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samy74
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Halloween #06

15/10/2017, 19:51

Immagine

"C'era una vecchia strampalata che una mosca nera inghiotte.
Voi direte "E' un po' picchiata".
Forse muore entro stanotte.
C'è una vecchia un poco grulla che trangugia un grosso ragno.
Voi direte:" Bel guadagno".
E quel ragno nella pancia striscia, s'agira, s'aggancia.
Ma così vuol catturare quella mosca tutta nera.
Voi direte:" Brutto affare".
Forse muore , chi lo sa."



Ciurma, Halloween si avvicina. Dolcetto o scherzetto o racconto?
Facciamo racconto? Senza limite di battute da consegnare entro il 15 Novembre. Ad ogni racconto allegare un'immagine che si ispiri alle vostre parole.

Buon divertimento!
Allegati
ragno-su-una-tela-di-ragno-155324.jpg

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Gattoula
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Re: Halloween #06

21/10/2017, 8:25

Hola! La filastrocca va intesa come incipit o come ispirazione?
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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Re: Halloween #06

21/10/2017, 18:40

Non aprire
se hai delle colpe


E venne alla luce per la seconda volta, scavando dalla terra; ad attenderlo la luna.
Una sola notte per compiere la missione. Una vita in cambio di una vita. Un patto stretto nella spirale più oscura del mondo dei morti. Nessuna fiamma o fuoco eterno bruciava in quel luogo, solo buio a divorarlo da dentro, confusione, angoscia.
Dolore privo di materia.
Desiderio carnale inappagabile nel corpo etereo.
Fame.
Sete.
Brama di vendetta.
Scrollò il terriccio di dosso e lombrichi appiccicati sulla pelle nuda.
Dalla carne ferita colò una sostanza scura; il lezzo si sollevò infiammandosi di azzurro. Percorse i primi passi tra le lapidi profumate di fiori freschi, e la luce vibrante di lumini accesi per la festa.
Lasciò il cimitero alle spalle. Il cancello sbatteva con forza contro il muro: l'ira di uno spiritello castigato.
Solo suo il privilegio di oltrepassare la soglia in ferro battuto.
Attraversò il giardino illuminato dalle teste di zucca. Ecco il maledetto: lo aveva abbandonato sul ciglio della strada, a separarli i vetri della finestra: danzava con il cilindro in testa e l'abito nero; la donna lo istigava agitando il petto nel vestito da vampira.
Quell'ultimo giorno si scoprì più leggero dell'aria e la sua mano visibile solo attraverso la nebbia, riconobbe sull'asfalto il proprio corpo inerme. Nemmeno il tempo di adattarsi alla nuova forma, che il cemento lo risucchiò divorandolo nella bocca infernale del mondo.
La porta decorata da teschi e ragnatele rappresentava un bivio: scegliere di salvare la propria anima, perdonare e tornare nell'oltretomba, oppure dannarla per l'eternità per continuare a vivere secondo i piaceri e le soddisfazioni carnali. Avrebbe arrestato il cuore del pirata per occuparne il corpo, e saziato quella fame fino all'ultima goccia di sangue della bella.
Fama, sesso, soldi: il diavolo manteneva sempre le sue promesse.
Così scelse.
Toc toc.
Allegati
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samy74
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Re: Halloween #06

02/11/2017, 13:05

Gattoula ha scritto:Hola! La filastrocca va intesa come incipit o come ispirazione?


Ispirazione

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Re: Halloween #06

04/11/2017, 16:50

Il Ragno

Zampette pelose camminavano leste, dopo che il nascondiglio era stato scoperto.

La signora Artemide gridava dalla paura: aiuto...aiuto e rimaneva immobile, come se un incantesimo l'avesse pietrificata e trasformata in una statua di sale. Solo la voce gli rimaneva e con quella continuava a chiedere aiuto. A chi poi? In casa non c'era nessuno, se non lei.

Quello che la salvò fu il trillo del telefono. Sembrò quasi che le onde sonore dell'apparecchio, con poteri a noi sconosciuti, giungessero sino alle gambe della signora liberandola da quei legacci, che fino a quel momento l'avevano tenuta ferma.
Driiinn.
Così, noncurante del pericolo, si decise a rispondere lasciando il bagno e il suo ospite poco gradito, spingendosi fino al telefono.
- La caldaia? Si venga pure. Alle 11.00 ha detto? Va bene, mi faccio trovare in casa.
Si era completamente dimenticata dell'appuntamento annuale per la pulizia dell'impianto termo-idraulico, volgarmente chiamato caldaia.

Quando l’omino della caldaia si presentò, la signora Artemide indossava la sua migliore vestaglia arancione a scacchi neri.
- Buongiorno, prego da questa parte.
Si diressero verso il bagno, dove in un angolo poco illuminato, racchiusa da uno sportello ingiallito dal tempo, la caldaia sbuffava.
- Può portarmi uno straccio per favore – disse l'omino alla signora, mentre armeggiava con la chiave inglese e il cacciavite.
La signora Artemide tranquilla andò a cercare quanto serviva al tecnico. Al ritorno con sua grande sorpresa lo sportello della caldaia era aperto, ma del tecnico non c'era traccia.
Di nuovo quel ragno peloso fermo in un angolo, sembrava quasi che ghignasse. Di sicuro risultava più grande dall'ultima volta che l'aveva visto.
Anche stavolta la signora Artemide gridò dalla paura, forte, ma così forte che il vicino di casa si precipitò a vedere cosa era successo. Si attaccò al campanello finché la Signora riusci a muoversi e ad aprire la porta.
- Che succede ha bisogno d'aiuto?
- Oh! Signor Giuseppe giusto lei, c'è un ragno enorme nel bagno che mi perseguita.
- Dove, mi faccia vedere.
Insieme si avviarono all'interno del bagno dove la signora Artemide indicava l'angolo della parete dove aveva visto il ragno. Purtroppo, con disappunto della signora, della bestia non c'era neanche l'ombra. Il signor Giuseppe provò a rincuorarla, sicuro che a una certa età la memoria e la vista fanno brutti scherzi.
Poi la signora approfittò della presenza in casa del vicino per chiedergli una mano per aggiustare il rubinetto che continuava a perdere.
Il signor Giuseppe si chinò sotto il lavabo e comincio a dare un'occhiata, poi andò a casa sua, prese la cassetta degli attrezzi e tornò per stringere meglio alcuni tubi.
-Signora adesso dovrebbe portarmi qualche straccio, che così evitiamo di allagare il bagno.
La signora diligente si allontanò per prendere gli stracci chiesti dal vicino. Al ritorno, proprio sopra il lavabo, un ragno gigante sorrideva beffardo, del vicino non rimaneva che una gamba solitaria.
Questa volta non aveva dubbi, era proprio il ragno di prima, solo un pochino più grande.
La paura attraversò ogni cellula del corpo della signora, vibrava come un strumento percorso da una scarica elettrica e gridava: - Aiuto...aiuto.
Le zampe del ragno come artigli metallici si mossero, aveva sulla schiena una specie di tatuaggio, un disegno tribale forse. Le mandibole dell'animale si aprirono e le fauci inghiottirono quello che restava del vicino.
- Aiuto...che qualcuno mi aiuti! - gridava la signora Artemide, congelata dalla paura
Il ragno implacabile si stava avvicinando, il corpo dell'animale era di un arancione vivido, solo intervallato da macchie nere di peluria a formare una sorta di scacchiera.
Ormai era a un passo dalla signora Artemide, che pensava ancora di gridare, ma la sua voce non si sentiva. Anche lo sguardo era pietrificato, gli occhi rimanevano aperti e le palpebre non sbattevano.
Un artiglio enorme dell'animale sfiorò la guancia della signora, dalla bocca dell'animale spuntavano due rostri appuntiti che sibilarono e un suono metallico echeggiò nel bagno.
- Mamma!
Gli occhi del ragno guardavano teneri la signora Artemide.
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sembra che le nuvole si spalanchino e scoprano tesori pronti a piovermi addosso

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Re: Halloween #06

04/11/2017, 22:58

Dolcetti e scherzetti

Che festa inutile. Bella commerciale, fatta per spillare soldi alla povera gente. Colpa di questa società, sempre a guardare cosa fanno gli americani. Voglio dire, non abbiamo abbastanza feste di per noi? Uno schifo.
Invece i miei ragazzi vogliono festeggiare. Certo, che male c’è, a festeggiare? Perché allora non festeggiamo la giornata degli FSM? Non ha la stessa dignità? Eh? Eh?
E intanto che mi sgolo, sono già pronti. Che volete, sono il Monstrous Hotel, son fatto di camere e corridoi, mica posso impedirglielo.
Adesso son tutti assiepati nella hall, Carminio che guarda i preparativi da dietro il bancone, con quel sorriso da gatto sul muso da gatto.
Secco balbetta tra i denti di scheletro, Katrina è entusiasta anche se dalle occhiaie viola in quel volto pallido cadavere non si direbbe. Straccio con le due mani di lenzuolo sopra la testa di lenzuolo vaga in pena. Mostro è impegnato ad osservare sé stesso allo specchio. Insomma tutto normale.
Bussano alla porta: toc toc.
Cala il silenzio, e l’immobilità, come se si fosse congelato il tempo.
I miei ragazzi, dei tipi dai nervi saldi.
Occhi si guardano sconvolti. Chi ha gli occhi.
Poi la vocina da fuori: “Dolcetto o scherzetto?”
Così si scatena il panico: parte Secco, ballonzola le sue ossa in bella vista verso la scala. Seguono Straccio, Aigor, Vamp, e gli altri. Grem almeno, schizzando qua e là acchiappa Katrina per un piede e se la trascina su per le scale. E poi, silenzio.
La porta si scosta, una voce da Titti di Silvestro: “C’è nessuno?”
Gli occhi di Carminio si affilano come un gatto che fiuta il topo. Entra una bambina, tutta testa, occhioni azzurri e caschetto biondo. Gambine e braccine spuntano da una federa che ha addosso, il volto dipinto di bianco. In mano un sacchettino.
Fa due passi dentro, guarda in giro e fa: “Uuuh!”
Carminio tenta di sparire dietro il banco. Ma lei lo vede, gli occhioni si accendono di meraviglia, trotterella da lui: “Ciao! Io sono Valen… un fantasma. Uuuh!” agita le manine e sorride.
Carminio lancia uno sguardo al cielo, sbuffa e si affaccia dal bancone: “Bel fantasma. Travestimento accurato, sì.”
Il sorriso diventa dubbio: “Davvero?”
“No. Però potresti migliorarlo se sparissi, come un fantasma.”
Lei si gira e mette il broncio, sussurra: “Non gli è piaciuto.” Poi gli occhioni cucciolosi si accendono di pucciosa gioiosità: “Caramelle!”
Si china a raccogliere un confetto incartato, schizzato via dalle tasche di Katrina.
La frugoletta pacioccosa si allunga a prenderne un’altra, va a quella dopo, segue la pista delle caramelle e sale le scale.
Prende il corridoio, con il sorriso di innocente zuccherosità: “Oh, quante porte.” poi: “E chissà quanti dolcetti!”
Si ferma dalla 103. Bussa e annuncia: “Dolcetto o scherzetto?”
Da dentro risponde Aigor, con la sua voce da rivenditore di bare: “Sei tu, la bambina?”
“Sì. No! Sono un fantasma, uuuh!”
Si spalanca la porta, dentro è buio. La pargoluccia caramellosa allunga la testa: “Oh! Che paura.” Poi, cauta, fa un passo, due.
Una luce soffusa si accende dietro Aigor. Si vede appena ma si intuisce la sua statura di un metro e un tappo, a corona. La testa a forma di pallone da rugby per traverso. Il vestito da beccamorto, che necroforo è troppo moderno. Il colorito da mozzarella rancida, i baffetti, lo sguardo vitreo. Si spaccia per maggiordomo cattivo. Serve un maggiordomo in un hotel? Appunto.
Sorride con un angolo della bocca: “Vuoi entrare in questa stanza, vecchia e buia, con me? Da sola?”
Lei lo guarda ammirata: “Oh, no! Vorrei solo delle caramelle, se le ha.”
Affila lo sguardo: “Sciocchezze, e questo lo prendo io, ah ah!” e le strappa il sacchetto di mano.
Fa una smorfia di disgusto, infila la mano e tira fuori un orsetto gommoso. Spalanca gli occhi: “Ma questo, è un orsetto, come con mamma, alla fiera.”
Spalanca anche la bocca: “E una caramella all’orzo, come una volta! Anche il lecca lecca a spirale! Quanti ne ho mangiati da piccolo!”
Sorriso pieno, occhi gonfi: “Che belle, queste caramelle!”
Come al solito si è fatto contagiare dall’allegria. È proprio inutile come un maggiordomo in un hotel.
La bambolina coccolina lo sta fissando: “Bene. Ma, ne hai delle altre, di caramelle? Per me?”
La voce aumenta di cento ottave: “Oddio!” si spiaccica una mano sulla fronte: “Non mi sono preparato! Aspetta qui, vado a cercarne.”
“Sì sì.”
Aigor si fionda nel buio. La giovincella cuore di panna fa un passo indietro: “Fai con calma!” Un altro passo, oltre la soglia, si allunga alla maniglia e chiude.
Si gira indietro. Per un istante gli occhi si aggrottano, la voce esce roca: “Coglione.”
Poi torna sorridente, ogni poro sprizza gioia zuccherina, e si avvia per il corridoio.
Ehi, che le è successo?
Trotterella un po’ avanti e viene attratta dai bagliori degli esperimenti del Doc, da sotto la porta della 119. Da dentro vengono stridori, bzzzap, bzzzot, e la risata di Doc: “Mhuohohoho!”
Bussa: “Dolcetto o scherzetto?”
Dentro passi: “Ah! Di pikkola pampina di essere kui, ja!”
La porta si spalanca, dietro il Doc, allampanato nel camice, la testa con la fronte prominente a forma di vaso di fiori, con i due ciuffi di capelli sulle orecchie a spuntare come piante.
Dietro gli occhiali spessi balenano occhietti vispi, di chissà cosa, tutto il resto è rughe e ancora rughe, rughe ovunque. Si frega le mani nei grossi guanti di gomma nera: “Tu, di pikkola di pampina ja! Entrare e di asistere mia krante invenzione! Io di fare di skerzeto a te!”
“Forte!”
Entrano. Mezza sala è occupata da scatoloni di metallo pieni di tubi e fili, cilindri e ampollone piene di liquido blu ribollente, vibrazioni, cavi, cigolii, sbuffi, borbottare e calore e scintille. Luce azzurra da strumenti e fluidi.
La piccolina tenerosa avanza al centro, stringe forte il sacchetto.
Il Doc esclama: “Di spektacolo avere inizio!” Tira una leva, delle catene cigolano, dall’alto cala un lettino, coperto di un involucro di metallo della forma di un grosso corpo umano.
Finalmente combinerà qualcosa. Non ricordo quando sia entrato, ma non mi risulta abbia mai prodotto alcunché.
Sbuffano fumi, che ammantano tutto di luminescenza arancio, il Doc tira un’altra leva: “Ora!” una sfera con un puntale proietta una scarica scoppiettante sul lettino. La bimbina gioiosina fa un salto: “Ah!”
Il Doc esulta: “Di essere compiuto!”
L’involucro sbuffa e inizia a sollevarsi. Da sotto un pallore, e un mugugno come di una gola: “Hmmm.”
Il Doc allunga la mano a prendere dal piano una caramella tonda. Pure incartata, una cosa fatta per bene.
Sorride, allunga le dita verso la piccolina incredulina: “Tolcetto, ja.”
Lei libera il sacchetto, lo porge e le dita ci lasciano cadere la caramella. “Grazie.” dice incerta.
Il Doc gonfia il petto. Trent’anni per fare una caramella. Speriamo non gliene chieda un’altra. Invece lei sorride: “Bene, ciao.” cammina all’indietro, supera la porta e la chiude.
Di nuovo voce roca: “Bello stronzo pure questo!”
L’ho vista! Ha fatto il dito medio. Adesso trottola svolazzando iperglicemica, ma l’ho vista, un istante fa.
Torna indietro, si guarda intorno. Sceglie la 105. Bussa, ancora vocina da cardellino con un laccio alle gonadi: “Dolcetto o scherzetto?”
Da dentro clang clang, poi la voce di straccio: “Eccola, è già qui.”
Secco: “Va-va… va-va… va-vai tu ad aprire.”
“Non me la sento, sono troppo giù.”
“Ma-ma… ma-ma… che dici?”
“Vai tu, no?”
“I-io? Fo-fo… fo-fossi matto! E se-se… E se-se… E se-se…”
“E se ci mandiamo Latta?”
Di nuovo sbeng sbang, Latta ci sta provando. Ma gli manca la testa e con quella gli occhi. C’è qualche difficoltà tecnica.
La frugoletta confettosa abbassa le braccia, bocca spalancata: “Ma…” Poi stringe i pugni e batte un piede. Si gira e guarda in alto. Il volto stravolto dalla tensione, la voce torna diabolica: “Che razza di cagate sono queste?”
Diabolica. Occa…! Stupido, altro che Halloween! Dovevo arrivarci!
Infatti, il volticino diventa scuro, un vento bruciante sale dal basso, colora le ombre di rosso, i capelli svolazzano. Le mani si serrano: “È questo quello che fai? Questo è il modo di terrorizzare i bambini?”
La voce ormai è la sua, Lucifero parla per bocca della bimba, suo emissario.
Cacca cacca cacca! Lo sapevo che sarebbe tornato! Lui vuole vedere i miei ragazzi cattivi, morte urla terrore raccapriccio. E lo spettacolo è stato da baraccone.
“Un bel baraccone, sì, che adesso farà la fine che si merita!”
Cacca cacca cacca! Dai no non fare così, dacci un’altra…
“Cosa? Questa era la tua possibilità! Adesso altro che cacca!” Alza i palmi in alto, comincia a uscire fumo, poi scaturiscono fiamme: “Nel nome del signore delle tenebre, io ti purifico con le fiamme dell’infer…”
Bom! La 105 si spalanca e la prende in pieno, il corpo scaraventato avanti, la tempia sbatte contro il tavolino sul muro di fronte, cade inerte. La luce torna normale, il vento sparisce, niente fiamme.
Cacca cacca cacca! Da dentro esce Latta, ballonzola scomposto, gira sulla soglia poi torna dentro.
Culo culo culo! ‘Sta volta è andata di lusso! Ogni tanto un po’ di culo.
Presto, chiamo Liliya. Arriva dal corridoio, un metro e novanta per centocinquanta chili di carne purtescente morta da dieci anni, con divisa, grembiulino e fazzoletto da donna di servizio ucraina. Agita lo spolverino e tuona con la voce da Bruto di Braccio di ferro: “Cosa essere questo disordine? Pulizia, ci volere pulizia, da!” Prende in spalla la bambina. Brava, portala molto, molto, molto lontano. Nemmeno lui la dovrà più trovare.

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Una risata vi seppellirà

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Re: Halloween #06

13/11/2017, 13:48

nessun altro vuole aggiungere Orrore? Morte? Sangue?

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Re: Halloween #06

13/11/2017, 15:08

E distruzione, non dimentichiamo la distruzione.
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: Halloween #06

13/11/2017, 18:14

Ci sono ancora più di 48 ore! ;-)
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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Re: Halloween #06

14/11/2017, 13:59

Una strana alleanza

"C'era una vecchia strampalata
che una mosca nera inghiotte.
Voi direte "E' un po' picchiata".
Forse muore entro stanotte.
C'è una vecchia un poco grulla
che trangugia un grosso ragno.
Voi direte:" Bel guadagno".
E quel ragno nella pancia
striscia, s'agira, s'aggancia.
Ma così vuol catturare
quella mosca tutta nera.
Voi direte:" Brutto affare".
Forse muore , chi lo sa."


Il ragnaccio nel pancione
della strega brutta e grassa
graffia, agita le unghione:
vuol squarciar quella carcassa.
La vecchiaccia si spaventa
di venire sbudellata,
e sapete cosa tenta?
Una pozione avvelenata!
Nel suo antro puzzolente
cerca serpi e pipistrelli,
di ranocchio qualche dente
e del diavolo i capelli.
In un nero pentolone
mischia tutto con dovizia
poi ci aggiunge aberrazione,
urla, lacrime, mestizia,
una punta di terrore,
due dita di negro fieno
che ti da quel pizzicore
mentre trangugi il veleno.
Mescola, di colpo ansante
mentre il fisico le duole:
il ragnaccio ora è un gigante,
ammazzarlo proprio vuole.
Ecco è pronta la brodaglia
verde (un po' fosforescente)
che il suo vecchio sguardo abbaglia.
Lei la beve lentamente,
ne assapora i forti aromi:
forse manca un po' di sale?
Ma quel che ha preso dai tomi
è una ricetta niente male.
Finalmente scende giù
e comincia a fare effetto:
lei diventa tutta blu,
e che capita al ragnetto?
Ha i capelli indiavolati,
una coda di serpente,
nere ali dai due lati
e saltella impunemente.
Dallo stomaco si sposta
alla milza, all'intestino;
ma alla gola fa la posta:
per la bocca è trampolino!
Ha paura la stregaccia
mentre urla di dolore,
vomitar vuol la bestiaccia
prima che le arrivi al cuore!
Ma si chiede anche perplessa
"Cosa diavolo ho sbagliato?
Forse manca... di platessa
qualche occhio strabuzzato?"
Poi dall'ugola le salta
un grumaccio assai peloso
otto zampe alla ribalta
di colore rugginoso.
Una mostrousa creatura
si palesa alla sua vista,
ma invece della paura
nel cervello prende pista
un'idea un po' avventata,
ma di certo assai fruttosa:
se l'avesse egli aiutata
nel mestier di... spaventosa?
"O grazioso mostricino,
vieni qui tra le mia braccia!
Sembri proprio un bel gattino...
ti darò quel che ti piaccia!
Se mi aiuti nei misteri,
nei segreti sotterfugi,
con gli intrugli veritieri
sarem, senza tanti indugi,
il duetto più perfetto
tra i più grandi dei malvagi:
fattucchiera e fluo-ragnetto
a diffonder nubifragi!"
Serpe-ran-pipistro-diablo
pensa su per un momento:
sì, di certo un tal retablo
porterà gran giovamento!
Da insetto insignificante
a secondo della maga
lui fa passi da gigante
e comincia la sua saga.
Li vedrete ora sfrecciare
su nel cielo, a luna piena:
lei la scopa cavalcare,
lui aggrappato alla sua schiena.

Ecco qua, ora sapete
come astio e intolleranza
annullare ora dovete:
molto meglio un'alleanza!

IMG_20171114_135452.jpg
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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