabula e intreccio sostanzialmente coincidono. Moresco non ha terremotato il poliziesco: non l’ha proprio contemplato. A meno che con quel verbo si intende che (brutto! n.d.a.) in questo romanzo si trovano solo le macerie del poliziesco.

Giulia Ciarrapica sì: Per descrivere il disagio del mondo contemporaneo Antonio Moresco sceglie la via dell’immortalità, impregnando il romanzo di immagini ancestrali, quasi mitiche, che rievocano con forza il mondo della classicità greco-latina e il pensiero filosofico dei grandi intellettuali.
Allo stesso tempo affida se stesso, il suo Pensiero, alla Letteratura. “Io sono un cantore del Male” – dichiara l’autore – “gli do voce perché è giusto che sia così, perché non sono un censore e voglio semplicemente descrivere ciò che penso ci stia accadendo”.
La forza della Letteratura emerge chiara e forte nell’opera di Moresco, che crede profondamente nella potenza di uno strumento come il libro, àncora di salvataggio nel magma indistinto – e pericolante – della contemporaneità. L’addio cerca domande, non dà risposte.


Linko il blog, la sua recensione, molto articolata, merita una lettura: https://giuliaciarapica.wordpress.com/2 ... o-moresco/
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