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MasMas
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Prima il titolo e poi scrivi, scadenza 10-12-2017

21/11/2017, 11:07

Rilanciamo la sfida di Titty, ora che l'area sfide è meno affollata:

Variazione per esercitarsi con la scrittura. Anziché scrivere un racconto e poi titolarlo, partiamo dal titolo. Ne avrete tre come scelta. Prendetene uno e scrivete.

Ecco i tre titoli:
1) Il pranzo della domenica
2) Zetron e i suoi seguaci
3) Non respira più


Aggiungiamo massimo 6000 battute (tre paginette, dai). C'è tempo fino al 10 dicembre, poi voteremo fino al 17.
Alla carica pirati! o?
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

Helena J. Rubino
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Re: Prima il titolo e poi scrivi

22/11/2017, 18:43

Il pranzo della domenica

«Vado a prendere del rosmarino.»
«Va bene.»
Appena mamma esce in terrazza dove tiene le piantine, riempio un piatto di polenta. Anche se deve cuocere ancora, mi piace troppo e non resisto. Delle bolle scoppiano fuori dal paiolo, e mi affretto a mescolare con il cucchiaio di legno.
«Sempre la solita.» Mamma entra in cucina a falcate, lava il ramoscello e il piatto che ho usato per la degustazione furtiva.
Mi becca ogni volta ad assaggiare il cibo non ancora pronto, cosa che lei odia. E rischio l’infarto quando mi sorprende alle spalle mentre stacco le mandorle dalla glassa della colomba pasquale, o la granella di zucchero dai dolci, e grida: “Altolà!”.
«Prepari tu?»
«Certo, in quanti siamo?»
Conta con le dita e bisbiglia tra sé. «Otto.»
Allungo la tavola e immagino già come andrà la giornata; dovevo fingermi ammalata stamattina.

Il campanello ulula come la sirena dei pompieri. Zia Vania ci crede sorde come lei, e grida pure: «Aiuto!»
Portiamo di peso il bisnonno sulla carrozzina e saliamo la stretta gradinata di marmo: se ho un principio di ernia a ventidue anni, la devo a lui. Ma dove sono gli uomini quando servono?
La zia suda e dal colore pare una brace; temo abbia delle perdite dallo sforzo: si ferma stringendo le gambe.
I miei occhi schizzano dalle orbite; ormai siamo arrivati. La sacca delle urine bella piena dondola: mi auguro di non doverla vuotare. Per fortuna ci va la zia, che adesso ha pure l’asma. Mio cugino Luca, suo figlio, l'ha soprannominata mongolfiera. Arrogante bamboccio.
Effettivamente passa appena dalla porta e le sedie scricchiolano sotto il suo peso, ma è buona come il pane che mangia la mattina con un chilo di burro e marmellata. Mia madre le assomiglia, e anche se porta due taglie in meno, resta comunque obesa. Spero di non aver ereditato questa maledizione genetica che colpisce con l’avanzare dell’età.
Una strimpellata dopo l’altra, la sala si riempie e siamo al completo. Non sono riuscita a mangiare neppure un salatino: Luca ha preso possesso della ciotola. Arriva sempre per conto suo, giusto all’ora di pranzo, mai un po’ prima per aiutarci. Mi sta proprio antipatico.
Mia sorella Stella e mio padre entrano in sala da pranzo, siedono abbuffandosi con le fettine di pane appena tostate. Furbi loro: vanno alla messa delle undici e quando tornano trovano tutto pronto.
La crema di mais fuma sopra il tagliere; appoggio al centro della tavola le patate al forno e le fette d’arrosto in modo che gli ospiti possano servirsi. Frullo la carne con le patate e la polenta per il bisnonno: preferisco morire piuttosto di mangiare una schifezza del genere, anche se lui gradisce i miscugli.
«Puoi imboccarlo tu?» Mi chiede la zia.
Ma porca miseria! Ho cucinato, preparato la tavola, ho una fame bestiale e mi tocca pure questa. Luca ridacchia e giuro che va a finire male se continua così zac .
Tutti mangiano e odo qualche grugnito. Seduta accanto al vecchiotto sogno il mio piatto; mi cala la palpebra dalla noia e dallo sfinimento. Il bisnonno rigira lo stesso boccone da cinque minuti; gli pulisco i lati della bocca con il bavaglio. Sembra estraneo al mondo e non parla, ma con quegli occhi vispi osserva tutto e se la gode.
Zia Vania si allunga per prendere altra polenta staccando le chiappone dalla sedia, la pancia preme sul bordo del tavolo, un piccolo sforzo ancora, e le tette toccano la crema di mais. Il bisnonno comincia a ridere mostrando la gengiva di solito nascosta dalle labbra arricciate, la sacca dell’urina si riempie.
Anche nonna Sabina ride, e deve aver dimenticato di mettere il Kukident perché la dentiera si abbassa creando stalattiti e stalagmiti di bave; serra le mandibole per rimetterla a posto.
Mia sorella osserva disgustata la scena. Spinge nostro cugino sulla cassapanca per farsi spazio e si precipita in bagno; quando ci giunge il rivoltante rumore dei conati comincio a ridere anch’io. Mia madre con la testa tra le mani corre da lei, mentre mio padre prosegue un boccone dietro l’altro guardandosi attorno con aria perplessa; mi ricorda un gufo assonnato con gli occhiali.
Ho fatto bene a non invitare Riccardo per presentargli la famiglia. Non avrò bisogno di altre prove d’amore se un giorno deciderà di rimanermi accanto nonostante tutto.
Mia sorella torna a sedere, pallida, gli occhi arrossati. «Sono incinta.»
Ecco, questa ci mancava :shock: .
«Cosa?»
«Come?»
«Eh?»
Stella abbassa la testa e si aggrappa alla tovaglia. Vorrei abbracciarla; le avevo detto di stare attenta. Ha solo sedici anni e il suo amichetto ne ha dieci di più. Però sono curiosa di vedere se nascerà un bimbo bianco, nero oppure a strisce. Cerco di rimanere seria, ma i lati della bocca mi tradiscono.
«Io e Shamsuddeen ci amiamo. Ha detto che mi sposerà.»
«Congratulazioni!» Luca batte le mani e ride di gusto mostrandomi il contenuto mezzo masticato nella bocca odiosa. Gli lancio quello che resta della pappa del bisnonno, così densa che mezza rimane attaccata alla scodella, ma con la poca melma che gli cola dalla testa, ha smesso di godersela e mi sento soddisfatta.
Iridi e pupille scompaiono dagli occhi di mia madre, la sclera bianca sembra di porcellana, e ha l’aspetto di una bambola posseduta. Scivola di lato sulla sedia; zia Vania la accompagna a terra. Papà toglie il tovagliolo dalle ginocchia e si scomoda per sollevarle le gambe, mentre mia nonna per farle aria sventola quella stupida rivista di gossip che finalmente serve a qualcosa.
Approfittando della baraonda, prendo il dolce dal frigo e due cucchiai. Scappo in salotto spingendo la carrozzina con una sola mano, mi chino e sussurro all’orecchio del bisnonno: «Non preoccuparti, adesso ci pappiamo tutto il tiramisù.»
Le spalle del vecchiotto rimbalzano al ritmo della risata.
Non sembra anche a voi uno spasso?
Domenica siete tutti invitati a pranzo da me. <3

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Re: Prima il titolo e poi scrivi

22/11/2017, 19:19

MasMas ha scritto:Rilanciamo la sfida di Titty, ora che l'area sfide è meno affollata:

Variazione per esercitarsi con la scrittura. Anziché scrivere un racconto e poi titolarlo, partiamo dal titolo. Ne avrete tre come scelta. Prendetene uno e scrivete.

Ecco i tre titoli:
1) Il pranzo della domenica
2) Zetron e i suoi seguaci
3) Non respira più


Aggiungiamo massimo 6000 battute (tre paginette, dai). C'è tempo fino al 10 dicembre, poi voteremo fino al 17.
Alla carica pirati! o?


Bene. :D
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: Prima il titolo e poi scrivi

02/12/2017, 11:08

Non respira più

Con l’indice si aiutava per aprire gli occhi a quel malcapitato. Destro, sinistro, destro, sinistro. Se non fosse per il fatto che era già morto, Alberto lo avrebbe cecato a forza di infilargli le dita negli occhi. Manuel aveva vomitato poco prima; non c’era abituato a vedere un uomo morto. Gli altri erano veterani nel fare un’autopsia. Giulio, dal canto suo, aveva scelto Medicina per amore. Silvia era la più bella del suo corso e quel camice le stava veramente bene. Peccato per l’ambiente che non si addiceva ai deboli di stomaco. La puzza del cadavere e il vomito di Manuel lasciavano un odore stagnante e acre e tutti cominciavano a non sopportare più di tanto.

“Non respira più" aveva urlato la moglie del fu Bastiani Alfredo.
“Ce ne siamo accorti, professore “ sogghignò Gennari insieme ai suoi compagni.
“Gennari, visto che è di buon umore, lascio a lei l’incisione. Ricciuti, invece, scriverà il referto.”

Giulio osservava, Alberto incideva quel corpo così deformato che, seppur la sua inesperienza, non avrebbe fatto altri danni. A Silvia non restava che redigere i traumi e le lacerazioni. Il referto dell’autopsia era nelle sue mani laccate di rosso come il sangue depositato nel corpo di quel disgraziato. Secondo gli inquirenti si trattava di un regolamento di conti. Le modalità di come fosse stato ucciso non interessava solo ai poliziotti, Giulio fremeva nel finire: aveva un appuntamento. Intanto si rifaceva gli occhi su Silvia. Camice ben stirato, curve al punto giusto, perfettamente truccata e pettinata con una coda bassa e lunga. Gli orecchini a perla le davano una signorilità in quel gruppo grezzo e approssimativo. Anche Giulio era fedele ai jeans e maglietta, ma oggi si era agghindato per andare a pranzo con Stefania. Il suo orologio segnava le dodici e un quarto. Forse ce l’avrebbe fatta ad arrivare al suo appuntamento. Scrivi, Silvia, scrivi. Dentro di lui. E tu Alberto sbrigati a tagliare quel corpo. Sempre nella sua testa. Schifo, faceva schifo. Non per il maciullamento e lo stato in cui lo avevano ritrovato al parcheggio. Era proprio brutto. Il pensiero di Giulio si era spostato su quell’ammasso di ciccia penzolante, i peli ovunque e quell’unghia. L’alluce incarnito. Avvolto nei suoi pensieri, il professore non osò dirgli che se voleva, poteva restare in contemplazione. Era già in prima fila ad osservare quel cadavere. Sentì un clack metallico dietro di sé. Solo. Lui e il signor Bastiani Alfredo. Stranamente non andò ad aprire subito la porta per uscire. In fin dei conti era in tempo per far tutto. Ci parlò, col cadavere, e gli confessò che più che con Stefania sarebbe uscito volentieri con Silvia. I pensieri di Giulio si sentirono a voce alta.

L’hai vista che è? È veramente bona, bona tanto. Eh, ma tu che vuoi vedere? Sei morto e pure mezzo tagliato. E pure lì non mi sembri che stavi messo così bene. Tu che dici, anche se non hai visto Silvia, ci provo? Eh? Dici che non mi filerà perché sbava dietro al professore? Boh, io ci provo. Mal che vada, uscirò con Stefania. Comunque qui non si respira e la colpa è tua e del vomito di Manuel.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: Prima il titolo e poi scrivi, scadenza 10-12-2017

05/12/2017, 21:16

Il pranzo della domenica

Lo scirocco spazza la veranda, sibila come i sonagli dei crotali nel deserto di Sonora.
Siamo ancora io, zio Peppe e Mariò, il figlio di zia Mariuccia.
Il calore sale dalle assi poggiate sopra la terra spaccata, si infila sotto la camicia e arroventa le gocce di sudore appiccicate alla pelle.
Pianto gli occhi in quelli piccoli di Peppe, schiacciati dalle gote gonfie, porcini come una maiale sdraiato al centro della pozza di fango. Vedo solo ghiaccio, e un lieve incurvare in su dell’angolo della bocca. Un ghigno da coyote, di chi sa di essere imbattuto da sempre.
Mariò fissa entrambi, ha dalla sua vent’anni, il fisico asciutto e il metabolismo d’atleta, ma il ciuffo sugli occhi mezzo appiccicato tradisce un fremito d’incertezza. Mi fa un cenno, si toglie d’imbarazzo, tenta il suo gioco: “Un bel caldo, eh Salvo?”
Accenno col capo: “Il pomeriggio d’agosto non perdona.” Guardo dentro la porta finestra, nella cucina, zia Mariuccia che armeggia tra i fornelli, e le altre donne che l’aiutano. Loro non sono mai state in gara.
Torno sugli altri e mi scappa un tono ironico: “Siamo rimasti solo noi tre, qui fuori.”
Peppe guarda attorno al tavolo. Una decina di sedie scostate in malo modo, da chi ha ceduto da tempo ed è fuggito sul divano, o a passeggiare al mare. Poi si sofferma su Francesco, riverso sul tavolo a braccia larghe, la faccia in giù tra bicchieri, tovaglioli, pane e piatti sporchi di pasta con le sarde e contorni.
Gli scappa un ghigno da bandido in fuga che passa il confine col Messico: “Ah, c’è chi ha già trovato la pace.”
Sorrido anch’io: “Con quello che ha mangiato e questo caldo, si sveglierà quando avrà digerito, domattina.”
Mariò s’intromette, il ragazzo non vuol perdere terreno: “Ma il mangiare di zia non è pesante.”
Guardo Peppe: gli occhi affilati pulsano appena e lo fissano. Il ragazzo ha rilanciato forte, affilo anche il mio sguardo e calo per primo: “Eppure di pasta al forno coi formaggi hai preso solo una volta. Non ti è piaciuta?”
Il sorriso s’incrina. Peppe fiuta già un cadavere, nessuno scrupolo ad allearsi col rivale pur di fare un morto: “Io ne ho presa tre volte. Anche dei peperoni con la carne. Anche quelli non ti andavano, eh Mariò?”
Il ragazzo stringe i denti. Non parla e ci lancia occhiate, coyote all’angolo in trappola tra i lupi. Non riesce a ribattere, stritola il bicchiere, trangugia un sorso e lo sbatte sul tavolo.
Lo fissiamo, ha commesso l’ultimo errore. I miei occhi come un giaguaro che punta il cerbiatto lo costringono a guardare per aria.
Torno su Peppe. Io e lui, come al solito, Wyatt Earp e Billy Claiborne all’O.K. Corral.
Prendo la forchetta: “Oggi i cannelloni col ragù di salsiccia erano venuti davvero bene. Non so neppure quanti ne ho mangiati.”
Si pulisce la bocca col tovagliolo legato al collo: “Anche gli involtini di maiale alla pancetta. Ne devo aver contati dieci.” Non distoglie gli occhi sudaticci, non sarò io a farlo. Il tovagliolo torna a coprire l’addome gonfio.
Da dentro arriva rumore di piatti. Esce Mariuccia con codazzo di donne. Sorride, provata ma raggiante. Poggia una teglia grande come il Texas coperta di stagnola: “Ecco il dolce. Era per venti, che peccato siate rimasti solo in tre.” Lo scopre. Guardiamo. La superficie cacao nasconde il giallo chiaro dell’uovo mescolato al mascarpone. Ci guarda mentre giunge le mani al petto: “Ho fatto il tiramisù, il mio con doppio mascarpone e solo i tuorli, che viene più ricco, no?”
Mi sale gas nell’esofago ma lo trattengo, non darò soddisfazione a Peppe. Il mare di grasso sotto al marrone sta per debordare, sembra la carica di Toro Seduto pronta a partire, a Little Big Horn.
Deglutisco e guardo Peppe. Ha la bocca socchiusa, le labbra hanno perso colore, ma fissa la teglia come un cow boy con la paga di un mese davanti a un saloon pieno di ballerine disponibili. Quell’uomo è malato. Ma non gli basterà.
Mariuccia affonda un mestolo, solleva tanto dolce da sfamare un mustang e lo sbatte su un piatto: “Chi ne vuole?”
Mariò è pallido, occhi a palla. Fa di no con la testa, le mani avanti, si alza, si gira corre via.
Passa a me. Lo stomaco si contrae, sento un crampo come alle gambe dopo una nottata intera in sella, ma riesco a sorridere e a ringraziare.
Peppe mi guarda col ghigno da becchino che guarda i duellanti fronteggiarsi.
Sente odore di cadavere. Ma venderò cara la pelle.
Mariuccia prepara anche il suo piatto.
Avvicino la mano al cucchiaino. Lui fa altrettanto. Le dita tese, pronte a reagire, quasi percepisco il freddo del metallo a un millimetro dai polpastrelli.
Lui o io. Anche il vento trattiene il fiato, in attesa della prima mossa.
Scatta lui, reagisco veloce come la coda di uno scorpione e affondiamo il cucchiaino insieme.
Che l’ultima sfida abbia inizio.
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Re: Prima il titolo e poi scrivi, scadenza 10-12-2017

06/12/2017, 13:24

tris!

Non respira più durante il pranzo della domenica per colpa di Zetron e i suoi seguaci.
Vi troverò è poi...
Poi...
Eh, si, vi troverò e poi...
Vabbè intanto vi cerco, poi vediamo.
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Re: Prima il titolo e poi scrivi, scadenza 10-12-2017

06/12/2017, 21:09

ArtiXmi ha scritto:tris!

Non respira più durante il pranzo della domenica per colpa di Zetron e i suoi seguaci.
Vi troverò è poi...
Poi...
Eh, si, vi troverò e poi...
Vabbè intanto vi cerco, poi vediamo.


:LOLP: :LOLP: :LOLP:
Hai già il mio voto!
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: Prima il titolo e poi scrivi, scadenza 10-12-2017

06/12/2017, 22:33

o?
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Re: Prima il titolo e poi scrivi, scadenza 10-12-2017

08/12/2017, 11:32

ArtiXmi fai il compito. E scegli un titolo. Dietro la lavagna, ehm...al pontile. :P
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Re: Prima il titolo e poi scrivi, scadenza 10-12-2017

09/12/2017, 13:39

MasMas ha scritto:massimo 6000 battute (tre paginette, dai).

Si intende sempre spazi inclusi, vero? Ma che interlinea usate? A me con 6000 battute viene una pagina e mezza :LOLP:

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