Helena J. Rubino
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2. Prima il titolo e poi scrivi - conclusa

14/01/2018, 11:45

Ciao!
Scusate il ritardo.
Ecco i nuovi titoli:
1. Avventura in ascensore
2. Un profumo irresistibile
3. Parole maledette

Grazie, buon lavoro <3

[EDIT] Aggiungiamo il resto del regolamento: scrivere una storia su uno dei tre titoli. Massimo 8000 battute, scadenza 11/2.

Starless96
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi

14/01/2018, 17:54

Scusa ma c'è un limite massimo di parole e/o una lunghezza minima per i racconti? :D

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MasMas
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi

15/01/2018, 14:19

Per quello ci siamo noi!
Scadenza l'11 febbraio, limite di massimo 8000 battute, minimo 20.
Per tutto il resto c'è PirataCard. Tu compri online, noi intaschiamo e non ti arriva niente. Un affarone!
(scusate, oggi NON ho bevuto)
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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ArtiXmi
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi - scadenza 11/02/2018

16/01/2018, 6:18

MasMas ha scritto:Per quello ci siamo noi!
Scadenza l'11 febbraio, limite di massimo 8000 battute, minimo 20.
Per tutto il resto c'è PirataCard. Tu compri online, noi intaschiamo e non ti arriva niente. Un affarone!
(scusate, oggi NON ho bevuto)


Minimo 20? La prendo per buona!

Quelle "parole maledette" pregne di un'"avventura in ascensore" erano " Un profumo irresistibile"!
Il Mozzo.
https://www.facebook.com/ArtiXmi
Comunque, senza il lupo non esisterebbe nessuna fiaba

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Titty
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi - scadenza 11/02/2018

16/01/2018, 7:38

Non cambi mai, ArtiXmi. E meno male. :LOLP:
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

Stefano65
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi - scadenza 11/02/2018

16/01/2018, 14:00

Tre parole da non pronunciare mai, in una particolare avventura in ascensore

- Lei sa che ha un profumo irresistibile?
Mi guardò; la guardai. Sorrise. Una povera cosa insignificante, con i vestiti color topo e i denti storti. Ma aveva un profumo di lasagne addosso che toglieva il fiato.
Sì, perché dovete sapere che io amo le lasagne, ne mangerei fino a scoppiarne, per tutto il giorno.
Lei continuava a guardarmi, sorridendo e abbassando gli occhi. Le guardai le mani: non curate, le unghie mangiate e con un filo dentellato di smalto rosa perlaceo, che aveva visto giorni migliori. Forse nel 1918, ma verso Gennaio...
Lei mi guardava, probabilmente aspettava un segnale, una mia mossa.
Intanto sorrideva come una bambina, una di quelle che si leggono nei romanzi veristi o realisti dell'inizio '900: brutta, sporca, vestita male. Va bene, magari sporca no, ma avete afferrato l'idea, giusto? Beh, sorrideva e sapeva di lasagna.
Non vi ho ancora detto che io adoro le lasagne?
Mi piacciono tantissimo: amo mangiarle con tanta besciamella, che si fonde in bocca, e si mescola con la pasta rigorosamente fatta in casa. E il sugo? Solo con carne sceltissima e tritata, che ti da l'impressione di volare sull'Everest del gusto.
"Odore di lasagna" non mi guardava più e si torceva l'indice della mano destra con alcune dita della sinistra.
- Sì: tu ha davvero un profumo irresistibile - Ripetei.
Spinsi il pulsante d'arresto di emergenza. L'ascensore si fermò di botto. Lei mi guardò, era uno di quegli sguardi che hanno solitamente le vergini poco prima del loro primo rapporto: un misto di ansia, eccitazione e paura.
Mi avvicinai a lei. Le sfuggì un risolino nervoso, un belato da capra intenerita.
L'odore di lasagna era intensissimo.

Quando apersero la porta, i pompieri trovarono me, con ancora in bocca pezzi di carne e qualcuno mi disse che c'era sangue dapperutto. Forse la polizia, forse l'avvocato. Io non lo so: io mangiavo lasagne. Adesso però abito in un bell'appartamento che non pago io e ci sono persone gentili che mi portano le lasagne.

Non vi ho mai detto che a me piacciono da impazzire, le lasagne?

Helena J. Rubino
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi - scadenza 11/02/2018

24/01/2018, 12:17

Un profumo irresistibile

Riverberano rintocchi di vuoto,
vibrano nel petto,
rimbalzano in gola dove gorgoglii di lacrime si ristagnano occludendo il fiato.
L’incenso pizzica le narici,
inebria la realtà.
Bare disposte in fila sono abbracciate da
un popolo costretto in ginocchio.
Popolo svezzato dalla terra che con la stessa potenza l’ha inghiottito.
Tradito.
Risale l’acido a sciogliere il cuore.
Rintocchi d’addio accompagnano il corteo funebre;
morti che camminano.
Pace eterna per le vittime,
vite dannate per chi sopra la terra ancora sospira:
statue di pietra con un cuore che batte.

Non dimenticherò la mia Angelica,
ha portato con sé il frutto del nostro amore a cullarlo in grembo per l'eternità.
Un profumo irresistibile quello dei fiori,
di voglia di tornare a vivere, non semplicemente di esistere.
«Ti accompagno.» Maria mi porge le rose, chiude il negozio.
La primavera ha addolcito l’aria,
la pelle è coccolata dal sole.
Anche lei, sotto questa terra benedetta, ha sepolto l’amore della sua vita,
ma non piange dinanzi alla foto:
raggiunta la pace, sorride ai ricordi.
La pace non ha ancora bussato alla mia porta,
ma mi basta il sorriso di Maria,
cerco la speranza attraverso il suo coraggio.
Mi prende le mani e le accompagna a posare le rose sul sepolcro,
le gambe cedono,
piango come un bambino.
Il profumo di fiori ancora mi desta,
è
la vita che sboccia per dare speranza,
che mi chiama.
Forse è un sorriso quella che sento sollevarsi,
o uno spasmo di dolore.
L’amore non muore:
evolve.

Mi rialzo: è ora di ricominciare.

Nella speranza di non vedere mai più il nostro paese piegato da un sisma.
Helena J.R.

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Silves
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi - scadenza 11/02/2018

24/01/2018, 18:31

Parole maledette.

Rivolevo la mia vita. Tutto, purchè ritornare in dietro! Prima di tutto e tutti , prima di sciegliere, prima di cambiare, prima di lei. Perchè faceva così male? Pechè scegliere se stessi è sempre più difficile che scegliere qualcun'altro. Perchè fino in fondo non si conosce nessuno, neanche se stessi ed illudersi di averlo fatto è un grande atto di codardia nei propri confronti. Non credo nell'amore, non ci ho mai creduto, forse sperato quello si , ma crederci è un altro paio di maniche e io non sono abbastanza pazzo e inconscente per buttarmi in qualcosa che ti fa' perdere il lume della ragione, ti fà fare cose assurde per poi pentirtene dopo. A cosa serve? Inuitle! Scuoto la testa e continuo ad osservarla. Lei non ha battuto ciglio, ha appena corrugato la fronte e alzato il sopraciglio sinistro, come sempre e mi guarda fisso. Niente, silenzio. Si sarebbe per fino sentito il battere delle ali di una farfalla se solo c'è ne fosse stata una, un silenzio assordante. Non era questo quello che mi aspettavo, assolutamente no. All'improvviso inclina la testa di lato e accenna ad un sorriso, semplice ed impercettibile, ma che io riesco a scorgere e mi spiazza, mi colpisce, mi distrugge. Perchè? Perchè non reaggisce come tutte le altre? Perchè non si alza urlando, prendendomi a schiaffi o cose del genere? Non so' che fare, in un inutile tentativo mi guardo intorno cercando non so' neanche io cosa, forse un aiuto, un appiglio. Ma la gente continua la sua vita, il solito traffico di sempre che scorre via senza degnarci di uno sguardo. Si alza e non posso far a meno di notare la sua eleganza anche nei movimenti. Si rimette il suo cappotto rigorosamente nero, la borsa e prima di uscire fuori all'aria gelida dell'imbrunire mi sorride e se ne va'. Bene. Mi alzo anch'io, pago mentro indosso il casco, accendo la moto e corro verso casa anche se non ho nessuna voglia di rinchiudermi tra quattro mura.
NO. Una "maldetta parola" detta in modo chiaro e semplice, diretto. Devo dire che anche quella di negazione detta dalle sue labbra aveva un aspetto molto meno negativo, ma ciò non toglie il suo significato. Lo guardo in viso e capisco che si sarebbe aspettato un'altra reazione da parte mia, ma sarebbe rimasto deluso. Se lui aveva la nomina di esser più freddo del vento del nord, non sapeva che lei aveva un cuore di ghiaccio che Frozen levati proprio. Ma che discorsi faccio? Avere a che fare con gli adolescenti stava facendo intontire anche me. Rimango ancora un po' solo per il gusto di vederlo a disagio sulla sedia e ripenso al nostro discorso, al nostro rapporto se così si può chiamare e concludo che finire così è la miglior delle ipotesi. Prendo il mio cappotto e la mia borsa, gli lancio un sorriso ed esco all'aria fresca e ne assaporo l'aroma. Apro la macchina e prendo la strada di casa anche se non ne ho nessuna voglia, così mi dirigo verso le colline cercando un posto dove poter ammirare la città dall'alto e fumarmi la seconda sigaretta del giorno. Resistere non è facile ma ho fatto un patto e fin'ora non avevo sgarrato, massimo tre sigarette al giorno. Fermo la macchina in una piazzola appena illuminata ed esco chiudendomi bene il cappotto, c'era freddo ma lei lo amava. Si appoggia alla balaustra e si accende finalmente la sigaretta buttando fuori il fumo e aspirando con estrema lentezza, si gira ed accende anche la sua utilizzando il proprio accendino. Non c'era bisogno di parole bastava lo sguardo e gliene fu grata quando capì che anche lui non aveva nessuna intenzione di aprire bocca. La sua moto era parcheggiata poco più in là con il casco appoggiato sul sedile, davvero bella. Spalla contro spalla si guardarono e il primo a sorridere fu proprio lui, non si aspettava questo e un pò la spiazzò. Forse quel NO non era poi così sbagliato e, forse, era solo il preludio di qualcosa di ben diverso. Forse non era poi così "maledetto", forse ma solo forse.

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Nils Desperandum
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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi - scadenza 11/02/2018

31/01/2018, 14:08

Un profumo irresistibile

La sveglia ronzò due volte e Tristana l'azzittì di malagrazia. Stiracchiando le braccia, si crogiolò ancora un momento nell'amaca al fondo del corridoio di cambusa. Il silenzio le confermò che il vascello era ancora nel torpore del turno di notte. Amava quella pace. Rotolò giù dalla sua amaca e con un click la fece riavvolgere nei recessi di una fessura del soffitto. Aprì la porticina della cucina, una piccola stanza angusta traboccante di attrezzi, macchinari e contenitori. Andò alla dispensa e ci si infilò mezza dentro in cerca di un'apertura in fondo: il suo scomparto segreto. Da un piccolo contenitore prese una manciata di grani di caffè mugolando per l'aroma inebriante. Si fece un caffè in stile vecchia Terra, così come diceva il nonno: usando una vecchia moka italiana, allungandolo all'americana e riempiendolo di zucchero alla turca. Tenendolo con due mani se lo portò al fondo della stanza, dietro il grande frigo e si sedette sul piccolo sgabello davanti all'oblò. Dalla finestrella ovale osservò il pianeta chiamato Cerilon Beta. Una sfera rosata su uno sfondo nero infinito, impenetrabile e terso come il suo caffè. Fantasticò su cosa avrebbe portato il suo ammiratore segreto quella volta. Dopo ogni missione in superficie c'era una sorpresa per lei da parte di qualcuno tra i marinai della nave. Che deliziosa attesa.
Gli altoparlanti del vascello tuonarono la sveglia generale. Cambio di turno, ora di mettere in piedi la colazione. Tristana saltò su e mise sopra i fornelli due pentoloni che si agganciarono facendo clac-clac. Con una canna ne riempì uno d'acqua e da un dosatore pendente dal soffitto mise nell'altro un'abbondante dose di olio. Prese un cipolloide, lo spaccò con un martello da idraulico e lo buttò nell'olio. Poi prese degli uovoidi e ce li tirò sopra. Gusci, bucce, tutto. Girò con un mestolone di metallo e chiuse il coperchio. Sentì con soddisfazione il profumo cominciare a spargersi per la cucina. Il profumo era tutto. Aggiunse abbondanti paprica e curcuma, il segreto per un succulento profumo d'uovo fritto. Quando la pentola con l'acqua cominciò a bollire, avviò un piccolo ventilatore puntato sul condotto del ricircolo d'aria e mandò il vapore in giro per la nave. L'umidità acuisce l'olfatto, altra saggezza del nonno.
Dopo un po', l'interfono trillò e il Primo Ufficiale le diede il buongiorno congratulandosi per il profumo della colazione. Soddisfatta, diede un'occhiata dentro alla pentola e dovette trattenere un conato di vomito. La vista di quel pastone con tutti i gusci rotti misti a uovoidi mezzi cotti e i frammenti del cipolloide che nel calore si stavano sfogliando era ripugnante.
Tristana calcolò i tempi, era ora. Restò un momento in ascolto e non percependo alcun segno di pericolo dal corridoio, andò dietro al frigo e aprì una sezione della paratia accanto all'oblò. Tirò fuori un contenitore avvolto in uno straccio, era il suo fedele ed indispensabile gioiellino, l'unico che sapeva davvero cucinare lì dentro: un Cuoci-Freccia 9000. Aprì un cassetto e ce lo mise sopra, distendendone i vari bracci e ugelli. Lo caricò con una busta di preparato multi-proteico e lo programmò per dodici colazioni al gusto uova e cipolla. Non un granché gusto, anzi quasi niente, ma tanto è il profumo che conta. Gestisci sapientemente gli odori e potresti servire perfino carta bagnata. Avviò il robot con un clic e un leggero senso di colpa.
Era di nuovo al suo oblò quando sentì bussare alla porta con tre lievi colpettini. Come immaginava, non c'era nessuno, solo un pacchetto in terra. Con aria furtiva, lo prese e chiuse velocemente la porta. Era al settimo cielo. Saltellò di contentezza. Mentre volava nuovamente verso il fondo della cucina, diede un'occhiata al Cuoci-Freccia che aveva già stampato tre colazioni perfette. Bravo di mammà.
Tristana si sedette per terra e posò il pacchetto sullo sgabello. Lo aprì lentamente e ci trovò dentro sei frutti rossi appuntiti con un carinissimo ciuffetto verde. Fragoloidi! Ne assaggiò uno ed era semplicemente delizioso, un'esplosione di succosa dolcezza. Non sarà mica… una fragola! Una fragola vera! Se la gustò a lungo con gli occhi chiusi. Che meraviglia, grazie chiunque tu sia! Si affrettò a mettere le altre cinque in un contenitore salva freschezza e le nascose nel suo scomparto segreto. Tornò al suo sgabello e in fondo al pacchetto del suo ammiratore vide un piccolo cartoncino quadrato. C'era scritto “IO SO”.
Tristana osservò il cartoncino a lungo. Era scritto a mano in grossi caratteri curati e precisi. Gocce di sudore le scorsero lungo la schiena. La delizia in cui si era crogiolata fino a quel momento si tramutò lentamente nel gusto amaro del dubbio e del panico. Tu sai… cosa? Era una minaccia quella? Il cuore le rombava nelle orecchie con un tu-tum assordante. Accanto alla scritta c'era una piccola freccetta nera. Riluttante spostò lo sguardo sul Cuoci-Freccia. Com'era possibile? Come faceva a sapere? Se il Capitano l'avesse scoperta sarebbe stata la fine. Nel mare e nello spazio non si scherza. Si vide già a processo davanti agli ufficiali. Non è colpa mia se non sono mai stata una buona cuoca! Bisogna pure sbarcare il lunario in qualche modo no? Tristana non si dava pace, era davvero stata così ingenua?
Qualcuno bussò con veemenza alla porta, Tristana fece un salto e con una manata fulminea ribaltò il Cuoci-Freccia dal cassetto e lo mandò a schiantarsi sullo sgabello dietro al frigo. Urlò un “che c'è” da corte marziale. Un marinaio la informò che il Capitano voleva vederla non appena avesse finito le colazioni.
Tristana cominciò a correre su e giù per la cambusa in uno stato di confusione totale. Cosa voleva il Capitano adesso? Sapeva già? Il senso di colpa che l'ossessionava da tanto tempo si stava gonfiando nel suo cranio senza lasciare più spazio per nient'altro. Basta, era giunta l'ora di smetterla, doveva fare piazza pulita. Smembrò le varie parti del Cuoci-Freccia e le cacciò a forza nell'inceneritore assieme a tutte le colazioni pronte e il contenuto del pentolone. Click zot, click zot, click zot. Con ogni scarica al plasma le sembrò di bruciare un po' del peso che le gravava sulle spalle da tempo. Andò al suo comparto segreto e tirò fuori tutte le sue scatoline di contrabbando. A una a una le disintegrò. Ogni zot era un'altra frazione di peso in meno sulla sua coscienza. Quando ebbe finito si sentiva una donna nuova. Mai avrebbe pensato che sarebbe stato così facile. Beccatela in quel posto, traditore segreto!
Tristana guardò tra tutte le sue carte se c'era una qualsiasi indicazione su come preparare uova e cipolla. Che poi, che razza di colazione sarebbe? Improvvisando, andò alla dispensa e tirò fuori tre cipolloidi, li sbucciò, li affettò alla bell'e meglio e li buttò nel pentolone con l'olio. Mentre friggevano andò a prendere ventiquattro uovoidi e si imbarcò nell'impresa di sgusciarli. Trentuno uovoidi dopo, versò tuorli e albumi sui cipolloidi quasi attaccati al fondo e rimestò furiosamente. Già che c'era ci buttò dentro pure un ciuffo intero di erba cipolloide.
Bussarono alla porta, Tristana aprì e si trovò l'addetto di turno alla mensa che, invece di parlare, stette ad annusare. Che profumo irresistibile! Quand'è pronto? Due minuti! Chiusa la porta, Tristana guardò nel pentolone, assaggiò, aggiunse un pugno di sale e rimestò ancora una volta. Suonò il campanello e mandò via la sbobba. Vai con Dio. E in bocca al lupo.
Era esausta ma carica di un'energia che non provava da tempo. Prese la scopetta e cercò di fare un po' di pulizia. Andò all'oblò e vide che pacchetto e cartoncino erano finiti per terra. Li raccolse e notò che dietro al cartoncino c'era un'altra scritta in un corsivo voluttuoso: “come farti felice”. La scopetta le cadde di mano. Scivolò lentamente all'indietro, si sedette per terra e rise, rise a lungo e di gusto.

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Re: 2. Prima il titolo e poi scrivi - scadenza 11/02/2018

31/01/2018, 15:26

Avventura in ascensore

Se ci fosse il modo per scegliere come morire, non vorrei mai farlo dentro un ascensore. Quello che è successo ieri è quanto più s’avvicini alla morte. Sono vivo per miracolo e tutto per colpa di Davide. Dovete sapere che io voglio bene a Davide, lo conosco da sempre, ma addirittura trovarsi bocca a bocca mi pare esagerato. Ho urlato lo ammetto, mi sono agitato, ho respirato a stolzi, ma suvvia la lingua poteva tenersela per sé. Non ci s’approfitta di una persona in stato di panico. Pa-ni-co. Pu-ro. Ve-ro. So sillabare, devo farlo, me l’ha detto mia moglie. Quando sei nel panico, sillaba. E io l’ho fatto, dopo aver urlato, prima che la signora grassa accanto a me lo facesse. L’ho capita subito che pure lei non regge le emozioni. Già sudava prim’ancora che l’ascensore si stazionasse a metà tra il settimo e l’ottavo piano: tra l’ufficio spedizioni e quello dei reclami. Che fortuna! Siamo al piano giusto. Signora, che fa glielo dice lei che questo ascensore è difettoso o continuiamo a urlare? Dopo uno schiaffo di Vera, la segretaria di Mazzini, la donna grassa si è quietata. Si è tenuta la guancia rossa e gli occhi lucidi. Forse ci scapperà un pianto, per il momento lei è innocua. Ognuno reagisce in modo diverso. Ad esempio Giuliano, che sta due scrivanie più avanti, l’ho imparato a conoscere adesso. Mai scambiata una parola, timido, occhiali spessi e alito pesante. E in posto stretto e chiuso è un anticipo di morte. Pure il suo parlare come una radio portatile è stata una bella tortura. Ma la morte arriva quando ti tocca e ancora non era il momento. Neppure quando senti un odore di puzzetta. Lo sapevo che prima o poi qualcuno l’avrebbe fatta. "Scusate, sono stato io." ma non l’ho detto.
Mi scappa la pipí l’ha detto Giuliano e se l’è fatta addosso. Vera ridà un ceffone alla donna grassa dopo un intervallo di silenzio di tredici minuti e otto secondi. Io mi sento male, Davide si fa largo, vede i miei occhi diventare bianchi, svengo, io svengo, vorrei anche urlare, ma svengo soltanto. Non so neppure come io abbia fatto a trovare lo spazio sufficiente per accasciarmi. Davide però il posto per infilarmi la lingua l’ha trovato. Sfacciato e pure disgraziato. Oltre a me, Davide, Vera, Giuliano, la donna grassa, ho contato altre quattro persone.
"Andiamo, dai, c’entriamo."
"Ma dove? No, no."
E mi spinge. Dopo ho capito perché mi ha spinto dentro. Sul cartello c’è scritto che in ascensore possono entrare al massimo dieci persone.
”C’entriamo” ha detto Davide.
Senza offesa ma solo la signora occupa due posti buoni, io non sono un grissino e pure tu con quelle spalle da culturista. Cosa vado a pensare? L’aria insalubre mi ha dato alla testa. Che idee mi vengono? Fatemi uscire di qui. Dio, sia benedetto: mi ha ascoltato. Le porte si sono aperte. Escono tutti: Giuliano coi pantaloni pieni di pipí, la donna grassa che bacia il pompiere appena esce dall’ascensore come il santo pontefice quando scende dall’aereo, i quattro che non conosco e non credo mai li frequenterò e Vera che comincia a piangere.
“Che fate uscite o richiudiamo per lasciarvi soli?”
Occhi bassi, mi rialzo a fatica e mi aggiusto la giacca. Non dico grazie, mi vergogno troppo, non riesco a parlare. Sento le risate dei vigili e Davide cammina dietro di me. Tutta colpa di Davide se ci hanno preso per una coppia. Vorrei morire, qui, ora, ma non dentro l’ascensore. Ma prima ucciderò Davide.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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