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Re: Racconti di note #05

05/10/2017, 20:46

E pensare che ci ho pensato parecchio prima di postarlo perché mi sembrava un po' troppo "disturbato" !
Leggere le sfide di note è sempre divertente perché lo stesso identico pezzo riesce a ispirare racconti talmente diversi, nel tuo Maria Jamelia la "forza delle note" viene utilizzata in maniera diametralmente opposta, mi piace molto (ma io ho un debole per le storie di redenzione e conversione).

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Geara Tsuliwaënsis
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Re: Racconti di note #05

08/10/2017, 18:17

Anche io, anche io.
Devo dire che scrivere su Hallelujah è stato molto più difficile di quello che pensassi.

I did my best

I did my best, it wasn’t much.
I did my best.

“Ho fatto del mio meglio.” - erano le parole che gli risuonavano nel cervello tutti i giorni, ogni qualvolta aprisse gli occhi. Non era neanche più sicuro che fosse la sua voce, non sembrava più neanche un pensiero vero, ma un messaggio automatico che partiva al risveglio e subito prima di addormentarsi.
Si tirò a sedere sul bordo del letto. Non c’era una parte del corpo che non gli facesse male. L’acido lattico gli gonfiava i muscoli fino alla paralisi. Quando si stropicciò gli occhi col dorso della mano si sorprese del dolore che provò. Non si stupì delle nocche sanguinolente, con i lembi di pelle sollevati quasi a mostrare i tendini. Strinse il pugno, il sottile strato di carne sulle ossa tirava, faceva male e lui non riusciva a smettere.
C’era qualcosa di rassicurante in quel dolore, familiare e sensuale. Non sapeva dire se fosse il dolore in sé a piacergli o la speranza che in qualche modo si stesse purificando, strappando da sé il peccato come la pelle si staccava dalla carne.
Quando si sollevò, si accorse di quanto gli facevano male le gambe, stremate dal combattimento della notte precedente. Si lavò, passando il sapone sulle ferite aperte. La carne viva pulsava a contatto con l’acqua troppo calda, il sapone pizzicava sulle ferite aperte, ma continuò a massaggiarsi il corpo e osservare il sangue rappreso scivolare via dal corpo assieme a un po’ della stanchezza.
I did my best.
Il telefono iniziò a squillare, ma lui rimase sotto il getto della doccia a violentare il suo corpo stremato. Sapeva chi era e sapeva che avrebbe richiamato.

Il suono stridulo del telefono squarciò l’aria ancora una volta.
“Sì?” rispose.
“Non hai risposto, prima.”
“Ho risposto adesso.”
“Spiritoso. Hai da fare, oggi.”
“Cosa?”
“Il solito.”
“Solita cosa nel solito modo?”
“Solita cosa nel solito modo.” confermò la voce.

Si vestì e si diresse in cucina, prendendo posto a tavola, dove fece colazione con una tazza di bourbon. Su un canovaccio aveva lasciato la pistola smontata. Aveva iniziato a pulirla la settimana prima, ma era arrivata una chiamata e non era più riuscito a trovare il tempo per finire.
Pulì la canna, controllò le molle e ingrassò il cane. Inserì il caricatore, fece arretrare il carrello, armò il cane, premette il grilletto e sentì il percussore scattare e colpire a vuoto. Estrasse il caricatore e ripeté gli stessi gesti, per altre due volte.
Prese quattro proiettili dalla scatola delle munizioni, con un pennarello sottile firmò i bossoli e li inserì nel caricatore. Mise il primo proiettile in canna e nascose l’arma nella tasca del giubbotto.
Ho fatto del mio meglio.
Uscì di casa un’ora dopo. Era una giornata di merda, pioveva e il vento soffiava forte. Non aveva mai sopportato il vento. Si sedette su una panchina vicino al municipio, sotto l’acqua fredda. Non gli dava lo stesso piacere dell’acqua calda, ma anche quella mondava i peccati. Attese con una mano in tasca, stretta sull’impugnatura dell’arma.
Un ragazzino vestito di nero si avvicinò e gli rivolse uno sguardo triste, l’espressione di chi faceva qualcosa che non doveva, poi gli passò una pallina di carta senza proferir parola. Lo guardò allontanarsi e provò pena.
Attese un po’ prima di srotolare il foglietto su cui era scritto il nome del prossimo obiettivo. Si decise a guardare il nome, scritto con un pennarello nero che subito sbiadì al contatto con la pioggia.
Non era il solito modo, quello; ma era la solita cosa.
Si mise in piedi e tornò a casa, non aveva niente da fare quel giorno.

L’incontro era al porto, come sempre, perché era più facile liberarsi dei cadaveri. Il capannone era sempre lo stesso, per cui s’incamminò con le mani in tasca, guardando la sua ombra proiettata dai lampioni prendere vita a ogni passo.
Non sapeva contro chi avrebbe combattuto quella notte, sperava che fosse qualcuno di forte, qualcuno che resistesse ai suoi pugni e che li ricambiasse con la stessa passione, con la stessa furia. Gli piaceva quando era così, ma non accadeva mai.
Doveva attraversare un vicolo stretto, bloccato da cassonetti colmi. Non c’era modo di scavalcarli, afferrò i manici di un bidone per liberarsi la via e fu allora che sentì, limpida e implacabile, la lama di un coltello penetrare nella schiena e tra le costole. Sentì i polmoni svuotarsi, la respirazione farsi difficile.
Infilò la mano in tasca e le dita si strinsero attorno all’impugnatura zigrinata della pistola, le ginocchia si piegarono, incapaci di sorreggerne il peso, mentre cadeva sentì altre due stilettate penetrargli le carni, strappandogli un mugolio di piacere.
Riuscì a estrarre la pistola e puntarla alle sue spalle dal fianco e fece fuoco una volta. Quando sentì il bossolo tintinnare nel rimbalzare sull’asfalto, sparò ancora una volta e poi un’altra ancora.
Gli rimaneva un colpo e non sapeva se era riuscito a colpire il suo aggressore, l’uomo il cui nome era stato lavato via dalla pioggia davanti al municipio.
Il peso del suo corpo schiacciava ormai la pistola contro la strada, rivolta verso il suo intestino. Provò a girarsi, ma non aveva abbastanza fiato in corpo, rantolava, e sentiva fiotti di sangue riversarsi tra gli organi.
A pochi centimetri dalla sua faccia, vide due dei bossoli firmati: “did” e “my”.
Fu allora che la sentì, la presenza della fine incombere su di lui. Era a un passo di distanza, in piedi, saldo sulle sue gambe. Si sentì afferrare per il bavero e vide l’asfalto allontanarsi, inginocchiato in una pozza di sangue allargarsi sotto di lui. Era il suo sangue, quello.
Aveva la pistola ancora puntata contro il proprio ventre e fece fuoco, colpendo se stesso nella speranza di colpire quell’uomo che condivideva con lui la medesima passione. Sentì l’eco dello sparo attraversargli il corpo con una vibrazione e il tempo si fermò.
Si trovò di nuovo a terra, esausto e dolorante.
“Ho fatto del mio meglio” sussurrò con un rantolo, prima che il corpo dell’altro gli cadesse sopra.
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Re: Racconti di note #05

08/10/2017, 20:26

_| Meee Geara, che roba tosta che hai scritto! _|
Peccato per qualche ripetizione dovuta alla fretta, ma il resto, _|
:ar!!!:
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Re: Racconti di note #05

09/10/2017, 11:24

Grazie Mas, maledette ripetizioni!
E pensare che l'ho pure riletto ben due volte!

Poi mi leggo il tuo e quello di Invernomuto o-
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Re: Racconti di note #05

11/10/2017, 12:06

MasMas: il tuo racconto mi ha fatto venire i brividi e, per un attimo, ha riempito i miei occhi di lacrime. Credo non ci sia miglio complimento per uno scrittore, quindi non aggiungo altro.
Invernomuto: Wow. Sarò di parte perché questo è proprio il mio genere di storia, ma ho adorato l'immagine che hai creato.
Geara: sei riuscita a raccontare un personaggio complesso in poche battute, con uno stile asciutto che mi è piaciuto molto. Bravissima!

<3 _|

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Re: Racconti di note #05

11/10/2017, 12:11

Ella: aspettiamo il tuo racconto! ;-)
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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Re: Racconti di note #05

11/10/2017, 13:00

Gattoula ha scritto:Ella: aspettiamo il tuo racconto! ;-)

Sai che su questo sto avendo difficoltà? Non mi viene niente :lol:

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Re: Racconti di note #05

11/10/2017, 13:58

Grazie per il commento Ella!

Inizio a temere che, per quanto Hallelujah sia bellerrima, sia un colonna sonora davvero complicata. Ma hai ancora a disposizione qualche giorno!
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Re: Racconti di note #05

11/10/2017, 16:09

Però è riuscita a tirare fuori qualcosa di profondo anche da me, invece che la solita baggianata. Già è un risultato, no?
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Re: Racconti di note #05

16/10/2017, 10:28

Piratini bellini,
s'inizia a votare, avete tempo da oggi a domenica 22 inclusa!

Si aprano le urne!




MasMas ha scritto:Però è riuscita a tirare fuori qualcosa di profondo anche da me, invece che la solita baggianata. Già è un risultato, no?


Assolutamente!
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