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Racconti di note #05

28/09/2017, 15:40

<o>
Signori, sfida a singolar tenzone sulle note di Hallelujah, composta, scritta, musicata, cantata e animata dal compianto Leonard Cohen.

Qui il video di riferimento, Hallelujah - Leonard Cohen

Testo
Now, I've heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don't really care for music, do you?
It goes like this, the fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew ya
She tied you to a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
You say I took the name in vain
I don't even know the name
But if I did, well really, what's it to you?
There's a blaze of light in every word
It doesn't matter which you heard
The holy or the broken hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
I did my best, it wasn't much
I couldn't feel, so I tried to touch
I've told the truth, I didn't come to fool you
And even though it all went wrong
I'll stand before the lord of song
With nothing on my tongue but hallelujah


Qui potrete trovare anche una traduzione del testo, se ne avete bisogno!

Le regole restano le originarie: scrivete ciò che la musica vi ispira, o una frase del testo, o tutta la canzone nella sua interezza. Mostrate a tutta la ciurma cosa vedete.

Un po' di scadenze:
fino al 15 ottobre per consegnare i racconti, fino al 22 per commentare e votare i vostri tre preferiti e il 23 sarà annunciato al mondo il vincitore, che potrà scegliere cosa farci ascoltare!
Si has perdido el rumbo escúchame, llegar a la meta no es vencer, lo importante es el camino y en él, caer, levantarse, insistir, aprender.
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Re: Racconti di note #05

28/09/2017, 15:51

Nessun limite di caratteri o parole?

Paolino
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.

(G. Galilei)

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Re: Racconti di note #05

28/09/2017, 19:43

paolino66 ha scritto:Nessun limite di caratteri o parole?

Paolino


Per questa volta no, l'unico limite è il cielo!
Si has perdido el rumbo escúchame, llegar a la meta no es vencer, lo importante es el camino y en él, caer, levantarse, insistir, aprender.
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Re: Racconti di note #05

30/09/2017, 4:16

Mi verrebbe da suggerire che il racconto si legga nel tempo della canzone! :)
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Re: Racconti di note #05

30/09/2017, 6:36

MasMas ha scritto:Mi verrebbe da suggerire che il racconto si legga nel tempo della canzone! :)


Uhmmmmm... sarebbe bello, ma ognuno ha tempi di lettura diversi
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: Racconti di note #05

30/09/2017, 8:03

Sì vabbè Gat era volutamente un concetto generale. Non è che dobbiamo usare righello e squadra con tutto, no? :)
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Re: Racconti di note #05

30/09/2017, 12:07

Mio fratello ci ha messo 7 minuti a leggere il mio 250 parole :LOLP:
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
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Re: Racconti di note #05

03/10/2017, 20:55

Maria Jamelia

Nel cortile di terra rossa attorno alla struttura in mattoni e fango i bambini giocavano a rincorrersi.
L’uomo dalla pelle color cacao nella tonaca chiara era seduto davanti alla porta. Li guardava e sorrideva un sorriso malinconico.
La piccola Maria Jamelia, cinque anni, si avvicinò. Il volto color cioccolato al latte era sporco, il vestito era strappato su una manica, ma la piccola aveva negli occhi una dignità che solo un orfano che ha vissuto gli orrori della guerra può mostrare.
L’uomo trasformò il sorriso in uno a tutti denti. Accolse la bimba con una carezza tra i ricci: “Ciao cara. Hai bisogno di qualcosa?”
Quella puntò il dito alla costruzione dietro: “Perché ho il nome della chiesa?”
L’uomo si girò a guardare: “Sai, è una storia speciale. La vuoi sentire?”
“Oh sì.”
La prese e se la mise a sedere su un ginocchio: “Sai, qualche anno fa c’erano degli uomini cattivi. Uomini di colore, ma di un’altra tribù. Avevano i fucili e venivano qui a fare del male alle donne e a uccidere gli uomini.”
“E adesso dove sono?”
“Non vengono più qui, adesso, non avere paura. Tu e tutti gli altri siete al sicuro.”
La piccola annuì seria. L’uomo continuò: “Un giorno, uno di loro tornò da solo. Con il buio.”
“Perché tornò solo?”
Lo sguardo si alzò verso l'orizzonte. Il sorriso divenne una lama. Prese un bel respiro poi: “C’è chi dice i suoi compagni l’avessero scacciato. Emarginato, perché ferito, storpio. C’è chi parla di una donna, cui aveva fatto male, che non aveva voluto distruggere il frutto di quel dolore.”
“È una storia triste.”
“Sì, ma aspetta la fine. L’uomo cattivo tornò dalla donna. Lei aspettava un bambino, aveva un gran pancione. L’uomo la rapì, come scudo. Si sentiva perso, tutta quella cattiveria non gli indicava nessuna strada. La portò dentro la chiesa.”
Jamelia guardò indietro: “La nostra chiesa?”
“Esatto. Aveva il fucile, gridava e minacciava di ucciderla. La gente aveva paura, rimaneva lontana, guardava, senza fare niente.”
Si interruppe, con qualcosa in fondo agli occhi. La bambina gli strinse la manica: “Poi che successe?”
“Allora c’era un uomo santo.”
“Tu?”
“No, oh no. Si chiamava Odike. Lui aveva il coraggio della fede, e affrontò l’uomo cattivo. Si mise dritto in piedi davati alla chiesa, gli parlò, per farlo ragionare. Ma l’uomo cattivo non voleva sentirlo, disse che lo avrebbe ucciso. Odike non se ne andò. Invece, si mise a cantare. Una canzone bellissima, che parla di speranza, di errori e diversità, di fratellanza.”
“Me la fai sentire?”
“Dopo, piccola, certo. L’uomo cattivo invece non la voleva ascoltare. Cominciò a urlare, a far gridare la donna per fare paura a Odike. In risposta, la forza della canzone chiamò altri uomini, e donne, e poi ragazzi. Si affiancarono, prendendosi per mano, cantando insieme.” Il religioso deglutì un groppo in gola.
“Che succede? Non continui?”
Gli occhi umidi: “Sì, subito. Ecco, vedi, l’uomo cattivo. Era impazzito, per la rabbia. Non voleva, non voleva lasciarsi vincere, dal bene, dalla canzone. Così sparò. Una delle sue ultime pallottole. Colpì Odike in fronte. Quegli occhi spalancati, che gli chiedevano perché, a cosa serviva, increduli, finirono nella polvere.”
Di nuovo un groppo da deglutire, e proseguì: “Ma, la canzone, non cedette. Gli altri, ormai tutti. Continuarono. L’unione li sorresse. L’uomo cattivo, non aveva abbastanza pallottole, la rabbia non gli serviva a niente, il fucile non gli dava risposte. Impazziva, e gridava. Poi venne un urlo diverso. La donna stava partorendo. Allora, l’uomo cattivo aprì il cuore alla canzone. Ascoltò per la prima volta, e capì. Pochi minuti dopo uscì dalla chiesa con una neonata. Sua madre era riuscita a darle il nome prima di morire: Maria Jamelia.”
La piccola spalancò quegli occhioni grandi come il cielo: “Ero io?”
“Sì cara.”
Poi abbassò lo sguardo: “Mamma.”
“Sì piccola. La tua mamma è morta, ma ha fatto un miracolo.”
Tornò a guardarlo a occhi sgranati: “Allora tu c’eri! Hai visto tutto!”
“Eccome. Ho visto proprio tutto. Ti è piaciuta la storia?”
“Oh sì! Voglio dirlo agli altri!”
“Vai piccola.”
La bimba saltò giù e corse via. Lui sorrise un po’ triste, come al suo solito. Prese il bastone e si aiutò ad alzarsi, su quella gamba azzoppata cinque anni prima che, però, gli aveva salvato la vita.
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Re: Racconti di note #05

04/10/2017, 18:40

L'accordo segreto

La danza della fiammella sulla candela procede ritmica, deformando le ombre sui muri crepati della cantina infestata dalla muffa.
A condurre il passo della fiamme e delle ombre è il respiro affannato della donna legata al una sedia di mogano scuro più pesante di lei, la sua pelle diafana è tesa su un a figura minuta e smunta, i grandi occhi ocra, spalancati in un'espressione di puro terrore, scattano da una parte all'altra della stanza, cercando inutilmente una possibile via di fuga o un punto debole nella struttura.

Allungo una mano verso di lei, la poggio sul costato così magro da esporre la sagoma della costole sotto l'epidermide sottile. A ogni tocco emette un gemito smorzato dallo spesso bavaglio legato intorno alla sua bocca, i suoi spasmi sono tenuti a bada dalle corde di iuta che le scavano i polsi e le caviglie.

Mi sporgo in avanti e le tolgo il bavaglio; sulla parete la nostre ombre distorte ballano all'impazzata, il suo respiro si è fatto incontrollabile e il cuore sembra volerle martellare fuori dal petto mentre la cassa toracica si gonfia e sgonfia senza che lei osi emettere un solo suono dalla sua bocca ormai libera.

La squadro di nuovo, con un sorriso, i suoi occhi lasciano trapelare tutta la confusione che le sta ottenebrando la mente; l'ultima cosa che ricorda è l'aperitivo preso insieme a me in un piccolo locale fuori mano nella provincia di Pavia.
Anticipo le sue domande.

«Scopolamina. Ha una buona sinergia con lo spritz che abbiamo bevuto assieme. Sono bastati dieci minuti prima che tu acconsentissi a seguirmi sin qui di tua spontanea volontà. Sono bastate dieci gocce di sonnifero per farti andare giù come un sasso per quattro ore mentre perfezionavo l'acustica della stanza.»

Le metto un indice sulla bocca, intimandole di non parlare.

«Non rovinare la sorpresa, ti posso assicurare che non ti sentirebbe nessuno anche se decidessi di chiamare aiuto»

Sbatto il braccetto di un diapason sul bracciolo della sua sedia e lo poso sul suo costato esposto, posso quasi sentire il La che si propaga dentro di lei; il mugolio che emette in risposta al contatto col metallo gelido è sgraziato e fuori tono.

Lancio via il diapason, attento a farle notare la mia frustrazione.

«dovremo accordarti.»

Allungo di nuovo la mano verso di lei, il contrasto tra la mia mano abbronzata e la sua carnagione d'avorio mi ricorda il dualismo dei tasti del pianoforte – sorrido alla coincidenza.
Poso il pollice sulla base suo bel costato e premo forte, sempre di più, sinché non comincia a gridare e le cartilagini intercostali si piegano sin quasi a cedere.
Il terrore e l'urgenza del suo tono mi danno un piacere che nessun altro strumento potrebbe mai darmi.
Salgo di un centimetro con la mano e premo sulla prima costola dello sterno, affondando il pollice sinché il suo grido non raggiunge un'intensità maggiore del precedente; l'osso è sul punto di schioccare prima che lo faccia.
Finalmente ha capito come funziona. Mi inginocchio di fronte a lei, con entrambe le mani strette sulla sua piccola cassa toracica.
Lo strumento è pronto per essere suonato, Signore, mi stai ascoltando?

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Re: Racconti di note #05

04/10/2017, 20:45

Azz Inverno, ma che roba ti sei inventato? :o _| :)
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