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Re: Note sopra coperta

28/02/2017, 14:32

Ma una bella storia di un pirata bello e impossibile che fa innamorare una giovine donzella al suono della serenata del violinista di bordo no?
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Re: Note sopra coperta

28/02/2017, 14:39

Io ne ho una triste, troppo cupa. Ma non stanno neppure sulla nave.
Poi non ho la testa...e quando è così scrivo peggio del peggio del peggio del solito.
Meglio di no.
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Re: Note sopra coperta

03/03/2017, 20:39

Non ci crederete, ma la storia nella mia testa ha un seguito romantico.

Attorno all'albero di maestra due file di cani da galera gonfiavano i muscoli sulle corde dell'argano di prua. Il pennone mediano saliva a ogni strappo, a ritmo. Il ritmo del piede di Seamus O’Flannery che suonava il violino volteggiando in mezzo a loro come un indemoniato.
Il capitano lo guardava dal castello di poppa. Non era stato tenero quando lo aveva imbarcato sulla Aleta del Diablo chiamandolo: "Damerino imbellettato". Ma alla ciurma piaceva averlo a bordo, per cui per il momento era parte dell'equipaggio.
Avrebbe reso i conti con la sorte, come tutti, al successivo arrembaggio.


L’occasione non tardò: la mattina del 22 ottobre 1658 la nave veleggiava placida sul mare calmo, appena fuori vista della costa nord di Aruba, accanto a un’isola di roccia buona solo per qualche granchio soldato.
Il capitano uscì di cabina con lo sguardo già puntato all’orizzonte, bandana rossa e benda pronta a scendere sull’occhio, barba rossa arruffata e al fianco la sciabola rubata a quel ufficiale di marina inglese.
I passi dei suoi stivali diretti a prua gli tirarono addosso gli sguardi, che poi si alzarono verso Jeremy sulla coffa che allungava il braccio verso l’isolotto: “Nave a tribordo! Dietro l’isola! Nave a nordest!”
Il capitano William Lancaster alzò il cannocchiale e puntò la linea dell’oceano dorata dei riflessi del sole già infuocato.
Tirò la bocca in un ghigno e gonfiò i polmoni: “Razza di topi di sentina, è il momento di muovere quei piedi pulciosi che vi ritrovate! Juan, preparare la nave all’arrembaggio! Signor Smith, muovi quella pancia da bevitore che ti ritrovi e corri al timone! Procediamo sotto copertura dell’isola finché possibile, poi dovrai far scattare questa fregata più veloce degli ospiti del letto di tua moglie quando torni a casa di sorpresa.”
Smith, il suo secondo, già correva al timone, sbraitando a sua volta ordini.
Intorno i pirati più svegli cominciavano a darsi da fare, chi al sartiame o cordame, chi a raccattare armi. Gli altri erano mercé della frusta di Juan Mendez il quartiermastro. Il ponte si riempì di schiocchi, corse, scricchiolii, corde tese e grida.
Il capitano stava a gambe larghe davanti all’albero di maestra, rifilando strilli, pacche e pedate a chiunque gli passasse a tiro. Lanciò un'occhiata a O’Flannery.
Era davanti al castello di poppa, con il suo codino impomatato e le scarpe con la fibbia lucida; cominciò a battere il piede e suonare una ballata ritmata ad accompagnare i lavori di manovra.
Lancaster ghignò al pensiero delle sciabole che avrebbero riempito l’aria a breve, altro che quelle note. Tornò a guardare la nave che usciva da dietro le guglie di roccia. Da qualche giorno ronzavano attorno a quell’isolotto, in attesa di una nave che lo aggirasse da nord per avvicinarsi ad Aruba. La tecnica era già riuscita due volte, e quello che spuntava era di nuovo la prua di un mercantile olandese.
“Brutti sacchi di pulci, lo sentite l’odore dell’oro? Jeremy issa il jolly roger!”
La Aleta del Diablo gonfiò le vele, anche se erano con il sole a sfavore erano però in vantaggio di vento. Smith manovrò per restare coperti dalle rocce, verso poppa, mentre la nave prendeva velocità e seguiva una rotta curva a ridurre la distanza.
Lancaster sorrise: “Signor Smith, vecchia spugna, vali tutto il rum che ti trangugi! Fin troppo facile!”
Dal timone i ricci canuti del compagno di scorrerie fecero un lieve inchino.
“Preparate le spade, e che l’odore del sangue che sentirò non sia il vostro!”
La nave sfilò accanto alle rocce. I pirati si accalcarono a prua, prepararono le cime di abbordaggio.
La Aleta del Diablo uscì da oltre il profilo frastagliato che la nave olandese si stava appena allontanando dallo scoglio e stava virando verso Aruba.
Poterono vedere gli occhi del primo olandese che li vide. Il terrore anticipare le grida, diffondersi man mano che i volti si giravano. La loro preda tentò di raddrizzare la navigazione per prendere velocità. Erano quasi allineati, impossibile virare e tentare di usare i cannoni. Impossibile scappare, loro erano troppi veloci. Era questione di pochi minuti.
La prua riduceva le distanze.
I pirati erano pronti e sbavanti.
Sulla nave olandese, si vedeva il panico correre come uno scarafaggo colpito dal sole. Pochi tentavano si prepararsi, tanti si limitavano ad aspettare a bocca aperta e occhi sbarrati.
Il capitano avanzò fin dietro i suoi uomini, strepitanti e invasati.
O’Flannery si avvicinò e la musica cambiò. Le corde cominciarono a vibrare una melodia crescente, una marcia pulsante, che parlava.
Nella testa di William Lancaster quelle note raccontarono, una storia, immagini. Dee in guerra, tempesta e fulmine. Una guerriera pronta a guidare la sua mano, a suggerire dove colpire, come uccidere, chi combattere.
Non erano a più di dieci braccia. Gli uomini lanciarono le prime cime arpionate, i primi gridi di terrore arrivarono alle loro orecchie, si prepararono al contatto tra gli scafi.
Poi uscirono, dai boccaporti. Due file di armigeri dell’esercito olandese, bluse blu e bianche e sciabole in mano.
Una trappola.
Il piede di O’Flannery se ne accorse e aumentò il ritmo. Il sangue pompò alla testa. Tutto diventò rosso.
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Re: Note sopra coperta

07/03/2017, 6:55

..quando scade il termine? ::-<:
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Re: Note sopra coperta

07/03/2017, 21:30

Avendolo lanciato il 26 e avendo proposto una ventina di giorni, direi non certo prima del 15, anzi più verso il 20.
Precisione da pirati.
Sarà per quello che ci perdiamo sempre? :lol:
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Re: Note sopra coperta

10/03/2017, 0:23

mi scuso per tutti i termini marinareschi che ci sono, mi sono dovuto acculturare.
(neanche a sQuola studiavo con tanto interesse, se mi vedesse mia madre...)
Mi spiace, ma io ho i nomi dei miei pirati personali e non li cambio con i tuoi Masmas ;)
sono 4999 battute.

La vela della nave araba scivolo oltre lo strallo, strappata dal vento di libeccio.
Quattro uomini si arresero durante l’arrembaggio, giurarono di diventare parte della ciurma.
“Ora è il momento di stanare quei figli di cane.” Sbotto il “Rosso.”
Cram, con braccia nerborute quanto fusti di antichi alberi, con una spallata scardinò la porta, dove i tre ammutinati, per il timore dell’arrembaggio, si erano nascosti. Li chiusero dentro per evitare che causassero altri problemi.
Tiodor, il quartiermastro, li scortò fuori a spada sguainata.
“Uomini, qual è la pena per l’ammutinamento?” Chiese il “Rosso.”
“Il giro di chiglia” gridarono i pirati.
“Così sia” annuì il “Rosso.”
Si erano imbarcati come mozzi. Stavo per dire qualcosa ma il più anziano degli ammutinati, replicò alla scelta del capitano.
“Preferisco la morte.” Forse tentò di salvarsi la vita con un atto di coraggio, oppure… oppure non lo so.
Tiodor, con grazia felina nonostante i suoi quarant’anni, salì sull’albero di trinchetto con una cima, balzò oltre il boma, Cram e altri pirati accompagnarono la sua discesa filando la corda. Poggiò i piedi alla tolda e armeggiò con la cima pochi istanti.
Girandosi, infilò il nodo scorsoio al collo dell’uomo e chiese verso il capitano.
“Avrà anche le ultime parole da dirci questo codardo?”
Afferrò la corda con Cram e gli altri pirati, il “Rosso” fece un cenno e l’uomo si trovò sollevato di due metri buoni dal ponte, scalciò l’aria e con le mani tentò di divincolarsi. Lo guardai con misericordia, un sussurro alle mie spalle disse “Damerino, accompagna con il violino la sua anima, non vedi come danza con la morte?”
Mi voltai a guardare il “Rosso”, dai suoi stivalacci malmessi, passando per la giacca in raso macchiata di sangue rappreso della scorreria e poi alla barba rossiccia fermandomi agli occhi neri.
Presi un profondo respiro e poggiai i crini di cavallo sulle corde, suonai un requiem per l’uomo che fu. Intanto dalla murata sbucò fuori un pirata con una scotta annodata a mò di cintura improvvisata, legò le mani di uno dei due giovani, l’altro lato della cima ai piedi del secondo, con un’altra corda legarono mani e piedi dei due. Tiodor annodò la fune che teneva l’impiccato alla murata per lasciarlo ciondolare in balia del libeccio e di una lenta morte.
“Bene, adesso fategli assaggiare i denti di cane.” Tuonò il “Rosso.”
I denti di cane, mi spiegò tempo prima Cram, sono piccoli crostacei attaccati oltre la linea di galleggiamento dell’imbarcazione. Le osservai quando tirammo in secca il brigantino per cambiare il fasciame malmesso e calafatarlo nuovamente. Piccoli crostacei protetti da corazze simili a pietre acuminate.
“Dacci il tempo, devi decidere se annegheranno o si squarteranno” disse Tiodor. Calarono i due con la schiena poggiata alla murata di dritta e tesero le corde.
“Non li deludere” frugai nella testa per trovare una melodia lineare. Le braccia dei pirati si gonfiarono e seguirono le note del violino. Il “Rosso” parlava con Cram, il capo carpentiere Courtney e con Claus detto “Ragazzina”. I tre con altri carpentieri salirono a bordo del baghla arabo appena assaltato.
Continuai con il mio suonare a incitare le braccia dei tiratori e le mani di chi tesava la cima, i due erano in acqua da troppo tempo, velocizzai il motivetto. Tiodor mi diresse uno strano sorrisetto.
I due ragazzi arrivarono a bordo, uno era morto annegato, l’altro si contorceva dal dolore, la schiena era scorticata, in alcuni punti si vedeva il bianco delle ossa.
Buttarono i mare l’impiccato e l’annegato, per gli ammutinati non si sprecano sudari e palle di cannone.
“Damerino, i quattro arabi, Ted e Flinch, andate su quella barca portatela alla baia, anche a costo di portarla a bracciate.”
Appena stavo per scendere la murata, Tiodor disse “Hai fatto tutto il possibile, non è colpa tua.”
I carpentieri tornarono sul brigantino, gli arabi diedero tutte le vele al vento. Io e Claus al castello di prua, Cram al timone dal lato opposto con Flinch, gli altri sedettero al posto dei vogatori dandoci le spalle. Claus detta “Ragazzina” per l’esile corporatura e i lunghi e fini capelli biondi, ma era anche il boia dell’Aleta del Diablo. Due arabi parlavano in modo concitato nella loro lingua e infine uno allungò la mano verso la sciabola di Ted, uno schiocco aprì uno squarcio nella blusa dell’arabo creando una linea di sangue. Claus ritirò la frusta. “Torna al tuo posto, feccia!”
Arrivammo all’imbrunire alla baia, Cram arenò il natante sulla spiaggia, l’Aleta del Diablo ancorata in acque profonde.
Tiodor attendeva il nostro arrivo e verso Cram “hai perso qualcuno sulla via del ritorno?”
“Esatto, è appena scivolato sulla mia lama”
Adesso gli arabi erano solo in tre, il quartiermastro aggiunse “Mi spiace musico, anche l’altro ragazzo ha fatto un tuffo.”
Cram tirò una pacca a Tiodor “ha un bel carico quella barca, quasi prendevo il largo e adios!”
“Se lo facessi tu il giro di chiglia con la pellaccia che hai, i denti di cane sparirebbero per un pezzo dallo scafo.”
“Beviamoci su!”
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Re: Note sopra coperta

10/03/2017, 9:22

A me i termini marineschi non danno fastidio, in questo caso, trattandosi di un testo sui marinai, ci stanno bene. Forse è che mi ci sono abituata nel romanzo di Melville. Un po' strano all'inizio, ma poi ti sembra naturale.
Sarei curiosa di un racconto sulla polizia scientifica o in campi dove c'è da investigare per scriverci sopra. Non è male studiare l'argomento, in particolare dove non conosciamo i gerghi del suddetto mestiere del personaggio.
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Re: Note sopra coperta

10/03/2017, 20:42

Soppa hai studiato proprio! o?
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Re: Note sopra coperta

14/03/2017, 17:48

5000! ..giuro non l'ho fatto apposta :lol:



Attorno all'albero di maestra due file di cani da galera gonfiavano i muscoli sulle corde dell'argano di prua. Il pennone mediano saliva a ogni strappo, a ritmo. Il ritmo del piede di Seamus O’Flannery che suonava il violino volteggiando in mezzo a loro come un indemoniato.
Il capitano lo guardava dal castello di poppa. Non era stato tenero quando lo aveva imbarcato sulla Aleta del Diablo chiamandolo: "Damerino imbellettato". Ma alla ciurma piaceva averlo a bordo, per cui per il momento era parte dell'equipaggio.
Avrebbe reso i conti con la sorte, come tutti, al successivo arrembaggio.

Un fisico vibrante come le note che sapeva trarre dal suo strumento, ma che stonava con la sparuta capigliatura vermiglia e lo sguardo umile, quasi femmineo: ci si chiedeva come potesse trovarsi lì.

Quando il brigantino fu avvistato e la Aleta del Diablo si lanciò all’abbordaggio, ci si dimenticò completamente della sua presenza, e Seamus guizzò lesto sul sartiame per conquistarsi una posizione defilata.

Gettati i rampini ed artigliata l’altra nave, i pirati si lanciarono come demoni sul ponte nemico, con la sciabola tra i denti e una pistolaccia tra le mani, anelando l’odore del sangue e il suo sapore misto alla salsedine. La mischia si fece furibonda, e nel formidabile impeto del corpo a corpo, tra il clangore delle armi e le grida disumane delle membra orrendamente mutilate, in pochi si accorsero delle flebili note di un violino in cima all’albero maestro.
Quel suono leggero, malinconico, era l’anima di O’Flannery che piangeva la sua sorte, la sua amata Jane massacrata anni addietro da quegli stessi pirati nel corso di una razzia in terraferma.
E ora quei pirati si credevano suoi compagni, e ignari delle traversie che lo avevano portato a bordo della loro nave rendevano l’anima a Dio sulle note della sua musica trasognante.

Lo scontro si protrasse per diverse ore, finché l’equipaggio del brigantino, stremato benché avvezzo al combattimento, si arrese implorando misericordia.
Quando tremebondi gettarono le armi supplicanti ai piedi del capitano Stud, fu come un segnale, un ritorno alla realtà, e la musica cessò di colpo.
Seamus osservava la scena, col cuore in bilico: estenuato dagli orrori visti, dal sangue che imbrattava la tolda, dalle murate vomitanti cadaveri, dallo strazio delle carni, dai gemiti dei feriti e dei moribondi, avrebbe forse accantonato la sua vendetta... ma la vera mattanza iniziò allora.

Delusi e furibondi per il magro bottino, i pirati si lanciarono come bestie sui prigionieri sbogottiti. Stud ordinò di portare acquavite in coperta, “Suonaci qualcosa, O’Flannery!”, e per ogni barile squarciato veniva tirato a sorte un prigioniero e sgozzato con ferocia o issato sui paterazzi che pendevano inerti dai pennoni di maestra.

E il cuore di Seamus perse infine l’equilibrio.

Forse non accettò di dover esser costretto a far da colonna sonora ai loro rantoli di dolore, o forse fu la perfetta consapevolezza che la stessa cosa il capitano l’aveva fatta passare alla sua donna, alla sua Jane trovata agonizzate al limitare del villaggio.

3 anni... 3 anni ci aveva messo a ritrovare quel bastardo...
Infiltrarsi nella sua ciurma non era stato facile.

Ma ora era lì.
E il sangue della sua Jane chiamava vendetta.

Il “damerino imbellettato” aveva pensato forse di agire con più astuzia: crearsi un piano una volta imbarcato, entrare lentamente nelle grazie del capitano, e poi tagliargli la gola nella notte.

Ma qualcosa precipitò nella mente di Seamus.
Non poteva aspettare.
Voleva sentirlo gridare urlare piangere implorare pietà e poi finirlo come un cane.

Non riusciva più a suonare, le dita non gli obbedivano più.
Le sue mani gettarono il violino, che andò ad infrangersi sul fasciame di tribordo poco sopra i copri agonizzanti dei prigionieri, poi svelte cercarono il coltellaccio che teneva nella fascia legata alla cintola.
Le sue gambe gli ordinarono di gettarsi con un balzo fulmineo sopra il capitano, che mezzo ubriaco dirigeva la scena dal castello di prora, i suoi denti colpirono la gola di quest’ultimo ancor prima che vi giungesse la lama della sua arma, i suoi occhi accecati dall’odio incontrarono lo sguardo stupito di Stud pochi istanti prima che questi esalasse l’ultimo respiro.

Ci fu un istante di silenzio, nessuno osò fiatare mentre si compiva l’omicidio, la ciurma annebbiata dall’alcol e dalla carneficina restò ammutolita per un momento.

Il momento sufficiente a O’Flannery per rendersi conto che un minuto dopo, ripresisi dallo stupore, lo avrebbero letteralmente fatto a pezzi... il minuto sufficiente a O’Flannery per chiedere perdono a Jane per essere stato solo capace di vendicarla.

Il lunghissimo frammento di esistenza sufficiente a percepire come fossero così perfettamente armonizzati il tonfo sordo dei fendenti sul suo torace, il fruscio delle armi levate dalle guaine, gli scoppi dei colpi di pistola contro di lui, il tintinnare delle sciabole che cozzavano cercando il suo petto, lo sciabordio delle onde sulla fiancata della nave...
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Re: Note sopra coperta

14/03/2017, 18:07

MasMas ha scritto:Non ci crederete, ma la storia nella mia testa ha un seguito romantico.


Quello mio e di Gattoula hanno scie di sangue invece!

Gattoula ha scritto:Il lunghissimo frammento di esistenza sufficiente a percepire come fossero così perfettamente armonizzati il tonfo sordo dei fendenti sul suo torace, il fruscio delle armi levate dalle guaine, gli scoppi dei colpi di pistola contro di lui, il tintinnare delle sciabole che cozzavano cercando il suo petto, lo sciabordio delle onde sulla fiancata della nave...


Complimenti, questa parte è stata l'assolo senza violino!
Il Mozzo.
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