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Re: Note sopra coperta

18/03/2017, 17:27

Gattoula ha scritto:
ArtiXmi ha scritto:
Era un pezzo che non sperimentavo, da ieri sera.
Possiamo provare, perché no


Se ti va, son ben contenta!
Sta a te...
..anche perché io non idea di come traslarci in area autori :o .


Hai una mail e un MP (messaggio privato)

Titty ha scritto:Mi ha ricordato quando da un commento io e ArtiXmi decidemmo di scrivere assieme.
Lui non si è ripreso ancora, ma fu un'ottima esperienza.


Vero, mi ha lasciato in uno stanzino al buio con una candela e un pezzo di carbone, che in confronto l'Enigmista di Saw sembrava babbo natale :(
Il Mozzo.
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Comunque, senza il lupo non esisterebbe nessuna fiaba

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Re: Note sopra coperta

18/03/2017, 17:31

Non dire queste cose, che poi ci credono.
Psss psss...ho nascosto la chiave sulla nave. Se la trovate buttatela a mare, ehm... riconsegnatela.
:lol:
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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Re: Note sopra coperta

19/03/2017, 15:13

Capitano Mas Mas, mi aspetta? Arrivo col racconto.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: Note sopra coperta

19/03/2017, 16:19

Seamus era ignaro del piano del capitano. Quest’ultimo aveva dovuto imbarcarlo al posto di James Garrenson, morto per una rissa a bordo finita male. Il ritmo del violino si faceva prepotente e il pensiero di aver perso uno dei migliori uomini per uno strimpellatore, non gli andava giù. Con i coatti non si era mai trovato bene. Gli davano filo da torcere ogniqualvolta ne saliva uno a bordo tanto da costringerli a sbarcare al porto successivo. Seamus, però aveva il consenso della ciurma, almeno finchè li avrebbe allietati con la musica. Ripristinato l'ordine, la nave seguiva in direzione sud. La notte stellata rendeva meno cupi e malvagi i pensieri del capitano Clarke. Dal ponte vedeva infrangere le onde sul fianco della nave. Una vita passata a bordo e cominciava a sentirne la stanchezza. Il volto corrucciato solcava la fronte dai segni del tempo. I baffi e i capelli grigi determinavano un’età matura, dimostrando di più dei suoi cinquantadue anni. Gli occhi celesti bucavano. I suoi uomini, come bimbi indifesi lo temevano e abbassavano lo sguardo al suo passaggio. Non aveva sonno e si fermò a leggere il suo taccuino. Tirò fuori una matita e si mise a scrivere. Il gabbiere Seamus, questo era il suo ruolo, lo scrutava dell'albero di trinchetto. Per essere gracile, aveva forza da vendere e in più la giovane età giocava a suo favore. Destare invidia era scontato come in qualunque luogo stipato di uomini, lo salvava il saper suonare. Biondo, occhi cerulei che puntavano sul capitano.
“Hai finito di guardarmi? Torna al tuo lavoro, gabbiere.”
L’urlo del capitano lo ridestò. Aggiustò d’istinto le vele. Con la coda dell’occhio vide all’allontanarsi il capitano. Un giorno avrebbe voluto essere come lui. Ingenuo per età non si accorgeva che non era nelle grazie del suo mito. Gli era riconoscente per averlo imbarcato. La vita a terra non era stata mansueta nei suoi confronti, voleva dimenticarsi di tutto. Portava con sé in dote solo un violino, nient’altro da offrire alla ciurma. Canti, balli, sorrisi perché di piangere non ne poteva più.
“Gli uomini non piangono” aveva sempre sentito dal suo patrigno. Lasciò la madre al suo destino con quell’uomo e l’unico posto che lo consolava era al porto dove lei lo accompagnava spesso da bambino.
“Dopo il lavoro alla locanda, tuo padre mi portava qui al molo. Mi suonava le ballate che creava per me. Tuo nonno era un musicista, gli aveva insegnato lui.”
“Mamma, mi racconti sempre la stessa storia.”
“Lo so. Tuo padre sarebbe fiero di te se sapesse…”
Corse via dalla madre, non voleva sentir nominare il nome del padre.
Lo vennero a cercare ovunque, ma lui conosceva ogni punto del porto per sfuggire al patrigno che lo cercava. Lo odiava perché si mise in mezzo tra i suoi genitori. Non aveva neppure una grossa considerazione di sua madre. Si vendette per fare una vita più dignitosa, che non avrebbe mai potuto avere con suo padre. Un marinaio sa a malapena badare a se stesso.
Appena lo imbarcarono, si dimenticò di avere una madre. Voleva essere un marinaio come suo padre. Nel sacco che si portò dietro aveva un cambio e il violino e questo era tutto ciò di cui aveva bisogno. Mare e musica.
L’archetto strusciava le corde del violino con un andamento preciso, senza sbavature. Il braccio pareva un allungamento dello strumento. Una melodia celestiale, poco virile per quegli uomini dal volto truce. Estremamente alticci dopo i fiumi di alcol nelle loro budella, si agitarono disapprovando quel tipo di ritmo. Noncurante dei fischi e i brontolii, seguì la sua esibizione. Il piede batteva il ritmo, il mignolo quasi in alto come si mette con un bicchiere. Sempre più concitato il mormorio, cominciarono i primi spintoni e insulti. Tanti uomini contro un gabbiere giovane e testardo. Chiunque avrebbe cessato la musica, ma lui era indemoniato. Sfuggì da due - tre pugni che non lo colpirono, fin quando Johnny lo agguantò da dietro l’albero maestro. Seamus si sentì stringere al collo, si divincolò con un morso dato all’altra mano che gli teneva chiusa la bocca per non urlare. Cocciuto tornò a suonare. Saltò sul ponte più in alto e ballò sbeffeggiandosi di Johnny.
“Sei un uomo morto, Seamus.” prendendo una bottiglia vuota tra le mani. Puzzolente e ubriaco inciampò nel gradino.
“Morirò quando riuscirai a stare in piedi per colpirmi. “rise di gusto dando un colpo sul violino.
Johnny si alzò e fingendo di allontanarsi, si girò e prese un coltello dalla sua cintola. Di scagliò contro di lui con una rapidità quasi felina. Un bicchiere buttato a terra lo colpì di striscio e lo fermò non distante da Seamus. Il capitano prese Johnny per la camicia e lo spinse a terra. Scrutò il ragazzo che tremava col violino ancora in mano.
“Chi ti ha dato questo violino?”
“Mia madre, signore.”
“Come ti chiami Seamus, dimmi il tuo nome vero.”
“Declan O’neal, signore.” quasi balbettando.
Stavolta era il capitano che aveva le mani tremolanti mentre gli porgeva il taccuino.
“Qui c’è il continuo della tua musica.” stringendo forte la mano di suo figlio.
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Re: Note sopra coperta

24/03/2017, 5:16

Brava Titty!
Anche per esserti cimentata in una tematica che - a quanto dici - non ti è congeniale ;)
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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Re: Note sopra coperta

24/03/2017, 18:23

Interessante lo spunto di Titty.
Si potrebbe mescolare con altri...
Comunque vedi che ti viene?
Io penso che sperimentare cose nuove aiuti a migliorare nel proprio genere principale.
La storia è carina, un bel raccontino.
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: Note sopra coperta

24/03/2017, 18:41

Grazie.
Ho fatto una fatica nera. L'importante è partecipare.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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Re: Note sopra coperta

24/03/2017, 18:44

Titty ha scritto:Grazie.
Ho fatto una fatica nera. L'importante è partecipare.


:lol:
Brava! Così si fa!!
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: Note sopra coperta

25/03/2017, 22:50

Dovremmo votare, ma avendo partecipato in quattro non so quanto abbia senso, che ne dite?
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: Note sopra coperta

25/03/2017, 22:56

Direi che siamo troppo pochi. Però a me va bene tutto. Come volete.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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